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Notizie da Caracas

                                             Direttore responsabile: Piero Armenti                                                   

Notizie da Caracas

 

Attivo dal 12 maggio 2004

  Testata registrata presso il Tribunale di Salerno con iscr. n.16 del 31/7/2007.

 Direttore Responsabile:Piero Armenti

Archivio  Venezuela Quotidiani Venezuelani Pagine web

Tesi di Giancarlo Salvatore sul linguaggio politico di Chávez e Berlusconi

Tesi di Laurea sull'invasione di Grenada di Alessandro Badella

Tesi di laurea su Alò Presidente di Gianfranco  Cataldo

Intervista ad Allan Woods

Intervista a Marcello Carmagnani

Gli italiani in Venezuela e la Rivoluzione

 Speciale racconto "Otto minuti"

Reportage da Cuba 

Speciale Brasile

Massacro Los Roques

Intervista Claudio Abbado + video

Bellezza venezuelana

Tesi di laurea sulla rivoluzione venezuelana di Federico Celi

Tesi di laurea sulla "Voce d'Italia" di Matteo Francini

Il libro bianco di Rctv (spagnolo)

Speciale Rctv

 Intervista su Millionaire, a Piero Armenti

Articolo sul Corriere del Ticino: Brasile, miracolo economico

Piero Armenti, giornalista professionista, laureato in giurisprudenza con indirizzo internazionale, dottorando in "cultura dei paesi di lingua iberica ed iberoamericana" presso l'università "l'Orientale"di Napoli, 

Ha lavorato per la Voce d'Italia e la rivista Presenza. Ha collaborato come ricercatore per la Cavenit, per cui ha pubblicato il libro in italiano e spagnolo "Il settore metalmeccanico nell'Area Acca (Ande, CentroAmerica e Caraibi)", ha in passato collaborato occasionalmente con D ( il settimanale di Repubblica), Radio Svizzera  e Rai International. Ha scritto continuativamente d'America Latina per Panorama.

Analizza l'America Latina per il Corriere del Ticino 

 L'articolo su Venerdì di Repubblica, del 13 febbraio-

pieroarmenti@hotmail.com 

 

    www.notiziedanewyork.com

Eccoci qua. Alla fine il libro su Notiziedacaracas e Verosudamerica (più un saggio inedito finale) è disponibile. E’ il primo fatto con il materiale dei blog latinoamericani. Perché l’abbiamo fatto? E chi lo sa. Ricordo un fitto scambio di e-mail, un tempo lontano, e l’idea che ha preso pian piano corpo. Forse ci ha spinto lo spirito d’avventura, lo stesso che qualche anno fa ci ha cacciati via dalla tranquilla vita domestica italiana, da un sud perennemente depresso. Comunque, tornando ai blog, diciamo che ad un certo punto abbiamo deciso di mettere su carta la  naturale “liquidità” del blog, per evitare l’oblio. E’ un tentativo, forse pioneristico, né abbiamo grandi ambizioni. Abbiamo voluto farlo, sapendo che ci saremmo esposti alle critiche di chi considera un blog un prodotto troppo approssimativo per esser reso libro. A noi andava di provarci,e in fondo ci sembra un prodotto unico nel panorama editoriale. A voi il giudizio. Per comprarlo andate su www.arcoirismultimedia.it/saggistica.html . E' presente in parecchie librerie on-line, e potete ordinarlo anche sottocasa, dal libraio di fiducia. Dimenticavo il titolo: “L’Altra America, Tra Messico e Venezuela storie dell’estremo Occidente”. Dimenticavo il prezzo, 12 euro

Per acquistarlo:

www.arcoirismultimedia.it/saggistica.html

 

13/1/2010 Cari amici, come avrete notato il sito  per il momento ha sospeso le pubblicazioni. Stiamo pensando ad una formula diversa, più moderna, collaborativa, per gettare luce su un continente a cui siamo profondamente legati. Portare avanti un blog non è mai facile, lo abbiamo fatto con entusiasmo per cinque anni. Ora ci prendiamo una pausa in corrispondenza della pubblicazione del libro, che consideriamo un'importante riflessione sulla realtà venezuelana. Intanto segnaliamo la nascita del blog di Maurizio Stefanini http://temi.repubblica.it/limes/category/rubriche/altreameriche

a cui facciamo gli auguri.

P.

Alla fine il libro!!!

(clicca sulla copertina)

Recensione di Guanella (www.lastampa.it/guanella)  su La Stampa

 

                27 dicembre 2009

La denuncia di Antonio Nazzaro

Antonio Nazzaro è un italiano che vive in Venezuela, si è autodenunciato alle autorità italiane perché durante la sua esperienza lavorativa presso la Bolìvar y Garibaldi, scuola italiana in Venezuela, è stato complice di una serie di irregolarità che in questa intervista-audio ci racconta. Parla anche di aver lavorato in nero presso l'Istituto Italiano di Cultura. E' nostra speranza che l'Ambasciata possa verificare la veridicità del suo racconto, e se è il caso prendere gli opportuni provvedimenti. Buon ascolto. Chi voglia maggiori informazioni può scrivere direttamente ad antonionazzaro@hotmail.com, e siamo a disposizione di chiunque voglia ribattere.

                 

                9 dicembre 2009

              4 dicembre 2009

Walter Carapacci in Italia

 E' stato annunciato in Venezuela  l'estradizione, sollecitato dal ministero della giustizia italiano, del narco-trafficante italiano  Walter Carapacci, 54 anni. L’ Italiano, detenuto dal 10 novembre scorso nel carcere di Maracay, con ordine di cattura internazionale dell’ Interpol per traffico di eroina in Europa, è indagato per appartenenza alla mafia siciliana e sarebbe in Venezuela da ben 11 anni.

 

          3 dicembre 2009

Il sondaggio sul personaggio latinoamericano  dell'anno: http://angelodaddesio.nova100.ilsole24ore.com/2009/12/il-personaggio-latinoamericano-del-2009-la-parola-a-voi.html

            21 novembre 2009

Io difendo Carlos

Il presidente Hugo C. ha difeso il connazionale Carlos, conosciuto anche come "lo sciacallo", mente di una serie di attentati e sequestri nell'Europa degli Anni Settanta e Ottanta, definendolo "un vero rivoluzionario" che sostenne la causa dei palestinesi. Carlos, vero nome Ilich Ramirez Sanchez, si trova in carcere in Francia, dopo l'arresto in Sudan nel 1994, dove sta scontando un ergastolo per l'uccisione nel 1975 di due agenti segreti francesi e di un presunto informatore. Il presidente venezuelano ha elogiato Carlos ieri notte con queste parole: "Lo difendo. Non mi importa cosa possano dire domani in Europa". "Lo hanno accusato di essere un terrorista, ma Carlos fu un vero combattente rivoluzionario", ha aggiunto Chvez, nel corso di un suo intervento televisivo rivolto agli esponenti socialisti provenienti da diversi paesi, che hanno accolto la riabilitazione con un applauso.

                17 novembre 2009

Segnaliamo questa intervista ad Alan Woods...il marxista ortodosso:

http://www.marxismo.net/content/view/3546/106/

                16 novembre 2009

L'uomo e il (non suo) movimento

MARCOS, SUBCOMANDANTE

Esce anche in Italia la traduzione del libro CORTE DE CAJA. Entrevista al Subcomandante Marcos, arrivato alla sua quarta ristampa in Messico e già tradotto in tedesco, che comprende una lunga intervista realizzata in due sessioni alla più nota figura e portavoce dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale), il Subcomandante Insurgente Marcos a 7 anni dall’inizio dell’esperimento autonomo delle Juntas de Buen Gobierno e a 4 anni dal lancio dell’iniziativa politica della Otra Campaña, proposta come alternativa dal basso al sistema politico fondato sulla rappresentanza partitica.

Dal 18 novembre è infatti nelle librerie PUNTO E A CAPO. Presente, passato e futuro del movimento zapatista, edito da Edizioni Alegre con oltre cento pagine di dialoghi realizzati dalla giornalista messicana Laura Castellanos con Marcos, alias Delegado Cero, e alcune foto inedite del Subcomandante sullo sfondo del caracol de La Garrucha in Chiapas. L’ottima traduzione dallo spagnolo all’italiano è curata da Fabrizio Lorusso, accademico, giornalista e poeta italiano da otto anni a Città del Messico.

In questa intervista Marcos fa un corte de caja, un bilancio, di quanto s’è perduto e quanto è stato conquistato a partire dalle origini del movimento (in realtà dalla sua preistoria) fino alla data dell’intervista e oltre parlando dei dilemmi che decideranno il suo futuro. Non si tratta solo di quelli riguardanti l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ma anche di quelli sulla sua persona e la sua leadership. “Se pensassi di cambiare qualcosa sarebbe questo: non essere stato così protagonista nei media”, afferma.

L’origine del libro si risale a un reportage apparso sulla rivista messicana Gatopardo all’inizio del 2008, intitolato “Ritratto radicale”, di Laura Castellanos. Punto e a capo raccoglie due interviste rilasciate nella capitale messicana e nella località La Garrucha, Chiapas, nell’autunno del 2007. In queste Marcos riflette sulle ragioni dell’isolamento del movimento, della sua rottura con la classe politica e l’intellighenzia progressista del paese e sull’avanzata della strategia controinsurrezionale nei confronti delle comunità zapatiste.

Marcos rivisita la sua storia personale e quella dell’EZLN rispondendo qui alle critiche che gli sono state rivolte da più parti negli ultimi anni. Parla anche, per la prima volta, di alcuni presidenti latinoamericani come Fidel Castro, Hugo Chávez, Evo Morales, Cristina Fernández de Kirchner, delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), la più antica guerriglia del continente, e colloca il movimento del Chiapas nelle coordinate della politica continentale, prendendo posizione rispetto a temi capitali, come la relazione dell’EZLN con atre organizzazioni armate. Inoltre apre uno spiraglio per parlare di se stesso, della sua persona, in un tono quasi confidenziale, con l’ironia e lo humour che da sempre lo caratterizzano.

L’intervista rappresenta anche un modo per avvisare i lettori: “l’EZLN si trova isolato e vulnerabile, mentre sta avanzando la strategia antinsurrezionale contro le comunità zapatiste”. Sullo sfondo della ricostruzione storica del movimento zapatista, che ha fissato la difesa dei diritti indigeni nell’agenda politica del mondo, è questo il messaggio che il Subcomandante Marcos ha voluto comunicare al lettore. Un avvertimento che assume oggi speciale rilevanza, soprattutto alla luce degli avvenimenti di questi mesi: la scarcerazione di buona parte dei colpevoli della strage di Acteal (22 dicembre 1997) e la pubblicazione dei documenti ufficiali che coinvolgono il governo federale della strategia paramilitare contro la ribellione indigena.

Certo, sentir parlare Marcos attraverso la pagine di Punto e a capo sembra strano, proprio oggi che l’EZLN tace. Ma forse, in realtà, è un ottimo spunto per riprendere un discorso mai concluso e che, probabilmente, ripartirà in modo acceso il prossimo anno, quel 2010 che sarà il centesimo anniversario della Rivoluzione messicana.

Da segnalare che i ricavi ottenuti dalla vendita del libro serviranno per sostenere economicamente il movimento zapatista.

 

                14 novembre 2009

Le basi colombiane

Accordandosi con Bogotà per l'uso di 7 basi militari in territorio colombiano, gli Usa intendono"comportarsi in Sudamerica come l'agente di sua maestà britannica 007, con licenza d'uccidere". Lo dice il presidente
venezuelano Hugo Chávez, attaccando ancora una volta la politica
statunitense in America Latina.
Dopo aver paventato la possibilità di una "guerra"imminente con la Colombia per la minaccia rappresantata dall'installazione in questo paese di 7 basi militari statunitensi, Chávez abbassa neppure i toni dello scontro
verbale con il governo colombiano. A suo avviso, gli Usa si
comporteranno come James Bond con "licenza d'uccidere" e "noi
- i paesi latinoamericani - li avremo proprio lì vicino, in
Colombia".
Sulla questione - che preoccupa la maggior parte dei governi
del Sudamerica - è stato anche convocato un vertice
dell'Alternativa Bolivariana per i popoli della nostra America
(ALBA), che si terrà a L'Avana il 14 e 15 dicembre, ma al quale
non parteciperà la Colombia poiché non fa parte del blocco di
governi cosiddetti di sinistra.

              10 novembre 2009

Quella terribile frontiera

colombovenezuelana

Più che 'venti di guerra', scontro diplomatico tra Venezuela e Colombia. In risposta all'ennesimoexploit verbale del presidente Hugo Chavez che, ieri, ha chiesto alle Forze Armate di "prepararsì per un eventuale attacco
colombiano, il governo di Bogotà ha assicurato in un comunicato
che "non ha fatto né farà" alcun gesto del genere, ma che si
propone di ricorrere, per tali "minacce di guerra", al
Consiglio di sicurezza dell'Onu e all'Organizzazione degli Stati
americani (Osa).
Su tale contenzioso è intervenuto oggi anche il boliviano
Evo Morales che, dopo aver espresso appoggio al collega di
Caracas, ha anticipato che chiederà una riunione di emergenza
dei Paesi dell'Alba (Alleanza Bolivariana per le Americhe), di
cui fanno parte anche Ecuador, Cuba e Nicaragua.
In proposito, l'ex presidente colombiano Ernesto Samper, dopo
essersi detto convinto che è da scartare che tra Colombia e
Venezuela "si arrivi ad una guerra convenzionale", ha
avvertito che tutto ciò sfocerà solo "in una escalation del
conflitto a livello diplomatico, senza che vi siano reali passi
avanti per una sua soluzione".
Come già ieri Chavez, Morales ha toccato lo spinoso tema del
recente accordo tra Bogotà e Washington affinché truppe Usa
abbiano accesso a sette basi militari colombiane. "Colombia è
una base militare degli Stati Uniti", ha appunto assicurato il
presidente boliviano, secondo il quale "qualsiasi capo di Stato
ha l'obbligo di difendere la sovranità del suo territorio".
In pratica tutto fa supporre che Chavez e Morales vogliano
riaprire il dibattito regionale sulla presenza Usa in Colombia,
un realtà più o meno accettata da altri governi della zona,
soprattutto da quello brasiliano. (ANSA)

              7 novembre 2009

Influenza e Yanomami

Cinque indigeni dell'etnia yanomami sono morti a causa del virus A/H1N1 nello stato venezuelano dell'Amazonas, alla frontiera con il Brasile: lo hanno reso noto le autorità sanitarie di Caracas.
Nell'area dove vivono gli yanomami, una delle tribù più isolate dell'Amazzonia, è già stato predisposto "l'isolamento epidemiologico", ha precisato il ministro della Sanità, Carlos Rotondaro. "Nella zona ci sono stati cinque decessi", ha sottolineato il ministro, rilevando che le autorità "stanno monitorando le persone che potrebbero risultare contagiate",
senza precisare però se in effetti ci siano stati dei contagi.
Rotondaro ha aggiunto che Caracas ha già informato le autorità sanitarie del Brasile, al fine di attivare le corrispondenti misure di prevenzione nella parte brasiliana dell'area dove ci sono stati i morti.
Della morte degli indios yanomami aveva riferito lo scorso venerdì Survival International, organizzazione basata a Londra che difende i diritti dei popoli indigeni. Le persone morte in Venezuela a causa del virus A/H1N1 sono
95, su un totale di 1.973 casi confermati.

             2 novembre 2009

Verso l'indipendenza

 Un cavo ottico per la trasmissione dei dati collegherà dal 2011 Cuba e Venezuela, e in seguito anche la Giamaica, "senza collegamenti con gli Stati Uniti".
"Sarà un passo avanti verso l'indipendenza tecnologica dell'America Latina dagli americani", ha dichiarato oggi all'agenzia cubana Prensa Libre Waldo Reboredo, vicepresidente dell'azienda cubano-venezuelana Telecomunicaciones Gran Caribe, con sede all'Avana.
"Attualmente - ha spiegato Reboredo -, tutti i collegamenti dell'America Latina verso l'Europa e altri Paesi del mondo passano necessariamente dagli Usa".Il cavo sarà operativo dal primo trimestre del 2011 e
richiederà un investimento di 70 milioni di dollari, finanziato
da banche venezuelane, moltiplicando "da due a tremila volte la
velocità di trasmissione dati, immagini e voce", ha
specificato Reboredo.
Il cavo, che collegherà La Guaira, in Venezuela, a Santiago
de Cuba, su una distanza di 1.552 chilometri, sarà installato
dalla società franco-cinese Alcatel Shanghai Bell. Il
collegamento sottomarino sarà poi esteso a Giamaica, Haiti e
Repubblica Dominicana.

                  29 ottobre 2009

MERCOSUR

è quasi fatta

Dopo circa due anni e mezzo di dibattiti in Parlamento, la Commissione esteri del Senato brasiliano ha approvato l'ingresso del Venezuela nel
Mercosur, il blocco economico di cui fanno parte Argentina,
Brasile, Paraguay e Uruguay. Il progetto è già passato alla
Camera dei deputati e quindi, come sottolinea 'Folha on line',
il Senato dovrebbe approvarlo definitivamente la prossima
settimana.
L'atteso passo avanti in tal senso del governo brasiliano è
avvenuto a poche ore dalla partenza del presidente Luiz Inacio
Lula da Silva per Caracas dove si riunirà con il collega Hugo
Chavez per siglare accordi economici tra i due Paesi.
Per quanto riguarda l'ingresso del Venezuela nel Mercosur,
come socio di pieno diritto, manca ancora l'approvazione del
Parlamento paraguayano. Secondo gli analisti però, dopo il sì
del Senato brasiliano, anche ad Asuncion non dovrebbero nascere
altri ostacoli per l'ingresso di Caracas nel blocco, passo che
costringerà Chavez ad adeguarsi alle norme dell'organizzazione,
tra le quali spicca un trattato di tariffe doganali comuni
rispetto a Paesi terzi.
 

                 28 ottobre 2009

I professori protestano

di Sonia Polliere

Martedì scorso i professori universitari venezuelani, dopo il fallimento dei negoziati con il Ministero dell’Educazione superiore, hanno indetto uno sciopero nazionale per protestare contro il finanziamento previsto per il 2010 alle scuole superiori e per esprimere il loro malcontento per il mancato riconoscimento delle loro precedenti rivendicazioni.

La lotta di diverse associazioni ed organizzazioni di rappresentanza continuerà oggi, quando i professori di tutto il paese si riuniranno alla Unefa (Universidad Nacional Experimental Politécnica de la Fuerza Armada Nacional Bolivariana) , dove il ministro Luis Acuña i rettori discuteranno del Consiglio Nazionale delle Università.

Già oggi pomeriggio i protestanti presenteranno presso la sede Unesco un documento con severe critiche al disinteresse dell’Esecutivo venezuelano nei confronti della condizione delle università.

Luis Gerardo Gomez, coordinatore esecutivo della Federazione dei Lavoratori Universitari del Venezuela, ha dichiarato che  una loro delegazione si sarebbe diretta a Miraflores per presentare un documento di richieste e dubbi dei professori.

 I professori si dedicheranno ad iniziative corporative sia all’interno che all’esterno delle istituzioni; Mildred Valera Martínez, segretaria della Sicurezza Sociale della Federazione dei Professori Universitari del Venezuela, organizzazione che ha pianificato la protesta, dichiara che assemblee e documentazioni saranno gli strumenti principali per sollecitare il riconoscimento delle leggi di omologazione per gli anni 2008 y 2009, che dovevano essere firmate già l’anno scorso.

I manifestanti richiedono tra l'altro un aumento del periodo di ferie, l’omologazione dei tickets de alimentación (buoni pasto) presso l’Unità Tributaria, un aumento del salario del 2009 e un finanziamento universitario corretto.  

I

               27 ottobre 2009

libero uno

E' stato liberato uno dei due imprenditori veneti sequestrati nei giorni scorsi da uomini armati in Venezuela.Si tratta di Walter Iannotto, 80 anni. Lo ha confermato la Farnesina. Rimane ancora rapito il genero Roberto Armellin, 48 anni. I due erano in Venezuela per affari. Sarebbero stati prelevati nella loro villa di Caracas nella notte fra mercoledi' 21 ottobre da banditi armati. Iannotto e' molto noto nel trevigiano dove ha fondato l'azienda 'Veneto Nastri'.
 

                 26 ottobre 2009

Tragedia colombiana

...in Venezuela

Le autorità della provincia venezuelana di Tachira, al confine con la Colombia, hanno reso noto di aver trovato i corpi di 10 dei 12 giocatori di una squadra di calcio dilettante colombiana sequestrati da un'organizzazione della guerriglia dieci giorni fa.
L'unico sopravvissuto all'eccidio è un ragazzo di 18 anni,
Manuel Cortes, il quale ha precisato che a uccidere i suoi
compagni sono stati i guerriglieri colombiani dell'Ejercito
nacional de liberacion (Eln).
Il sequestro è avvenuto lo scorso 11 ottobre durante un'improvvisata partita di calcio nella località di Chrurù, 850 km da Caracas: i giocatori sono stati prelevati da circa 25 uomini e portati via a bordo di diverse macchine.
Nell'area di frontiera tra Colombia e Venezuela dove è avvenuto il rapimento sono da tempo presenti diverse organizzazioni armate, tra i quali gruppi guerriglieri, paramilitari e narcotrafficanti.
Commentando l'eccidio, il vicepresidente venezuelano Ramon Carrizalez, si è detto "profondamente dispiaciuto", precisando allo stesso tempo che il massacro "é il risultato del conflitto colombiano" e che Caracas ha indizi sulla presenza nell'area di frontiera di gruppi paramilitari colombiani.

                   25 ottobre 2009

Le camere di Commercio all'estero...per il made in Italy

E' iniziata la XVIII Convention delle Camere di Commercio Italiane all'Estero. A Salerno, 4 giorni (dal 24 al 28 ottobre) di lavori intensi per i rappresentanti delle 74 Camere di Commercio Italiane all'Estero (CCIE) organizzate in Assocamerestero.Nelle giornate del 24 e del 25 ottobre il programma ha visto lavori interni e impegni associativi. Tra gli adempimenti che il sistema CCIE affronterà: il rinnovo delle cariche di Assocamerestero, ivi compresa la Presidenza, oggi di Edoardo Pollastri, Presidente della Camera di Commercio Italiana di San Paolo del Brasile.

 

Convegno "Made in Italy e territori oltre la crisi: nuovi mercati e alleanze concrete"

Il 26 ottobre, giornata pubblica, cuore della manifestazione, con il convegno "Made in Italy e territori oltre la crisi: nuovi mercati e alleanze concrete". Prevista la partecipazione dei vertici dell'economia nazionale e delle Istituzioni nazionali e locali. Tra i relatori, insigni esponenti del Governo: Adolfo Urso, Vice Ministro allo Sviluppo Economico, i Sottosegretari Enzo Scotti, agli Affari Esteri, e Giuseppe Maria Reina, alle Infrastrutture e Trasporti.Nel corso della giornata sarà presentata l'Indagine Assocamerestero-Unioncamere dal titolo "VE(N)DERE OLTRE LA CRISI", profilo e strategie di risposta delle imprese italiane alla crisi internazionale, che ha coinvolto 66 Camere di Commercio Italiane presenti in 46 Paesi esteri, e i rappresentanti degli oltre 24mila imprenditori collegati alle CCIE.Nel corso della Convention verrà sottoscritto l'Accordo di programma Ministero dello Sviluppo Economico-Unioncamere-Assocamerestero.

27 e 28 ottobre: spazio ai ‘fatti del business'

Le giornate del 27 e del 28 ottobre daranno spazio ai ‘fatti del business' con gli incontri one to one tra le imprese della Campania e i protagonisti del sistema camerale italiano all'estero e la pattuglia di 112 buyers che il sistema delle CCIE ha portato a Salerno.Il 27 ottobre, parallelamente allo svolgimento degli incontri one-to-one, si terrà una sessione di incontri tra i buyer selezionati dalle CCIE Europee e Mediterranee e le imprese del territorio campano. Il 28 ottobre la Convention prevede gli incontri finalizzati a costruire piattaforme di collaborazione multilaterale tra Camere di Paesi diversi per l'anno 2010 e incontri bilaterali tra i delegati esteri e i rappresentanti del sistema dei consorzi export associati a Federexport.

Salone delle Camere di Commercio Italiane all'Estero

Il "Salone delle Camere di Commercio Italiane all'Estero" CCIE è lo spazio dove si terranno gli incontri one to one tra le aziende e i rappresentanti delle Camere di Commercio Italiane all'Estero, finalizzati a conoscere le reali possibilità di posizionamentocommerciale dei prodotti/servizi delle imprese campane all'estero. "Partecipare a questi incontri permetterà alle imprese di avere un valido orientamento rispetto alle opportunità che i loro prodotti possono trovare sui mercati individuati come potenzialmente interessanti, senza la necessità di visitare fisicamente tutti i paesi scelti, con un consistente risparmio di tempi e costi" spiegano da Assocamerestero. Le imprese interessate potranno avvalersi dell'esperienza degli export manager camerali, della conoscenza del sistema giuridico e istituzionale e del mercato di sbocco. Gli incontri potranno favorire importanti partnership per programmi congiunti nei settori dell'ambiente, ICT, formazione, cultura ecc. nonché scambio di best practice. I numeri sono imponenti: previsti 950 incontri, durante i quali i rappresentanti delle CCIE incontreranno: 125 imprese, 9 Comuni, 21 Associazioni, 7 strutture camerali, 6 consulenti, 1 ordine professionale, 1 scuola. I 950 incontri vedono il protagonismo assoluto dell'Europa, con le Camere di Londra, Mosca, Monaco di Baviera, Parigi che si assicurano il 57% degli incontri, Asia il 15%, Australia 3%, Nord America 20%, Centro e Sud America 5%, con le Camere di Rio e San Paolo che la fanno da padroni.

Workshop b2b

I buyers presenti a Salerno per incontrare le aziende saranno 112. Diverse le aree geografiche di appartenenza, da quella più vasta euro-mediterranea a quella degli Emirati Arabi. Le imprese campane protagoniste degli incontri sono 185, operanti in diversi settori merceologici: agroalimentare, florovivaismo, gioielleria, legno-arredo-edilizia, nautica, tessile abbigliamento e turismo. Negli spazi appositamente allestiti nel Grand Hotel Salerno, si terranno circa 2.000 incontri d'affari tra i 112 operatori esteri e le 185 imprese campane: poco meno del 50% vedranno protagoniste le imprese operanti nel settore agroalimentare. Seguono gli incontri dedicati ai complementi d'arredo e gioielleria, pari al 15% circa, quelli della nautica pari al 12%, gli incontri organizzati per le imprese del settore turistico, pari al 9% del totale, per concludere con i business meeting riguardanti imprese campane e del florovivaismo e del tessile abbigliamento, che sono pari rispettivamente al 8% e al 6% circa del totale incontri d'affari.

 

                  24 ottobre 2009

Italiani sequestrati

Non sarebbero giunte ancora richieste di riscatto per la liberazione dei due imprenditori coneglianesi, Walter Iannotto e Roberto Armellin, rapiti a
Caracas. Lo riferisce il vicesindaco di Conegliano, Paola Mirto, che stamane ha incontrato brevemente i familiari dei due uomini.
Secondo fonti ufficiose citate da "Il Gazzettino", i rapitori
si sarebbero già messi in contatto con le autorità del Venezuela.
Iannotto, molto conosciuto a Conegliano per le sue molteplici
attività imprenditoriali, vive con la moglie in una villa nel
quartiere di Monticella, il genero Roberto Armellin, sposato e
padre di tre figli, in una casa poco distante.
Le famiglie dei due imprenditori, informate del rapimento nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, hanno chiesto oggi l'assoluto silenzio stampa sulla vicenda

                  23 ottobre 2009

Il sindaco Moratti in Venezuela?


Forse la sindaco di Milano, Letizia Moratti, e la duchessa di York, Sarah Ferguson, presidente onorario di "Children in crisis", si recheranno in Venezuela per conoscere il Sistema di orchestre infantili e giovanili (Fesnojiv). E'  stato infatti il maestro José Antonio Abreu a invitarle, visto che il proposito di Moratti è proprio creare un' orchestra giovanile nella città di Milano che mutuerà principi ed obiettivi della venezuelana.
"Ai poveri non bisogna dare una cultura povera", ha detto Abreu aprendo il concerto dell"orchestra Sinfonica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar alla Scala di Milano. Dopo aver spiegato l'obiettivo di riscattare i bambini dei "barrios" disagiati attraverso il sistema di orchestre, ha sottolineato l"importanza del progetto musicale "Mani bianchi" che include i disabili attivo dal 1995.
L"orchestra di giovani talenti diretta da Gustavo Dudamel, giovanissimo maestro fra i più quotati negli ambienti della musica internazionale, si è esibita per celebrare i primi 10 anni di attività dell'associazione "Children in Crisis" Italy Onlus. Per l"occasione La Scala ha aperto le porte al giovane pubblico, riservando agli under 18 cento biglietti low cost (20 euro) per dei posti in platea.
D

 

                   22 ottobre 2009

Condanne nella droga

Agenti della sezione antidroga della Squadra mobile hanno arrestato due uomini condannati per un traffico di droga risalente alla fine degli Anni Novanta.

I due, Renato Affinito e Sergio Arcilesi, entrambi triestini, erano i referenti per il capoluogo giuliano di uno smercio di stupefacenti che partiva dal Venezuela. Altri cittadini italiani, arrestati già da tempo, si preoccupavano infatti di spedire dal paese latinoamericano grossi quantitativi di droga- compresi pacchi con 1 kg di cocaina- che poi venivano smistati sul mercato italiano dai referenti locali.

La rete era stata smantellata alla fine degli Anni ‘90 grazie all’operazione “Caravaggio”, cui aveva preso parte la Squadra mobile triestina insieme all’antimafia. Affinito e Arcillesi erano stati arrestati allora. Poi, in attesa della sentenza definitiva, erano stati entrambi scarcerati.
Il terzo grado di giudizio è arrivato circa un mese fa, confermando la condanna a cinque anni per i due uomini.

L’ordine di carcerazione, infine, è stato spiccato ieri e immediatamente eseguito, per evitare una possibile latitanza dei due ex trafficanti.
Visti gli effetti dell’indulto del 2006 e il periodo trascorso in carcere in seguito all’arresto, Affinito e Arcillesi dovranno scontare all’incirca ancora due anni di prigione.

 

                    20 ottobre 2009

Miracolo Venezuelano

il nuovo documentario

(recensione tratta dal sito) Molto prima che Hugo Chavez iniziasse a predicare i principi bolivariani in giro per il suo paese, il Venezuela ha visto nascere e crescere una rivoluzione che pochi conoscono.
Senza avere alle spalle la forza della goccia di petrolio o la propaganda delle televisioni questo “Miracolo Venezuelano” ha iniziato a diffondersi nei quartieri più difficili del paese circa trenta anni fa. A guidarlo un musicista che ha studiato economia, José Antonio Abreu, che solo a guardarlo inspira forza e potenza nonostante l’esile corporatura,e che ha iniziato a regalare ai bambini del barrio qualcosa che probabilmente non avevano mai avuto:sogni e speranze sotto forma di strumenti musicali, spartiti, canzoni e amore per la musica classica.
Il sistema di orchestre giovanili venezuelane è oggi una realtà unica al mondo che permette a circa 250.000 giovani non proprio fortunatissimi di studiare musica, imparare uno strumento e soprattutto suonare in un orchestra.
Silvia Luzi e Luca Bellino hanno immortalato tutto questo bene in un documentario di 22 minuti, “Miracolo venezuelano”. Hanno parlato con Abreu e filmato il prodotto migliore della sua rivoluzione, Gustavo Dudamel oggi direttore dell’orchestra di Los Angeles.
Ma soprattutto ci fanno vedere e ascoltare i bambini:i loro occhi felici, le farfalle allo stomaco prima di salire sul palco, la gioia e l’orgoglio di far parte di una comunità vincente in un paese tosto.
Perché "per il bambino povero l'orchestra diventa qualcosa di indispensabile... Abbraccia il suo strumento come un'arma, un'arma di difesa e di attacco alla vita.
Questo è un progetto di inclusione: l'orchestra per chi è escluso si trasforma in un generatore di vita sociale sana".
Anche senza il colonnello la rivoluzione è stata fatta.

 

 

                   19 ottobre 2009

Interessanti le interviste agli italiani che vivono a Quito su

http://www.quitolatino.splinder.com/       

                18 ottobre 2009  

Karina vuole andare via

Karina mi manda una e-mail e dice che tutta la sua famiglia vuole trasferirsi in Italia, mi sorprende. Il marito della madre si è ricordato che è di origine italiana, un tempo ne ebbe la cittadinanza, e vuole recuperarla per cercare un futuro migliore. I genitori sono professori di istituti universitari, ma vivono lontano da Caracas, perché i prezzi dei fitti sono troppo alti e la città ostile. Karina  ha sempre amato il Venezuela,  come la sua famiglia. Amano il calore dei tropici, il mare caraibico in cui lanciarsi ogni fine settimana, ama bere la birra con gli amici, ascoltare musica dallo stereo nell'auto. Ama muoversi al ritmo del reagetton, ballare salsa col padre, innamorarsi al ritmo dei tambores: è giovane, non è ricca, ma vorrebbe un futuro suo, una lavoro, una casa, una macchina, dei figli, e non la miseria. Come tutti cerca la felicità, e non la guerra. Ora qualcosa non va ma non mi dice cosa. La mia sensazione è che aumenta il  numero di coloro che vogliono andar via, si tratta di una classe di professionisti che non riesce più a vivere, né ha contatti col governo per godere dei superstipendi-statali con cui si danno alla dolce vita los rojos- rojitos.  Karina e la sua famiglia resiste, non si mette addosso la camicia rossa, e come lei tanti. Meglio andar via.

                    17 ottobre 2009

Benedetto Venezuela!

Infiammato il titolo Eni che sul FTSE Mib segna un rialzo del 2,23% a quota 18,32 euro per azione, contro un prezzo medio mensile di 17,1543 euro. Il Gruppo del cane a sei zampe beneficia della scoperta di un giacimento di gas in offshore in Venezuela. Il giacimento potrebbe contenere una quantità di gas superiore ai 160 miliardi di metri cubi di gas (pari a 1 miliardo di barili di petrolio equivalente) precedentemente stimati.
 

                   16 ottobre 2009

La lista di Praga

La chiamano così, è la lista dei prigionieri politici venezuelani stilata dall'avvocato Tamara  Sujù, e resa nota a Praga durante il Foro 2000. Esponenti politici di mezzo mondo (ma nessuno che conta) hanno firmato per la liberazione. Ecco i nomi:

Erasmo Bolívar, Luis Molina Cerrada, Arube Pérez Salazar, Marco Hurtado, Héctor Rovain, Julio Rodríguez, Silvio Mérida Ortiz, Raúl Díaz Peña, Otto Gebauer, Juan Bautista Guevara, Iván Simonovis, Otoniel Guevara, Rolando Guevara, Lázaro Forero, Henry Vivas, Felipe Rodríguez, Delfín Gómez Parra, Eligio Cedeño, Gustavo Arraiz, José Sánchez Montiel, Leocenis García, Gustavo Azócar, Abello Álvarez, Omar Rodríguez, Carlos Lazada, Gustavo Aponte, Gerardo González, Sixto Gómez, Jaer Pulido, Yumar Figueroa, Alexander Ronald, Viña Figueroa, Lixido Solarte y Richard Blanco. E Julio Cesar Rivas, Wilfredo Barroso, Carlos Millán Millán y José "Maraco"Dacre             

  15 ottobre 2009

Se Obama balla (male) latino

...il mondo sta cambiando?

 

                 14 ottobre 2009

Italiano sequestrato

L'imprenditore italiano Antonio Banfi Farzarano, 64 anni, è stato sequestrato la scorsa domenica a Maracaibo.
Il rapimento è stato confermato dall'ambasciata italiana a
Caracas.
Banfi, originario di Benevento, è stato sequestrato da due
sconosciuti armati che lo hanno prelevato e portato via in auto
domenica notte, mentre usciva dal 'fast food' che gestisce nel
quartiere di Santa Rità della città venezuelana.
Le autorità consolari si sono adoperate a sostengo della
famiglia e l'esperto anti-sequestri della rappresentanza
diplomatica in Venezuela sta seguendo le indagini portate avanti
dalla polizia locale. (ANSA).
 

               13 ottobre 2009

Elezioni in Venezuela

Le elezioni parlamentari dovrebbero tenersi a dicembre del 2010. L'appuntamento è importante perché l'opposizione vuole riconquistare seggi, e magari la massima assemblea, dopo l'Aventino di quattro anni fa, che ha dato agli chavisti lo strapotere legislativo di adesso, svuotando il parlamento di rappresentatività. El Nacional sostiene che il Psuv (il partito socialista) vuole invece accelerare il processo elettorale, anticipando tutto tra marzo e maggio 2010, per evitare con il tempo l'erosione del consenso. In ogni caso la prossima partita elettorale sarà decisiva. L'opposizione crede di avere le carte in regola per conquistare la maggioranza, dopo dieci anni di dominio chavista, in cui Hugo non è mai sceso sotto il 50%, escludendo la riforma costituzionale bocciata.

               12 ottobre 2009

Gloria e la rivoluzione

Gloria  viene fuori dal Barrio. La rivoluzione l'ha resa una pittrice, le dà uno stipendio, la fa viaggiare. Brava o non brava non importa. Importa che ora è una pittrice stipendiata, e non deve lavare i piatti per vivere. Poco, ma qualcosa ce l'ha, non tutti sono fortunati come lei. Viveva in un rancho del 23 de enero, famiglia umile, Gloria di politica si disinteressa, non è chavista, ma riconosce che loro- i rossi- gli hanno rifatto il rancho, hanno dato la pensione al padre, hanno dato un sostegno alla madre, un lavoro alla sorella, e in cambio hanno chiesto il voto. Insomma, così si costruisce il consenso.

             11 ottobre 2009

Niente sogni di gloria per la Vinotinto

Il Paraguay vince fuori casa contro il Venezuela, che così perde l'occasione di qualificarsi ai mondiali. Povera vinotinto, ci era andata vicino, bastavano un paio di partite fortunate, e avrebbe coronato il sogno. Come sempre tiferanno per il Brasile, tranne i figli degli italiani. Per loro esistono solo gli azzurri!

              10 ottobre 2009

Arrivano i nuovi medici cubani

Dopo essersi accorto che la sanità va a rotoli, il presidente del Venezuela ha dato il benvenuto a 1.000 medici cubani che sono
arrivati nel paese per lavorare al progetto 'Barrio adentro', per la salute nei quartieri popolari (si tratta di medicina spicciola).
I dottori fanno parte di una nuova ondata di 2.000 medici del
Caribe che si sono uniti ai 10.000 medici cubani, già attivi
nel programma.
"Questo piano - ha affermato Chávez - è il motore della
costruzione del socialismo. Già gli americani ci dicono che
stiamo fabbricando la bomba atomica. E' questa la nostra bomba
atomica!"
All'inizio del mese, Chávez ha dichiarato uno stato di
emergenza nel sistema sanitario venezuelano e, dopo aver
riconosciuto alcuni errori nel piano 'Barrio adentro', ha
promesso un nuovo impulso al progetto.
"Barrio adentro - ha proseguito il presidente - ha salvato
la vita a milioni di poveri. Il Venezuela può contare su un
sistema sanitario per il popolo, gratuito e di qualità".
 

              9 ottobre 2009

Ecuador e Venezuela più vicini

Il presidente del Venezuela, Hugo Chávez, e il suo omologo dell'Ecuador, Rafael Correa, hanno firmato la notte scorsa, a Caracas, una serie di accordi bilaterali in materia energetica, militare, e finanziaria per
rafforzare l'alleanza politica ed economica fra i due paesi.
Entrambi i firmatari si sono detti molto soddisfatti degli
accordi raggiunti: "abbiamo fatto un altro passo verso l'integrazione fra due paesi fratelli" ha commentato Rafael Correa, aggiungendo che "questo va contro tutti quelli che sperano che fallisca la via alternativa del socialismo
sudamericano". Hugo Chávez ha da parte sua sottolineato che con
questi accordi i due paesi "stanno assicurando la continuità della rivoluzione del socialismo del ventunesimo secolo".
Tra le intese firmate in Venezuela figura la creazione di tre imprese binazionali, una mineraria, una siderurgica e un alimentare, oltre a un fondo comune per finanziare ulteriori progetti su ambiente, trasporti, salute e infrastrutture. I due presidenti hanno rafforzato anche la partnership
militare che li lega per combattere il traffico di droga e per "rafforzare la capacità militare e la rivoluzione dei nostri due paesi", come ha dichiarato Hugo Chavez presentando alla stampa la firma degli accordi.
Anche i mezzi di comunicazione sono stati al centro degli
accordi bilaterali far Quito e Caracas: Chávez ha insistito per
la creazione di un "osservatorio latinoamericano sui media" e
per coinvolgere l'Ecuador nel progetto della Radio del Sud. (ansa)
 

               8 ottobre 2009

Gli studenti riprendono la lotta

di Sonia Polliere (a cui diamo il benvenuto come nostra collaboratrice)

Erano trascorse 155 ore di digiuno. Un lasso di tempo sufficiente per più di 170 studenti venezuelani che a Caracas  il primo ottobre hanno deciso di sospendere lo sciopero della fame iniziato il 25 settembre, per  la difesa dei diritti umani  di 47 detenuti politici e per la liberazione dello studente  Julio César Rivas. Il movimento studentesco  protestava inoltre affinché il Governo autorizzasse la visita della Commissione Interamericana dei Diritti Umani, che da anni il regime Chàvez rifiuta.

Dopo ripetute condanne del governo gli studenti hanno ottenuto la scarcerazione di Rivas ed hanno accettato l’ accordo per una visita ufficiale  di alcuni di loro presso la sede  della CIDH di Washington, per esporre le ragioni della loro protesta.

L’ avvocato Alfredo Romero, mediatore tra universitari e membri della Organizzazione degli Stati Americani, alla quale la protesta è stata presentata,  dichiarava che la rivendicazione non poteva  più continuare poiché a causa dei regolamenti interni la CIDH non poteva approfondire le questioni venezuelane fino a quando il Governo non autorizzava le indagini.

Gli studenti sembravano accettare le disposizioni  ma la loro speranza sembrò vanificarsi dichiarò, all’ indomani degli accordi, quando l’agente di Stato per i Diritti Umani, Germán Saltrón in una conferenza della CIDH sulla questione delle carceri dichiarò: “E’ poco probabile che il Governo cambi la sua posizione, poiché ribadisce dinanzi la comunità internazionale che non permetterà che una commissione della CIDH visiti il  Venezuela”,

Era il 2 ottobre quando la protesta sembrava terminare e la visita concordata appariva solo come una gita concessa da parte della CIDH per dare riconoscimento agli sforzi degli studenti che pochi giorni prima avevano rischiato la propria vita

Ma il movimento dei giovani venezuelani non è stato messo a tacere con un contentino :  alla 135° sessione della  Corte Interamericana per i Diritti Umani di  Washington che inizierà il 28 ottobre, parteciperanno alcune ONG venezuelane: Espacio Público, Provea, il Centro dei Diritti Umani dell’’ Università Cattolica Andrés Bello, Vicaría de los Derechos Humanos de Caracas y Cofavic;  il Collegio Nazionale dei Giornalisti, il Sindicato Nazionale Trabajadores de Prensa y Sinergia.

 

                7 ottobre 2009

Fabrizio Lorusso informa dell'apertura di un nuovo blog sull'America Latina che curerà su L'Unità.it a questo indirizzo:

 http://latinoamericaexpress.blog.unita.it//

Si chiama Latinoamerica Express ed è uno spazio  che mancava su L'Unità.
 

                6 ottobre 2009

Buone notizie per Hugo

La relazione del Pnud sullo sviluppo umano dei paesi dà una bella notizia al governo rivoluzionario, in pratica conquista posizioni, arrivando ad occupare una poltrona di tutto rispetto in America del Sud. Al primo posto c'è il Cile (44), poi seguono Antigua y Barbuda (47), Argentina (49), Uruguay (50), Cuba (51) e Venezuela (58) che precede di molto il Brasile delle meraviglia (75). Guatemala (122), Nicaragua (124) ed Haiti (149) sono quelli messi peggio. Ovviamente come ogni statistica, alimenta i sospetti degli oppositori, e qualcuno si chiede se viene presa in considerazione anche la violenza e il dolore, in cui Caracas è nelle prime posizioni. In genere comunque l'investimento venezuelano in educazione e salute, a coprire il grande vuoto che c'era negli anni folli del neoliberismo, qualche frutto l'avrà dato. Ma tutto è rimesso in discussione, se pensiamo che lo stesso Hugo ha lanciato l'allarme dei moduli barrio adentro abbandonati, e il rischio che peggiori la qualità della vita nelle zone popolari.

                5 ottobre 2009

La nuova avventura americana

Su questo sito abbiamo seguito con entusiasmo le avventure della musica classica venezuelana.  Siamo dunque felici di annunciare che Il primo concerto di Gustavo Dudamel, con la Filarmonica di Los Angeles di cui è direttore, è andato alla grande. Lo spettacolo "Bienvenido Gustavo" è stato seguito da circa 18mila persone presso l'Hollywood Bowl. Il ragazzino terribile, lanciato da Claudio Abbado, ha bruciato le tappe arrivando ad essere, neanche trentenne, uno dei grandi nomi della musica classica.

               4 ottobre 2009

Soluzione di confine?

Guyana e Venezuela hanno accettato di nominare un economista giamaicano per risolvere lo storico problema dei confini. Quella del mediatore della questione venezuelana-guayanese è una figura creata nel 1990 in ambito Onu, ma fino ad ora nessuno dei precedenti mediatori è riuscito a trovare un accordo. Ricordiamo che nel 2006 Chávez ha fatto aggiungere sulla bandiera venezuelana un ottava stella, che rappresenta appunto la Guyana, per rispettare un decreto del 1817 di Bolívar, in cui il generale ordinava la nuova stella sulla bandiera. Le autorità di entrambi i paesi andranno a New York la prossima settimana per nominare Norman Girvan mediatore in quanto rappresentante personale di Ban Ki-Moon. Il Venezuela sostiene che gli appartengono due terzi dell'occidente della Guyana, perché i commissari statunitensi, britannici e russi tracciarono i confini in maniera truffaldina nel 1899. La regione include minerali, petrolio e depositi di gas. Nonostante i problemi, i due paesi mantengono relazioni cordiali. Il problema è che l'incertezza giuridica ha fatto sì che molte compagnie petrolifere ed altre imprese non investissero nella regione, che dispone dei migliori prodotti di esportazione in Sudamerica, come oro, diamanti e legni pregiati.

                3 ottobre 2009

RIO DE JANEIRO 2016

...vince l'America Latina

...Chicago in lacrime, 

...e l'effetto Obama?

               2 ottobre 2009

Qualcuno c'è andato ieri?

...festeggiando le rivoluzioni

               1 ottobre 2009

Fare i conti con la storia!

La procura generale del Venezuela ha chiesto all'Interpol la cattura dell'ex presidente del paese Carlos Andres Perez, nell'ambito delle indagini in corso sui morti e feriti nella rivolta popolare a Caracas del 27 febbraio
1989 contro lo stesso ex capo dello Stato e altri funzionari del
suo governo.
La rivolta, nota come il 'Caracazo', fu duramente repressa
dalle forze armate, con un bilancio di un migliaio di morti.
L'ex presidente, che ha 87 anni e vive negli Stati Uniti,
é indagato in particolare "per aver ordinato le azioni che
portarono alla morte e tortura di centinaia di cittadini nelle
giornate del 27, 28 e 29 febbraio del 1989", ha precisato la
procuratrice, Luisa Ortega, citata dai quotidiani locali.
 

              30 settembre 2009

Amici per la pelle

Gheddafi e Hugo!

Venezuela e Libia sono "unite in unico destino, nella stessa battaglia
contro un comune nemico". Lo ha detto il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, parlando in occasione della cerimonia in cui ha consegnato la massima onorificenza venezuelana al leader libico Muammar Gheddafi.
"Stiamo scrivendo pagine di una nuova storia - ha aggiunto
Chavez - Stiamo per cambiare la storia, stiamo affrontando
l'imperialismo, la borghesia, il sottosviluppo ed il colonialismo".
Chavez ha offerto a Gheddafi il collare dell'Ordine del
Libertador, la più alta onorificenza del suo paese, ed una
replica della spada dell'eroe nazionale Simon Bolivar.
Gheddafi ha ricambiato con una sella decorata e finimenti da
cavallo in argento definiti dal leader libico come "simboli
della lotta contro l'invasione italiana". Con l'occasione i due leader hanno firmato una dichiarazione comune in cui si riafferma la volontà di lottare contro il terrorismo in tutte le sue forme, compreso quello di stato, e in
cui si chiede la riforma delle Nazioni Unite che metta fine alla
"egemonia del Consiglio di Sicurezza".  (ANSA)

           28 settembre 2009

Gheddafi e Hugo

L'asse del Sud

Promosso tra gli altri dal presidente venezuelano Hugo Chávez e dal leader libico Muammar Gheddafi, un gruppo di paesi latinoamericani e africani prova a rilanciare i rapporti sud-sud, in alternativa alle relazioni con
gli Stati Uniti e con l'Europea: è l'obiettivo di fondo del secondo vertice Asa (Sudamerica-Africa), che si svolge  in Venezuela.
L'incontro - la prima edizione si è svolta nel 2006 in Nigeria - punta ad "avviare la creazione di un organismo e dei meccanismi" tra le due aree, ha commentato Chavez, accogliendo gli ospiti in un grande hotel nell'Isola Margarita, tra le più note località turistiche del Venezuela. Al centro della 'due giorni' di colloqui ci sarà anche il tema della riforma dell'Onu, in particolare del consiglio di sicurezza. "Il socialismo arabo e quello africano stanno rinascendo, e questo finirà unendosi al socialismo indo-americano, che è la salvezza del mondo", ha tra l'altro commentato il leader
'bolivariano'.
"Questo vertice permetterà stabilire vincoli non solo politici ma anche commerciali. Sappiamo che l'Africa ha bisogno di aiuto e solidarietà, ma anche che può offrire tante cose",  ha d'altra parte commentato la presidente argentina, Cristina Fernandez Kirchner, giunta poco prima della collega cilena, Michellet Bachelet, e di altri leader latinoamericani.
A spiegare i temi al centro del summit è stato il ministro degli esteri venezuelano, Nicolas Maduro, che ha ricordato per esempio "iniziative nel campo dell'energia, lo sviluppo delle risorse minerarie, l'industria, e la scienza", al fine tra l'altro di "'produrre' sanità, sicurezza alimentare,
educazione e cultura".
Sul fronte latinoamericano, negli ultimi anni i due paesi a rafforzare i rapporti con il continente africano sono stati in particolare il Venezuela e il Brasile, hanno rilevato gli analisti presenti all'isola Margarita, dove non mancano d'altra parte le presenze polemiche: per esempio quella del presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, e del collega sudanese Omar
al-Bashir, il cui arrivo nel paese non è però ancora stato confermato (ANSA).

           27 settembre 2009

Vi ricordate come Zelaya divenne chavista?

Quando gli USA bloccano l’importazione di meloni dall’Honduras e Chávez compra tutto

Per gli Stati Uniti questi meloni  sono contaminati (salmonella), per cui si prevedono gravi perdite economiche per le imprese in Honduras. Il presidente Zelaya mangia in diretta televisiva un melone; e Chávez promette di comprare tutta la frutta che gli USA respingeranno.

L’amministrazione droga e alimenti (FDA) degli Stati Uniti ha denunciato nei giorni scorsi 50 casi di cittadini statunitensi colpiti da salmonella dichiarando come causa della contaminazione i meloni importati dall’Honduras. Il governo degli Stati Uniti blocca così le importazioni di melone hondureño e ne proibisce la vendita su tutto il territorio. Gravissime le conseguenze per le imprese produttrici che invece assicurano di vendere un prodotto di qualità, libero da qualsiasi contaminazione e considerano una guerra commerciale quella intrapresa dal governo statunitense. Nel paese centroamericano in molti attribuiscono la causa del boicottaggio al recente avvicinamento politico tra il presidente Zelaya e Hugo Chávez.

L’ambasciatore statunitense a Tegucigalpa invece assicura che il caso non è assolutamente legato alla politica, non c’entra nulla l’accordo petrolifero raggiunto a gennaio tra Zelaya e Chávez: “La FDA ha identificato la causa delle intossicazioni nel melone hondureño, il mio governo protegge solo la salute dei suoi cittadini”.

Il governo e i produttori in Honduras ribattono: “La FDA si sbaglia, il melone honduregno è innocuo e nelle ripetute analisi risulta libero di qualsiasi contaminazione”.

In questa guerra commerciale ci perdono i produttori di melone il cui operato rischia la bancarotta. L’Honduras esporta, infatti, annualmente 35 milioni di dollari di meloni, la quasi totalità con destinazione USA. Le cinque imprese che esportano meloni verso gli USA potrebbero licenziare presto circa 20.000 lavoratori nel caso in cui la frontiera statunitense rimarrà bloccata. Agropecuaria Montelíbano ad esempio ha già licenziato 1.800 dei suoi 5.000 lavoratori.

Ieri è dovuto intervenire il presidente Zelaya per tentare di restituire credibilità ai meloni hondureños e alla produzione di frutta del paese.

In una intervista a CNN in spagnolo Zelaya ne ha mangiato in diretta uno, dimostrando che il prodotto è totalmente libero da salmonella. Zelaya ha anche chiaramente definito la decisione del governo statunitense come ingiusta. Come ad ogni controversia con protagonista gli Stati Uniti non poteva però mancare l’intervento del presidente venezuelano Hugo Chavéz: “Il Venezuela è disposto a comprare la produzione di meloni che gli USA si rifiutano di comprare, lo stesso vale per qualsiasi altro prodotto agricolo”.

Le relazioni tra Honduras e Venezuela sono divenute più che amichevoli in seguito agli accordi del Petrocaribe che prevedono una somministrazione venezuelana quotidiana di 20.000 barili di fuel oil verso il paese centroamericano.

La principale impresa vittima dello scandalo salmonella, Agropecuaria Montelíbano, ha però gentilmente rifiutato l’offerta del governo venezuelano: “Non ci interessa, il nostro obiettivo è risolvere la situazione con gli Stati Uniti, per noi sono il mercato più importante insieme a quello europeo – ha dichiarato il vicepresidente dell’impresa esportatrice Oscar Molina.

 

               26 settembre 2009

Hugo contro Fox News

              25 settembre 2009

Hugo è mesto

...all'Onu

Hugo pacificato? Sembra proprio di sì, di nuovo all'Onu, lascia la scena ai veri cattivi, che sono Gheddafi e Ahmadinejad: il presidente venezuelano dal podio dell'Assemblea Generale si limita a  promuovere il nuovo film di Oliver Stone 'South of the Border'."Andate al cinema a vedere l'ultimo film di Stone sull'America Latina. E' un grande film". Certo, la sua rivoluzione ne esce glorificata, e grazie ad Oliver  ha avuto l'opportunità del red carpet di Venezia, in cui si è presentato nella veste glamour di vera star. Non è la prima volta che dal podio dell'Onu Chavez offre in pubblico 'consigli per gli acquisti', una forma di promozione singolare ma indubbiamente efficace se si il documentario avrà lo stesso successo del libro di Noam Chosmky. A suo tempo il professore a Mit,  bastian contrario made in Usa, vide schizzare in alto le vendite via internet del suo 'Egemonia o sopravvivenza. I rischi del dominio globale americano' subito dopo che il presidente venezuelano ne aveva calorosamente consigliato la lettura durante l'intervento all'Onu in cui aveva descritto il presidente George W. Bush come il diavolo."Tutti i fratelli e le sorelle americani dovrebbero leggerlo - aveva detto il presidente venezuelano dopo essersi fatto il segno della croce - per conoscere il diavolo che hanno in casa". Così oggi lo stesso Hugo ha ripreso quella battuta: "All'Onu non c'è più puzza di zolfo. Non sento più quell'odore perché a rappresentare gli Stati Uniti è arrivato Barack Obama". Ma non dimentichiamo anche il libro di Galeano regalato ad Obama pochi mesi fa durante il vertice dell'Osa a Trinidad&Tobago. Il classico "Le vene aperte dell'America Latina".

             24 settembre 2009

Chávez finirà come Mussolini,

Rafael Poleo esagera

La Procura del Venezuela ha citato come imputato l'editore Rafael Poleo, colpevole di aver affermato in un programma televisivo che "il presidente Chávez potrebbe finire come Benito Mussolini, appeso con la testa in
giù". Poleo, riferiscono oggi fonti locali, è fuggito all' estero e aspetta di conoscere dettagliatamente l'accusa prima di presentarsi in tribunale a Caracas. La frase che Hugo Chavez ha ritenuto intollerabile, ricordano
oggi i media della capitale venezuelana, è stata una dichiarazione rilasciata mesi fa alla rete tv dell'opposizione Globovisión da Poleo, editore del quotidiano El Nuevo Pais, il  quale ha sostenuto che "Chavez finirà appeso come Mussolini. Stai attento Hugo - aveva insistito Poleo - fai in modo di non terminare come il tuo collega!". Chávez, aveva concluso l'editore, "si fa passare per socialista e comunista, ma in realtà è soltanto un dittatore fascista".
"Dove si è vista una cosa simile? Uno arriva in un programma tv e dice queste cose... è un delitto!", si è indignato giustamente Chávez: "Stanno incitando al mio assassinio", aveva reagito il leader 'bolivariano' in uno dei suoi interventi domenicali al programma radio 'Alo' presidenté.  Ma non dimentichiamo che l'opposizione venezuelana quando si è trattato di andar giù duro contro Hugo ha usato toni durissimi, anche una persona illuminata come Teodoro Petkoff lo mise in prima pagina come se fosse Hitler.

              23 settembre 2009

Dubbi legittimi

Hugo ha ammesso che la missione Barrio Adentro non sta funzionando, oltre duemila moduli sanitari abbandonati, che funzionano male, mentre gli ospedali vanno in frantumi. Ma non era la salute una dei grandi successi rivoluzionari? Non doveva essere l'educazione un altro terreno rivoluzionario?

              22 settembre 2009

Zelaya torna

Micheletti in difficoltà

Colpaccio di Zelaya, il deposto presidente honduregno, quando tutti si erano dimenticati di lui, torna in patria, nella capitale, e si piazza all'interno della ambasciata brasiliana, dove qualche suo elettore è andato per acclamarlo. Da lì non andrà via finché di golpisti non dialogheranno, cosa che Micheletti&Company non hanno intenzione di fare, anzi: decretano il coprifuoco, chiedono al Brasile di consegnare l'ex-presidente alle autorità per  processarlo, mentre si appigliano ad un surreale diritto d'autodeterminazione per legittimare il golpe. Serviva comunque il silenzio per organizzare un rimpatrio del genere, che spinge lo scontro ad un livello superiore: quello del corpo a corpo. I golpisti sono isolati, nessun governo li appoggia, gli Stati Uniti non hanno alcun interesse a perder tempo sull'Honduras e ostacolano i golpisti con il ritiro dei visti e degli aiuti. Micheletti va avanti per la sua strada senza aver compreso fino in fondo la gravità del suo gesto, almeno in un'America Latina come quella di adesso. Lui però è  convinto che prima o poi dovranno pur accettarlo, perché garantisce lo status quo meglio di Zelaya, ma in America Latina non trovano sponda in nessun governo, d'altronde chi rischia la faccia per un misero Honduras? Cosa succederà ora? Tutto è possibile.

 

              21 settembre 2009

Gente che va

Gente che conoscevo continua ad andar via da paese, i motivi sempre gli stessi, la delinquenza insopportabile, lavoro che non si trova, stipendi troppo bassi per farti vivere dignitosamente, il tutto condito dalla fastidiosa polarizzazione politica che spinge allo sfinimento (come in Italia). Difficile però capire di chi sia la colpa se l'economia va giù, ora che la crisi è diventata crisi di tutti, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno. Comunque soprattutto tra chi studia, c'è la sensazione che sia tempo perso: non ti viene garantito un futuro migliore, anzi...tempi di attesa troppo lunghi, per cui è necessario avere una famiglia alle spalle. In un mondo in crisi bisogna abbandonarsi al pessimismo, al disfattismo? No, perché le crisi sono naturali, come le riprese.

Stasera alle 22:30 su Current Tv il documentario "La Minaccia" sulla rivoluzione bolivariana

                                   20 settembre 2009

La rivoluzione si difende

sull'Educazione

...il video è spassoso

                19 settembre 2009

E allora ha perso

proprio la testa!

Il presidente del Venezuela ha annunciato che il Partido unido socialista de
Venezuela (Psuv), di cui è il leader, inizierà un processo di  formazione di "pattuglie" socialiste venezuelane a Cuba e in altri paesi esteri, tra i quali alcuni europei. "Il primo paese dove inizieremo questa attività sarà
L'Avana. Molti paesi europei, d'altra parte, hanno richiesto la
presenza del Psuv nei loro territori", ha detto Chavez al
termine di una riunione del suo governo, citato dall'Agencia
bolivariana de noticias
.
Le pattuglie (in Venezuela ne sono già attive più di 70
mila) saranno formate da 20/30 membri, ha precisato l'Agenzia.
Jorge Arreaza, coordinatore del gruppo incaricato della
creazione sul territorio nazionale di scuole per la formazione
dei giovani quadri di partito, ha precisato che l'obiettivo è
la nascita di "una avanguardia solida e armata, con la
coscienza di classe degli sfruttati, capace di condurre a
termine il processo di liberazione socialista".
Secondo Arranza, l'organizzazione delle pattuglie rappresenta
una sorta di "partito di massa con la responsabilità di
generare quadri politici. La formazione ideologica si fonda su
tre temi: il ruolo del popolo bolivariano all'inizio del nuovo
secolo, la sfida della costruzione del socialismo e il
rovesciamento dei regimi capitalisti". (ANSA)

                 18 settembre 2009

Venezuela e Bolivia lista nera nelle droghe

Bolivia, Birmania e Venezuela hanno fallito miseramente nella lotta contro le droghe, almeno secondo il dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Esito scontato perché Chávez ha cacciato la Dea americana (ente che lotta contro il narcotraffico) 4 anni fa, la Bolivia sconta il presidente cocalero: l’apertura dei lavori della conferenza Onu sulle droga a Vienna è stata caratterizzata dalla provocazione del presidente boliviano, Evo Morales che ha masticato davanti a tutti una foglia di coca come gesto provocatorio e chiedendone la rimozione dalla lista delle droghe bandite, compilata nel 1961. Tutti i paesi sono passibili di sanzioni, anche se per il momento Venezuela e Bolivia non rischiano, la Birmania è un regime militare punito per tanti motivi. Comunque è un avvertimento! Molti temono che la guerra alle droghe e al terrorismo intrapresa in Colombia, da Uribe e dagli Usa, possa essere estesa in tutta l'America Latina. Una scusa in futuro per abbattere due governi nemici? Le droghe saranno la nuova frontiera dell'interventismo in America Latina, finita l'epoca delle guerriglie? Fermo restando che  non ci sono margini di intervento militari ora  (gli Usa sono in un pantano infinto mediorientale), a lungo termine non si può scommettere su nulla. Non dimentichiamo che il Venezuela è una potenza energetica. Fa sorridere però che  il governo amico degli USA sia proprio quello di Uribe, che è tra i più vincolati al paramilitarismo e al narcotraffico. Secondo Rafael García, l'ex direttore informatico del DAS (Sicurezza di stato), il Das trafficava droga e Uribe lo sapeva (leggi su  bogotalia.blogspot.com). Insomma il Presidente Uribe conosceva ed approvava l'esistenza di questa rete illegale, e la cosa non dovrebbe far piacere ai democratici americani che si trovano in mano questa patata bollente colombiana, senza avere particolari simpatie per Uribe. Negli Stati Uniti tutti sanno chi è Uribe perché i giornali ne parlano spesso, e i corrispondenti americani a Bogotà si dice che lo odiano almeno quanto disprezzano Chávez. Però è anche vero che Uribe offre una fedeltà totale agli Usa, anche contro i suoi vicini, per cui tutta l'America Latina ha fatto la voce grossa sulle basi americane. Comunque il problema delle droghe è serio, e ripropone lo scontro nord- sud del mondo su un terreno delicato. Perché la guerra si fa nei paesi poveri? Perché non anche a New York dove ad ogni angolo ti offrono cocaina? Perché punire i produttori e non anche i consumatori? Perché muoiono solo latinoamericani che non consumano come al nord? Noi la pensiamo come l'Economist: liberalizziamo.
 

                 17 settembre 2009

Colombia disintegrata

Il ministro della Difesa colombiano, Gabriel Silva, ha annunciato oggi che il suo paese prenderà in considerazione il ritiro del paese dall'Unasur
(Unione di nazioni sudamericane) se alcuni membri dell'organizzazione continueranno a evitare il dialogo su temi come riarmo, spese militari, narcotraffico e terrorismo, molto cari al governo di Bogotà.
Silvia, contrariato dal comportamento degli altri paesi "interessati a parlare solo dei loro temi", ha espresso tuttavia il proprio apprezzamento nei confronti di Fander Falconi, ministro degli Esteri dell'Ecuador. "Ci si preoccupa della basi statunitensi in Colombia - ha dichiarato il ministro
- senza mai prendere in considerazione gli aerei Sukhoi venezuelani e le armi di altri paesi che sono delle vere e proprie minacce per la stabilità della regione". "Colombia e Stati Uniti - ha spiegato da parte sua il
ministro degli esteri brasiliano, Celso Amorim - possono collaborare per combattere il narcotraffico e la guerriglia della Farc, ma è importante che firmino un accordo che attesti la non partecipazione degli Usa nei conflitti e negli affari di altri paesi della regione". Secondo Amorim "la Colombia ha
mostrato una posizione intransigente e poco trasparente". Il ministro degli esteri dell'Ecuador Fander Falconi ha sottolineato che le discussioni si sono arenate su due punti: la trasparenza degli accordi extraterritoriali e le garanzie intorno a questi impegni. "Nello stabilire le garanzie per non
intervenire negli altri paesi, alla fine non c'é stato un passo avanti della delegazione colombiana". Lo stesso ministro degli esteri argentino, Jorge Taiana, ha evidenziato che "tutti, tranne i colombiani, abbiamo offerto flessibilità e apertura". ANSA

                16 settembre 2009

Dayana Mendoza non lavora su Mediaset. Che felicità!

Che piacere sapere che Dayana Mendoza, la ex-miss Universo venezuelana, non è venuta a fare la ballerina nelle tv di Berlusconi. Doveva danzare in un programma di Enrico Papi: "Il colore dei soldi". In Tv aveva già annunciato la partecipazione, poi all'ultimo ha rinunciato. Gli avevamo consigliato anche noi, su questo sito, di lasciar stare. Sono ignoti i motivi, magari questione di soldi. In ogni caso per una ragazza come lei, che ha girato mezzo mondo, che parla più lingue, che ha avuto un'industria attorno a lei impegnata a prepararla, l'Italia di Papi era un passo indietro. Non vale la pena ridursi a mostrare il sedere così, per finire nel solito giro di papponi spocchiosi milanesi, o di politici romani.

In più la tv italiana alle donne latinoamericane dà un unico ruolo: zoccolette stupide e focose. Dayana lascia stare, rimani altrove.

               15 settembre 2009

Ecco il benvenuto ai colombiani

Difficile definire amichevole questo cartellone piazzato in Venezuela alla frontiera con la Colombia, affinché sia chiaro che il popolo venezuelano  le armi le ha e la sa usare (guardate i fucili in basso). Il Venezuela combatterà fino alla morte (come fece Bolìvar contro gli spagnoli, anche se non morì) per difendersi dal nemico imperialista, che si nasconde in Colombia, che gli ha piazzato le basi vicino, che vuole le sue risorse, e prima o poi cercherà di prendersele. Il messaggio finale: "Gringos, vi aspettiamo qui" è un capolavoro epifanico: la retorica militarista sta alimentando il paese, proiettandolo verso una guerra che tutti si aspettano, ma che ovviamente nessuno vuole. E pensare che questo cartellone è stato piazzato nella "base della pace", cioè uno spazio che Hugo ha voluto per l'incontro pacifico dei popoli. Bel modo di fare la pace. Ma è anche il linguaggio inutilmente aggressivo che mi fa pensare che stia avvenendo una pessima selezione interna nel chavismo, con la marginalizzazione dei settori più moderati, a rischio voltafaccia, e l'auge di quelli più aggressivi.

E tutti quei fucili in basso...che strana sensazione!

             14 settembre 2009

Come ti rispondo

alle basi americane in Colombia

La Russia ha concordato di prestare al Venezuela oltre due miliardi di dollari per finanziare l'acquisto di armi, compresi carri armati e sistemi
anti-missile avanzati. Lo ha annunciato il presidente venezuelano, Hugo Chavez, nella sua trasmissione televisiva settimanale.
Chavez ha detto che gli acquisti concordati durante una trasferta a Mosca la scorsa settimana comprendono 92 carri armati e il sistema missilistico S-300, in grado di abbattere jet da combattimento e missili da crociera.
"Dobbiamo ringraziare il governo russo, che ha approvato un prestito di 2,2 miliardi di dollari per l'acquisto di armi" ha detto Chavez, senza specificare quanto costino le nuove armi.  (ANSA)
 

                 13 settembre 2009

Terremoto a Caracas

Il terremoto che ha scosso ieri il Venezuela non ha provocato vittime o danni materiali importanti, ha confermato il ministro degli Interni e della
Giustizia, Tareck El Aissami, in dichiarazioni diffuse dall'agenzia statale di notizie Abs. El Aissami ha detto che la rete elettrica e il sistema di
trasporto della capitale Caracas funzionano normalmente, ma le
reti di telecomunicazioni sono collassate, aggiungendo che
"questo è completamente normale in queste situazioni, per cui
lanciamo un appello ai cittadini, perché non usino le linee
telefoniche se non per chiamate di emergenza".
Il ministro ha precisato che il terremoto è stato sentito
praticamente su tutto il territorio nazionale, aggiungendo che
il suo dicastero ha ricevuto informazioni dagli Stati di Zulia,
Miranda Aragua, Carabobo, Lara, Portuguesa y l'area
metropolitana di Caracas, nei quali non sono state segnalate
vittime o danni rilevanti causati dal sisma.
Il governo di Caracas ha diffuso i numeri di tre linee di
emergenza che i cittadini possono usare per segnalare situazioni
di emergenza e pericolo, e El Aissami ha ricordato che "è
importante che tutti mantengano i bambini vicini, che non usino
gli ascensori e si mantengano pronti per eventuali
evacuazioni". In quanto alla situazione a Caracas - dove il terremoto è
arrivato accompagnato da un'ondata di maltempo, con venti
violenti, forti piogge e grandinate - il ministro ha detto che i
corpi di sicurezza si stanno già occupando dell'assistenza di
emergenza nelle zone più colpite. (ANSA).

 

             12 settembre 2009

Potenza energetica!

Eni conferma la scoperta al fianco di Repsol di un grande giacimento di gas in Venezuela.  "Confermiamo di aver rinvenuto significativi volumi di gas durante la perforazione del pozzo di Perla, situato 50
chilometri a largo dal Golfo del Venezuela a una profondità di 70 metri", ha indicato un portavoce del Cane a sei zampe. "Presto - ha proseguito - effettueremo dei test di produzione del pozzo e ci attendiamo i primi risultati in ottobre. Dopo i test forniremo maggiori dettagli in un
comunicato".
Al tempo stesso è stato ricordato che "Eni vanta una importante presenza in Venezuela. Questa scoperta di prim'ordine ha la potenzialità di rafforzare ulteriormente le riserve di gas naturale del Paese" sudamericano.
La scoperta è stata realizzata dalla joint venture, paritetica, tra Eni e Repsol (entrambe al 50%). Va ricordato comunque che la compagnia petrolifera statale venezuelana, Pdvsa, ha un'opzione di salire al 35%.(ANSA).
 

              11 settembre 2009

Per far piacere alla Russia

Hugo riconosce

 le regioni separatiste georgiane

Squillo di trombe! Il presidente Hugo ha annunciato oggi nel suo
incontro con Dmitri Medvedev il  riconoscimento dell'Abkhazia e dell'Ossezia del sud. Dopo la  Russia e il Nicaragua, Caracas diventa il terzo paese a legittimare l'indipendenza delle due regioni georgiane
separatiste, ad un anno dalla guerra tra Mosca e Tbilisi.
Il Cremlino, rimasto finora isolato su questo fronte anche dagli ex partner sovietici, incassa un nuovo successo diplomatico nel lontano Sudamerica, sempre più nuova frontiera dell'espansionismo energetico russo, come confermano gli accordi in materia firmati oggi.
"Grazie Hugo", ha replicato un Medvedev felice delle relazioni strategiche tra i due Paesi. "Non siamo indifferenti al destino di questi due Stati. Vorrei
ringraziarvi per aver preso una tale decisione", ha aggiunto.
Ironico il commento di Tbilisi, che ha definito la decisione una "anomalia politica" senza "conseguenze politiche importanti", presa da una figura "marginale".
Ma dietro il riconoscimento venezuelano di Abkhazia e Ossezia
del sud, secondo alcuni analisti, ci sarebbe la pressione del Cremlino. Il quotidiano Kommersant evoca quasi un baratto, dato che Caracas ha bisogno di un credito di Mosca per acquistare l'arsenale ventilato dai media: un centinaio di carri armati 100 T-72 e T-90 per un valore di 300 milioni di euro, tre sottomarini diesel, e numerosi mezzi corazzati, elicotteri e missili. Oggi non è stata resa nota la firma di alcun contratto, ma Medvedev, confermando che la Russia continuerà a fornire armamenti al Venezuela nel rispetto degli impegni internazionali, ha ammesso che "contratti di questo tipo non sempre vengono firmati in pubblico". "Mosca fornirà al Venezuela i tipi di armi che ci chiederà. Forniremo carri
armati, ne abbiamo di buoni", ha assicurato il presidente russo. I ministeri della difesa dei due Paesi hanno siglato intanto un accordo di cooperazione tecnico-militare, il cui contenuto non è stato rivelato.
Sono state sbandierate invece le intese nel settore
energetico, all'indomani della promessa iraniana di trasferimento di tecnologia nucleare in Venezuela, come rivelato da Chávez in un gioco diplomatico a tutto campo: una joint venture entro fine anno tra la società petrolifera venezuelana (Pdvsa) e il consorzio petrolifero nazionale russo (Gazprom, Rosneft, Lukoil, Tnk-Bp e Surgutneftegaz) per l'esplorazione del
giacimento Junin-6 nel bacino dell'Orinoco, per un investimento di oltre 20 mld di dollari; una cooperazione a lungo termine tra la russa Transneft, monopolista della rete di oleodotti, e Pdvsa per sviluppare le infrastrutture petrolifere nello stesso bacino; e, infine, un protocollo d'accordo tra Rosneft e Pdvsa per una cooperazione separata.
I due leader hanno annunciato anche il varo entro fine anno
di una banca russo-venezuelana, con un capitale sociale di 4 mld
di dollari, per finanziare progetti economici comuni.

                11 settembre 2009

La Minaccia

sulla Tv di Al Gore

 

Lunedì 21 Settembre, alle 22:30,  verrà trasmesso in Italia il documentario la Minaccia. Un documento sulla rivoluzione bolivariana e il suo leader.

E' stato realizzato dalla giornalista Silvia Luzi e dal regista Luca Bellino, comprato dalla Rai che per un anno intero non l'ha mai trasmesso.

"Dopo oltre un anno di embargo – spiegano gli autori- l'idea che ci siamo fatti è questa: La Minaccia presenta una lettura in chiave critica del socialismo bolivariano di Hugo Chávez, una lettura che certo non coincide con gli enormi interessi economici e politici che l'Italia ha in Venezuela. L'unica emittente che ci ha dato la possibilità di raccontare quello che abbiamo visto e vissuto, paradossalmente non è il servizio pubblico, ma un network internazionale come Current. Il servizio pubblico ci ha oscurato, bloccando il documentario ed impedendoci di utilizzare il nostro lavoro per un anno intero. E non ci ha mai dato spiegazioni".
 

               10 settembre 2009

  Come la Vinotinto

butterà fuori l'Argentina

...chi andrà in Sudafrica?           

E se si qualificasse il Venezuela, buttando fuori Maradona? Ipotesi surreale? Macché! Mancano solo due giornate alla fine delle qualificazioni per i mondiali in Sudafrica, e la situazione in America Latina è paradossale. La squadra venezuelana è solo a un punto dall’Argentina di Maradona e Messi. in quinta posizione ci sono gli argentini, subito dopo Venezuela e Uruguay. I primi quattro si classificano immediatamente, il quinto va allo spareggio “centroamericano”.

La scelta populista della federazione argentina, che ha puntato sul mito Diego, mica sull’allenatore, si è dimostrata disastrosa. Maradona sta per compiere un capolavoro all’incontrario: buttar fuori la sua squadra dai mondiali prima di giocarli. In realtà nonostante i disastri, l’Argentina non dovrebbe avere problemi  a vincere le prossime partite. Male che va si fa lo spareggio centroamericano. Ma la sensazione resta: si trova ad un passo dal baratro  (un altro passo falso, ed è fuori). Ma non era favorita alla vittoria finale? Di certo  Diego, da cui tanto ci aspettavamo, non allenerà l’Argentina in Sud Africa. Non lo vogliono gli argentini, che populisti lo saranno pure, ma si sono resi conto che il ragazzo si impegna, ma non va. 

 Per il Venezuela la qualificazione è ancora lontana,  soprattutto perché l’ultima partita la fa in Brasile, e i margini di vittoria sono nulli (nonostante i verde-oro siano già qualificati). Dovrà vedere cosa succede sugli altri campi, tifare sempre contro l'Equador e battere tra un mese il Paraguay in casa. Eppure l’entusiasmo non manca, è difficile... ma tutti sentono che questa volta può accadere.

                              9 settembre 2009

...Sulla scia di Miss Universo

Riceviamo e pubblichiamo volentieri

Di Nicola Busco

Quando una sera a Monterosso, la zia Cate se l’è viste spuntare sull’uscio di casa quasi sveniva, Anabella e Gabriela Saporiti sono tornate nel paese dei nonni, per stare un po’ con i parenti, gli amici.

Qualche anno fa la bella Anabella ha partecipato come concorrente a Salso Maggiore Terme, alle finali di Miss Italia nel Mondo, e si è classificata tra le prime,  catapul-tandosi con la sua prorompente bellezza  come modella nel pano-rama internazionale della moda e della tv.

 

Nel 2007 l’emittente internazionale “Fashion TV" l’ha voluta per presentare direttamente dalle spiagge di Playa de Punta del Este in Uruguay, un programma di moda e tendenza giovanile, e sempre in Uruguay, l’omonimo marchio automobilistico Mercedes Benz ha “usato” la sua immagine per promuovere una nuova linea di automobili sportive.

Ha terminato alcuni giorni fa di registrare un programma d’intrattenimento giovanile in Argentina, che sarà trasmesso anche in Colombia, Equador e Panama. Ora Anabella e la giovane sorella Gabriela (laureata recentemente in ingegneria industriale con il massimo dei voti), si stanno godendo il sole di Monterosso, attorniate da parenti ed amici.

Che fucina di talenti e bellezze che è Monterosso, che può ora contare anche sulla immagine che Anabella porta nel mondo, soprattutto quando dichiara di essere di origini Italiane, e che i nonni sono delle Cinque Terre.

              8 settembre 2009

Come Hugo Chávez è diventato un idolo a Venezia!

Devi saper tenere la scena. Chávez lo fa. Ama la gente, il palcoscenico è la sua dimensione naturale. Tra gli spettatori si trova a suo agio, sfugge via dal tappeto rosso per abbracciare il pubblico, si concede senza parsimonia ai giornalisti, saluta Minà. Si dà alla folla perché è innanzitutto la folla, il popolo, la moltitudine, come dice lui. Incarna il tutto. Ovviamente a Venezia arriva come star del cinema, protagonista di un film fatto da un regista che ha vinto tre premi Oscar. Da star si becca i meritati applausi, non da presidente del Venezuela, paese di cui gli spettatori conoscono poco, così come della sua rivoluzione. Né Oliver Stone ha avuto    l’ intenzione di spiegare l’America Latina, ha centrato però un punto. In quel continente sono arrivati al potere presidenti particolari, come Evo l’indio, o Lula il sindacalista. Però l’America Latina è un’altra cosa, al di là dell’euforia, e pochi ci guardano dentro.

Torniamo a Hugo, stella del cinema, ha voluto cogliere l’occasione per dimostrare che il popolo lo ama, che il dittatore di cui tanti parlano ha una popolarità da far invidia a tanti. Ma è un effetto dello show veneziano, dove ad acclamarlo c’è chi è andato  a vederlo, chi  è sedotto dal suo fascino. Chi non lo apprezza rimane a casa, punto e basta. Dunque è un pubblico già scremato all’origine, sono i suoi ammiratori, o quelli di Stone. Però l’effetto funziona, e nei giornali se ne festeggia il tripudio. In Venezuela l’opposizione teme che possa usare questo momento glamour per spingere in patria contro Globovisión o i giornali, con l’obiettivo di conquistare gli spazi del “discorso”.

Il Chávez “da cineteca” si è costruito attraverso quattro momenti di cui uno romantico, uno eroico, l’altro stoico, e l’ultimo estetico. L’uomo di spettacolo usa  gli strumenti dell’entertainment per fare notizia, la sua politica è ben rappresentata da Alò Presidente, la trasmissione televisiva (guardate il documentario La Minaccia per capire di cosa parlo)  in cui la domenica detta l’agenda politica della settimana, e visita il paese dando ordini.

Il primo momento è quello romantico (13 agosto 2006). A Miami e  Caracas si festeggia la morte di Fidel, che ha lasciato temporaneamente il potere perché sta male. Tutti aspettano da un momento all’altro l’annuncio del decesso, e invece? Escono fuori le foto di Castro, convalescente ma vivo, assieme ad Hugo che lo riempie di regali per il suo ottantesimo compleanno: due vecchi amici, zio e nipote, vestiti di rosso. E’ il classico colpo di scena. Le foto fanno il giro del mondo, Hugo diventa  ufficialmente il suo erede.

 Il secondo momento, quello eroico, è il famoso discorso all’Assemblea Generale dell’ Onu (20 settembre 2006), dove si scaglia contro Bush il diavolo, si fa il segno della croce, guarda il cielo, “qui puzza di zolfo” dice sornione. Guardate il video, e noterete la velocità, l’irruenza, l’entusiasmo della sua parlata, ma soprattutto l’ironia e lo sfottò verso l’Onu che Hugo considera una pagliacciata, perché dominata dall’imperialismo.  La platea l’osserva divertito, lui capisce che il palcoscenico è quello giusto per andare a finire sulle pagine di tutti i giornali, come eroe dell’antimperialismo, erede di Fidel. E’ fatta.

Poi c’è quello stoico, quando fa perdere le staffe al re spagnolo rinfacciandogli il colpo di stato contro il suo governo, nel 2002, appoggiato da Aznar. Il re gli lancia addosso un famoso : “perché non stai zitto?” (9 novembre 2007) perché Hugo non la smette di parlare, di sovrapporre la sua voce a quelle degli altri. E fa il giro del mondo, con tutta l’allegoria del  caso: il sovrano colonialista e il rivoluzionario anti-colonialista. Eppure sono passati due secoli.

E concludiamo con il momento estetico, l’intervista glamour per GQ con Naomi Campbell, a passeggio per Caracas (gennaio 2008). Girano voci di un presunto flirt tra i due, mai confermate, né smentite, di certo lei ha dormito nel palazzo presidenziale, cosa abbastanza irrituale. Egli, il sovrano, grazie a lei entra di diritto nello star system internazionale, quello strano mondo dove fai fatica a distinguerlo da Brad Pitt. E da oggi ancor di più, visto che è a tutti gli effetti una star del cinema.

 

               7 settembre 2009

Premio Juan Rulfo

a Rafael Cadenas

di Rossana Miranda

La poesia è ferita e guarigione. È salvezza, motivo di festa. Questa volta a festeggiare è la poesia venezuelana. L'’opera del poeta Rafael Cadenas ha vinto il “Premio di Letteratura Latinoamericana e dei Caraibi”, conosciuto per il suo nome anteriore “Premio Juan Rulfo”.

Il riconoscimento è istituito dal Consiglio Nazionale per la Cultura e le Arti del Messico, l’Università di Guadalajara, la regione di Jalisco e il Fondo della Cultura Economica. È uno dei più prestigiosi, e il vincitore si porta a casa 100.000 dollari, ma soprattutto il riconoscimento internazionale. La consegna avviene nella fiera di Guadalajara in Messico, il più importante incontro letterario ed editoriale del continente latinoamericano.

Tra gli altri vincitori del Juan Rulfo ci sono Nicanor Parra (1991), Augusto Monterroso (1996), Sergio Pitol (1999), Juan Gelman (2000), Rubem Fonseca (2003), Juan Goytisolo (2004), Carlos Monsiváis (2006) e  Fernando del Paso (2007).

I giudici hanno scelto l'opera di Cadenas perché è “un esigente esercizio critico che ricerca l'espressione più autentica e limpida, lontano da qualsiasi retorica o desiderio stilistico o estetico”.

Il mondo intellettuale venezuelano, e non solo, celebra il successo di Cadenas. Il poeta è tornato in Venezuela nel 1958 dopo sei anni di esilio a Trinidad. La sua militanza comunista lo aveva fatto diventare personaggio non grato nella propria patria.  

Cadenas forma parte della generazione di scrittori degli anni '60 ed è stato membro dei famosi gruppi letterari “Tavola Rotonda”, assieme a Arnaldo Acosta Bello, Jesús Guédez, Ángel Eduardo Acevedo, Darlo Lancini, José Barroeta e Jesús Sanoja Hernández.

Il suo saggio “En torno al lenguaje”, con analisi e riflessioni sulla creazione, la letteratura e il linguaggio sono un classico imprescindibile per gli amanti della parole, così come il saggio “Apuntes sobre San Juan de la Cruz y la mística”.

 

                 7 settembre 2009

Una stella a Venezia

                 7 settembre 2009

Il nuovo libro di Ettore Mo

...in cui ci sono anche i due reportage su Caracas. Ebbi l'onore di aiutarlo per dieci giorni, siamo andati a Petare di notte con la polizia, nel pronto soccorso il fine settimana, abbiamo parlato con sequestrati e genitori di gente uccisa così, senza motivo. Abbiamo visto le carceri, abbiamo incontrato giornalisti, scrittori. Sempre di corsa. Lo ricordo piccolino, instancabile, con un taccuino, e tante domande senza risposta. Ricordo lo sdegno quando, casualmente, assistette ad un matrimonio presso il Melià. Non sopportava lo sfarzo e l'ostentazione in un paese povero. Non sopportava la violenza, e di Hugo si disinteressava. Voleva sapere della gente comune. Con lui il suo fotografo, Luigi Baldelli. Una coppia indivisibile.

 

                           6 settembre 2009

Il trailer del documentario di Oliver Stone...a me piace

                 5 settembre 2009

Miss Universo

concorso truccato?

Potrebbe dover riconsegnare la corona Stefania Fernandez, la 18enne venezuelana eletta Miss Universo il 23 agosto alle Bahamas, località che ha ospitato l'edizione 2009 del celebre concorso di bellezza promosso dal miliardario Donald Trump. E' la rivista People a denunciare la presunta truffa. Un gruppo di fan ha inviato una petizione alla presidente di Miss Universo, Paula Shugart, chiedendole di spodestare la reginetta venezuelana e che siano rivelati i veri interessi dietro la manifestazione. "E' molto difficile credere che la meno qualificata per rappresentare l'organizzazione abbia vinto la corona. La sua figura al galà dimostrava che era molto lontana dal meritarsela", hanno denunciato. Il gruppo ha invitato a visitare qualsiasi blog specializzato e leggere cosa ne pensano gli esperti. Secondo Nicole Raymond, direttrice dell'edizione spagnola di People che dice di aver scoperto l'imbroglio, i giurati "non firmarono con nome e cognome". "Tra di loro ci sono persone presenti al concorso che videro come i computer (per inviare i voti, ndr) smisero di funzionare". Il punteggio - secondo la denuncia - fu calcolato a mano. Miss Universo avrebbe degli interessi speciali con Miss Venezuela. Per ora il celebre concorso di bellezza non ha risposto alle accuse di "brogli". Il coreografo di Miss Universo, Michael Schwandt, ha dichiarato inoltre in una intervista a Guanabee.com che il magnate Donald Trump ha scelto personalmente 6 delle 15 finaliste. (APCOM)
 

                4 settembre 2009

Nuovo ambasciatore a Roma

...è un militare

Luis José Berroterán Acosta è il nuovo ambasciatore della Repubblica bolivariana del Venezuela presso lo Stato italiano. Berroterán, che ha presentato oggi le lettere credenziali al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, è Maggiore generale dell’esercito venezuelano ed ha operato come Comandante generale e ispettore dell’Aeronautica, oltre che capo di stato maggiore del Comando operazioni aeree. Il nuovo rappresentante di Caracas a Roma riempie una casella lasciata libera da Rafael Lacava, che nel novembre del 2008 è stato eletto sindaco di Puerto Cabello, città venezuelana della regione di Carabobo. Con l’insediamento di Berrotarán, l’incaricata d’affari Yvelise Martínez - che ha retto la sede diplomatica in attesa della nuova nomina - lascia la capitale italiana unendosi a Puerto Cabello allo staff amministrativo di Lacava, di cui è stata in passato stimata collaboratrice. Il nuovo ambasciatore completa la “squadra” diplomatica venezuelana a Roma, affiancandosi a Iván Rincón, ambasciatore presso la Santa Sede, e Gladys Urbaneja, rappresentante venezuelana dinanzi alla Fao.

Nella nota emessa dal ministero degli Esteri venezuelano, si ricorda che Berrotarán si incaricherà innanzitutto di “continuare a rafforzare i rapporti con le autorità e il popolo italiano”, oltre a promuovere i “valori e i principi sostenuti dal popolo bolivariano come la difesa del mondo pluripolare, il rispetto per l’autodeterminazione dei popoli, la giustizia sociale, la libertà, la democrazia, e soprattutto la pace”. . (IL VELINO)

 

                3 settembre 2009

Perché è stato giusto

chiudere le radio in Venezuela?

-tratto dalla Voce d'Italia di ieri-

 

                     2 settembre 2009

Lavorare a Caracas

Mi ha sempre sorpreso la facilità con cui si trova lavoro a Caracas.  Ovviamente non parliamo di stipendi alti, ma quelli della classe medio-bassa. Però i giovani almeno non rimangono a spasso. Molti aggiungono ad un lavoro (da ufficio) che non li soddisfa anche lezioni notturne per inseguire i propri sogni. Ci sono una miriade di Istituti che affollano la città in cui puoi imparare tutto, dalla cucina alla regia, passando per la fotografia. Vanno di moda i corsi di disegno grafico. Altri affiancano al lavoro una piccola attività personale, chi vende I-Pod importati da Miami, chi compravende valuta, chi fa collane.

 C'è un certo fermento perché il paese è giovane. Un'altra osservazione: i ritmi lavorativi sono umani, molte garanzie, ferie pagate, giorni festivi a volontà. Se comparo la realtà venezuelana a quella italiana, non so chi è terzo mondo. Visto che da noi praticamente i nuovi lavori sono precari, senza ferie né garanzie, e gli stipendi coprono a stento i costi della vita.

Per chi ha un livello basso di istruzione, invece c'è il settore dei servizi che offre lavori a volontà, panifici, ristoranti. In questo caso però i turni di lavoro sono duri, e gli stipendi molto bassi, tali da non permettere grande autonomia. La gente vive nei barrios, che altro non sono che la zone popolari delle metropoli latinoamericane.

 

                 1 settembre 2009

Ha vinto il Grammy Latino

...un applauso per Abreu

Josè Antonio Abreu è piccolino, leggero, scompare quando lo cerchi tra la folla, annega se attorno ci sono spalle alte e donne con i tacchi. Ma probabilmente in Venezuela è il personaggio più ammirato in assoluto, grazie a quel meraviglioso sistema di orchestre giovanili che ha portato la musica ovunque, fino all'ultimo paesino del Venezuela, ed ha prodotto vette artistiche quali Gustavo Dudamel, discepolo di Claudio Abbado.

Aveva capito che uno strumento musicale è qualcosa che va al di là della semplice disciplina musicale, lo ha caricato di sogni, di divertimento, di allegria. Ci ha messo dentro un coraggio che non t'aspetti da un uomo piccolo piccolo. Se n'è fregato della disciplina, ha usato la gioia. I bambini hanno lo strumento, iniziano con una nota, poi con due...per imitazione. Deve piacere, appassionarli. Aveva trovato la sua arma non contro la povertà, ma contro la cultura della miseria. Le sue orchestre sono arrivate anche in carcere, hanno ridato un sorriso nel luogo peggiore del Venezuela. Li ho incontrati, li ho visti spesso i suoi musicisti. Rispetto a loro mi sono sentito una nullità, ed ho pensato spesso all'Italia del Conservatorio. E' storica la esibizione dei carcerati-musicisti al Teresa Carreño, quando si spensero le luci, e tutti pensavano che era stato organizzata una fuga di massa.

Abbado torna spesso in Venezuela, un giorno decisi che dovevo incontrarlo. Sapevo che non voleva concedere interviste. Ecco il risultato.

http://www.youtube.com/watch?v=q4o192iqZ-Q

e poi la seconda parte

http://www.youtube.com/watch?v=5FwBAz1zhfo&feature=related

                 30 agosto 2009

Ma cosa sta succedendo in Honduras?

L'ho sognato. Non so perché ma è successo. Micheletti cedeva il trono a Zelaya, e si sedeva su un trono più alto. Gli faceva delle domande, e Zelaya rispondeva promettendo di rispettare i suoi ordini. Poi i militari arrivavano, e con gentilezza, acchiappandolo dalle braccia, lo portavano via. E Micheletti recuperava il suo trono basso.

Zelaya aveva un volto da allevatore, Micheletti in giacca e cravatta. Entrambi erano piccoli piccoli, nel mio sogno erano come nani.

Ma cosa sta succedendo in Honduras? Ovviamente nulla. I tentativi di soluzione latinoamericani sono stati un fallimento, agli Stati Uniti più di tanto non interessa impegnarsi sull'Honduras.

                   29 agosto 2009

Chissà perché gli uribisti

 odiano Hugo

Gli uribisti lo odiano davvero, più dell'oligarchia venezuelana, più che negli Stati Uniti. Povero Hugo. Parte dai vicini nemici una marcia mondiale contro il presidente venezuelano. Si terrà il prossimo 4 settembre. Gli organizzatori della manifestazione "No más Chávez" (Basta Chavez) usano i network sociali più diffusi, Facebook e Twitter, per informare dell'iniziativa. Probabilmente sarà un fiasco!

                28 agosto 2009

Anche Uribe vuole la rielezione

Ci risiamo. Dopo Chávez, anche Uribe vuole eliminare i vincoli di mandato per ricandidarsi in Colombia. Alvaro fa lo gnorri, finge di disinteressarsi, dice che gli sembra "sconveniente" rimuovere i vincoli, ma non vede l'ora che la riforma costituzionale passi, per poi giocarsi tutto al referendum. Ma non basterà l'approvazione popolare: lo scoglio maggiore sarà, successivamente, la Corte Costituzionale.

 Ricandidarsi per cosa? Per un solo motivo: annientare le Farc, con l'aiuto degli Usa, mettendo in conto la resistenza alimentata dal Venezuela (che non può ammetterlo, ma di cui tutti sono certi).

 Vale per Uribe quello che vale per Chávez. I limiti di mandato non si devono toccare, perché nel sistema presidenziale sono una garanzia contro lo strapotere del sovrano, soprattutto in paesi con istituzionalità debole. Dicesi democrazia. Per me dovrebbe passare una prassi semplice semplice: se si cambiano i limiti di mandato, valgono a partire dal presidente successivo. Le Costituzioni ad personam mortificano il paese.

 

                 27 agosto 2009

La violenza è (con l'accento) Caracas

Cari amici, come avete avuto modo di leggere sul Corsera ( link in fondo) Caracas è la seconda città più pericolosa al mondo, dopo Ciudad Juarez. Questo se consideriamo il numero di omicidi. Tutte le classifiche sono opinabili,anche questa lo è. Ma la sensazione per chi ha viaggiato un po' tra metropoli latinoamericane è la stessa. Quando Ettore Mo scrisse il famoso reportage di due pagine sul Corriere della Sera sulla violenza a Caracas, qualcuno scrisse che non era vero, che era tutta una menzogna dell'imperialismo contro Hugo. Dicesi fanatismo rivoluzionario.

 Quella sulla sicurezza personale è il più grande fallimento della rivoluzione venezuelana. Difficile negarlo. Ne abbiamo parlato spesso su questo blog, riguarda la provincia lontana come Caracas. Il governo bolivariano non ha assolutamente nessuna idea al riguardo, la città è in preda di bande che spesso sono composte da poliziotti, il cittadino, spesso povero, è in preda alla violenza metropolitana, senza alcuno strumento per opporsi.

http://www.corriere.it/cronache/09_agosto_27/citta_pericolose_d4a8a166-92da-11de-9adc-00144f02aabc.shtml

                26 agosto 2009

E ora diventiamo buoni

violenza sì, ma non nei videogame!

 

Il Parlamento del Venezuela ha approvato una legge che proibisce la vendita e l'uso dei "videogiochi e giocattoli bellici", che secondo il Psuv, il
partito socialista controllato dal presidente Hugo Chávez, "sono una conseguenza del capitalismo selvaggio".
La normativa "proibisce la fabbricazione, importazione, distribuzione, vendita e uso di video, giochi o giocattoli bellici con contenuto violento", ha precisato il vicepresidente del Parlamento, José Albornoz, sottolineando che questo tipo di giochi e giocattoli influiscono "sull'aggressività e la
violenza" dei bambini.
La legge prevede inoltre sanzioni e multe contro chi non rispetta il provvedimento, che punta d'altra parte a controllare "la vendita di armi giocattolo, che possono in realtà essere utilizzate dai delinquenti", visto la grande somiglianza che spesso hanno con gli armamenti veri.
Proprio per far capire meglio a tutti i colleghi quest'ultimo  punto, Albornoz si è presentato in Parlamento impugnando un'arma-giocattolo: "Come vedete, ha detto rivolgendosi ai parlamentari, è identico a un fucile M-16". Uno dei 13 articoli della normativa richiede infine ai media, sia privati
sia pubblici, di diffondere annunci per far capire all'opinione pubblica "quanto sia importante non usare questo tipo di
videogiochi e giocattoli". (ANSA)
 

               25 agosto 2009

Dayana Mendoza

...come ti faccio la velina

...in Italia

Cari amici, non è che notiziedacaracas sia un blog gossipparo. Di solito parliamo di cose serie, chavismo, cultura, viva vera, latinoamerica. Cerchiamo di fornire analisi o intuizioni.

Ma gli eventi ci trascinano verso il gossip. E così un attento lettore ci ha segnalato l'ultimo tra i rumors, che non ha ancora trovato conferma ufficiale.

 Dayana Mendoza, la miss Universo uscente, verrà a lavorare in Italia. Il 7 settembre dovrebbe affiancare Enrico Papi nel nuovo quiz-show "Il colore dei soldi", su Italia 1. Lei non ha confermato (probabilmente ancora da definire il compenso) però, subito dopo aver incoronato Stefania Fernandez come nuova Miss Universo, ha fatto sapere che starà in Italia un paio di mesi. A fare cosa? Mistero. Sarà allora vero che si ridurrà a fare le valletta?

Insomma poteva andare ovunque, in Francia, in Spagna, negli Stati Uniti, ovunque. Poteva fare cose interessanti, ma evidentemente in Italia le offrono soldi che non si possono rifiutare. Perché così è l'Italia del nuovo re.

Parteciperà alle feste di villa Certosa? Sarà la compagna di qualche calciatore? Di qualche imprenditore famoso? E perché no di un politico? O vittima del Corona di turno? Comunque dovrà ascoltare i consigli di due connazionali che hanno fatto successo, Aida Jespica e Ainett Stephens. O il mio, vai altrove, lascia stare la tv spazzatura.

P.S.: Quale sarà la sua posizione legale? Entrerà nelle quote degli immigrati previste dalla legge sull'immigrazione, in caso contrario saranno così solerti da ricacciarla a casa? Come cacciano i gommoni?

 

                   24 agosto 2009

MERAVIGLIOSO

STORICA DOPPIETTA

(un'altra volta venezuelana Miss Universo

...mai successo prima)

...e Berlusconi ora organizzerà una visita ufficiale a Caracas? In città si festeggia come se il Venezuela avesse vinto i mondiali. Sono i loro i mondiali. E noi festeggiamo con loro! Lei si chiama Stefania Fernàndez. Il concorso è assolutamente snobbato in Europa, nei Caraibi è molto sentito. Ma ogni popolo ha i suoi vizi, c'è chi ama vedere undici giocatori (maschi) inseguire un pallone, come gli italiani, chi le belle donne.

 

                  23 agosto 2009 

Alò presidente a cavallo

dalle fertili terre di Apure

                 22 agosto 2009

Tenaris...arriva la revolución!

Il governo venezuelano ha assunto il controllo esclusivo degli asset della Matesi, società controllata da Tenaris. Lo ha annunciato la stessa società italiana, in una nota, precisando che il governo ha agito attraverso la commissione di transizione costituita dal ministero dell'Industria di base e mineraria.

Tenaris, prosegue la nota, conserva tutti i diritti legati ai trattati di investimento con il Venezuela e dettati dalle leggi internazionali. Per tale motivo, la società si prepara ad avviare una trattativa con il governo venezuelano per trovare un accordo sulle condizioni di trasferimento della Matesi al governo rivoluzionario. In pratica un bel po' di soldini. Tanto lavoro per l'ambasciata!

 

                 21 agosto 2009

...aspettando Miss Universo

Questa cosa la volevo scrivere da tempo. Queste che vedete in fondo sono tre foto normali di tre amiche venezuelane, prese su facebook con il loro permesso. Sono prese a caso, ma praticamente è questo il tipo di ritratto che le ragazze venezuelane piazzano sui social network, belle o brutte (io ho scelto le belle).  E' lo stile, è un'estetica autoctona,  che provoca non pochi problemi ai maschietti, complice anche il caldo tropicale, i ritmi caraibici.

Non c'è cosa più divertente che vedere "perso" un italiano appena arrivato a Caracas, che spesso travisa i "segnali" femminili. Ma bisogna capirlo, viene dalla profonda provincia italiana (iraniana), mortificato nelle sue aspirazioni in una patria difficile in cui, quando ti va bene, conosci una donna ogni anno, e stai con la stessa donna tutta la vita (mica sto dicendo che c'è qualcosa di male, per carità). Ed invece provate ad entrare nei locali venezuelani (in cui non ci va solo l'elite, ma tutti) o ad andare in spiaggia, e capirete quel povero maschio italico cosa si trova a vivere. Innanzitutto più donne che uomini, non c'è la solita immagine discotecara all'italiana di tre ragazze che ballano, ed otto cerchi concentrici maschili ed intristiti attorno.

Vi meraviglierà, ma la donna urbana venezuelana è decisamente più autonoma dell'italiana. Spesso preferisce essere single perché non si accontenta di una relazione così e così solo per "apparire" in coppia.

A Caracas ci sono tre cose che sono assolutamente comuni: le donne ti piazzano gli occhi negli occhi, ti sorridono spesso, e se le inviti a ballare, ballano. E non perché vogliono andare a letto (a volte anche per questo). Anzi al di là dell'apparenze, rimango convinto che se dobbiamo parlare in termini di libertinaggio, le europee in viaggio e le nordamericane sono assolutamente insuperabili (non a caso il maschio venezuelano ti dice: beati voi che avete le europee che sono "zoccole").

Il maschio italico travisa queste foto, ma in realtà è normale in Venezuela ritrarsi così, come in Italia è normale non farlo (o non con la stessa sensualità).

Provate a cercare qualcosa dello stesso tenore su Facebook-Italia, tra le vostre compagne di scuola, o colleghe. Se sono sposate, sono in foto con i mariti  (una di queste amiche qui sotto si è appena sposata, e il marito su facebook non appare mai! Grande lezione), anche in costume riescono ad essere poco sensuali, e per il resto tutte foto tra amici con bei sorrisi e bei vestiti.

 La donna italiana, quando si ritrae, deve sempre apparire assolutamente casta, e sottilmente sensuale. Ma sottilmente. Ora ognuno preferirà lo stile che vuole. Però poi a Miss Universo nessuna italiana ha vinto (e so che per qualcuno è un bene). Il problema è un altro, e lo mettiamo in chiaro per schivare le accuse di colonialismo sessista: in realtà anche vista da New York l'Italia sembra Teheran  Un paese dove si diverte praticamente solo l'elite stile Berlusconi&Briatore, con starlette sciapite stile Carfagna&D'Addario, mentre la massa deve incanalarsi appena può nel percorso familiare. Il vitellone italiano sembra sempre di più un poveraccio, e la donna in una bolla di sapone.

 Mi sembra molto più democratico il sistema americano, in qui gli anni di follia sono concessi a tutti, donne e uomini. Belli e brutti. In perfetta parità! Dove anche una donna ti può incontrare in un bar, avvicinarsi, offrirti da bere.

Liberiamo l'Italia !!

 

                 20 agosto 2009

Il popolo di Uribe contro Hugo

Gli uribisti non lo sopportano, lo odiano, lo associano alle Farc, vorrebbero vederlo in galera. Hugo è il loro peggior nemico, come dimostrano queste foto colombiane.

                 19 agosto 2009

Influenza porcina

...e morti accertate

Sono diciassette le persone morte per la nuova influenza e 663 i casi accertati di contagio del virus H1N1 nel Venezuela: lo ha comunicato oggi il ministro della Sanità Carlos Rotondaro.
Il membro del governo  ha spiegato che nel Paese sono stati condotti oltre tremila test su soggetti sospetti, dei quali solo 663 sono risultati postitivi al
contagio. Sono ancora in corso indagini per accertare se ulteriori 12 decessi siano stati causati dall'influenza A o da altre patologie ad essa associate. Inoltre, 473 perosne contagiate dal morbo sono completamente guarite. (ANSA)

 

                   18 agosto 2009

Il nuovo documentario di Stone

...pura propaganda?

Oliver Stone torna a far parlare di sé con un documentario su Hugo Chávez che verrà presentato a Venezia."South of the border" è l'opera che dovrà consegnare ai posteri il presidente venezuelano Hugo Chávez come eroe della rivoluzione antimperialista. Il sovrano buono che fa la voce forte contro i potenti, ma è debole con i deboli. Un buon samaritano animato da ideali di giustizia e solidarietà, che l'impero aggressivo e guerriero non sopporta e vuole fare a pezzettini.

Suppergiù è questa la visione di Oliver Stone, che già a suo tempo si misurò con un altro mito delle americhe, il compagno Fidel.

Il pubblico apprezzerà? Chissà, io non mi fido delle agiografie. Il documentario ha come obiettivo fare contro-informazione, nella convinzione che fino ad oggi i mass-media ci hanno dato una visione distorta della rivoluzione. Almeno questo si deduce dall'intervista concessa a Repubblica ieri. Oliver- che è un gran provocatore- utilizza tutto l'armamentario argomentativo rivoluzionario, che di solito trova poca eco all'estero proprio in quanto propagandistico. Ma il dubbio è sempre lo stesso. Avrà avuto Oliver l'inquietudine di andare a vedere con i suoi occhi cos'è il Venezuela, al di fuori del tour governativo? Avrà chiesto alla gente come vive? Cosa significa alzarsi al mattino a Petare, se si sentono sicuri, se lo stipendio basta, se l'ospedale funziona davvero? Se della polizia ti puoi fidare?

Temo di no. Tempo fa il sindacalista italiano Raffaele Bonanni, segretario Cisl, visitò il Venezuela. Lanciò poi l'allarme: la democrazia è in pericolo, la dittatura avanza, il paese è allo sfascio. In molti gli fecero notare che era poco intelligente formarsi un'opinione rimanendo fermi a Chacao (quartiere tranquillo di Caracas), andando a cena solo con acerrimi antichavisti, frequentando gli emigranti italo- venezuelani (Forza Italia qui ha preso il 70% di voti) . Se avesse avuto un minimo di onestà intellettuale, Bonanni avrebbe dovuto ascoltare anche l'altra campana, i rivoluzionari, la gente del 23 de Enero. Lo stesso vale per Oliver Stone. Si sarà liberato dall'abbraccio rivoluzionario? Avrà avuto l'inquietudine di capire davvero il paese, o si è limitato a fare da cassa di risonanza alle ragioni dei rojos, rojitos? Se ha costruito semplicemente un mega-spot ad uso e consumo dei fanatici rivoluzionari (come temo), avrà sprecato un'occasione.

 

 

                                         17 agosto 2009

Nuovo nunzio apostolico in Venezuela

Benedetto XVI ha nominato Ettore Balestrero responsabile del ministero degli Esteri della Santa Sede. Prende il posto di Pietro Parolin, che diventerà il nuovo nunzio apostolico in Venezuela.

Parolin dovrà far i conti con la rivoluzione venezuelana, con la nuova legge educativa e la marginalizzazione dell'ora di religione, con la triste fama franchista della chiesa nel paese di Bolìvar, dove non ha mai preso piede la teologia della liberazione.

Sarà per lui un impegno di lotta ideologica, in un paese cattolico poco praticante e molto liberale. Ma soprattutto chavista!

                16 agosto 2009

Giovani rivoluzionari crescono

 

                  15 agosto 2009

E il golpe in Honduras?

Il Nytimes oggi ritorna con un editoriale sull'Honduras chiedendo un'azione più decisa del governo americano per ristabilire l'ordine costituzionale. Micheletti&company non sembrano voler cedere, anche perché in fondo loro sono gli "americani" e Obama dovrebbe capire che sono amici.

 Chávez e la sua sinistra sospetta che dietro il golpe ci siano gli Stati Uniti, che apparentemente si mostrano pro-Zelaya, ma che tacitamente appoggiano i golpisti. Obama, che ha altro a cui pensare, risponde per le rime. Questa sinistra che gli chiede di intervenire ora, è la stessa che dice che ogni intervento americano è imperialista, e vorrebbe bloccarne qualsiasi azione.

                 14 agosto 2009

Sui campi da golf

...e le ragioni di Hugo

Ovviamente il golf non è uno sport del popolo, come il baseball o il calcio. Più che borghese, è di classe alta, soprattutto per i costi. Anche nell'immaginario collettivo è collegato all'immagine di ricchi cinquantenni con i capelli bianchi, anche se grazie al successo in tv si è democratizzato, ha assunto connotati popolari.

Detto questo voglio aggiungere che se c'è un campo da golf che andrebbe espropriato, a mio parere, è quello del Country Club a Caracas. Si trova proprio nel bel mezzo della città, occupa una superficie doppia rispetto al Parque del Este (che è già grande), ma se lo godono poche famiglie, quelle fortunate che possono pagare l'alta quota sociale.

I campi da golf devono essere costruiti fuori città, come succede dappertutto. Se il Central Park di New York fosse un campo da golf sarebbe tollerato?  Quel terreno del Country Club andrebbe recuperato e aperto al pubblico. Lo propose Barreto, ma Chávez lo stoppò

. Notiziedacaracas, se dovesse essere espriopriato, sarà a favore!

                 13 agosto 2009

Derubati i giocatori italiani di pallanuoto... sull'isola di Margarita

 Sole, mare, sabbia! Macchè... brutta avventura in Venezuela per alcuni dei giocatori della Nazionale italiana di pallanuoto: undici degli azzurri - a quanto riferisce il sito online del quotidiano El Sol de Margarita - sono stati derubati nell'albergo dove alloggiavano.
La Nazionale - scrive il giornale locale - era giunta qualche giorno fa nell'isola, dove lo scorso fine settimana si è svolto un torneo internazionale di pallanuoto.
"A quanto pare - ha precisato il sito - cinque malviventi sono entrati nelle stanze dei giocatori, bloccando con un materasso il sistema d'allarme, e portando via soldi (sia euro sia moneta locale), oltre a laptop, telefoni cellulari e orologi".
La Nazionale ha quindi deciso di rientrare anticipatamente a
Roma, ha precisato l'organizzatore del torneo, Alberto Matos,
evocando "i problemi di sicurezza nell'isola Margarita, che
spesso finiscono per spaventare i turisti".

Quella per la sicurezza del cittadino è una battaglia che la rivoluzione non riesce proprio a vincere. Forse su questo tema sarebbero graditi i consigli di Fidel, visto che Cuba non è pericolosa come il Venezuela.

Caracas allagata

E' accaduto ieri. Succede spesso, quando piove. Le strade si allagano, l'acqua può superare il mezzo metro, molte auto rimangono bloccate. Per questo vale la pena avere una jeep, per sfidare la giungla cittadina.

 

 

                  12 agosto 2009

Aereo inabissato

riprendono le ricerche

Il Governo ha stanziato due milioni di euro per svolgere nuove ricerche al largo dell'arcipelago di Los Roques in Venezuela, dove il 4 gennaio del 2008 si inabissò un bimotore della compagnia Transaven con 14 persone a bordo, di cui 8 italiani. Tra loro un’intera famiglia di Ponzano: Paolo Durante, Bruna Guernieri e le loro due bambine, Emma Viola e Sofia.

«Oggi sono stato informato dalla Presidenza del Consiglio che il Governo ha finalmente approvato uno stanziamento di due milioni di euro per offrire al Venezuela collaborazione, attraverso strumentazione idonea e uomini, per cominciare una nuova fase di ricerche in una zona di possibile caduta dell'aereo, ancora non esplorata. Si tratta della zona individuata dai tecnici italiani Pica e Vitaloni nel corso della loro missione in Venezuela. Il piano di ricerca si svolgerà nei termini e nelle modalità che saranno concordate con il Governo del paese sudamericano». Lo ha detto all'Adnkronos l'avvocato Riccardo Tropiano, legale delle famiglie dei passeggeri dell'aereo.

Tropiano ha spiegato che «è stata anche allertata la Protezione Civile che dovrebbe partecipare alla fase di recupero dell'aereo, se fosse individuato». «Quanto ai mezzi, per le ricerche - ha aggiunto - dovrebbero essere utilizzati aerei e una nave oceanografica. Ora attendiamo solo una risposta dal capo dell'Inac venezuelano, poi potranno partire le ricerche che dovrebbero concludersi entro ottobre», ha sottolineato.

                  11 agosto 2009

"Produrremo sempre

 più petrolio"

Il Venezuela punta a finire le aste per i campi petroliferi Carabobo nella regione dell'Orinoco entro la fine dell'anno. Lo ha annunciato il ministro dell'Energia Rafael Ramirez. Caracas il mese scorso aveva posticipato l'asta a tempo indeterminato, mentre i prezzi del greggio in calo avevano abbattuto alcuni dei costi legati allo sviluppo dei campi petroliferi. La scorsa settimana il presidente Hugo Chavez ha detto che il Venezuela non aveva fretta di completare l'asta, ma in una intervista pubblicata da El Nacional, Ramirez ha spiegato invece che il processo sta avanzando.

"Il nostro obbiettivo è che (tutto) avvenga entro quest'anno. Le società hanno continuato a formare alleanze".

I gruppi interessati all'operazione, tra cui è presente anche Eni, sono BP, Chevron, la società detenuta dallo stato cinese CNPC, la colombiana Ecopetrol ECO.CN e la portoghese Galp Energia.

Il progetto Carabobo prevede tre fasi per trasformare il petrolio estratto nella cintura dell'Orinoco in greggio destinato alle esportazioni per circa 200.000 barili al giorno, con un investimento iniziale tra 10 e 20 miliardi di dollari per ogni area.

                                  10 agosto 2009

E noi tifiamo per lei!

Riuscirà a bissare il successo di Dayana Mendoza? Stefanìa Fernandez concorre al titolo di Miss Universo con l'obiettivo di raggiungere un risultato storico: mai fino ad ora un paese ha vinto la corona per due anni di seguito . Impresa titanica, anche perché sui blog venezuelani non circolano giudizi entusiastici.

 

                    9 agosto 2009

 Di seguito pubblichiamo un servizio di Globovisión sulla principale clinica materna pubblica di Caracas: reportage critico, ma assolutamente veritiero. La domanda è: questo tipo di giornalismo deve continuare ad esistere o no?

 

 

                  8 agosto 2009

Dibattito in Italia

sulle radio venezuelane

...e noi aderiamo all'appello del Fnsi

Contro Chávez si sono alzate le voci in Italia dell'associazione Articolo 21, con un comunicato a firma di Giuseppe Giulietti, e del Fnsi (sindacato unitario dei giornalisti) .

Questo il comunicato di Giulietti su www.articolo21.info:

- L’associazione Articolo21 ritiene che sia urgente una iniziativa di tutte le associazioni internazionali che si occupano della libertà dei media, nei confronti del presidente venezuelano  Hugo Chávez  che ha disposto la chiusura  di 34 emittenti radiofoniche.
Tra le altre motivazioni colpiscono quelle relative alla diffusione di notizie false e manipolate e all’attentato nei confronti della sicurezza nazionale. Simili  concetti  non possono essere tollerati in nessun paese e sotto alcun regime perché sono la premessa ad interventi autoritari, discrezionali, tesi a colpire i propri oppositori. Per queste ragioni chiederemo alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana  e alla Federazione Internazionale dei Giornalisti di inviare una missione in Venezuela e di chiedere al governo venezuelano di ritirare queste disposizioni. La stessa richiesta sarà inoltrata dal Comitato dei Giuristi di Articolo21 all’ambasciata venezuelana in Italia.

A difendere invece l'azione del governo rivoluzionario ci pensa Gennaro Carotenuto sul proprio blog (www.gennarocarotenuto.it) con una lunga e appassionata risposta a Giulietti, in cui argomenta:

"In Venezuela, come nel resto dell’America latina, media commerciali ademocratici se non apertamente antidemocratici, dei quali sono proprietari uno o pochi soggetti economicamente dominanti e con rilevanti alleanze internazionali, mediatiche, politiche ed economiche, bombardano quotidianamente i governi integrazionisti facendosi beffe di ogni deontologia ed etica professionale (...) In Venezuela in questi anni, rispetto al monocolore informativo mainstream, le voci si sono moltiplicate, intersecate, rinnovate, democratizzate. Chi fino a ieri controllava tutto oggi strepita perché controlla meno del tutto ed ha finalmente dei doveri oltre che dei diritti. Bisogna seguire l’esempio di Caracas, altro che censura!"

E noi di notiziedacaracas cosa pensiamo?

Pensiamo che il tentativo nobile di democratizzare lo spettro radiotelevisivo si trasformi nei fatti nella nascita di mass media affiliati al governo, sommessi  alla propaganda governativa, costretti nella logica della "auto-critica rivoluzionaria".

In Venezuela quando una critica dà fastidio, subito si tende a squalificare i critici: "fanno gli interessi dell'oligarchia, dell'impero, della Cia ecc.". Lungo questa strada è logico che si arrivi  chiudere le voci anti-governative, o a minacciarle in quanto anti-nazionali.

Si dice spesso che Globovisiòn e molte radio fanno terrorismo psicologico spaventando la popolazione con notizie tendenziose, per colpire il governo.

 E' vero, ma così è il giornalismo in democrazia da sempre  (i professori di giornalismo lo sanno bene).

 Un esempio sono proprio i giornali comunisti. Sfogliateli: negli ultimi cento anni si è sempre annunciata la crisi del capitalismo, con morte, miseria e distruzione, si sono ventilati scenari catastrofici, si è offeso continuamente legittimi governi con termini diffamatori (fascista il preferito), si sono lanciati sospetti, accuse mai provate. Ed è stato un bene che si sia potuto fare.

  Hanno continuato a farlo proprio perché in democrazia. Tutto il pensiero comunista si è potuto diffondere, e crescere, grazie a pubblicazioni fatte nei regimi democratici, almeno l'80%.

In Venezuela c'è una sproporzione dei mass media televisivi in favore di Chàvez; sui quotidiani, riviste e radio l'opposizione vanta ancora un leggero vantaggio, nonostante radio e giornali comunitari abbiano fatto strada.

Al governo rivoluzionario i giornali per ora interessano poco, perché non arrivano nei settori popolari e non fanno consenso. Le radio sono importanti.

 Aderiamo all'appello del FNSI e di articolo21 di Giulietti, e riteniamo sia giusto fare sentire la propria voce presso l'ambasciata venezuelana in Italia.

                            6 agosto 2009

Facciamo gli auguri a Tanoka per il suo nuovo blog scritto a 8 mani: www.largentina.org. E diamo il benvenuto al blog di Attilio Folliero http://patriagrandeblog.blogspot.com/

 

                  6 agosto 2009

L'università Andres Bello:

la democrazia è definitivamente finita!

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del dipartimento di giornalismo dell'università cattolica Andrès Bello, tra le più prestigiose in Venezuela, con sede a Caracas.

Toccare le radio ha scatenato la reazione dell'opinione pubblica, cioè di università, giornali, ed organizzazioni civili e sociali. Molto timide le voci favorevoli.

A te lettore il compito di giudicare.

ll Consiglio del Dipartimento di Scienze delle Comunicazioni Sociali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università Cattolica “Andrés Bello” (Università di Caracas affidata alla Compagnia di Gesù), in riunione straordinaria e d’emergenza ha deciso di reclamare pubblicamente l'attacco inferto dagli enti ufficiali del Venezuela contro la libertà di espressione, nuocendo con quest’atteggiamento in maniera diretta una gran parte della popolazione del paese.

 
La chiusura di 34 emittenti radio avvenuta durante la nottata dello scorso venerdì 31 luglio, come una prima fascia di un totale di 240, cosi com’è stato annunciato dal Ministro del Potere Popolare per le Infrastrutture e l’Edilizia anche direttore di CONATEL (ente regolatore delle Telecomunicazioni), ha di fatto ridotto le opportunità del cittadino di ricevere informazioni, di trasmettere i suoi reclami e preoccupazioni e di esprimere il suo parere in forma libera e critica sulla gestione pubblica delle autorità, attraverso il canale di sua preferenza.
Denunciamo con fermezza il nostro ripudio nei confronti dei procedimenti amministrativi contro le radiotrasmittenti silenziate, eseguiti senza rispettare il diritto alla difesa e altre garanzie procedurali che proteggono i titolari delle concessioni di queste radio.
La chiusura senz’avviso delle numerose radiotrasmittenti, dopo un lungo funzionamento protratto nel tempo, con il nulla osta e il riconoscimento dell'autorità, fa presumere che si voglia esercitare una censura indiretta contro quelle radio che emettano opinioni contro il Governo. La giustificazione fornita e cioè quella di voler applicare una procedura amministrativa del tutto legale, lascia intravedere chiaramente invece un abuso di potere per limitare la libertà di espressione e dell’informazione, il pluralismo e il flusso libero delle informazioni e delle idee nella nostra società.


I fatti rivelano una strategia governativa composta di atti amministrativi e legislativi e di misure fiscali che permettono lo spunto per criminalizzare e limitare la libertà di espressione, in modo tale da zittire le critiche contro il Governo. Questo quadro giuridico lascia indifesa anche la popolazione venezuelana nei confronti di chi gestisce le politiche e i servizi pubblici e apre la possibilità all'abuso di potere, alla corruzione e all'inefficienza, riducendo il potere reale del popolo nella relativa funzione di controllore dell'amministrazione governativa.


L'esperienza recente riguardo alla nuova assegnazione di concessioni televisive ha dimostrato la clamorosa sconfitta della politica di democratizzazione delle onde voluta dal Governo, la quale è servita a sostituire efficaci canali di comunicazione per altri che lasciano molto a che desiderare sia per qualità tecnica sia per la sostituzione di contenuti nazionali per altri di scarsissima qualità importati dall’estero, palinsesti che sono stati rifiutati e “premiati” dai venezuelani con una bassissima sintonizzazione.


Sorprende la proposta presentata della Procuratrice Generale della Repubblica nell'Assemblea Nazionale (Parlamento unicamerale venezuelano) di un progetto di legge contro i “delitti mediatici”, la quale, se varata, condannerebbe l'esercizio del giornalismo, poiché penalizza con galera tanto per azione come per omissione. Cioè, implicherebbe un´autocensura non solo per i proprietari dei mezzi e dei giornalisti, ma anche per il cittadino come generatore di notizie, che non potrebbe più parlare dei problemi che lo affliggono. Preoccupa altrettanto la criminalizzazione costante contro la libertà d’espressione squalificando i mass media, i giornalisti, i lavoratori e le Università che formano i professionisti che lavorano nel settore.


Il Progetto di Legge Speciale contro i “crimini mediatici” non è che un tentativo politico di creare una cornice legale alla censura esercitata sui mezzi di comunicazione del Venezuela, trasformando in un delitto il pensiero e la sua relativa espressione. In questa prima bozza si stabiliscono come crimini, con regole generiche e ambigue, comportamenti professionistici abituali in maniera tale da permettere un'interpretazione che favorisca la galera per i giornalisti. Come professori universitari noi rifiutiamo il tutto, persino il termine “crimine mediatico” per il quale non esiste alcun fondamento teorico. In conformità a una lunga lista di ambiguità, che lasciano alla completa discrezione del funzionario di turno, cosa sia o no un'infrazione alla legge, questo progetto che non solo permette di condannare ciò che si dice, ma anche e paradossalmente ciò che non si dice, se é varato diventerebbe uno strumento perfetto per fare tacere il dissenso, limitare i mezzi liberi e critici e trasformarli in portavoce del governo.


In questo senso si sta allestendo un’artiglieria legale con i progetti di riforma delle leggi del giornalismo, della pubblica istruzione, delle telecomunicazioni, dell'informatica, delle poste, dello spionaggio, le quali sembrano tutte orientate ad imporre un'egemonia governativa sulle comunicazioni, anziché una desiderata democratizzazione dei mass media, e cioè all'instaurazione di una dittatura mediatica a disposizione dal potere esecutivo.


Evidentemente, esiste l'intenzione di distrarre l'attenzione della cittadinanza circa i problemi gravi che interessano il paese, relativi all'insicurezza, alla situazione dei conflitti sindacali, al caro-vita, alla disoccupazione, ai livelli di corruzione degli enti pubblici, alla carestia agroalimentare, alla corsa agli armamenti guerrafondaia e all'interventismo internazionale, fra l'altro. Ulteriormente, tanto la bozza iniziale del progetto di legge di cui si è fatto riferimento cosi come degli altri anche vincolati alla libertà di espressione e informazione, sono gremiti di concetti legali vaghi e non previsti entro i limiti contemplati dalla Costituzione della Repubblica di Bolivariana del Venezuela.
Ciò che è in gioco è la libertà di espressione e informazione come diritti stabiliti negli articoli 57 e 58 della Costituzione venezuelana, inoltre é in pericolo la libertà di scegliere il tipo d’informazione ed il momento adattato per riceverle. La libertà di espressione e informazione è un diritto a doppio senso che richiede tanto la responsabilità del Governo come quella della popolazione. La legge elettorale che non riconosce l'esistenza delle minoranze e le leggi cui prima si è fatto riferimento con le quali la voce delle minoranze non avranno nemmeno lo spazio nei mass media, scardineranno i principi fondamentali del sistema democratico dichiarato nella Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela.
Con azioni come quelle cui stiamo osservando il capitolo democratico del Venezuela, è definitivo chiuso.
Caracas, 3 agosto 2009.

Tiziana Polesel
Directora
Escuela de Comunicación Social
Universidad Católica Andrés Bello
 

                 5 agosto 2009

Lina Ron

...il tuo presidente ti ha abbandonato

Lina Ron, la pasionaria chavista, più realista del re, l'ha combinata grossa. Tutti hanno visto le bandiere dell'UPV (il suo movimento) assaltare Globovisiòn. C'era anche lei a anciare lacrimogeni,  e minacciare la tv  perennemente in pericolo di chiusura. Tempo fa prese d'assalto anche la Conferenza Episcopale. Avrà visto troppi film di azione, ma adesso deve darsi una calmata. Anche il suo amato presidente si è stancato, e le ha detto chiaro e tondo: "Questi atti vanno contro la rivoluzione, sono controrivoluzionari, ci danneggiano, e poi danno la colpa a me". Capito la lezione, Lina? Perso l'appoggio del leader, verrà processata per quest'atto vandalico come i comuni mortali, e per il momento è stata privata della libertà. Ovviamente con Chávez è stata solo una rottura momentanea ma necessaria: in un momento così difficile l'assalto a Globovisión (ripreso dalle telecamere) fa il gioco dell'opposizione, che vuole dimostrare la natura illiberale e violenta del governo e dei suoi affiliati.

Per il video dell'assalto

 http://www.youtube.com/watch?v=Ob7bZyy11bI&feature=related

Guardate invece sotto l'atto di accusa di Hugo.

 

             4 agosto 2009

5 cose che ho capito

sulle Farc e sul chavismo

Oggi in prima pagina il New York Time attacca Hugo e le sue relazioni proibite con le Farc, soprattutto i famosi lanciarazzi svedesi di proprietà venezuelana, trovati nelle mani della guerriglia colombiana.  Il governo venezuelano sostiene  che è una messa in scena per attaccare in futuro anche il Venezuela. Per i bolivariani la scusa che Chávez aiuta i terroristi sono un po’ come le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein , che non sono mai state trovate. Vi dico quel che penso.

1)      1) Il chavismo è affine al comunismo delle Farc. Ha gli stessi riferimenti rivoluzionari,  stessa interpretazione della storia (Imperialismo versus popolo), e della politica (liberalismo oligarchico versus democrazia comunitaria)  stesso elettorato di riferimento (soprattutto contadini e poveri delle metropoli). Sia Farc che chavismo puntano molto sull’idea di giustizia sociale e di democrazia partecipativa, che poi sono cavalli di battaglia anche cubani, e di tutto il pensiero della sinistra fidelista. Non a caso nel 23 de enero di Caracas celebrano Marulanda con una statua, alla morte del leader guerrigliero in Venezuela gli sono stati concessi tutti onori.

2)      2) Chàvez è sincero quando dice che non approva i metodi delle Farc, soprattutto riguardo i civili, il loro sequestro o anche l’uccisione. Chávez è un militare e considera lo scontro come roba tra uniformati, non contro il popolo. Nei contatti che ha con il vicino, è probabile che per quel che può cerchi 1) di fare in modo che le Farc lascino stare i civili, e spostino lo scontro esclusivamente sul piano militare 2) in compenso si adopera affinché la comunità internazionale riconosca le Farc come parte di un conflitto armato e non terroristi, che era un po' il patto per la liberazione della Betancourt.

3)      3) Riguardo al narcotraffico e le Farc, credo che il governo  venezuelano non fornisca appoggio, ma neanche ostacoli più di tanto.

4)      4) Il Venezuela fornisce armi alle Farc? Non sarebbe strano: nel quadro della lotta popolo contro imperialismo se il governo Usa appoggia il piano militare di Uribe (che non è uno stinco di santo), sempre sul piano militare Hugo si sente in dovere di aiutare la sua parte.  E’ puro stile guerra fredda, nulla di nuovo. Ovviamente Hugo non è uno sprovveduto, e sa che deve negare sempre per non incorrere in sanzioni, così come Israele deve negare di avere armi atomiche, anche se tutti sanno che ce l’ha.

5)      5) Le basi americane in Colombia hanno dimostrato che le Farc possono diventare davvero utili per la rivoluzione venezuelana: a questo punto possono trasformarsi in una forza alleata di resistenza che faccia da cuscinetto in Colombia, e tenga buoni gli Stati Uniti.

                 3 agosto 2009

Chávez contro tutti

...radio e giovani insorgono

Proteste in Venezuela per la decisione di Conatel, comandato da Diosdado Cabello, di non rinnovare le licenze a 34 delle 240 emittenti venezuelane, per ragioni tecnico amministrative.

La questione radio si è subito trasformata in una battaglia contro la censura chavista. Per quanto i bolivariani insistano nel sostenere che si "democratizzerà" un sistema ancora  troppo concentrato in mano di pochi, l'opposizione sostiene che  le concessioni verranno date a radio amiche per fare da cassa di risonanza alla propaganda governativa. Un altro caso Rctv, anche se in scala minore.

E' stata inoltre presentata dal procuratore generale, Luisa Ortega Diaz, la nuova normativa su giornali, radio e tv, che nei prossimi giorni sarà discussa in Parlamento. La legge, se approvata, come sembra probabile, colpirà i mezzi d'informazione che diffonderanno notizie considerate "false o manipolate".

Diaz, nel presentare le norme, ha affermato che "i venezuelani sono indifesi davanti 'all'uso abusivo' delle informazioni fatto da alcuni media", e che il suo compito è "garantire l'armonia tra la libertà d'espressione e l'informazione e la sicurezza interna dei venezuelani".Chi pubblica informazioni "nocive" potrebbe rischiare il carcere. La bozza prevede che chiunque - editore di giornali, reporter o artista - può essere condannato da sei mesi a quattro anni di carcere per la divulgazioni di informazioni che ledano "la pace, la sicurezza e l'indipendenza della nazione e delle Istituzioni dello Stato ".  Ancora una volta l'opposizione, appoggiata dall'opinione pubblica internazionale, sostiene che si tratta un giro di vite pericoloso, proprio mentre in tutto il mondo si tende a depenalizzare i delitti mediatici.

               2 agosto 2009

Farc e Venezuela

...il Wasghinton Post in allarme

La Casa Bianca dovrebbe cercare di capire fino a che punto il governo venezuelano sta appoggiando le Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia). Lo scrive il Washington post in un editoriale pubblicato venerdì. La testata statunitense ricostruisce le tappe dell’ultimo botta e risposta tra la Colombia e il Venezuela sulle presunte trame che legami Caracas alla guerriglia terroristica finendo per esortare il Dipartimento di Stato a “interessarsi” con più attenzione ai movimenti del leader bolivariano. Nelle operazioni di lotta alla guerriglia, Bogotà ha rinvenuto alcune armi pesanti di fabbricazione svedese, vendute al governo venezuelano. Una circostanza di cui il governo colombiano prima (in via riservata anche se Caracas smentisce) e quello svedese poi hanno chiesto ragione al Venezuela. Il governo di Hugo Chavez ha respinto le accuse al mittente e, come in precedenti casi in cui documenti video o di testo puntavano a stabilire un nesso tra le Farc e le autorità venezuelane, ha parlato di manipolazione delle prove e di attacchi gratuiti degli imperialisti.

Il tutto poco prima di arrivare alla rottura dei rapporti diplomatici con la Colombia, la quinta da quando Chávez è al potere. L’editoriale del Washington Post cita un rapporto elaborato la scorsa settimana della Government accountability office nel quale si rileva che Caracas ha creato un “ambiente favorevole” alle Farc permettendo loro di incrementare di molto il traffico di cocaina alla frontiera. “Consentendo ai gruppi armati illegali di eludere la cattura e fornendo loro materiale di supporto, il Venezuela ha stabilito un collegamento vitale con i gruppi armati illegali colombiani”, la cui esistenza “pone in pericolo la sicurezza che la Colombia” cerca di garantirsi anche grazie all’assistenza degli Stati Uniti. Pur se in maniera non costante Washington finanzia infatti da tempo l’azione antiterroristica portata avanti da Bogotà.

Dopo aver ricordato che la precedente amministrazione di George Bush aveva imposto sanzioni ad alcuni graduati dell’esercito venezuelano per sospetti di connivenza con il traffico di stupefacenti il Wp si chiede se non sia il caso che la Casa Bianca, in presenza di una ipotesi di reato più grave come quella terroristica, non debba intervenire. “Al momento, il Dipartimento di Stato è impegnato nell’applicazione di sanzioni ai membri del governo di fatto dell’Honduras che ha colpevolmente deposto un emulo e cliente del signor Chàvez. Forse - conclude l’editoriale - dovrebbe presto spostare la sua attenzione verso coloro i quali sono stati sorpresi nel tentativo di ribaltare un governo democratico fornendo ai terroristi armi avanzate”. (IL VELINO)

 

           

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