Articolo sul Corriere del Ticino: Brasile, miracolo
economico
Piero Armenti,
giornalista professionista, laureato in giurisprudenza con
indirizzo internazionale, dottorando in "cultura dei paesi di
lingua iberica ed iberoamericana" presso l'università
"l'Orientale"di Napoli,
Eccoci qua. Alla fine il libro su
Notiziedacaracas e Verosudamerica (più un saggio inedito
finale) è disponibile. E’ il primo fatto con il
materiale dei blog latinoamericani. Perché l’abbiamo
fatto? E chi lo sa. Ricordo un fitto scambio di e-mail,
un tempo lontano, e l’idea che ha preso pian piano
corpo. Forse ci ha spinto lo spirito d’avventura, lo
stesso che qualche anno fa ci ha cacciati via dalla
tranquilla vita domestica italiana, da un sud
perennemente depresso. Comunque, tornando ai blog,
diciamo che ad un certo punto abbiamo deciso di mettere
su carta la naturale “liquidità” del blog, per evitare
l’oblio. E’ un tentativo, forse pioneristico, né abbiamo
grandi ambizioni. Abbiamo voluto farlo, sapendo che ci
saremmo esposti alle critiche di chi considera un blog
un prodotto troppo approssimativo per esser reso libro.
A noi andava di provarci,e in fondo ci sembra un
prodotto unico nel panorama editoriale. A voi il
giudizio. Per comprarlo andate su
www.arcoirismultimedia.it/saggistica.html . E'
presente in parecchie librerie on-line, e potete
ordinarlo anche sottocasa, dal libraio di fiducia.
Dimenticavo il titolo: “L’Altra America, Tra Messico
e Venezuela storie dell’estremo Occidente”.
Dimenticavo il prezzo, 12 euro
13/1/2010
Cari amici, come avrete notato il sito per
il momento ha sospeso le pubblicazioni. Stiamo pensando
ad una formula diversa, più moderna, collaborativa, per
gettare luce su un continente a cui siamo profondamente
legati. Portare avanti un blog non è mai facile, lo
abbiamo fatto con entusiasmo per cinque anni. Ora ci
prendiamo una pausa in corrispondenza della
pubblicazione del libro, che consideriamo un'importante
riflessione sulla realtà venezuelana. Intanto segnaliamo
la nascita del blog di Maurizio Stefanini
http://temi.repubblica.it/limes/category/rubriche/altreameriche
Antonio Nazzaro è un italiano che vive in Venezuela, si
è autodenunciato alle autorità italiane perché durante
la sua esperienza lavorativa presso la Bolìvar y Garibaldi, scuola italiana in Venezuela, è stato
complice di una serie di irregolarità che in questa
intervista-audio ci racconta. Parla anche di aver
lavorato in nero presso l'Istituto Italiano di Cultura.
E' nostra speranza che l'Ambasciata possa verificare la
veridicità del suo racconto, e se è il caso prendere gli
opportuni provvedimenti. Buon ascolto. Chi voglia
maggiori informazioni può scrivere direttamente ad
antonionazzaro@hotmail.com, e siamo a disposizione
di chiunque voglia ribattere.
9 dicembre 2009
4 dicembre 2009
Walter Carapacci in Italia
E'
stato annunciato in Venezuela l'estradizione,
sollecitato dal ministero della giustizia italiano, del
narco-trafficante italiano
Walter Carapacci, 54 anni. L’ Italiano, detenuto dal
10 novembre scorso nel carcere di Maracay, con ordine di
cattura internazionale dell’ Interpol per
traffico di eroina in Europa, è
indagato per appartenenza alla mafia siciliana e sarebbe
in Venezuela da ben 11 anni.
Il presidente Hugo C. ha difeso il connazionale Carlos,
conosciuto anche come "lo sciacallo", mente di una serie
di attentati e sequestri nell'Europa degli Anni Settanta
e Ottanta, definendolo "un vero rivoluzionario" che
sostenne la causa dei palestinesi. Carlos, vero nome
Ilich Ramirez Sanchez, si trova in carcere in Francia,
dopo l'arresto in Sudan nel 1994, dove sta scontando un
ergastolo per l'uccisione nel 1975 di due agenti segreti
francesi e di un presunto informatore. Il presidente
venezuelano ha elogiato Carlos ieri notte con queste
parole: "Lo difendo. Non mi importa cosa possano dire
domani in Europa". "Lo hanno accusato di essere un
terrorista, ma Carlos fu un vero combattente
rivoluzionario", ha aggiunto Chvez, nel corso di un suo
intervento televisivo rivolto agli esponenti socialisti
provenienti da diversi paesi, che hanno accolto la
riabilitazione con un applauso.
17 novembre 2009
Segnaliamo questa intervista ad Alan Woods...il marxista
ortodosso:
Accordandosi con Bogotà per l'uso di 7 basi militari in
territorio colombiano, gli Usa intendono"comportarsi in
Sudamerica come l'agente di sua maestà britannica 007,
con licenza d'uccidere". Lo dice il presidente
venezuelano Hugo Chávez,
attaccando ancora una volta la politica
statunitense in America Latina.
Dopo aver paventato la possibilità di una
"guerra"imminente con la Colombia per la minaccia
rappresantata dall'installazione in questo paese di 7
basi militari statunitensi, Chávez abbassa neppure i
toni dello scontro
verbale con il governo colombiano. A suo avviso, gli Usa
si
comporteranno come James Bond con "licenza d'uccidere" e
"noi
- i paesi latinoamericani - li avremo proprio lì vicino,
in
Colombia".
Sulla questione - che preoccupa la maggior parte dei
governi
del Sudamerica - è stato anche convocato un vertice
dell'Alternativa Bolivariana per i popoli della nostra
America
(ALBA), che si terrà a L'Avana il 14 e 15 dicembre, ma
al quale
non parteciperà la Colombia poiché non fa parte del
blocco di
governi cosiddetti di sinistra.
10 novembre 2009
Quella terribile frontiera
colombovenezuelana
Più che 'venti di guerra', scontro diplomatico tra
Venezuela e Colombia. In risposta all'ennesimoexploit
verbale del presidente Hugo Chavez che, ieri, ha chiesto
alle Forze Armate di "prepararsì per un eventuale
attacco
colombiano, il governo di Bogotà ha assicurato in un
comunicato
che "non ha fatto né farà" alcun gesto del genere, ma
che si
propone di ricorrere, per tali "minacce di guerra", al
Consiglio di sicurezza dell'Onu e all'Organizzazione
degli Stati
americani (Osa).
Su tale contenzioso è intervenuto oggi anche il
boliviano
Evo Morales che, dopo aver espresso appoggio al collega
di
Caracas, ha anticipato che chiederà una riunione di
emergenza
dei Paesi dell'Alba (Alleanza Bolivariana per le
Americhe), di
cui fanno parte anche Ecuador, Cuba e Nicaragua.
In proposito, l'ex presidente colombiano Ernesto Samper,
dopo
essersi detto convinto che è da scartare che tra
Colombia e
Venezuela "si arrivi ad una guerra convenzionale", ha
avvertito che tutto ciò sfocerà solo "in una escalation
del
conflitto a livello diplomatico, senza che vi siano
reali passi
avanti per una sua soluzione".
Come già ieri Chavez, Morales ha toccato lo spinoso tema
del
recente accordo tra Bogotà e Washington affinché truppe
Usa
abbiano accesso a sette basi militari colombiane.
"Colombia è
una base militare degli Stati Uniti", ha appunto
assicurato il
presidente boliviano, secondo il quale "qualsiasi capo
di Stato
ha l'obbligo di difendere la sovranità del suo
territorio".
In pratica tutto fa supporre che Chavez e Morales
vogliano
riaprire il dibattito regionale sulla presenza Usa in
Colombia,
un realtà più o meno accettata da altri governi della
zona,
soprattutto da quello brasiliano. (ANSA)
7
novembre 2009
Influenza e Yanomami
Cinque indigeni dell'etnia yanomami sono morti a causa
del virus A/H1N1 nello stato venezuelano dell'Amazonas,
alla frontiera con il Brasile: lo hanno reso noto le
autorità sanitarie di Caracas.
Nell'area dove vivono gli yanomami, una delle tribù più
isolate dell'Amazzonia, è già stato predisposto
"l'isolamento epidemiologico", ha precisato il ministro
della Sanità, Carlos Rotondaro. "Nella zona ci sono
stati cinque decessi", ha sottolineato il ministro,
rilevando che le autorità "stanno monitorando le persone
che potrebbero risultare contagiate",
senza precisare però se in effetti ci siano stati dei
contagi.
Rotondaro ha aggiunto che Caracas ha già informato le
autorità sanitarie del Brasile, al fine di attivare le
corrispondenti misure di prevenzione nella parte
brasiliana dell'area dove ci sono stati i morti.
Della morte degli indios yanomami aveva riferito lo
scorso venerdì Survival International, organizzazione
basata a Londra che difende i diritti dei popoli
indigeni. Le persone morte in Venezuela a causa del
virus A/H1N1 sono
95, su un totale di 1.973 casi confermati.
2 novembre 2009
Verso
l'indipendenza
Un cavo ottico
per la trasmissione dei dati collegherà dal 2011 Cuba e
Venezuela, e in seguito anche la Giamaica, "senza
collegamenti con gli Stati Uniti".
"Sarà un passo avanti verso l'indipendenza tecnologica
dell'America Latina dagli americani", ha dichiarato oggi
all'agenzia cubana Prensa Libre Waldo Reboredo,
vicepresidente dell'azienda cubano-venezuelana
Telecomunicaciones Gran Caribe, con sede all'Avana.
"Attualmente - ha spiegato Reboredo -, tutti i
collegamenti dell'America Latina verso l'Europa e altri
Paesi del mondo passano necessariamente dagli Usa".Il
cavo sarà operativo dal primo trimestre del 2011 e
richiederà un investimento di 70 milioni di dollari,
finanziato
da banche venezuelane, moltiplicando "da due a tremila
volte la
velocità di trasmissione dati, immagini e voce", ha
specificato Reboredo.
Il cavo, che collegherà La Guaira, in Venezuela, a
Santiago
de Cuba, su una distanza di 1.552 chilometri, sarà
installato
dalla società franco-cinese Alcatel Shanghai Bell. Il
collegamento sottomarino sarà poi esteso a Giamaica,
Haiti e
Repubblica Dominicana.
29 ottobre 2009
MERCOSUR
è quasi fatta
Dopo circa due anni e mezzo di dibattiti in Parlamento,
la Commissione esteri del Senato brasiliano ha approvato
l'ingresso del Venezuela nel
Mercosur, il blocco economico di cui fanno parte
Argentina,
Brasile, Paraguay e Uruguay. Il progetto è già passato
alla
Camera dei deputati e quindi, come sottolinea 'Folha on
line',
il Senato dovrebbe approvarlo definitivamente la
prossima
settimana.
L'atteso passo avanti in tal senso del governo
brasiliano è
avvenuto a poche ore dalla partenza del presidente Luiz
Inacio
Lula da Silva per Caracas dove si riunirà con il collega
Hugo
Chavez per siglare accordi economici tra i due Paesi.
Per quanto riguarda l'ingresso del Venezuela nel
Mercosur,
come socio di pieno diritto, manca ancora l'approvazione
del
Parlamento paraguayano. Secondo gli analisti però, dopo
il sì
del Senato brasiliano, anche ad Asuncion non dovrebbero
nascere
altri ostacoli per l'ingresso di Caracas nel blocco,
passo che
costringerà Chavez ad adeguarsi alle norme
dell'organizzazione,
tra le quali spicca un trattato di tariffe doganali
comuni
rispetto a Paesi terzi.
28
ottobre 2009
I
professori protestano
di Sonia Polliere
Martedì scorsoi professori universitari venezuelani, dopo il fallimento
dei negoziati con il Ministero dell’Educazione
superiore, hanno indetto uno sciopero nazionale per
protestare contro il finanziamento previsto per il
2010
alle scuole superiori
e per esprimere il loro malcontento per il mancato
riconoscimento delle loro precedenti rivendicazioni.
La lotta di diverse associazioni ed organizzazioni di
rappresentanza continuerà oggi, quando i professori di
tutto il paese si riuniranno alla Unefa
(Universidad Nacional Experimental Politécnica de la
Fuerza Armada Nacional Bolivariana) ,
dove il ministro Luis Acuña i rettori discuteranno del
Consiglio Nazionale delle Università.
Già oggi pomeriggio i protestanti presenteranno presso
la sede
Unesco
un documento con severe critiche al disinteresse
dell’Esecutivo venezuelano nei confronti della
condizione delle università.
Luis Gerardo Gomez, coordinatore esecutivo della Federazione dei
Lavoratori Universitari del Venezuela, ha dichiarato che
una loro delegazione si sarebbe diretta a Miraflores per
presentare un documento di richieste e dubbi dei
professori.
I professori si dedicheranno ad iniziative
corporative
sia all’interno che all’esterno delle istituzioni;
Mildred Valera Martínez,
segretaria della Sicurezza Sociale della Federazione dei
Professori Universitari del Venezuela,
organizzazione che ha pianificato la protesta, dichiara
che assemblee e documentazioni saranno gli strumenti
principali per sollecitare il riconoscimento delle leggi
di omologazione per gli anni
2008 y 2009, che dovevano essere firmate
già l’anno scorso.
I manifestanti richiedono tra l'altro
un aumento del periodo di ferie,
l’omologazione dei tickets de alimentación (buoni pasto)
presso l’Unità Tributaria, un aumento del salario del
2009 e un finanziamento universitario corretto.
I
27
ottobre 2009
libero uno
E' stato liberato uno dei due imprenditori veneti
sequestrati nei giorni scorsi da uomini armati in
Venezuela.Si tratta di Walter Iannotto, 80 anni. Lo ha
confermato la Farnesina. Rimane ancora rapito il genero
Roberto Armellin, 48 anni. I due erano in Venezuela per
affari. Sarebbero stati prelevati nella loro villa di
Caracas nella notte fra mercoledi' 21 ottobre da banditi
armati. Iannotto e' molto noto nel trevigiano dove ha
fondato l'azienda 'Veneto Nastri'.
26
ottobre 2009
Tragedia colombiana
...in Venezuela
Le autorità della provincia venezuelana di Tachira, al
confine con la Colombia, hanno reso noto di aver trovato
i corpi di 10 dei 12 giocatori di una squadra di calcio
dilettante colombiana sequestrati da un'organizzazione
della guerriglia dieci giorni fa.
L'unico sopravvissuto all'eccidio è un ragazzo di 18
anni,
Manuel Cortes, il quale ha precisato che a uccidere i
suoi
compagni sono stati i guerriglieri colombiani dell'Ejercito
nacional de liberacion (Eln).
Il sequestro è avvenuto lo scorso 11 ottobre durante
un'improvvisata partita di calcio nella località di
Chrurù, 850 km da Caracas: i giocatori sono stati
prelevati da circa 25 uomini e portati via a bordo di
diverse macchine.
Nell'area di frontiera tra Colombia e Venezuela dove è
avvenuto il rapimento sono da tempo presenti diverse
organizzazioni armate, tra i quali gruppi guerriglieri,
paramilitari e narcotrafficanti.
Commentando l'eccidio, il vicepresidente venezuelano
Ramon Carrizalez, si è detto "profondamente
dispiaciuto", precisando allo stesso tempo che il
massacro "é il risultato del conflitto colombiano" e che
Caracas ha indizi sulla presenza nell'area di frontiera
di gruppi paramilitari colombiani.
25
ottobre 2009
Le camere di Commercio all'estero...per il made in Italy
E' iniziata la
XVIII
Convention delle
Camere di Commercio
Italiane all'Estero.
A Salerno, 4 giorni
(dal 24 al
28 ottobre)
di lavori intensi
per i rappresentanti
delle 74 Camere di
Commercio Italiane
all'Estero (CCIE)
organizzate in
Assocamerestero.Nelle
giornate del 24 e
del 25 ottobre il
programma ha visto
lavori interni e
impegni associativi.
Tra gli adempimenti
che il sistema CCIE
affronterà: il
rinnovo delle
cariche di
Assocamerestero, ivi
compresa la
Presidenza, oggi di
Edoardo
Pollastri,
Presidente della
Camera di Commercio
Italiana di San
Paolo del Brasile.
Convegno
"Made
in Italy e territori
oltre la crisi:
nuovi mercati e
alleanze concrete"
Il 26 ottobre,
giornata pubblica,
cuore della
manifestazione, con
il convegno "Made
in Italy e territori
oltre la crisi:
nuovi mercati e
alleanze concrete".
Prevista la
partecipazione dei
vertici
dell'economia
nazionale e delle
Istituzioni
nazionali e locali.
Tra i relatori,
insigni esponenti
del Governo:
Adolfo Urso,
Vice Ministro allo
Sviluppo Economico,
i Sottosegretari
Enzo Scotti,
agli Affari Esteri,
e Giuseppe
Maria Reina,
alle Infrastrutture
e Trasporti.Nel
corso della giornata
sarà
presentata
l'Indagine
Assocamerestero-Unioncamere
dal titolo
"VE(N)DERE
OLTRE LA CRISI",
profilo e strategie
di risposta delle
imprese italiane
alla crisi
internazionale, che
ha coinvolto 66
Camere di Commercio
Italiane presenti in
46 Paesi esteri, e i
rappresentanti degli
oltre 24mila
imprenditori
collegati alle
CCIE.Nel corso della
Convention verrà
sottoscritto l'Accordo
di programma
Ministero dello
Sviluppo
Economico-Unioncamere-Assocamerestero.
27 e 28
ottobre: spazio ai
‘fatti del business'
Le giornate del
27 e del 28 ottobre
daranno spazio ai ‘fatti
del business'
con gli incontri one
to one tra le
imprese della
Campania e i
protagonisti del
sistema camerale
italiano all'estero
e la pattuglia di
112 buyers
che il sistema delle
CCIE ha portato a
Salerno.Il
27 ottobre,
parallelamente allo
svolgimento degli
incontri one-to-one,
si terrà una
sessione di incontri
tra i buyer
selezionati dalle
CCIE Europee e
Mediterranee e le
imprese del
territorio campano.
Il 28 ottobre la
Convention prevede
gli incontri
finalizzati a
costruire
piattaforme di
collaborazione
multilaterale tra
Camere di Paesi
diversi per l'anno
2010 e incontri
bilaterali tra i
delegati esteri e i
rappresentanti del
sistema dei consorzi
export associati a
Federexport.
Salone
delle Camere di
Commercio Italiane
all'Estero
Il "Salone
delle Camere di
Commercio Italiane
all'Estero"
CCIE è lo spazio
dove si terranno gli
incontri one to one
tra le aziende e i
rappresentanti delle
Camere di Commercio
Italiane all'Estero,
finalizzati a
conoscere le reali
possibilità di
posizionamentocommerciale
dei prodotti/servizi
delle imprese
campane all'estero.
"Partecipare a
questi incontri
permetterà alle
imprese di avere un
valido orientamento
rispetto alle
opportunità che i
loro prodotti
possono trovare sui
mercati individuati
come potenzialmente
interessanti, senza
la necessità di
visitare fisicamente
tutti i paesi
scelti, con un
consistente
risparmio di tempi e
costi" spiegano
da Assocamerestero.
Le imprese
interessate potranno
avvalersi
dell'esperienza
degli export manager
camerali, della
conoscenza del
sistema giuridico e
istituzionale e del
mercato di sbocco.
Gli incontri
potranno favorire
importanti
partnership per
programmi congiunti
nei settori
dell'ambiente, ICT,
formazione, cultura
ecc. nonché scambio
di best practice. I
numeri sono
imponenti:
previsti 950
incontri,
durante i quali i
rappresentanti delle
CCIE incontreranno:
125 imprese,
9 Comuni,
21
Associazioni,
7 strutture
camerali, 6
consulenti, 1 ordine
professionale, 1
scuola. I 950
incontri vedono il
protagonismo
assoluto dell'Europa,
con le Camere di
Londra, Mosca,
Monaco di Baviera,
Parigi che si
assicurano il
57% degli
incontri,
Asia il 15%,
Australia 3%,
Nord America
20%,
Centro e Sud
America 5%,
con le Camere di Rio
e San Paolo che la
fanno da padroni.
Workshop
b2b
I buyers
presenti a Salerno
per incontrare le
aziende saranno 112.
Diverse le aree
geografiche di
appartenenza, da
quella più vasta
euro-mediterranea a
quella degli Emirati
Arabi. Le
imprese campane
protagoniste degli
incontri sono 185,
operanti in diversi
settori
merceologici:
agroalimentare,
florovivaismo,
gioielleria,
legno-arredo-edilizia,
nautica, tessile
abbigliamento e
turismo. Negli spazi
appositamente
allestiti nel Grand
Hotel Salerno, si
terranno circa
2.000
incontri d'affari
tra i 112 operatori
esteri e le 185
imprese campane:
poco meno del 50%
vedranno
protagoniste le
imprese operanti nel
settore
agroalimentare.
Seguono gli incontri
dedicati ai
complementi d'arredo
e gioielleria, pari
al 15% circa, quelli
della nautica pari
al 12%, gli incontri
organizzati per le
imprese del settore
turistico, pari al
9% del totale, per
concludere con i
business meeting
riguardanti imprese
campane e del
florovivaismo e del
tessile
abbigliamento, che
sono pari
rispettivamente al
8% e al 6% circa del
totale incontri
d'affari.
24
ottobre 2009
Italiani sequestrati
Non sarebbero giunte ancora richieste di riscatto per la
liberazione dei due imprenditori coneglianesi, Walter
Iannotto e Roberto Armellin, rapiti a
Caracas. Lo riferisce il vicesindaco di Conegliano,
Paola Mirto, che stamane ha incontrato brevemente i
familiari dei due uomini.
Secondo fonti ufficiose citate da "Il Gazzettino", i
rapitori
si sarebbero già messi in contatto con le autorità del
Venezuela.
Iannotto, molto conosciuto a Conegliano per le sue
molteplici
attività imprenditoriali, vive con la moglie in una
villa nel
quartiere di Monticella, il genero Roberto Armellin,
sposato e
padre di tre figli, in una casa poco distante.
Le famiglie dei due imprenditori, informate del
rapimento nella notte tra giovedì e venerdì scorsi,
hanno chiesto oggi l'assoluto silenzio stampa sulla
vicenda
23
ottobre 2009
Il sindaco Moratti in Venezuela?
Forse la sindaco di Milano,
Letizia Moratti, e la
duchessa di York, Sarah
Ferguson, presidente
onorario di "Children in
crisis", si recheranno in
Venezuela per conoscere il
Sistema di orchestre
infantili e giovanili (Fesnojiv).
E' stato infatti il
maestro José Antonio Abreu a
invitarle, visto che il
proposito di Moratti è
proprio creare un' orchestra
giovanile nella città di
Milano che mutuerà principi
ed obiettivi della
venezuelana.
"Ai poveri non bisogna dare
una cultura povera", ha
detto Abreu aprendo il
concerto dell"orchestra
Sinfonica de la Juventud
Venezolana Simón Bolívar
alla Scala di Milano. Dopo
aver spiegato l'obiettivo di
riscattare i bambini dei "barrios"
disagiati attraverso il
sistema di orchestre, ha
sottolineato l"importanza
del progetto musicale "Mani
bianchi" che include i
disabili attivo dal 1995.
L"orchestra di giovani
talenti diretta da Gustavo
Dudamel, giovanissimo
maestro fra i più quotati
negli ambienti della musica
internazionale, si è esibita
per celebrare i primi 10
anni di attività
dell'associazione "Children
in Crisis" Italy Onlus. Per
l"occasione La Scala ha
aperto le porte al giovane
pubblico, riservando agli
under 18 cento biglietti low
cost (20 euro) per dei posti
in platea.
D
22 ottobre 2009
Condanne nella droga
Agenti della sezione antidroga della
Squadra mobile hanno arrestato due
uomini condannati per un traffico di
droga risalente alla fine degli Anni
Novanta.
I due, Renato Affinito e Sergio
Arcilesi, entrambi triestini, erano
i referenti per il capoluogo
giuliano di uno smercio di
stupefacenti che partiva dal
Venezuela. Altri cittadini italiani,
arrestati già da tempo, si
preoccupavano infatti di spedire dal
paese latinoamericano grossi
quantitativi di droga- compresi
pacchi con 1 kg di cocaina- che poi
venivano smistati sul mercato
italiano dai referenti locali.
La rete era stata smantellata
alla fine degli Anni ‘90 grazie
all’operazione “Caravaggio”, cui
aveva preso parte la Squadra mobile
triestina insieme all’antimafia.
Affinito e Arcillesi erano stati
arrestati allora. Poi, in attesa
della sentenza definitiva, erano
stati entrambi scarcerati.
Il terzo grado di giudizio è
arrivato circa un mese fa,
confermando la condanna a cinque
anni per i due uomini.
L’ordine di carcerazione, infine,
è stato spiccato ieri e
immediatamente eseguito, per evitare
una possibile latitanza dei due ex
trafficanti.
Visti gli effetti dell’indulto del
2006 e il periodo trascorso in
carcere in seguito all’arresto,
Affinito e Arcillesi dovranno
scontare all’incirca ancora due anni
di prigione.
20 ottobre 2009
Miracolo Venezuelano
il nuovo documentario
(recensione tratta dal sito) Molto prima che
Hugo Chavez iniziasse a predicare i principi
bolivariani in giro per il suo paese, il Venezuela
ha visto nascere e crescere una rivoluzione che
pochi conoscono.
Senza avere alle spalle la forza della goccia di
petrolio o la propaganda delle televisioni questo
“Miracolo Venezuelano” ha iniziato a diffondersi nei
quartieri più difficili del paese circa trenta anni
fa. A guidarlo un musicista che ha studiato
economia, José Antonio Abreu, che solo a guardarlo
inspira forza e potenza nonostante l’esile
corporatura,e che ha iniziato a regalare ai bambini
del barrio qualcosa che probabilmente non avevano
mai avuto:sogni e speranze sotto forma di strumenti
musicali, spartiti, canzoni e amore per la musica
classica.
Il sistema di orchestre giovanili venezuelane è oggi
una realtà unica al mondo che permette a circa
250.000 giovani non proprio fortunatissimi di
studiare musica, imparare uno strumento e
soprattutto suonare in un orchestra.
Silvia Luzi e Luca Bellino hanno immortalato tutto
questo bene in un documentario di 22 minuti,
“Miracolo venezuelano”. Hanno parlato con Abreu e
filmato il prodotto migliore della sua rivoluzione,
Gustavo Dudamel oggi direttore dell’orchestra di Los
Angeles.
Ma soprattutto ci fanno vedere e ascoltare i
bambini:i loro occhi felici, le farfalle allo
stomaco prima di salire sul palco, la gioia e
l’orgoglio di far parte di una comunità vincente in
un paese tosto.
Perché "per il bambino povero l'orchestra diventa
qualcosa di indispensabile... Abbraccia il suo
strumento come un'arma, un'arma di difesa e di
attacco alla vita.
Questo è un progetto di inclusione: l'orchestra per
chi è escluso si trasforma in un generatore di vita
sociale sana".
Anche senza il colonnello la rivoluzione è stata
fatta.
19 ottobre 2009
Interessanti le interviste agli
italiani che vivono a Quito su
Karina mi manda una e-mail e dice che tutta la sua
famiglia vuole trasferirsi in Italia, mi sorprende. Il
marito della madre si è ricordato che è di origine
italiana, un tempo ne ebbe la cittadinanza, e vuole
recuperarla per cercare un futuro migliore. I genitori
sono professori di istituti universitari, ma vivono
lontano da Caracas, perché i prezzi dei fitti sono
troppo alti e la città ostile. Karina ha sempre
amato il Venezuela, come la sua famiglia. Amano il
calore dei tropici, il mare caraibico in cui lanciarsi
ogni fine settimana, ama bere la birra con gli amici,
ascoltare musica dallo stereo nell'auto. Ama muoversi al
ritmo del reagetton, ballare salsa col padre,
innamorarsi al ritmo dei tambores: è giovane, non è
ricca, ma vorrebbe un futuro suo, una lavoro, una casa,
una macchina, dei figli, e non la miseria. Come tutti
cerca la felicità, e non la guerra. Ora qualcosa non va
ma non mi dice cosa. La mia sensazione è che aumenta il
numero di coloro che vogliono andar via, si tratta di
una classe di professionisti che non riesce più a
vivere, né ha contatti col governo per godere dei
superstipendi-statali con cui si danno alla dolce vita
los rojos- rojitos. Karina e la sua famiglia
resiste, non si mette addosso la camicia rossa, e come
lei tanti. Meglio andar via.
17 ottobre 2009
Benedetto Venezuela!
Infiammato il titolo Eni che sul FTSE Mib segna un
rialzo del 2,23% a quota 18,32 euro per azione, contro
un prezzo medio mensile di 17,1543 euro. Il Gruppo del
cane a sei zampe beneficia della scoperta di un
giacimento di gas in offshore in Venezuela. Il
giacimento potrebbe contenere una quantità di gas
superiore ai 160 miliardi di metri cubi di gas (pari a 1
miliardo di barili di petrolio equivalente)
precedentemente stimati.
16
ottobre 2009
La lista di Praga
La chiamano così, è la lista dei prigionieri politici
venezuelani stilata dall'avvocato Tamara Sujù, e
resa nota a Praga durante il Foro 2000. Esponenti
politici di mezzo mondo (ma nessuno che conta) hanno
firmato per la liberazione. Ecco i nomi:
Erasmo Bolívar, Luis Molina Cerrada, Arube Pérez
Salazar, Marco Hurtado, Héctor Rovain, Julio Rodríguez,
Silvio Mérida Ortiz, Raúl Díaz Peña, Otto Gebauer, Juan
Bautista Guevara, Iván Simonovis, Otoniel Guevara,
Rolando Guevara, Lázaro Forero, Henry Vivas, Felipe
Rodríguez, Delfín Gómez Parra, Eligio Cedeño, Gustavo
Arraiz, José Sánchez Montiel, Leocenis García, Gustavo
Azócar, Abello Álvarez, Omar Rodríguez, Carlos Lazada,
Gustavo Aponte, Gerardo González, Sixto Gómez, Jaer
Pulido, Yumar Figueroa, Alexander Ronald, Viña Figueroa,
Lixido Solarte y Richard Blanco. E
Julio Cesar Rivas, Wilfredo Barroso, Carlos Millán
Millán y José "Maraco"Dacre
15 ottobre 2009
Se
Obama balla (male)
latino
...il mondo sta
cambiando?
14 ottobre 2009
Italiano sequestrato
L'imprenditore italiano Antonio Banfi Farzarano, 64
anni, è stato sequestrato la scorsa domenica a
Maracaibo.
Il rapimento è stato confermato dall'ambasciata italiana
a
Caracas.
Banfi, originario di Benevento, è stato sequestrato da
due
sconosciuti armati che lo hanno prelevato e portato via
in auto
domenica notte, mentre usciva dal 'fast food' che
gestisce nel
quartiere di Santa Rità della città venezuelana.
Le autorità consolari si sono adoperate a sostengo della
famiglia e l'esperto anti-sequestri della rappresentanza
diplomatica in Venezuela sta seguendo le indagini
portate avanti
dalla polizia locale. (ANSA).
13 ottobre 2009
Elezioni in Venezuela
Le elezioni parlamentari dovrebbero tenersi a dicembre
del 2010. L'appuntamento è importante perché
l'opposizione vuole riconquistare seggi, e magari la
massima assemblea, dopo l'Aventino di quattro anni fa,
che ha dato agli chavisti lo strapotere legislativo di
adesso, svuotando il parlamento di rappresentatività. El
Nacional sostiene che il Psuv (il partito socialista)
vuole invece accelerare il processo elettorale,
anticipando tutto tra marzo e maggio 2010, per evitare
con il tempo l'erosione del consenso. In ogni caso la
prossima partita elettorale sarà decisiva. L'opposizione
crede di avere le carte in regola per conquistare la
maggioranza, dopo dieci anni di dominio chavista, in cui
Hugo non è mai sceso sotto il 50%, escludendo la riforma
costituzionale bocciata.
12 ottobre 2009
Gloria e la rivoluzione
Gloria viene fuori dal Barrio. La
rivoluzione l'ha resa una pittrice, le dà uno stipendio,
la fa viaggiare. Brava o non brava non importa. Importa
che ora è una pittrice stipendiata, e non deve lavare i
piatti per vivere. Poco, ma qualcosa ce l'ha, non tutti
sono fortunati come lei. Viveva in un rancho del 23
de enero, famiglia umile, Gloria di politica si
disinteressa, non è chavista, ma riconosce che loro- i
rossi- gli hanno rifatto il rancho, hanno dato la
pensione al padre, hanno dato un sostegno alla madre, un
lavoro alla sorella, e in cambio hanno chiesto il voto.
Insomma, così si costruisce il consenso.
11 ottobre 2009
Niente sogni di gloria per la Vinotinto
Il Paraguay vince fuori casa contro il Venezuela, che
così perde l'occasione di qualificarsi ai mondiali.
Povera vinotinto, ci era andata vicino, bastavano un
paio di partite fortunate, e avrebbe coronato il sogno.
Come sempre tiferanno per il Brasile, tranne i figli
degli italiani. Per loro esistono solo gli azzurri!
10 ottobre 2009
Arrivano i nuovi medici cubani
Dopo essersi accorto che la sanità va a rotoli, il
presidente del Venezuela ha dato il benvenuto a 1.000
medici cubani che sono
arrivati nel paese per lavorare al progetto 'Barrio
adentro', per la salute nei quartieri popolari (si
tratta di medicina spicciola).
I dottori fanno parte di una nuova ondata di 2.000
medici del
Caribe che si sono uniti ai 10.000 medici cubani, già
attivi
nel programma.
"Questo piano - ha affermato Chávez
- è il motore della
costruzione del socialismo. Già gli americani ci dicono
che
stiamo fabbricando la bomba atomica. E' questa la nostra
bomba
atomica!"
All'inizio del mese, Chávez ha dichiarato uno stato di
emergenza nel sistema sanitario venezuelano e, dopo aver
riconosciuto alcuni errori nel piano 'Barrio adentro',
ha
promesso un nuovo impulso al progetto.
"Barrio adentro - ha proseguito il presidente - ha
salvato
la vita a milioni di poveri. Il Venezuela può contare su
un
sistema sanitario per il popolo, gratuito e di qualità".
9 ottobre 2009
Ecuador e Venezuela più vicini
Il presidente del Venezuela, Hugo Chávez,
e il suo omologo dell'Ecuador, Rafael Correa, hanno
firmato la notte scorsa, a Caracas, una serie di accordi
bilaterali in materia energetica, militare, e
finanziaria per
rafforzare l'alleanza politica ed economica fra i due
paesi.
Entrambi i firmatari si sono detti molto soddisfatti
degli
accordi raggiunti: "abbiamo fatto un altro passo verso
l'integrazione fra due paesi fratelli" ha commentato
Rafael Correa, aggiungendo che "questo va contro tutti
quelli che sperano che fallisca la via alternativa del
socialismo
sudamericano". Hugo Chávez ha da parte sua sottolineato
che con
questi accordi i due paesi "stanno assicurando la
continuità della rivoluzione del socialismo del
ventunesimo secolo".
Tra le intese firmate in Venezuela figura la creazione
di tre imprese binazionali, una mineraria, una
siderurgica e un alimentare, oltre a un fondo comune per
finanziare ulteriori progetti su ambiente, trasporti,
salute e infrastrutture. I due presidenti hanno
rafforzato anche la partnership
militare che li lega per combattere il traffico di droga
e per "rafforzare la capacità militare e la rivoluzione
dei nostri due paesi", come ha dichiarato Hugo Chavez
presentando alla stampa la firma degli accordi.
Anche i mezzi di comunicazione sono stati al centro
degli
accordi bilaterali far Quito e Caracas: Chávez ha
insistito per
la creazione di un "osservatorio latinoamericano sui
media" e
per coinvolgere l'Ecuador nel progetto della Radio del
Sud. (ansa)
8 ottobre 2009
Gli studenti riprendono la lotta
di
Sonia Polliere (a cui diamo il
benvenuto come nostra collaboratrice)
Erano
trascorse 155 ore di digiuno. Un lasso di tempo
sufficiente per più di 170 studenti venezuelani che a
Caracas il primo ottobre hanno deciso di sospendere lo
sciopero della fame iniziato il 25 settembre, per la
difesa dei diritti umani di 47 detenuti politici e per
la liberazione dello studente Julio César Rivas. Il
movimento studentesco protestava inoltre affinché il
Governo autorizzasse la visita della Commissione
Interamericana dei Diritti Umani, che da anni il
regime Chàvez rifiuta.
Dopo
ripetute condanne del governo gli studenti hanno
ottenuto la scarcerazione di Rivas ed hanno accettato l’
accordo per una visita ufficiale di alcuni di loro
presso la sede della CIDH di Washington, per esporre le
ragioni della loro protesta.
L’
avvocato Alfredo Romero, mediatore tra universitari e
membri della Organizzazione degli Stati Americani, alla
quale la protesta è stata presentata, dichiarava che la
rivendicazione non poteva più continuare poiché a causa
dei regolamenti interni la CIDH non poteva approfondire
le questioni venezuelane fino a quando il Governo non
autorizzava le indagini.
Gli
studenti sembravano accettare le disposizioni ma la
loro speranza sembrò vanificarsi dichiarò, all’ indomani
degli accordi, quando l’agente di Stato per i Diritti
Umani, Germán Saltrón in una conferenza della CIDH sulla
questione delle carceri dichiarò: “E’ poco probabile
che il Governo cambi la sua posizione, poiché ribadisce
dinanzi la comunità internazionale che non permetterà
che una commissione della CIDH visiti il Venezuela”,
Era il 2
ottobre quando la protesta sembrava terminare e la
visita concordata appariva solo come una gita concessa
da parte della CIDH per dare riconoscimento agli sforzi
degli studenti che pochi giorni prima avevano rischiato
la propria vita
Ma il movimento dei
giovani venezuelani non è stato messo a tacere con un
contentino : alla 135° sessione della Corte
Interamericana per i Diritti Umani di Washington che
inizierà il 28 ottobre, parteciperanno alcune ONG
venezuelane: Espacio Público, Provea, il
Centro dei Diritti Umani dell’’ Università Cattolica
Andrés Bello, Vicaría de los Derechos Humanos de Caracas
y Cofavic; il Collegio Nazionale dei
Giornalisti, il Sindicato Nazionale Trabajadores de
Prensa y Sinergia.
7 ottobre 2009
Fabrizio Lorusso informa
dell'apertura di un nuovo blog sull'America Latina che
curerà su L'Unità.it a questo indirizzo:
Si chiama Latinoamerica Express ed è uno spazio
che mancava su L'Unità.
6 ottobre 2009
Buone notizie per Hugo
La relazione del Pnud
sullo sviluppo umano dei paesi dà una bella notizia al
governo rivoluzionario, in pratica conquista posizioni,
arrivando ad occupare una poltrona di tutto rispetto in
America del Sud. Al primo posto c'è il Cile (44), poi
seguono Antigua y Barbuda (47), Argentina (49), Uruguay
(50), Cuba (51) e Venezuela (58) che precede di molto il
Brasile delle meraviglia (75). Guatemala (122),
Nicaragua (124) ed Haiti (149) sono quelli messi peggio.
Ovviamente come ogni statistica, alimenta i sospetti
degli oppositori, e qualcuno si chiede se viene presa in
considerazione anche la violenza e il dolore, in cui
Caracas è nelle prime posizioni. In genere comunque
l'investimento venezuelano in educazione e salute, a
coprire il grande vuoto che c'era negli anni folli del
neoliberismo, qualche frutto l'avrà dato. Ma tutto è
rimesso in discussione, se pensiamo che lo stesso Hugo
ha lanciato l'allarme dei moduli barrio adentro
abbandonati, e il rischio che peggiori la qualità della
vita nelle zone popolari.
5 ottobre 2009
La nuova avventura americana
Su
questo sito abbiamo seguito con entusiasmo le avventure
della musica classica venezuelana. Siamo dunque
felici di annunciare che Il primo concerto di Gustavo
Dudamel, con la Filarmonica di Los Angeles di cui è
direttore, è andato alla grande. Lo spettacolo "Bienvenido
Gustavo" è stato seguito da circa 18mila persone
presso l'Hollywood Bowl. Il ragazzino terribile,
lanciato da Claudio Abbado, ha bruciato le tappe
arrivando ad essere, neanche trentenne, uno dei grandi
nomi della musica classica.
4 ottobre 2009
Soluzione di confine?
Guyana e Venezuela
hanno accettato di nominare un economista giamaicano per
risolvere lo storico problema dei confini. Quella del
mediatore della questione venezuelana-guayanese è una
figura creata nel 1990 in ambito Onu, ma fino ad ora
nessuno dei precedenti mediatori è riuscito a trovare un
accordo. Ricordiamo che nel 2006 Chávez
ha fatto aggiungere sulla bandiera venezuelana un ottava
stella, che rappresenta appunto la Guyana, per
rispettare un decreto del 1817 di Bolívar, in cui il
generale ordinava la nuova stella sulla bandiera.
Le autorità di entrambi i paesi andranno a New York la
prossima settimana per nominare Norman Girvan mediatore
in quanto rappresentante personale di Ban Ki-Moon. Il
Venezuela sostiene che gli appartengono due terzi
dell'occidente della Guyana, perché i commissari
statunitensi, britannici e russi tracciarono i confini
in maniera truffaldina nel 1899. La regione include
minerali, petrolio e depositi di gas. Nonostante i
problemi, i due paesi mantengono relazioni cordiali. Il
problema è che l'incertezza giuridica ha fatto sì che
molte compagnie petrolifere ed altre imprese non
investissero nella regione, che dispone dei migliori
prodotti di esportazione in Sudamerica, come oro,
diamanti e legni pregiati.
3 ottobre 2009
RIO DE JANEIRO 2016
...vince
l'America Latina
...Chicago in lacrime,
...e l'effetto Obama?
2 ottobre 2009
Qualcuno c'è andato ieri?
...festeggiando le rivoluzioni
1 ottobre 2009
Fare i conti con la storia!
La procura generale del Venezuela ha chiesto all'Interpol
la cattura dell'ex presidente del paese Carlos Andres
Perez, nell'ambito delle indagini in corso sui morti e
feriti nella rivolta popolare a Caracas del 27 febbraio
1989 contro lo stesso ex capo dello Stato e altri
funzionari del
suo governo.
La rivolta, nota come il 'Caracazo', fu duramente
repressa
dalle forze armate, con un bilancio di un migliaio di
morti.
L'ex presidente, che ha 87 anni e vive negli Stati
Uniti,
é indagato in particolare "per aver ordinato le azioni
che
portarono alla morte e tortura di centinaia di cittadini
nelle
giornate del 27, 28 e 29 febbraio del 1989", ha
precisato la
procuratrice, Luisa Ortega, citata dai quotidiani
locali.
30 settembre 2009
Amici per la pelle
Gheddafi e Hugo!
Venezuela e Libia sono "unite in unico destino, nella
stessa battaglia
contro un comune nemico". Lo ha detto il presidente del
Venezuela, Hugo Chavez, parlando in occasione della
cerimonia in cui ha consegnato la massima onorificenza
venezuelana al leader libico Muammar Gheddafi.
"Stiamo scrivendo pagine di una nuova storia - ha
aggiunto
Chavez - Stiamo per cambiare la storia, stiamo
affrontando
l'imperialismo, la borghesia, il sottosviluppo ed il
colonialismo".
Chavez ha offerto a Gheddafi il collare dell'Ordine del
Libertador, la più alta onorificenza del suo paese, ed
una
replica della spada dell'eroe nazionale Simon Bolivar.
Gheddafi ha ricambiato con una sella decorata e
finimenti da
cavallo in argento definiti dal leader libico come
"simboli
della lotta contro l'invasione italiana". Con
l'occasione i due leader hanno firmato una dichiarazione
comune in cui si riafferma la volontà di lottare contro
il terrorismo in tutte le sue forme, compreso quello di
stato, e in
cui si chiede la riforma delle Nazioni Unite che metta
fine alla
"egemonia del Consiglio di Sicurezza". (ANSA)
28 settembre 2009
Gheddafi e Hugo
L'asse del Sud
Promosso tra gli altri dal presidente venezuelano Hugo
Chávez e dal leader libico
Muammar Gheddafi, un gruppo di paesi latinoamericani e
africani prova a rilanciare i rapporti sud-sud, in
alternativa alle relazioni con
gli Stati Uniti e con l'Europea: è l'obiettivo di fondo
del secondo vertice Asa (Sudamerica-Africa), che si
svolge in Venezuela.
L'incontro - la prima edizione si è svolta nel 2006 in
Nigeria - punta ad "avviare la creazione di un organismo
e dei meccanismi" tra le due aree, ha commentato Chavez,
accogliendo gli ospiti in un grande hotel nell'Isola
Margarita, tra le più note località turistiche del
Venezuela. Al centro della 'due giorni' di colloqui ci
sarà anche il tema della riforma dell'Onu, in
particolare del consiglio di sicurezza. "Il socialismo
arabo e quello africano stanno rinascendo, e questo
finirà unendosi al socialismo indo-americano, che è la
salvezza del mondo", ha tra l'altro commentato il leader
'bolivariano'.
"Questo vertice permetterà stabilire vincoli non solo
politici ma anche commerciali. Sappiamo che l'Africa ha
bisogno di aiuto e solidarietà, ma anche che può offrire
tante cose", ha d'altra parte commentato la
presidente argentina, Cristina Fernandez Kirchner,
giunta poco prima della collega cilena, Michellet
Bachelet, e di altri leader latinoamericani.
A spiegare i temi al centro del summit è stato il
ministro degli esteri venezuelano, Nicolas Maduro, che
ha ricordato per esempio "iniziative nel campo
dell'energia, lo sviluppo delle risorse minerarie,
l'industria, e la scienza", al fine tra l'altro di
"'produrre' sanità, sicurezza alimentare,
educazione e cultura".
Sul fronte latinoamericano, negli ultimi anni i due
paesi a rafforzare i rapporti con il continente africano
sono stati in particolare il Venezuela e il Brasile,
hanno rilevato gli analisti presenti all'isola
Margarita, dove non mancano d'altra parte le presenze
polemiche: per esempio quella del presidente dello
Zimbabwe, Robert Mugabe, e del collega sudanese Omar
al-Bashir, il cui arrivo nel paese non è però ancora
stato confermato (ANSA).
Per gli Stati Uniti questi meloni sono contaminati
(salmonella), per cui si prevedono gravi perdite
economiche per le imprese in Honduras. Il presidente
Zelaya mangia in diretta televisiva un melone; e Chávez
promette di comprare tutta la frutta che gli USA
respingeranno.
L’amministrazione droga e alimenti (FDA) degli Stati
Uniti ha denunciato nei giorni scorsi 50 casi di
cittadini statunitensi colpiti da salmonella dichiarando
come causa della contaminazione i meloni importati
dall’Honduras. Il governo degli Stati Uniti blocca così
le importazioni di melone hondureño e ne proibisce la
vendita su tutto il territorio. Gravissime le
conseguenze per le imprese produttrici che invece
assicurano di vendere un prodotto di qualità, libero da
qualsiasi contaminazione e considerano una guerra
commerciale quella intrapresa dal governo statunitense.
Nel paese centroamericano in molti attribuiscono la
causa del boicottaggio al recente avvicinamento politico
tra il presidente Zelaya e Hugo Chávez.
L’ambasciatore statunitense a Tegucigalpa invece
assicura che il caso non è assolutamente legato alla
politica, non c’entra nulla l’accordo petrolifero
raggiunto a gennaio tra Zelaya e Chávez: “La FDA ha
identificato la causa delle intossicazioni nel melone
hondureño, il mio governo protegge solo la salute dei
suoi cittadini”.
Il governo e i produttori in Honduras ribattono: “La
FDA si sbaglia, il melone honduregno è innocuo e nelle
ripetute analisi risulta libero di qualsiasi
contaminazione”.
In questa guerra commerciale ci perdono i produttori di
melone il cui operato rischia la bancarotta. L’Honduras
esporta, infatti, annualmente 35 milioni di dollari di
meloni, la quasi totalità con destinazione USA. Le
cinque imprese che esportano meloni verso gli USA
potrebbero licenziare presto circa 20.000 lavoratori nel
caso in cui la frontiera statunitense rimarrà bloccata.
Agropecuaria Montelíbano ad esempio ha già licenziato
1.800 dei suoi 5.000 lavoratori.
Ieri è dovuto intervenire il presidente Zelaya per
tentare di restituire credibilità ai meloni
hondureños e alla produzione di frutta del paese.
In una intervista a CNN in spagnolo Zelaya ne ha
mangiato in diretta uno, dimostrando che il prodotto è
totalmente libero da salmonella. Zelaya ha anche
chiaramente definito la decisione del governo
statunitense come ingiusta. Come ad ogni controversia
con protagonista gli Stati Uniti non poteva però mancare
l’intervento del presidente venezuelano Hugo Chavéz: “Il
Venezuela è disposto a comprare la produzione di meloni
che gli USA si rifiutano di comprare, lo stesso vale per
qualsiasi altro prodotto agricolo”.
Le relazioni tra Honduras e Venezuela sono divenute più
che amichevoli in seguito agli accordi del Petrocaribe
che prevedono una somministrazione venezuelana
quotidiana di 20.000 barili di fuel oil verso il
paese centroamericano.
La principale impresa vittima dello scandalo salmonella,
Agropecuaria Montelíbano, ha però gentilmente rifiutato
l’offerta del governo venezuelano: “Non ci interessa,
il nostro obiettivo è risolvere la situazione con gli
Stati Uniti, per noi sono il mercato più importante
insieme a quello europeo”
– ha dichiarato il vicepresidente dell’impresa
esportatrice Oscar Molina.
26 settembre
2009
Hugo contro Fox News
25 settembre
2009
Hugo è mesto
...all'Onu
Hugo pacificato? Sembra proprio di sì, di nuovo all'Onu,
lascia la scena ai veri cattivi, che sono Gheddafi e
Ahmadinejad: il presidente venezuelano dal podio
dell'Assemblea Generale si limita a promuovere il
nuovo film di Oliver Stone 'South of the Border'."Andate
al cinema a vedere l'ultimo film di Stone sull'America
Latina. E' un grande film". Certo, la sua rivoluzione
ne esce glorificata, e grazie ad Oliver ha
avuto l'opportunità del red carpet di Venezia, in cui si
è presentato nella veste glamour di vera star. Non è la
prima volta che dal podio dell'Onu Chavez offre in
pubblico 'consigli per gli acquisti', una forma di
promozione singolare ma indubbiamente efficace se si il
documentario avrà lo stesso successo del libro di Noam
Chosmky. A suo tempo il professore a Mit, bastian
contrario made in Usa, vide schizzare in alto le vendite
via internet del suo 'Egemonia o sopravvivenza. I rischi
del dominio globale americano' subito dopo che il
presidente venezuelano ne aveva calorosamente
consigliato la lettura durante l'intervento all'Onu in
cui aveva descritto il presidente George W. Bush come il
diavolo."Tutti i fratelli e le sorelle americani
dovrebbero leggerlo - aveva detto il presidente
venezuelano dopo essersi fatto il segno della croce -
per conoscere il diavolo che hanno in casa". Così
oggi lo stesso Hugo ha ripreso quella battuta: "All'Onu
non c'è più puzza di zolfo. Non sento più quell'odore
perché a rappresentare gli Stati Uniti è arrivato Barack
Obama". Ma non dimentichiamo anche il libro di
Galeano regalato ad Obama pochi mesi fa durante il
vertice dell'Osa a Trinidad&Tobago. Il classico "Le vene
aperte dell'America Latina".
24
settembre 2009
Chávez
finirà come Mussolini,
Rafael Poleo esagera
La Procura del Venezuela ha citato come imputato
l'editore Rafael Poleo, colpevole di aver affermato in
un programma televisivo che "il presidente Chávez
potrebbe finire come Benito Mussolini, appeso con la
testa in
giù". Poleo, riferiscono oggi fonti locali, è fuggito
all' estero e aspetta di conoscere dettagliatamente
l'accusa prima di presentarsi in tribunale a Caracas. La
frase che Hugo Chavez ha ritenuto intollerabile,
ricordano
oggi i media della capitale venezuelana, è stata una
dichiarazione rilasciata mesi fa alla rete tv
dell'opposizione Globovisión da Poleo, editore del
quotidiano El Nuevo Pais, il quale ha sostenuto
che "Chavez finirà appeso come Mussolini. Stai attento
Hugo - aveva insistito Poleo - fai in modo di non
terminare come il tuo collega!". Chávez, aveva concluso
l'editore, "si fa passare per socialista e comunista, ma
in realtà è soltanto un dittatore fascista".
"Dove si è vista una cosa simile? Uno arriva in un
programma tv e dice queste cose... è un delitto!", si è
indignato giustamente Chávez: "Stanno incitando al mio
assassinio", aveva reagito il leader 'bolivariano' in
uno dei suoi interventi domenicali al programma radio
'Alo' presidenté. Ma non dimentichiamo che
l'opposizione venezuelana quando si è trattato di andar
giù duro contro Hugo ha usato toni durissimi, anche una
persona illuminata come Teodoro Petkoff lo mise in prima
pagina come se fosse Hitler.
23
settembre 2009
Dubbi legittimi
Hugo ha ammesso che la missione Barrio Adentro non
sta funzionando, oltre duemila moduli sanitari
abbandonati, che funzionano male, mentre gli ospedali
vanno in frantumi. Ma non era la salute una dei grandi
successi rivoluzionari? Non doveva essere l'educazione
un altro terreno rivoluzionario?
22
settembre 2009
Zelaya torna
Micheletti in difficoltà
Colpaccio di Zelaya, il deposto presidente honduregno,
quando tutti si erano dimenticati di lui, torna in
patria, nella capitale, e si piazza all'interno della
ambasciata brasiliana, dove qualche suo elettore è
andato per acclamarlo. Da lì non andrà via finché di
golpisti non dialogheranno, cosa che Micheletti&Company
non hanno intenzione di fare, anzi: decretano il
coprifuoco, chiedono al Brasile di consegnare
l'ex-presidente alle autorità per processarlo,
mentre si appigliano ad un surreale diritto
d'autodeterminazione per legittimare il golpe. Serviva
comunque il silenzio per organizzare un rimpatrio del
genere, che spinge lo scontro ad un livello superiore:
quello del corpo a corpo. I golpisti sono isolati,
nessun governo li appoggia, gli Stati Uniti non hanno
alcun interesse a perder tempo sull'Honduras e
ostacolano i golpisti con il ritiro dei visti e degli
aiuti. Micheletti va avanti per la sua strada senza aver
compreso fino in fondo la gravità del suo gesto, almeno
in un'America Latina come quella di adesso. Lui però è
convinto che prima o poi dovranno pur accettarlo, perché
garantisce lo status quo meglio di Zelaya, ma in America
Latina non trovano sponda in nessun governo, d'altronde
chi rischia la faccia per un misero Honduras? Cosa
succederà ora? Tutto è possibile.
21
settembre 2009
Gente che va
Gente che conoscevo continua ad andar via da paese, i
motivi sempre gli stessi, la delinquenza insopportabile,
lavoro che non si trova, stipendi troppo bassi per farti
vivere dignitosamente, il tutto condito dalla fastidiosa
polarizzazione politica che spinge allo sfinimento (come
in Italia). Difficile però capire di chi sia la colpa se
l'economia va giù, ora che la crisi è diventata crisi di
tutti, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno.
Comunque soprattutto tra chi studia, c'è la sensazione
che sia tempo perso: non ti viene garantito un futuro
migliore, anzi...tempi di attesa troppo lunghi, per cui
è necessario avere una famiglia alle spalle. In un mondo
in crisi bisogna abbandonarsi al pessimismo, al
disfattismo? No, perché le crisi sono naturali, come le
riprese.
Stasera alle 22:30 su
Current Tv il documentario "La Minaccia" sulla
rivoluzione bolivariana
20
settembre 2009
La rivoluzione si difende
sull'Educazione
...il video è spassoso
19 settembre 2009
E
allora ha perso
proprio la testa!
Il presidente del Venezuela ha annunciato che il Partido
unido socialista de
Venezuela (Psuv), di cui è il leader, inizierà un
processo di formazione di "pattuglie" socialiste
venezuelane a Cuba e in altri paesi esteri, tra i quali
alcuni europei. "Il primo paese dove inizieremo questa
attività sarà
L'Avana. Molti paesi europei, d'altra parte, hanno
richiesto la
presenza del Psuv nei loro territori", ha detto Chavez
al
termine di una riunione del suo governo, citato dall'Agencia
bolivariana de noticias.
Le pattuglie (in Venezuela ne sono già attive più di 70
mila) saranno formate da 20/30 membri, ha precisato
l'Agenzia.
Jorge Arreaza, coordinatore del gruppo incaricato della
creazione sul territorio nazionale di scuole per la
formazione
dei giovani quadri di partito, ha precisato che
l'obiettivo è
la nascita di "una avanguardia solida e armata, con la
coscienza di classe degli sfruttati, capace di condurre
a
termine il processo di liberazione socialista".
Secondo Arranza, l'organizzazione delle pattuglie
rappresenta
una sorta di "partito di massa con la responsabilità di
generare quadri politici. La formazione ideologica si
fonda su
tre temi: il ruolo del popolo bolivariano all'inizio del
nuovo
secolo, la sfida della costruzione del socialismo e il
rovesciamento dei regimi capitalisti". (ANSA)
18 settembre 2009
Venezuela e Bolivia lista nera nelle droghe
Bolivia, Birmania e Venezuela hanno fallito
miseramente nella lotta contro le droghe, almeno secondo
il dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Esito
scontato perché Chávez ha cacciato la
Dea americana (ente che lotta contro il narcotraffico) 4
anni fa, la Bolivia sconta il presidente cocalero:
l’apertura dei lavori della conferenza Onu sulle droga a
Vienna è stata caratterizzata dalla provocazione del
presidente boliviano, Evo Morales che ha masticato
davanti a tutti una foglia di coca come gesto
provocatorio e chiedendone la rimozione dalla lista
delle droghe bandite, compilata nel 1961. Tutti i paesi
sono passibili di sanzioni, anche se per il momento
Venezuela e Bolivia non rischiano, la Birmania è un
regime militare punito per tanti motivi. Comunque è un
avvertimento! Molti temono che la guerra alle droghe e
al terrorismo intrapresa in Colombia, da Uribe e dagli
Usa, possa essere estesa in tutta l'America Latina. Una
scusa in futuro per abbattere due governi nemici? Le
droghe saranno la nuova frontiera dell'interventismo in
America Latina, finita l'epoca delle guerriglie? Fermo
restando che non ci sono margini di intervento
militari ora (gli Usa sono in un pantano infinto
mediorientale), a lungo termine non si può scommettere
su nulla. Non dimentichiamo che il Venezuela è una
potenza energetica. Fa sorridere però che il
governo amico degli USA sia proprio quello di Uribe, che
è tra i più vincolati al paramilitarismo e al
narcotraffico. Secondo Rafael García, l'ex direttore
informatico del DAS (Sicurezza di stato), il Das
trafficava droga e Uribe lo sapeva (leggi su
bogotalia.blogspot.com). Insomma il Presidente Uribe
conosceva ed approvava l'esistenza di questa rete
illegale, e la cosa non dovrebbe far piacere ai
democratici americani che si trovano in mano questa
patata bollente colombiana, senza avere particolari
simpatie per Uribe. Negli Stati Uniti tutti sanno chi è
Uribe perché i giornali ne parlano spesso, e i
corrispondenti americani a Bogotà si dice che lo odiano
almeno quanto disprezzano Chávez.
Però è anche vero che Uribe offre una fedeltà totale
agli Usa, anche contro i suoi vicini, per cui tutta
l'America Latina ha fatto la voce grossa sulle basi
americane. Comunque il problema delle droghe è serio, e
ripropone lo scontro nord- sud del mondo su un terreno
delicato. Perché la guerra si fa nei paesi poveri?
Perché non anche a New York dove ad ogni angolo ti
offrono cocaina? Perché punire i produttori e non anche
i consumatori? Perché muoiono solo latinoamericani che
non consumano come al nord? Noi la pensiamo come l'Economist:
liberalizziamo.
17 settembre 2009
Colombia disintegrata
Il ministro della Difesa colombiano, Gabriel Silva, ha
annunciato oggi che il suo paese prenderà in
considerazione il ritiro del paese dall'Unasur
(Unione di nazioni sudamericane) se alcuni membri
dell'organizzazione continueranno a evitare il dialogo
su temi come riarmo, spese militari, narcotraffico e
terrorismo, molto cari al governo di Bogotà.
Silvia, contrariato dal comportamento degli altri paesi
"interessati a parlare solo dei loro temi", ha espresso
tuttavia il proprio apprezzamento nei confronti di
Fander Falconi, ministro degli Esteri dell'Ecuador. "Ci
si preoccupa della basi statunitensi in Colombia - ha
dichiarato il ministro
- senza mai prendere in considerazione gli aerei Sukhoi
venezuelani e le armi di altri paesi che sono delle vere
e proprie minacce per la stabilità della regione".
"Colombia e Stati Uniti - ha spiegato da parte sua il
ministro degli esteri brasiliano, Celso Amorim - possono
collaborare per combattere il narcotraffico e la
guerriglia della Farc, ma è importante che firmino un
accordo che attesti la non partecipazione degli Usa nei
conflitti e negli affari di altri paesi della regione".
Secondo Amorim "la Colombia ha
mostrato una posizione intransigente e poco
trasparente". Il ministro degli esteri dell'Ecuador
Fander Falconi ha sottolineato che le discussioni si
sono arenate su due punti: la trasparenza degli accordi
extraterritoriali e le garanzie intorno a questi
impegni. "Nello stabilire le garanzie per non
intervenire negli altri paesi, alla fine non c'é stato
un passo avanti della delegazione colombiana". Lo stesso
ministro degli esteri argentino, Jorge Taiana, ha
evidenziato che "tutti, tranne i colombiani, abbiamo
offerto flessibilità e apertura". ANSA
16
settembre 2009
Dayana Mendoza non lavora su Mediaset. Che felicità!
Che piacere sapere che Dayana Mendoza, la ex-miss
Universo venezuelana, non è venuta a fare la ballerina
nelle tv di Berlusconi. Doveva danzare in un programma
di Enrico Papi: "Il colore dei soldi". In Tv aveva già
annunciato la partecipazione, poi all'ultimo ha
rinunciato. Gli avevamo consigliato anche noi, su questo
sito, di lasciar stare. Sono ignoti i motivi, magari
questione di soldi. In ogni caso per una ragazza come
lei, che ha girato mezzo mondo, che parla più lingue,
che ha avuto un'industria attorno a lei impegnata a
prepararla, l'Italia di Papi era un passo indietro. Non
vale la pena ridursi a mostrare il sedere così, per
finire nel solito giro di papponi spocchiosi milanesi, o
di politici romani.
In più la tv italiana alle donne latinoamericane dà un
unico ruolo: zoccolette stupide e focose. Dayana lascia
stare, rimani altrove.
15 settembre 2009
Ecco il benvenuto ai colombiani
Difficile definire amichevole questo cartellone piazzato
in Venezuela alla frontiera con la Colombia, affinché
sia chiaro che il popolo venezuelano le armi le ha
e la sa usare (guardate i fucili in basso). Il Venezuela
combatterà fino alla morte (come fece Bolìvar contro gli
spagnoli, anche se non morì) per difendersi dal nemico
imperialista, che si nasconde in Colombia, che gli ha
piazzato le basi vicino, che vuole le sue risorse, e
prima o poi cercherà di prendersele. Il messaggio
finale: "Gringos, vi aspettiamo qui" è un capolavoro
epifanico: la retorica militarista sta alimentando il
paese, proiettandolo verso una guerra che tutti si
aspettano, ma che ovviamente nessuno vuole. E pensare
che questo cartellone è stato piazzato nella "base della
pace", cioè uno spazio che Hugo ha voluto per l'incontro
pacifico dei popoli. Bel modo di fare la pace. Ma è
anche il linguaggio inutilmente aggressivo che mi fa
pensare che stia avvenendo una pessima selezione interna
nel chavismo, con la marginalizzazione dei settori più
moderati, a rischio voltafaccia, e l'auge di quelli più
aggressivi.
E tutti quei fucili in basso...che strana sensazione!
14
settembre 2009
Come ti rispondo
alle basi americane in
Colombia
La Russia ha concordato di prestare al Venezuela oltre
due miliardi di dollari per finanziare l'acquisto di
armi, compresi carri armati e sistemi
anti-missile avanzati. Lo ha annunciato il presidente
venezuelano, Hugo Chavez, nella sua trasmissione
televisiva settimanale.
Chavez ha detto che gli acquisti concordati durante una
trasferta a Mosca la scorsa settimana comprendono 92
carri armati e il sistema missilistico S-300, in grado
di abbattere jet da combattimento e missili da crociera.
"Dobbiamo ringraziare il governo russo, che ha approvato
un prestito di 2,2 miliardi di dollari per l'acquisto di
armi" ha detto Chavez, senza specificare quanto costino
le nuove armi. (ANSA)
13
settembre 2009
Terremoto a Caracas
Il terremoto che ha scosso ieri il Venezuela non ha
provocato vittime o danni materiali importanti, ha
confermato il ministro degli Interni e della
Giustizia, Tareck El Aissami, in dichiarazioni diffuse
dall'agenzia statale di notizie Abs. El Aissami ha detto
che la rete elettrica e il sistema di
trasporto della capitale Caracas funzionano normalmente,
ma le
reti di telecomunicazioni sono collassate, aggiungendo
che
"questo è completamente normale in queste situazioni,
per cui
lanciamo un appello ai cittadini, perché non usino le
linee
telefoniche se non per chiamate di emergenza".
Il ministro ha precisato che il terremoto è stato
sentito
praticamente su tutto il territorio nazionale,
aggiungendo che
il suo dicastero ha ricevuto informazioni dagli Stati di
Zulia,
Miranda Aragua, Carabobo, Lara, Portuguesa y l'area
metropolitana di Caracas, nei quali non sono state
segnalate
vittime o danni rilevanti causati dal sisma.
Il governo di Caracas ha diffuso i numeri di tre linee
di
emergenza che i cittadini possono usare per segnalare
situazioni
di emergenza e pericolo, e El Aissami ha ricordato che
"è
importante che tutti mantengano i bambini vicini, che
non usino
gli ascensori e si mantengano pronti per eventuali
evacuazioni". In quanto alla situazione a Caracas - dove
il terremoto è
arrivato accompagnato da un'ondata di maltempo, con
venti
violenti, forti piogge e grandinate - il ministro ha
detto che i
corpi di sicurezza si stanno già occupando
dell'assistenza di
emergenza nelle zone più colpite. (ANSA).
12 settembre 2009
Potenza energetica!
Eni conferma la scoperta al fianco di Repsol di un
grande giacimento di gas in Venezuela.
"Confermiamo di aver rinvenuto significativi volumi di
gas durante la perforazione del pozzo di Perla, situato
50
chilometri a largo dal Golfo del Venezuela a una
profondità di 70 metri", ha indicato un portavoce del
Cane a sei zampe. "Presto - ha proseguito - effettueremo
dei test di produzione del pozzo e ci attendiamo i primi
risultati in ottobre. Dopo i test forniremo maggiori
dettagli in un
comunicato".
Al tempo stesso è stato ricordato che "Eni vanta una
importante presenza in Venezuela. Questa scoperta di
prim'ordine ha la potenzialità di rafforzare
ulteriormente le riserve di gas naturale del Paese"
sudamericano.
La scoperta è stata realizzata dalla joint venture,
paritetica, tra Eni e Repsol (entrambe al 50%). Va
ricordato comunque che la compagnia petrolifera statale
venezuelana, Pdvsa, ha un'opzione di salire al
35%.(ANSA).
11 settembre 2009
Per far piacere alla Russia
Hugo
riconosce
le
regioni separatiste georgiane
Squillo di trombe! Il presidente Hugo ha annunciato oggi
nel suo
incontro con Dmitri Medvedev il riconoscimento
dell'Abkhazia e dell'Ossezia del sud. Dopo la
Russia e il Nicaragua, Caracas diventa il terzo paese a
legittimare l'indipendenza delle due regioni georgiane
separatiste, ad un anno dalla guerra tra Mosca e
Tbilisi.
Il Cremlino, rimasto finora isolato su questo fronte
anche dagli ex partner sovietici, incassa un nuovo
successo diplomatico nel lontano Sudamerica, sempre più
nuova frontiera dell'espansionismo energetico russo,
come confermano gli accordi in materia firmati oggi.
"Grazie Hugo", ha replicato un Medvedev felice delle
relazioni strategiche tra i due Paesi. "Non siamo
indifferenti al destino di questi due Stati. Vorrei
ringraziarvi per aver preso una tale decisione", ha
aggiunto.
Ironico il commento di Tbilisi, che ha definito la
decisione una "anomalia politica" senza "conseguenze
politiche importanti", presa da una figura "marginale".
Ma dietro il riconoscimento venezuelano di Abkhazia e
Ossezia
del sud, secondo alcuni analisti, ci sarebbe la
pressione del Cremlino. Il quotidiano Kommersant evoca
quasi un baratto, dato che Caracas ha bisogno di un
credito di Mosca per acquistare l'arsenale ventilato dai
media: un centinaio di carri armati 100 T-72 e T-90 per
un valore di 300 milioni di euro, tre sottomarini
diesel, e numerosi mezzi corazzati, elicotteri e
missili. Oggi non è stata resa nota la firma di alcun
contratto, ma Medvedev, confermando che la Russia
continuerà a fornire armamenti al Venezuela nel rispetto
degli impegni internazionali, ha ammesso che "contratti
di questo tipo non sempre vengono firmati in pubblico".
"Mosca fornirà al Venezuela i tipi di armi che ci
chiederà. Forniremo carri
armati, ne abbiamo di buoni", ha assicurato il
presidente russo. I ministeri della difesa dei due Paesi
hanno siglato intanto un accordo di cooperazione
tecnico-militare, il cui contenuto non è stato rivelato.
Sono state sbandierate invece le intese nel settore
energetico, all'indomani della promessa iraniana di
trasferimento di tecnologia nucleare in Venezuela, come
rivelato da Chávez in un gioco
diplomatico a tutto campo: una joint venture entro fine
anno tra la società petrolifera venezuelana (Pdvsa) e il
consorzio petrolifero nazionale russo (Gazprom, Rosneft,
Lukoil, Tnk-Bp e Surgutneftegaz) per l'esplorazione del
giacimento Junin-6 nel bacino dell'Orinoco, per un
investimento di oltre 20 mld di dollari; una
cooperazione a lungo termine tra la russa Transneft,
monopolista della rete di oleodotti, e Pdvsa per
sviluppare le infrastrutture petrolifere nello stesso
bacino; e, infine, un protocollo d'accordo tra Rosneft e
Pdvsa per una cooperazione separata.
I due leader hanno annunciato anche il varo entro fine
anno
di una banca russo-venezuelana, con un capitale sociale
di 4 mld
di dollari, per finanziare progetti economici comuni.
11 settembre 2009
La Minaccia
sulla Tv di Al Gore
Lunedì
21
Settembre,
alle 22:30,
verrà
trasmesso in
Italia il
documentario
la Minaccia.
Un documento
sulla
rivoluzione
bolivariana
e il suo
leader.
E' stato
realizzato
dalla
giornalista
Silvia Luzi
e dal
regista Luca
Bellino,
comprato
dalla Rai
che per un
anno intero
non l'ha mai
trasmesso.
"Dopo oltre
un anno di
embargo –
spiegano gli
autori-
l'idea che
ci siamo
fatti è
questa: La
Minaccia
presenta una
lettura in
chiave
critica del
socialismo
bolivariano
di Hugo
Chávez, una
lettura che
certo non
coincide con
gli enormi
interessi
economici e
politici che
l'Italia ha
in
Venezuela.
L'unica
emittente
che ci ha
dato la
possibilità
di
raccontare
quello che
abbiamo
visto e
vissuto,
paradossalmente
non è il
servizio
pubblico, ma
un network
internazionale
come Current.
Il servizio
pubblico ci
ha oscurato,
bloccando il
documentario
ed
impedendoci
di
utilizzare
il nostro
lavoro per
un anno
intero. E
non ci ha
mai dato
spiegazioni".
10 settembre 2009
Come la
Vinotinto
butterà fuori
l'Argentina
...chi andrà in Sudafrica?
E se si qualificasse il Venezuela,
buttando fuori Maradona? Ipotesi surreale? Macché!
Mancano solo due giornate alla fine delle qualificazioni
per i mondiali in Sudafrica, e la situazione in America
Latina è paradossale. La squadra venezuelana è solo a un
punto dall’Argentina di Maradona e Messi. in quinta
posizione ci sono gli argentini, subito dopo Venezuela e
Uruguay. I primi quattro si classificano immediatamente,
il quinto va allo spareggio “centroamericano”.
La scelta populista della
federazione argentina, che ha puntato sul mito Diego,
mica sull’allenatore, si è dimostrata disastrosa.
Maradona sta per compiere un capolavoro all’incontrario:
buttar fuori la sua squadra dai mondiali prima di
giocarli. In realtà nonostante i disastri, l’Argentina
non dovrebbe avere problemi a vincere le prossime
partite. Male che va si fa lo spareggio centroamericano.
Ma la sensazione resta: si trova ad un passo dal
baratro (un altro passo falso, ed è fuori). Ma non era
favorita alla vittoria finale? Di certo Diego, da cui
tanto ci aspettavamo, non allenerà l’Argentina in Sud
Africa. Non lo vogliono gli argentini, che populisti lo
saranno pure, ma si sono resi conto che il ragazzo si
impegna, ma non va.
Per il Venezuela la qualificazione
è ancora lontana, soprattutto perché l’ultima partita
la fa in Brasile, e i margini di vittoria sono nulli
(nonostante i verde-oro siano già qualificati). Dovrà
vedere cosa succede sugli altri campi, tifare sempre
contro l'Equador e battere tra un mese il Paraguay in
casa. Eppure l’entusiasmo non manca, è difficile... ma
tutti sentono che questa volta può accadere.
9 settembre 2009
...Sulla scia di
Miss Universo
Riceviamo e pubblichiamo
volentieri
Di Nicola Busco
Quando una sera a Monterosso, la zia Cate se l’è viste
spuntare sull’uscio di casa quasi sveniva, Anabella e
Gabriela Saporiti sono tornate nel paese dei nonni, per
stare un po’ con i parenti, gli amici.
Qualche anno fa la bella Anabella ha partecipato come
concorrente a Salso Maggiore Terme, alle finali di Miss
Italia nel Mondo, e si è classificata tra le prime,
catapul-tandosi con la sua prorompente bellezza come
modella nel pano-rama internazionale della moda e della
tv.
Nel 2007 l’emittente internazionale “Fashion TV" l’ha
voluta per presentare direttamente dalle spiagge di
Playa de Punta del Este in Uruguay, un programma di moda
e tendenza giovanile, e sempre in Uruguay, l’omonimo
marchio automobilistico Mercedes Benz ha “usato” la sua
immagine per promuovere una nuova linea di automobili
sportive.
Ha
terminato alcuni giorni fa di registrare un programma
d’intrattenimento giovanile in Argentina, che sarà
trasmesso anche in Colombia, Equador e Panama. Ora
Anabella e la giovane sorella Gabriela (laureata
recentemente in ingegneria industriale con il massimo
dei voti), si stanno godendo il sole di Monterosso,
attorniate da parenti ed amici.
Che fucina di talenti e bellezze che è Monterosso, che
può ora contare anche sulla immagine che Anabella porta
nel mondo, soprattutto quando dichiara di essere di
origini Italiane, e che i nonni sono delle Cinque Terre.
8 settembre 2009
Come Hugo Chávez è diventato
un idolo a Venezia!
Devi saper tenere la scena. Chávez
lo fa. Ama la gente, il palcoscenico è la sua dimensione
naturale. Tra gli spettatori si trova a suo agio, sfugge
via dal tappeto rosso per abbracciare il pubblico, si
concede senza parsimonia ai giornalisti, saluta Minà. Si
dà alla folla perché è innanzitutto la folla, il popolo,
la moltitudine, come dice lui. Incarna il tutto.
Ovviamente a Venezia arriva come star del cinema,
protagonista di un film fatto da un regista che ha vinto
tre premi Oscar. Da star si becca i meritati applausi,
non da presidente del Venezuela, paese di cui gli
spettatori conoscono poco, così come della sua
rivoluzione. Né Oliver Stone ha avuto l’ intenzione
di spiegare l’America Latina, ha centrato però un punto.
In quel continente sono arrivati al potere presidenti
particolari, come Evo l’indio, o Lula il sindacalista.
Però l’America Latina è un’altra cosa, al di là
dell’euforia, e pochi ci guardano dentro.
Torniamo a Hugo, stella del cinema,
ha voluto cogliere l’occasione per dimostrare che il
popolo lo ama, che il dittatore di cui tanti parlano ha
una popolarità da far invidia a tanti. Ma è un effetto
dello show veneziano, dove ad acclamarlo c’è chi è
andato a vederlo, chi è sedotto dal suo fascino. Chi
non lo apprezza rimane a casa, punto e basta. Dunque è
un pubblico già scremato all’origine, sono i suoi
ammiratori, o quelli di Stone. Però l’effetto funziona,
e nei giornali se ne festeggia il tripudio. In Venezuela
l’opposizione teme che possa usare questo momento
glamour per spingere in patria contro Globovisión o i
giornali, con l’obiettivo di conquistare gli spazi del
“discorso”.
Il Chávez “da cineteca” si è
costruito attraverso quattro momenti di cui uno
romantico, uno eroico, l’altro stoico, e l’ultimo
estetico. L’uomo di spettacolo usa gli strumenti
dell’entertainment per fare notizia, la sua politica è
ben rappresentata da Alò Presidente, la trasmissione
televisiva (guardate il documentario La Minaccia per
capire di cosa parlo) in cui la domenica detta l’agenda
politica della settimana, e visita il paese dando
ordini.
Il primo momento è quello
romantico (13 agosto 2006). A Miami e Caracas si
festeggia la morte di Fidel, che ha lasciato
temporaneamente il potere perché sta male. Tutti
aspettano da un momento all’altro l’annuncio del
decesso, e invece? Escono fuori le foto di Castro,
convalescente ma vivo, assieme ad Hugo che lo riempie di
regali per il suo ottantesimo compleanno: due vecchi
amici, zio e nipote, vestiti di rosso. E’ il classico
colpo di scena. Le foto fanno il giro del mondo, Hugo
diventa ufficialmente il suo erede.
Il secondo momento, quello
eroico, è il famoso discorso all’Assemblea Generale
dell’ Onu (20 settembre 2006), dove si scaglia contro
Bush il diavolo, si fa il segno della croce, guarda il
cielo, “qui puzza di zolfo” dice sornione. Guardate il
video, e noterete la velocità, l’irruenza, l’entusiasmo
della sua parlata, ma soprattutto l’ironia e lo sfottò
verso l’Onu che Hugo considera una pagliacciata, perché
dominata dall’imperialismo. La platea l’osserva
divertito, lui capisce che il palcoscenico è quello
giusto per andare a finire sulle pagine di tutti i
giornali, come eroe dell’antimperialismo, erede di
Fidel. E’ fatta.
Poi c’è quello stoico,
quando fa perdere le staffe al re spagnolo
rinfacciandogli il colpo di stato contro il suo governo,
nel 2002, appoggiato da Aznar. Il re gli lancia addosso
un famoso : “perché non stai zitto?” (9 novembre 2007)
perché Hugo non la smette di parlare, di sovrapporre la
sua voce a quelle degli altri. E fa il giro del mondo,
con tutta l’allegoria del caso: il sovrano colonialista
e il rivoluzionario anti-colonialista. Eppure sono
passati due secoli.
E concludiamo con il momento
estetico, l’intervista glamour per GQ con Naomi
Campbell, a passeggio per Caracas (gennaio 2008). Girano
voci di un presunto flirt tra i due, mai confermate, né
smentite, di certo lei ha dormito nel palazzo
presidenziale, cosa abbastanza irrituale. Egli, il
sovrano, grazie a lei entra di diritto nello star system
internazionale, quello strano mondo dove fai fatica a
distinguerlo da Brad Pitt. E da oggi ancor di più, visto
che è a tutti gli effetti una star del cinema.
7 settembre 2009
Premio Juan Rulfo
a
Rafael Cadenas
di Rossana Miranda
7 settembre 2009
Una stella a Venezia
7
settembre 2009
Il nuovo libro di Ettore Mo
...in
cui ci sono anche i due reportage su Caracas. Ebbi
l'onore di aiutarlo per dieci giorni, siamo andati a
Petare di notte con la polizia, nel pronto soccorso il
fine settimana, abbiamo parlato con sequestrati e
genitori di gente uccisa così, senza motivo. Abbiamo
visto le carceri, abbiamo incontrato giornalisti,
scrittori. Sempre di corsa. Lo ricordo piccolino,
instancabile, con un taccuino, e tante domande senza
risposta. Ricordo lo sdegno quando, casualmente,
assistette ad un matrimonio presso il Melià. Non
sopportava lo sfarzo e l'ostentazione in un paese
povero. Non sopportava la violenza, e di Hugo si
disinteressava. Voleva sapere della gente comune. Con
lui il suo fotografo, Luigi Baldelli. Una coppia
indivisibile.
6 settembre 2009
Il trailer del documentario di Oliver Stone...a me piace
5 settembre
2009
Miss
Universo
concorso
truccato?
Potrebbe dover riconsegnare la corona Stefania Fernandez,
la 18enne venezuelana eletta Miss Universo il 23 agosto
alle Bahamas, località che ha ospitato l'edizione 2009
del celebre concorso di bellezza promosso dal
miliardario Donald Trump. E' la rivista People a
denunciare la presunta truffa. Un gruppo di fan ha
inviato una petizione alla presidente di Miss Universo,
Paula Shugart, chiedendole di spodestare la reginetta
venezuelana e che siano rivelati i veri interessi dietro
la manifestazione. "E' molto difficile credere che la
meno qualificata per rappresentare l'organizzazione
abbia vinto la corona. La sua figura al galà dimostrava
che era molto lontana dal meritarsela", hanno
denunciato. Il gruppo ha invitato a visitare qualsiasi
blog specializzato e leggere cosa ne pensano gli
esperti. Secondo Nicole Raymond, direttrice
dell'edizione spagnola di People che dice di aver
scoperto l'imbroglio, i giurati "non firmarono con nome
e cognome". "Tra di loro ci sono persone presenti al
concorso che videro come i computer (per inviare i voti,
ndr) smisero di funzionare". Il punteggio - secondo la
denuncia - fu calcolato a mano. Miss Universo avrebbe
degli interessi speciali con Miss Venezuela. Per ora il
celebre concorso di bellezza non ha risposto alle accuse
di "brogli". Il coreografo di Miss Universo, Michael
Schwandt, ha dichiarato inoltre in una intervista a
Guanabee.com che il magnate Donald Trump ha scelto
personalmente 6 delle 15 finaliste. (APCOM)
4 settembre 2009
Nuovo ambasciatore a Roma
...è un militare
Luis
José Berroterán Acosta è il
nuovo ambasciatore della
Repubblica bolivariana del
Venezuela presso lo Stato
italiano. Berroterán, che ha
presentato oggi le lettere
credenziali al presidente
della Repubblica Giorgio
Napolitano, è Maggiore
generale dell’esercito
venezuelano ed ha operato
come Comandante generale e
ispettore dell’Aeronautica,
oltre che capo di stato
maggiore del Comando
operazioni aeree. Il nuovo
rappresentante di Caracas a
Roma riempie una casella
lasciata libera da Rafael
Lacava, che nel novembre del
2008 è stato eletto sindaco
di Puerto Cabello, città
venezuelana della regione di
Carabobo. Con l’insediamento
di Berrotarán, l’incaricata
d’affari Yvelise Martínez -
che ha retto la sede
diplomatica in attesa della
nuova nomina - lascia la
capitale italiana unendosi a
Puerto Cabello allo staff
amministrativo di Lacava, di
cui è stata in passato
stimata collaboratrice. Il
nuovo ambasciatore completa
la “squadra” diplomatica
venezuelana a Roma,
affiancandosi a Iván Rincón,
ambasciatore presso la Santa
Sede, e Gladys Urbaneja,
rappresentante venezuelana
dinanzi alla Fao.
Nella nota emessa dal
ministero degli Esteri
venezuelano, si ricorda che
Berrotarán si incaricherà
innanzitutto di “continuare
a rafforzare i rapporti con
le autorità e il popolo
italiano”, oltre a
promuovere i “valori e i
principi sostenuti dal
popolo bolivariano come la
difesa del mondo pluripolare,
il rispetto per
l’autodeterminazione dei
popoli, la giustizia
sociale, la libertà, la
democrazia, e soprattutto la
pace”. . (IL VELINO)
3
settembre 2009
Perché è stato giusto
chiudere le radio in Venezuela?
-tratto dalla Voce d'Italia di ieri-
2 settembre 2009
Lavorare a Caracas
Mi ha sempre sorpreso la facilità con cui si trova
lavoro a Caracas. Ovviamente non parliamo di
stipendi alti, ma quelli della classe medio-bassa. Però
i giovani almeno non rimangono a spasso. Molti
aggiungono ad un lavoro (da ufficio) che non li soddisfa
anche lezioni notturne per inseguire i propri sogni. Ci
sono una miriade di Istituti che affollano la città in
cui puoi imparare tutto, dalla cucina alla regia,
passando per la fotografia. Vanno di moda i corsi di
disegno grafico. Altri affiancano al lavoro una piccola
attività personale, chi vende I-Pod importati da Miami,
chi compravende valuta, chi fa collane.
C'è un certo fermento perché il paese è
giovane. Un'altra osservazione: i ritmi lavorativi sono
umani, molte garanzie, ferie pagate, giorni festivi a
volontà. Se comparo la realtà venezuelana a quella
italiana, non so chi è terzo mondo. Visto che da noi
praticamente i nuovi lavori sono precari, senza ferie né
garanzie, e gli stipendi coprono a stento i costi della
vita.
Per chi ha un livello basso di istruzione, invece c'è
il settore dei servizi che offre lavori a volontà,
panifici, ristoranti. In questo caso però i turni di
lavoro sono duri, e gli stipendi molto bassi, tali da
non permettere grande autonomia. La gente vive nei
barrios, che altro non sono che la zone popolari delle
metropoli latinoamericane.
1
settembre 2009
Ha vinto il Grammy Latino
...un applauso per Abreu
Josè
Antonio Abreu è piccolino, leggero, scompare quando lo
cerchi tra la folla, annega se attorno ci sono spalle
alte e donne con i tacchi. Ma probabilmente in Venezuela
è il personaggio più ammirato in assoluto, grazie a quel
meraviglioso sistema di orchestre giovanili che ha
portato la musica ovunque, fino all'ultimo paesino del
Venezuela, ed ha prodotto vette artistiche quali Gustavo
Dudamel, discepolo di Claudio Abbado.
Aveva capito che uno strumento musicale è qualcosa
che va al di là della semplice disciplina musicale, lo
ha caricato di sogni, di divertimento, di allegria. Ci
ha messo dentro un coraggio che non t'aspetti da un uomo
piccolo piccolo. Se n'è fregato della disciplina, ha
usato la gioia. I bambini hanno lo strumento, iniziano
con una nota, poi con due...per imitazione. Deve
piacere, appassionarli. Aveva trovato la sua arma non
contro la povertà, ma contro la cultura della miseria.
Le sue orchestre sono arrivate anche in carcere, hanno
ridato un sorriso nel luogo peggiore del Venezuela. Li
ho incontrati, li ho visti spesso i suoi musicisti.
Rispetto a loro mi sono sentito una nullità, ed ho
pensato spesso all'Italia del Conservatorio. E' storica
la esibizione dei carcerati-musicisti al Teresa
Carreño, quando si spensero le luci, e tutti
pensavano che era stato organizzata una fuga di massa.
Abbado torna spesso in Venezuela, un giorno decisi
che dovevo incontrarlo. Sapevo che non voleva concedere
interviste. Ecco il risultato.
L'ho sognato. Non so perché ma è successo. Micheletti
cedeva il trono a Zelaya, e si sedeva su un trono più
alto. Gli faceva delle domande, e Zelaya rispondeva
promettendo di rispettare i suoi ordini. Poi i militari
arrivavano, e con gentilezza, acchiappandolo dalle
braccia, lo portavano via. E Micheletti recuperava il
suo trono basso.
Zelaya aveva un volto da allevatore, Micheletti in
giacca e cravatta. Entrambi erano piccoli piccoli, nel
mio sogno erano come nani.
Ma cosa sta succedendo in Honduras? Ovviamente nulla. I
tentativi di soluzione latinoamericani sono stati un
fallimento, agli Stati Uniti più di tanto non interessa
impegnarsi sull'Honduras.
29
agosto 2009
Chissà perché gli uribisti
odiano
Hugo
Gli uribisti lo odiano
davvero, più dell'oligarchia
venezuelana, più che negli
Stati Uniti. Povero Hugo.
Parte dai vicini nemici una
marcia mondiale contro il
presidente venezuelano. Si
terrà il prossimo 4
settembre. Gli organizzatori
della manifestazione "No más
Chávez"
(Basta Chavez) usano i
network sociali più diffusi,
Facebook e Twitter, per
informare dell'iniziativa.
Probabilmente sarà un
fiasco!
28 agosto 2009
Anche Uribe vuole la rielezione
Ci risiamo. Dopo Chávez, anche
Uribe vuole eliminare i vincoli di mandato per ricandidarsi in Colombia. Alvaro fa lo gnorri, finge di
disinteressarsi, dice che gli sembra "sconveniente"
rimuovere i vincoli, ma non vede l'ora che la
riforma costituzionale passi, per poi giocarsi tutto al referendum. Ma
non basterà l'approvazione popolare: lo scoglio maggiore
sarà, successivamente, la Corte Costituzionale.
Ricandidarsi per cosa? Per un solo motivo:
annientare le Farc, con l'aiuto degli Usa, mettendo in
conto la resistenza alimentata dal Venezuela (che non
può ammetterlo, ma di cui tutti sono certi).
Vale per Uribe quello che vale per Chávez.
I limiti di mandato non si devono toccare, perché nel
sistema presidenziale sono una garanzia contro lo
strapotere del sovrano, soprattutto in paesi con
istituzionalità debole. Dicesi democrazia. Per me
dovrebbe passare una prassi semplice semplice: se si
cambiano i limiti di mandato, valgono a partire dal
presidente successivo. Le Costituzioni ad personam
mortificano il paese.
27 agosto 2009
La violenza è (con
l'accento) Caracas
Cari amici, come avete avuto modo di leggere sul Corsera
( link in fondo) Caracas è la seconda città più
pericolosa al mondo, dopo Ciudad Juarez. Questo se
consideriamo il numero di omicidi. Tutte le classifiche
sono opinabili,anche questa lo è. Ma la sensazione per
chi ha viaggiato un po' tra metropoli latinoamericane è
la stessa. Quando Ettore Mo scrisse il famoso reportage
di due pagine sul Corriere della Sera sulla violenza a
Caracas, qualcuno scrisse che non era vero, che era
tutta una menzogna dell'imperialismo contro Hugo. Dicesi
fanatismo rivoluzionario.
Quella sulla sicurezza personale è il più grande
fallimento della rivoluzione venezuelana. Difficile
negarlo. Ne abbiamo parlato spesso su questo blog,
riguarda la provincia lontana come Caracas. Il governo
bolivariano non ha assolutamente nessuna idea al
riguardo, la città è in preda di bande che spesso sono
composte da poliziotti, il cittadino, spesso povero, è
in preda alla violenza metropolitana, senza alcuno
strumento per opporsi.
Il Parlamento del Venezuela ha approvato una legge
che proibisce la vendita e l'uso dei "videogiochi e
giocattoli bellici", che secondo il Psuv, il
partito socialista controllato dal presidente Hugo Chávez,
"sono una conseguenza del capitalismo selvaggio".
La normativa "proibisce la fabbricazione, importazione,
distribuzione, vendita e uso di video, giochi o
giocattoli bellici con contenuto violento", ha precisato
il vicepresidente del Parlamento, José Albornoz,
sottolineando che questo tipo di giochi e giocattoli
influiscono "sull'aggressività e la
violenza" dei bambini.
La legge prevede inoltre sanzioni e multe contro chi non
rispetta il provvedimento, che punta d'altra parte a
controllare "la vendita di armi giocattolo, che possono
in realtà essere utilizzate dai delinquenti", visto la
grande somiglianza che spesso hanno con gli armamenti
veri.
Proprio per far capire meglio a tutti i colleghi
quest'ultimo punto, Albornoz si è presentato in
Parlamento impugnando un'arma-giocattolo: "Come vedete,
ha detto rivolgendosi ai parlamentari, è identico a un
fucile M-16". Uno dei 13 articoli della normativa
richiede infine ai media, sia privati
sia pubblici, di diffondere annunci per far capire
all'opinione pubblica "quanto sia importante non usare
questo tipo di
videogiochi e giocattoli". (ANSA)
25 agosto 2009
Dayana Mendoza
...come ti faccio la velina
...in Italia
Cari amici, non è che notiziedacaracas
sia un blog gossipparo. Di solito parliamo di cose
serie, chavismo, cultura, viva vera, latinoamerica.
Cerchiamo di fornire analisi o intuizioni.
Ma gli eventi ci trascinano verso il
gossip. E così un attento lettore ci ha segnalato
l'ultimo tra i rumors, che non ha ancora trovato
conferma ufficiale.
Dayana Mendoza, la miss Universo
uscente, verrà a lavorare in Italia. Il 7 settembre
dovrebbe affiancare Enrico Papi nel nuovo quiz-show "Il
colore dei soldi", su Italia 1. Lei non ha confermato
(probabilmente ancora da definire il compenso) però,
subito dopo aver incoronato Stefania Fernandez come
nuova Miss Universo, ha fatto sapere che starà in Italia
un paio di mesi. A fare cosa? Mistero. Sarà allora vero
che si ridurrà a fare le valletta?
Insomma poteva andare ovunque, in
Francia, in Spagna, negli Stati Uniti, ovunque. Poteva
fare cose interessanti, ma evidentemente in Italia le
offrono soldi che non si possono rifiutare. Perché così
è l'Italia del nuovo re.
Parteciperà alle feste di villa
Certosa? Sarà la compagna di qualche calciatore? Di
qualche imprenditore famoso? E perché no di un politico?
O vittima del Corona di turno? Comunque dovrà ascoltare
i consigli di due connazionali che hanno fatto successo,
Aida Jespica e Ainett Stephens. O il mio, vai altrove,
lascia stare la tv spazzatura.
P.S.: Quale sarà la sua
posizione legale? Entrerà nelle quote degli immigrati
previste dalla legge sull'immigrazione, in caso
contrario saranno così solerti da ricacciarla a casa?
Come cacciano i gommoni?
24 agosto 2009
MERAVIGLIOSO
STORICA DOPPIETTA
(un'altra volta
venezuelana Miss Universo
...mai successo prima)
...e Berlusconi ora organizzerà una visita ufficiale
a Caracas? In città si festeggia come se il Venezuela
avesse vinto i mondiali. Sono i loro i mondiali. E noi
festeggiamo con loro! Lei si chiama Stefania Fernàndez.
Il concorso è assolutamente snobbato in Europa, nei
Caraibi è molto sentito. Ma ogni popolo ha i suoi vizi,
c'è chi ama vedere undici giocatori (maschi) inseguire
un pallone, come gli italiani, chi le belle donne.
23 agosto 2009
Alò presidente a cavallo
dalle fertili terre di Apure
22 agosto 2009
Tenaris...arriva la revolución!
Il governo venezuelano ha assunto il controllo esclusivo
degli asset della Matesi, società controllata da Tenaris.
Lo ha annunciato la stessa società italiana, in una
nota, precisando che il governo ha agito attraverso la
commissione di transizione costituita dal ministero
dell'Industria di base e mineraria.
Tenaris, prosegue la nota, conserva tutti i diritti
legati ai trattati di investimento con il Venezuela e
dettati dalle leggi internazionali. Per tale motivo, la
società si prepara ad avviare una trattativa con il
governo venezuelano per trovare un accordo sulle
condizioni di trasferimento della Matesi al governo
rivoluzionario. In pratica un bel po' di soldini. Tanto
lavoro per l'ambasciata!
21
agosto 2009
...aspettando Miss Universo
Questa cosa la volevo scrivere da
tempo. Queste che vedete in fondo sono tre foto normali
di tre amiche venezuelane, prese su facebook con il loro
permesso. Sono prese a caso, ma praticamente è questo il
tipo di ritratto che le ragazze venezuelane piazzano sui
social network, belle o brutte (io ho scelto le belle).
E' lo stile, è un'estetica autoctona, che provoca
non pochi problemi ai maschietti, complice anche il
caldo tropicale, i ritmi caraibici.
Non c'è cosa più divertente che vedere
"perso" un italiano appena arrivato a Caracas, che
spesso travisa i "segnali" femminili. Ma bisogna
capirlo, viene dalla profonda provincia italiana
(iraniana), mortificato nelle sue aspirazioni in una
patria difficile in cui, quando ti va bene, conosci una
donna ogni anno, e stai con la stessa donna tutta la
vita (mica sto dicendo che c'è qualcosa di male, per
carità). Ed invece provate ad entrare nei locali
venezuelani (in cui non ci va solo l'elite, ma tutti) o
ad andare in spiaggia, e capirete quel povero maschio
italico cosa si trova a vivere. Innanzitutto più donne
che uomini, non c'è la solita immagine discotecara
all'italiana di tre ragazze che ballano, ed otto cerchi
concentrici maschili ed intristiti attorno.
Vi meraviglierà, ma la donna urbana
venezuelana è decisamente più autonoma dell'italiana.
Spesso preferisce essere single perché non si accontenta
di una relazione così e così solo per "apparire" in
coppia.
A Caracas ci sono tre cose che sono
assolutamente comuni: le donne ti piazzano gli occhi
negli occhi, ti sorridono spesso, e se le inviti a
ballare, ballano. E non perché vogliono andare a letto
(a volte anche per questo). Anzi al di là
dell'apparenze, rimango convinto che se dobbiamo parlare
in termini di libertinaggio, le europee in viaggio e le
nordamericane sono assolutamente insuperabili (non a
caso il maschio venezuelano ti dice: beati voi che avete
le europee che sono "zoccole").
Il maschio italico travisa queste
foto, ma in realtà è normale in Venezuela ritrarsi così,
come in Italia è normale non farlo (o non con la stessa
sensualità).
Provate a cercare qualcosa dello
stesso tenore su Facebook-Italia, tra le vostre compagne
di scuola, o colleghe. Se sono sposate, sono in foto con
i mariti (una di queste amiche qui sotto si è
appena sposata, e il marito su facebook non appare mai!
Grande lezione), anche in costume riescono ad essere
poco sensuali, e per il resto tutte foto tra amici con
bei sorrisi e bei vestiti.
La donna italiana, quando si
ritrae, deve sempre apparire assolutamente casta, e
sottilmente sensuale. Ma sottilmente. Ora ognuno
preferirà lo stile che vuole. Però poi a Miss Universo
nessuna italiana ha vinto (e so che per qualcuno è un
bene). Il problema è un altro, e lo mettiamo in chiaro
per schivare le accuse di colonialismo sessista: in
realtà anche vista da New York l'Italia sembra Teheran
Un paese dove si diverte praticamente solo l'elite stile
Berlusconi&Briatore, con starlette sciapite stile
Carfagna&D'Addario, mentre la massa deve incanalarsi
appena può nel percorso familiare. Il vitellone italiano
sembra sempre di più un poveraccio, e la donna in una
bolla di sapone.
Mi sembra molto più democratico
il sistema americano, in qui gli anni di follia sono
concessi a tutti, donne e uomini. Belli e brutti. In
perfetta parità! Dove anche una donna ti può incontrare
in un bar, avvicinarsi, offrirti da bere.
Liberiamo l'Italia !!
20 agosto 2009
Il popolo di Uribe
contro Hugo
Gli uribisti non lo sopportano, lo
odiano, lo associano alle Farc, vorrebbero vederlo in
galera. Hugo è il loro peggior nemico, come dimostrano
queste foto colombiane.
19 agosto 2009
Influenza porcina
...e morti accertate
Sono diciassette le persone morte per la nuova influenza
e 663 i casi accertati di contagio del virus H1N1 nel
Venezuela: lo ha comunicato oggi il ministro della
Sanità Carlos Rotondaro.
Il membro del governo ha spiegato che nel Paese
sono stati condotti oltre tremila test su soggetti
sospetti, dei quali solo 663 sono risultati postitivi al
contagio. Sono ancora in corso indagini per accertare se
ulteriori 12 decessi siano stati causati dall'influenza
A o da altre patologie ad essa associate. Inoltre, 473
perosne contagiate dal morbo sono completamente guarite.
(ANSA)
18
agosto 2009
Il nuovo documentario di Stone
...pura propaganda?
Oliver Stone torna a far parlare di sé con un
documentario su Hugo Chávez che verrà presentato a
Venezia."South of the border" è l'opera che dovrà
consegnare ai posteri il presidente venezuelano Hugo Chávez
come eroe della rivoluzione antimperialista. Il sovrano
buono che fa la voce forte contro i potenti, ma è debole
con i deboli. Un buon samaritano animato da ideali di
giustizia e solidarietà, che l'impero aggressivo e
guerriero non sopporta e vuole fare a pezzettini.
Suppergiù è questa la visione di Oliver Stone, che già a
suo tempo si misurò con un altro mito delle americhe, il
compagno Fidel.
Il pubblico apprezzerà? Chissà, io non mi fido delle
agiografie. Il documentario ha come obiettivo fare
contro-informazione, nella convinzione che fino ad oggi
i mass-media ci hanno dato una visione distorta della
rivoluzione. Almeno questo si deduce dall'intervista
concessa a Repubblica
ieri. Oliver- che è un gran provocatore- utilizza
tutto l'armamentario argomentativo rivoluzionario, che
di solito trova poca eco all'estero proprio in quanto
propagandistico. Ma il dubbio è sempre lo stesso. Avrà
avuto Oliver l'inquietudine di andare a vedere con i
suoi occhi cos'è il Venezuela, al di fuori del tour
governativo? Avrà chiesto alla gente come vive? Cosa
significa alzarsi al mattino a Petare, se si sentono
sicuri, se lo stipendio basta, se l'ospedale funziona
davvero? Se della polizia ti puoi fidare?
Temo di no. Tempo fa il sindacalista italiano Raffaele
Bonanni, segretario Cisl, visitò il Venezuela. Lanciò
poi l'allarme: la democrazia è in pericolo, la dittatura
avanza, il paese è allo sfascio. In molti gli fecero
notare che era poco intelligente formarsi un'opinione
rimanendo fermi a Chacao (quartiere tranquillo di
Caracas), andando a cena solo con acerrimi antichavisti,
frequentando gli emigranti italo- venezuelani (Forza
Italia qui ha preso il 70% di voti) . Se avesse avuto un
minimo di onestà intellettuale, Bonanni avrebbe dovuto
ascoltare anche l'altra campana, i rivoluzionari, la
gente del 23 de Enero. Lo stesso vale per Oliver Stone.
Si sarà liberato dall'abbraccio rivoluzionario? Avrà
avuto l'inquietudine di capire davvero il paese, o si è
limitato a fare da cassa di risonanza alle ragioni dei
rojos, rojitos? Se ha costruito semplicemente un
mega-spot ad uso e consumo dei fanatici rivoluzionari
(come temo), avrà sprecato un'occasione.
17 agosto 2009
Nuovo nunzio apostolico in Venezuela
Benedetto
XVI ha nominato Ettore Balestrero responsabile del
ministero degli Esteri della Santa Sede. Prende il posto
di Pietro Parolin, che diventerà il nuovo nunzio
apostolico in Venezuela.
Parolin dovrà far i conti con la rivoluzione
venezuelana, con la nuova legge educativa e la
marginalizzazione dell'ora di religione, con la triste
fama franchista della chiesa nel paese di Bolìvar, dove
non ha mai preso piede la teologia della liberazione.
Sarà per lui un impegno di lotta ideologica, in un paese
cattolico poco praticante e molto liberale. Ma
soprattutto chavista!
16 agosto 2009
Giovani rivoluzionari crescono
15
agosto 2009
E
il golpe in Honduras?
Il Nytimes oggi ritorna con un editoriale sull'Honduras
chiedendo un'azione più decisa del governo americano per
ristabilire l'ordine costituzionale. Micheletti&company
non sembrano voler cedere, anche perché in fondo loro
sono gli "americani" e Obama dovrebbe capire che sono
amici.
Chávez e la sua sinistra
sospetta che dietro il golpe ci siano gli Stati Uniti,
che apparentemente si mostrano pro-Zelaya, ma che
tacitamente appoggiano i golpisti. Obama, che ha altro a
cui pensare, risponde per le rime. Questa sinistra che
gli chiede di intervenire ora, è la stessa che dice che
ogni intervento americano è imperialista, e vorrebbe
bloccarne qualsiasi azione.
14
agosto 2009
Sui campi da golf
...e le ragioni di
Hugo
Ovviamente il golf non è uno sport del popolo, come il
baseball o il calcio. Più che borghese, è di classe
alta, soprattutto per i costi. Anche nell'immaginario
collettivo è collegato all'immagine di ricchi
cinquantenni con i capelli bianchi, anche se grazie al
successo in tv si è democratizzato, ha assunto connotati
popolari.
Detto questo voglio aggiungere che se c'è un campo da
golf che andrebbe espropriato, a mio parere, è quello
del Country Club a Caracas. Si trova proprio nel bel
mezzo della città, occupa una superficie doppia rispetto
al Parque del Este (che è già grande), ma se lo godono
poche famiglie, quelle fortunate che possono pagare
l'alta quota sociale.
I campi da golf devono essere costruiti fuori città,
come succede dappertutto. Se il Central Park di New York
fosse un campo da golf sarebbe tollerato? Quel
terreno del Country Club andrebbe recuperato e aperto al
pubblico. Lo propose Barreto, ma Chávez
lo stoppò
. Notiziedacaracas, se dovesse essere espriopriato, sarà
a favore!
13 agosto 2009
Derubati i giocatori
italiani di pallanuoto...
sull'isola di Margarita
Sole, mare, sabbia! Macchè... brutta avventura in
Venezuela per alcuni dei giocatori della Nazionale
italiana di pallanuoto: undici degli azzurri - a quanto
riferisce il sito online del quotidiano El Sol de
Margarita - sono stati derubati nell'albergo dove
alloggiavano.
La Nazionale - scrive il giornale locale - era giunta
qualche giorno fa nell'isola, dove lo scorso fine
settimana si è svolto un torneo internazionale di
pallanuoto.
"A quanto pare - ha precisato il sito - cinque
malviventi sono entrati nelle stanze dei giocatori,
bloccando con un materasso il sistema d'allarme, e
portando via soldi (sia euro sia moneta locale), oltre a
laptop, telefoni cellulari e orologi".
La Nazionale ha quindi deciso di rientrare
anticipatamente a
Roma, ha precisato l'organizzatore del torneo, Alberto
Matos,
evocando "i problemi di sicurezza nell'isola Margarita,
che
spesso finiscono per spaventare i turisti".
Quella per la sicurezza del cittadino è una battaglia
che la rivoluzione non riesce proprio a vincere. Forse
su questo tema sarebbero graditi i consigli di Fidel,
visto che Cuba non è pericolosa come il Venezuela.
Caracas allagata
E' accaduto ieri. Succede spesso, quando piove. Le
strade si allagano, l'acqua può superare il mezzo metro,
molte auto rimangono bloccate. Per questo vale la pena
avere una jeep, per sfidare la giungla cittadina.
12 agosto 2009
Aereo inabissato
riprendono le ricerche
Il Governo ha stanziato due
milioni di euro per svolgere nuove ricerche al largo
dell'arcipelago di Los Roques in Venezuela, dove il 4
gennaio del 2008 si inabissò un bimotore della compagnia
Transaven con 14 persone a bordo, di cui 8 italiani. Tra
loro un’intera famiglia di Ponzano: Paolo Durante, Bruna
Guernieri e le loro due bambine, Emma Viola e Sofia.
«Oggi sono stato informato dalla Presidenza del
Consiglio che il Governo ha finalmente approvato uno
stanziamento di due milioni di euro per offrire
al Venezuela collaborazione, attraverso strumentazione
idonea e uomini, per cominciare una nuova fase di
ricerche in una zona di possibile caduta dell'aereo,
ancora non esplorata. Si tratta della zona individuata
dai tecnici italiani Pica e Vitaloni nel corso della
loro missione in Venezuela. Il piano di ricerca si
svolgerà nei termini e nelle modalità che saranno
concordate con il Governo del paese sudamericano». Lo ha
detto all'Adnkronos l'avvocato Riccardo Tropiano, legale
delle famiglie dei passeggeri dell'aereo.
Tropiano ha spiegato che «è stata anche allertata la
Protezione Civile che dovrebbe partecipare alla fase di
recupero dell'aereo, se fosse individuato». «Quanto ai
mezzi, per le ricerche - ha aggiunto - dovrebbero essere
utilizzati aerei e una nave oceanografica. Ora
attendiamo solo una risposta dal capo dell'Inac
venezuelano, poi potranno partire le ricerche che
dovrebbero concludersi entro ottobre», ha sottolineato.
11 agosto 2009
"Produrremo sempre
più
petrolio"
Il Venezuela punta a finire le
aste per i campi petroliferi
Carabobo nella regione
dell'Orinoco entro la fine
dell'anno. Lo ha annunciato il
ministro dell'Energia Rafael
Ramirez. Caracas il mese scorso
aveva posticipato l'asta a tempo
indeterminato, mentre i prezzi
del greggio in calo avevano
abbattuto alcuni dei costi
legati allo sviluppo dei campi
petroliferi. La scorsa settimana
il presidente Hugo Chavez ha
detto che il Venezuela non aveva
fretta di completare l'asta, ma
in una intervista pubblicata da
El Nacional, Ramirez ha spiegato
invece che il processo sta
avanzando.
"Il nostro obbiettivo è che
(tutto) avvenga entro
quest'anno. Le società hanno
continuato a formare alleanze".
I gruppi interessati
all'operazione, tra cui è
presente anche Eni, sono BP,
Chevron, la società detenuta
dallo stato cinese CNPC, la
colombiana Ecopetrol ECO.CN e la
portoghese Galp Energia.
Il progetto Carabobo prevede
tre fasi per trasformare il
petrolio estratto nella cintura
dell'Orinoco in greggio
destinato alle esportazioni per
circa 200.000 barili al giorno,
con un investimento iniziale tra
10 e 20 miliardi di dollari per
ogni area.
10
agosto 2009
E
noi tifiamo per lei!
Riuscirà
a bissare il successo di Dayana Mendoza? Stefanìa
Fernandez concorre al titolo di Miss Universo con
l'obiettivo di raggiungere un risultato storico: mai
fino ad ora un paese ha vinto la corona per due anni di seguito . Impresa
titanica, anche perché sui blog venezuelani non
circolano giudizi entusiastici.
9 agosto 2009
Di seguito pubblichiamo un servizio di Globovisión
sulla principale clinica materna pubblica di Caracas:
reportage critico, ma assolutamente veritiero. La
domanda è: questo tipo di giornalismo deve continuare ad
esistere o no?
8 agosto 2009
Dibattito in Italia
sulle radio venezuelane
...e noi aderiamo
all'appello del Fnsi
Contro Chávez
si sono alzate le voci in Italia dell'associazione
Articolo 21, con un comunicato a firma di Giuseppe
Giulietti, e del Fnsi (sindacato unitario dei
giornalisti) .
- L’associazione
Articolo21 ritiene che sia urgente una iniziativa di
tutte le associazioni internazionali che si occupano
della libertà dei media, nei confronti del presidente
venezuelano Hugo Chávez che ha disposto la chiusura
di 34 emittenti radiofoniche.
Tra le altre motivazioni colpiscono quelle relative alla
diffusione di notizie false e manipolate e all’attentato
nei confronti della sicurezza nazionale. Simili
concetti non possono essere tollerati in nessun paese e
sotto alcun regime perché sono la premessa ad interventi
autoritari, discrezionali, tesi a colpire i propri
oppositori. Per queste ragioni chiederemo alla
Federazione Nazionale della Stampa Italiana e alla
Federazione Internazionale dei Giornalisti di inviare
una missione in Venezuela e di chiedere al governo
venezuelano di ritirare queste disposizioni. La stessa
richiesta sarà inoltrata dal Comitato dei Giuristi di
Articolo21 all’ambasciata venezuelana in Italia.
A difendere
invece l'azione del governo rivoluzionario ci pensa
Gennaro Carotenuto sul proprio blog (www.gennarocarotenuto.it)
con una lunga e appassionata risposta a Giulietti, in
cui argomenta:
"In Venezuela, come nel resto dell’America latina, media
commerciali ademocratici se non apertamente
antidemocratici, dei quali sono proprietari uno o pochi
soggetti economicamente dominanti e con rilevanti
alleanze internazionali, mediatiche, politiche ed
economiche, bombardano quotidianamente i governi
integrazionisti facendosi beffe di ogni deontologia ed
etica professionale (...) In Venezuela in questi anni,
rispetto al monocolore informativo mainstream, le voci
si sono moltiplicate, intersecate, rinnovate,
democratizzate. Chi fino a ieri controllava tutto oggi
strepita perché controlla meno del tutto ed ha
finalmente dei doveri oltre che dei diritti. Bisogna
seguire l’esempio di Caracas, altro che censura!"
E noi di notiziedacaracas cosa pensiamo?
Pensiamo che il tentativo nobile di democratizzare lo
spettro radiotelevisivo si trasformi nei fatti nella
nascita di mass media affiliati al governo, sommessi
alla propaganda governativa, costretti nella logica
della "auto-critica rivoluzionaria".
In Venezuela quando una critica dà fastidio, subito si
tende a squalificare i critici: "fanno gli interessi
dell'oligarchia, dell'impero, della Cia ecc.". Lungo
questa strada è logico che si arrivi chiudere le
voci anti-governative, o a minacciarle in quanto
anti-nazionali.
Si dice spesso che Globovisiòn e molte radio fanno
terrorismo psicologico spaventando la popolazione con
notizie tendenziose, per colpire il governo.
E'
vero, ma così è il giornalismo in democrazia da sempre
(i professori di giornalismo lo sanno bene).
Un
esempio sono proprio i giornali comunisti. Sfogliateli:
negli ultimi cento anni si è sempre annunciata la crisi
del capitalismo, con morte, miseria e distruzione, si
sono ventilati scenari catastrofici, si è offeso
continuamente legittimi governi con termini diffamatori
(fascista il preferito), si sono lanciati sospetti, accuse
mai provate. Ed è stato un bene che si sia potuto fare.
Hanno continuato a farlo proprio perché in democrazia.
Tutto il pensiero comunista si è potuto diffondere, e
crescere, grazie a pubblicazioni fatte nei regimi
democratici, almeno l'80%.
In Venezuela c'è una sproporzione dei mass media
televisivi in favore di Chàvez; sui quotidiani, riviste
e radio l'opposizione vanta ancora un leggero vantaggio,
nonostante radio e giornali comunitari abbiano fatto
strada.
Al governo rivoluzionario i giornali per ora interessano
poco, perché non arrivano nei settori popolari e non
fanno consenso. Le radio sono importanti.
Aderiamo
all'appello del FNSI e di articolo21 di Giulietti, e
riteniamo sia giusto fare sentire la propria voce presso
l'ambasciata venezuelana in Italia.
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del
dipartimento di giornalismo dell'università cattolica
Andrès Bello, tra le più prestigiose in Venezuela, con
sede a Caracas.
Toccare le radio ha scatenato la reazione
dell'opinione pubblica, cioè di università, giornali, ed
organizzazioni civili e sociali. Molto timide le voci
favorevoli.
A te lettore il compito di giudicare.
ll Consiglio
del
Dipartimento
di Scienze
delle
Comunicazioni
Sociali
della
Facoltà di
Lettere e
Filosofia
dell'Università
Cattolica
“Andrés
Bello”
(Università
di Caracas
affidata
alla
Compagnia di
Gesù), in
riunione
straordinaria
e
d’emergenza
ha deciso di
reclamare
pubblicamente
l'attacco
inferto
dagli enti
ufficiali
del
Venezuela
contro la
libertà di
espressione,
nuocendo con
quest’atteggiamento
in maniera
diretta una
gran parte
della
popolazione
del paese.
La chiusura
di 34
emittenti
radio
avvenuta
durante la
nottata
dello scorso
venerdì 31
luglio, come
una prima
fascia di un
totale di
240, cosi
com’è stato
annunciato
dal Ministro
del Potere
Popolare per
le
Infrastrutture
e l’Edilizia
anche
direttore di
CONATEL
(ente
regolatore
delle
Telecomunicazioni),
ha di fatto
ridotto le
opportunità
del
cittadino di
ricevere
informazioni,
di
trasmettere
i suoi
reclami e
preoccupazioni
e di
esprimere il
suo parere
in forma
libera e
critica
sulla
gestione
pubblica
delle
autorità,
attraverso
il canale di
sua
preferenza.
Denunciamo
con fermezza
il nostro
ripudio nei
confronti
dei
procedimenti
amministrativi
contro le
radiotrasmittenti
silenziate,
eseguiti
senza
rispettare
il diritto
alla difesa
e altre
garanzie
procedurali
che
proteggono i
titolari
delle
concessioni
di queste
radio.
La chiusura
senz’avviso
delle
numerose
radiotrasmittenti,
dopo un
lungo
funzionamento
protratto
nel tempo,
con il nulla
osta e il
riconoscimento
dell'autorità,
fa presumere
che si
voglia
esercitare
una censura
indiretta
contro
quelle radio
che emettano
opinioni
contro il
Governo. La
giustificazione
fornita e
cioè quella
di voler
applicare
una
procedura
amministrativa
del tutto
legale,
lascia
intravedere
chiaramente
invece un
abuso di
potere per
limitare la
libertà di
espressione
e
dell’informazione,
il
pluralismo e
il flusso
libero delle
informazioni
e delle idee
nella nostra
società.
I fatti
rivelano una
strategia
governativa
composta di
atti
amministrativi
e
legislativi
e di misure
fiscali che
permettono
lo spunto
per
criminalizzare
e limitare
la libertà
di
espressione,
in modo tale
da zittire
le critiche
contro il
Governo.
Questo
quadro
giuridico
lascia
indifesa
anche la
popolazione
venezuelana
nei
confronti di
chi gestisce
le politiche
e i servizi
pubblici e
apre la
possibilità
all'abuso di
potere, alla
corruzione e
all'inefficienza,
riducendo il
potere reale
del popolo
nella
relativa
funzione di
controllore
dell'amministrazione
governativa.
L'esperienza
recente
riguardo
alla nuova
assegnazione
di
concessioni
televisive
ha
dimostrato
la clamorosa
sconfitta
della
politica di
democratizzazione
delle onde
voluta dal
Governo, la
quale è
servita a
sostituire
efficaci
canali di
comunicazione
per altri
che lasciano
molto a che
desiderare
sia per
qualità
tecnica sia
per la
sostituzione
di contenuti
nazionali
per altri di
scarsissima
qualità
importati
dall’estero,
palinsesti
che sono
stati
rifiutati e
“premiati”
dai
venezuelani
con una
bassissima
sintonizzazione.
Sorprende la
proposta
presentata
della
Procuratrice
Generale
della
Repubblica
nell'Assemblea
Nazionale
(Parlamento
unicamerale
venezuelano)
di un
progetto di
legge contro
i “delitti
mediatici”,
la quale, se
varata,
condannerebbe
l'esercizio
del
giornalismo,
poiché
penalizza
con galera
tanto per
azione come
per
omissione.
Cioè,
implicherebbe
un´autocensura
non solo per
i
proprietari
dei mezzi e
dei
giornalisti,
ma anche per
il cittadino
come
generatore
di notizie,
che non
potrebbe più
parlare dei
problemi che
lo
affliggono.
Preoccupa
altrettanto
la
criminalizzazione
costante
contro la
libertà
d’espressione
squalificando
i mass
media, i
giornalisti,
i lavoratori
e le
Università
che formano
i
professionisti
che lavorano
nel settore.
Il Progetto
di Legge
Speciale
contro i
“crimini
mediatici”
non è che un
tentativo
politico di
creare una
cornice
legale alla
censura
esercitata
sui mezzi di
comunicazione
del
Venezuela,
trasformando
in un
delitto il
pensiero e
la sua
relativa
espressione.
In questa
prima bozza
si
stabiliscono
come
crimini, con
regole
generiche e
ambigue,
comportamenti
professionistici
abituali in
maniera tale
da
permettere
un'interpretazione
che
favorisca la
galera per i
giornalisti.
Come
professori
universitari
noi
rifiutiamo
il tutto,
persino il
termine
“crimine
mediatico”
per il quale
non esiste
alcun
fondamento
teorico. In
conformità a
una lunga
lista di
ambiguità,
che lasciano
alla
completa
discrezione
del
funzionario
di turno,
cosa sia o
no
un'infrazione
alla legge,
questo
progetto che
non solo
permette di
condannare
ciò che si
dice, ma
anche e
paradossalmente
ciò che non
si dice, se
é varato
diventerebbe
uno
strumento
perfetto per
fare tacere
il dissenso,
limitare i
mezzi liberi
e critici e
trasformarli
in portavoce
del governo.
In questo
senso si sta
allestendo
un’artiglieria
legale con i
progetti di
riforma
delle leggi
del
giornalismo,
della
pubblica
istruzione,
delle
telecomunicazioni,
dell'informatica,
delle poste,
dello
spionaggio,
le quali
sembrano
tutte
orientate ad
imporre
un'egemonia
governativa
sulle
comunicazioni,
anziché una
desiderata
democratizzazione
dei mass
media, e
cioè
all'instaurazione
di una
dittatura
mediatica a
disposizione
dal potere
esecutivo.
Evidentemente,
esiste
l'intenzione
di distrarre
l'attenzione
della
cittadinanza
circa i
problemi
gravi che
interessano
il paese,
relativi
all'insicurezza,
alla
situazione
dei
conflitti
sindacali,
al
caro-vita,
alla
disoccupazione,
ai livelli
di
corruzione
degli enti
pubblici,
alla
carestia
agroalimentare,
alla corsa
agli
armamenti
guerrafondaia
e
all'interventismo
internazionale,
fra l'altro.
Ulteriormente,
tanto la
bozza
iniziale del
progetto di
legge di cui
si è fatto
riferimento
cosi come
degli altri
anche
vincolati
alla libertà
di
espressione
e
informazione,
sono gremiti
di concetti
legali vaghi
e non
previsti
entro i
limiti
contemplati
dalla
Costituzione
della
Repubblica
di
Bolivariana
del
Venezuela.
Ciò che è in
gioco è la
libertà di
espressione
e
informazione
come diritti
stabiliti
negli
articoli 57
e 58 della
Costituzione
venezuelana,
inoltre é in
pericolo la
libertà di
scegliere il
tipo
d’informazione
ed il
momento
adattato per
riceverle.
La libertà
di
espressione
e
informazione
è un diritto
a doppio
senso che
richiede
tanto la
responsabilità
del Governo
come quella
della
popolazione.
La legge
elettorale
che non
riconosce
l'esistenza
delle
minoranze e
le leggi cui
prima si è
fatto
riferimento
con le quali
la voce
delle
minoranze
non avranno
nemmeno lo
spazio nei
mass media,
scardineranno
i principi
fondamentali
del sistema
democratico
dichiarato
nella
Costituzione
della
Repubblica
Bolivariana
del
Venezuela.
Con azioni
come quelle
cui stiamo
osservando
il capitolo
democratico
del
Venezuela, è
definitivo
chiuso.
Caracas, 3
agosto 2009.
Tiziana
Polesel
Directora
Escuela de
Comunicación
Social
Universidad
Católica
Andrés Bello
5 agosto 2009
Lina Ron
...il tuo presidente
ti ha abbandonato
Lina
Ron, la pasionaria chavista, più realista del re, l'ha
combinata grossa. Tutti hanno visto le bandiere dell'UPV
(il suo movimento) assaltare Globovisiòn. C'era anche
lei a anciare lacrimogeni, e minacciare la tv
perennemente in pericolo di chiusura. Tempo fa prese
d'assalto anche la Conferenza Episcopale. Avrà visto
troppi film di azione, ma adesso deve darsi una calmata.
Anche il suo amato presidente si
è stancato, e le ha detto chiaro e tondo: "Questi
atti vanno contro la rivoluzione, sono
controrivoluzionari, ci danneggiano, e poi danno la
colpa a me". Capito la lezione,
Lina? Perso l'appoggio del leader, verrà processata per
quest'atto vandalico come i comuni mortali, e per il
momento è stata privata della libertà. Ovviamente con
Chávez è stata solo una rottura momentanea ma
necessaria: in un momento così difficile l'assalto a Globovisión (ripreso dalle
telecamere) fa il gioco dell'opposizione, che vuole
dimostrare la natura illiberale e violenta del governo e
dei suoi affiliati.
Oggi in prima pagina il New York
Time attacca Hugo e le sue relazioni proibite con le
Farc, soprattutto i famosi lanciarazzi svedesi di
proprietà venezuelana, trovati nelle mani della
guerriglia colombiana. Il governo venezuelano sostiene
che è una messa in scena per attaccare in futuro anche
il Venezuela. Per i bolivariani la scusa che Chávez
aiuta i terroristi sono un po’ come le armi di
distruzione di massa di Saddam Hussein , che non sono
mai state trovate. Vi dico quel che penso.
1)1) Il chavismo è affine al comunismo delle Farc.
Ha gli stessi riferimenti rivoluzionari, stessa
interpretazione della storia (Imperialismo versus
popolo), e della politica (liberalismo oligarchico
versus democrazia comunitaria) stesso elettorato di
riferimento (soprattutto contadini e poveri delle
metropoli). Sia Farc che chavismo puntano molto
sull’idea di giustizia sociale e di democrazia
partecipativa, che poi sono cavalli di battaglia anche
cubani, e di tutto il pensiero della sinistra fidelista.
Non a caso nel 23 de enero di Caracas celebrano
Marulanda con una statua, alla morte del leader
guerrigliero in Venezuela gli sono stati concessi tutti
onori.
2)2) Chàvez è sincero quando dice che non
approva i metodi delle Farc, soprattutto riguardo i
civili, il loro sequestro o anche l’uccisione. Chávez è
un militare e considera lo scontro come roba tra
uniformati, non contro il popolo. Nei contatti che ha
con il vicino, è probabile che per quel che può cerchi
1) di fare in modo che le Farc lascino stare i civili, e
spostino lo scontro esclusivamente sul piano militare 2)
in compenso si adopera affinché la comunità
internazionale riconosca le Farc come parte di un
conflitto armato e non terroristi, che era un po' il
patto per la liberazione della Betancourt.
3)
3)Riguardo al narcotraffico e le Farc, credo che il
governo venezuelano non fornisca appoggio, ma neanche
ostacoli più di tanto.
4)
4)Il Venezuela fornisce armi alle Farc? Non sarebbe
strano: nel quadro della lotta popolo contro
imperialismo se il governo Usa appoggia il piano
militare di Uribe (che non è uno stinco di santo),
sempre sul piano militare Hugo si sente in dovere di
aiutare la sua parte. E’ puro stile guerra fredda,
nulla di nuovo. Ovviamente Hugo non è uno sprovveduto, e
sa che deve negare sempre per non incorrere in sanzioni,
così come Israele deve negare di avere armi atomiche,
anche se tutti sanno che ce l’ha.
5)
5) Le basi americane in Colombia hanno dimostrato
che le Farc possono diventare davvero utili per la
rivoluzione venezuelana: a questo punto possono
trasformarsi in una forza alleata di resistenza che
faccia da cuscinetto in Colombia, e tenga buoni gli
Stati Uniti.
3
agosto 2009
Chávez contro tutti
...radio e giovani
insorgono
Proteste in Venezuela per la decisione di Conatel,
comandato da Diosdado Cabello, di non rinnovare le
licenze a 34 delle 240 emittenti venezuelane, per
ragioni tecnico amministrative.
La questione radio si è subito trasformata in una
battaglia contro la censura chavista. Per quanto i
bolivariani insistano nel sostenere che si
"democratizzerà" un sistema ancora troppo
concentrato in mano di pochi, l'opposizione sostiene che
le concessioni verranno date a radio amiche per fare da
cassa di risonanza alla propaganda governativa. Un altro
caso Rctv, anche se in scala minore.
E' stata inoltre presentata dal procuratore generale,
Luisa Ortega Diaz, la nuova normativa su giornali, radio
e tv, che nei prossimi giorni sarà discussa in
Parlamento. La legge, se approvata, come sembra
probabile, colpirà i mezzi d'informazione che
diffonderanno notizie considerate "false o manipolate".
Diaz, nel presentare le norme, ha affermato che "i
venezuelani sono indifesi davanti 'all'uso abusivo'
delle informazioni fatto da alcuni media", e che il suo
compito è "garantire l'armonia tra la libertà
d'espressione e l'informazione e la sicurezza interna
dei venezuelani".Chi pubblica informazioni "nocive"
potrebbe rischiare il carcere. La bozza prevede che
chiunque - editore di giornali, reporter o artista - può
essere condannato da sei mesi a quattro anni di carcere
per la divulgazioni di informazioni che ledano "la pace,
la sicurezza e l'indipendenza della nazione e delle
Istituzioni dello Stato ". Ancora una volta
l'opposizione, appoggiata dall'opinione pubblica
internazionale, sostiene che si tratta un giro di vite
pericoloso, proprio mentre in tutto il mondo si tende a
depenalizzare i delitti mediatici.
2
agosto 2009
Farc e Venezuela
...il Wasghinton Post in
allarme
La Casa Bianca dovrebbe
cercare di capire fino a che
punto il governo venezuelano
sta appoggiando le Farc (Fuerzas
armadas revolucionarias de
Colombia). Lo scrive il
Washington post in un
editoriale pubblicato
venerdì. La testata
statunitense ricostruisce le
tappe dell’ultimo botta e
risposta tra la Colombia e
il Venezuela sulle presunte
trame che legami Caracas
alla guerriglia terroristica
finendo per esortare il
Dipartimento di Stato a
“interessarsi” con più
attenzione ai movimenti del
leader bolivariano. Nelle
operazioni di lotta alla
guerriglia, Bogotà ha
rinvenuto alcune armi
pesanti di fabbricazione
svedese, vendute al governo
venezuelano. Una circostanza
di cui il governo colombiano
prima (in via riservata
anche se Caracas smentisce)
e quello svedese poi hanno
chiesto ragione al
Venezuela. Il governo di
Hugo Chavez ha respinto le
accuse al mittente e, come
in precedenti casi in cui
documenti video o di testo
puntavano a stabilire un
nesso tra le Farc e le
autorità venezuelane, ha
parlato di manipolazione
delle prove e di attacchi
gratuiti degli imperialisti.
Il tutto poco prima di
arrivare alla rottura dei
rapporti diplomatici con la
Colombia, la quinta da
quando Chávez è al potere.
L’editoriale del
Washington Post cita un
rapporto elaborato la scorsa
settimana della
Government accountability
office nel quale si
rileva che Caracas ha creato
un “ambiente favorevole”
alle Farc permettendo loro
di incrementare di molto il
traffico di cocaina alla
frontiera. “Consentendo ai
gruppi armati illegali di
eludere la cattura e
fornendo loro materiale di
supporto, il Venezuela ha
stabilito un collegamento
vitale con i gruppi armati
illegali colombiani”, la cui
esistenza “pone in pericolo
la sicurezza che la
Colombia” cerca di
garantirsi anche grazie
all’assistenza degli Stati
Uniti. Pur se in maniera non
costante Washington finanzia
infatti da tempo l’azione
antiterroristica portata
avanti da Bogotà.
Dopo aver ricordato che la
precedente amministrazione
di George Bush aveva imposto
sanzioni ad alcuni graduati
dell’esercito venezuelano
per sospetti di connivenza
con il traffico di
stupefacenti il Wp si
chiede se non sia il caso
che la Casa Bianca, in
presenza di una ipotesi di
reato più grave come quella
terroristica, non debba
intervenire. “Al momento, il
Dipartimento di Stato è
impegnato nell’applicazione
di sanzioni ai membri del
governo di fatto
dell’Honduras che ha
colpevolmente deposto un
emulo e cliente del signor
Chàvez. Forse - conclude
l’editoriale - dovrebbe
presto spostare la sua
attenzione verso coloro i
quali sono stati sorpresi
nel tentativo di ribaltare
un governo democratico
fornendo ai terroristi armi
avanzate”. (IL VELINO)
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