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-Caracas, 24 giugno- "...in un passo breve e marginale, ci dá uno schizzo del Venezuela che ne sintetizza perfettamente la natura e le contraddizioni..."
Il Venezuela di Neruda
Per scrivere del Venezuela, oggi partiamo da Pablo Neruda . Neruda é senza alcun dubbio il piú grande poeta cileno di tutti i tempi, vincitore del premio nobel per la letteratura nel 1971( 2 anni prima della morte), è l’interprete, con la sua poesia, della passione senza ulteriori aggettivi: é un neoromantico, definito da Lorca un poeta più vicino al sangue che all'inchiostro.
Neruda è stato anche uno scrittore impegnato:
nella poesia sociale,
e nella politica (fu iscritto al partito comunista cileno),emblema
dell’intellettuale dissidente perseguitato(patí
l’esilio dal ’48 al ’52 a causa della dittatura cilena di
Videla), e della libertá intellettuale contro tutte le dittature, a
decine in Sud-America-
La
sua vita, visti anche gli incarichi consolari, è stata intensa, e di
notevole interesse per che voglia ricercare le radici del Neruda-poeta
:basta poco per averne un quadro completo;
il racconto che lui stesso ne fa è, non a caso, anche il suo piú
grande capolavoro narrativo: Confieso que he vivido-Confesso che ho
vissuto.
In
Italia probabilmente é amato ed apprezzato dal grande pubblico
soprattutto grazie alla performance cinematografica di un altro poeta,
questa volta peró del cinema
italiano : Massimo Troisi e del suo intramontabile “Il Postino”.
Storia di rapporto di amicizia tra un postino (Massimo Troisi) ed il poeta
cileno
(Philippe
Noiret) nella incantata isola di Procida.
Cosa
c’entra Neruda col Venezuela? Difatti un bel niente, se non fosse che
nel suo capolavoro narrativo, in un passo breve e marginale, ci dá uno
schizzo del Venezuela che ne sintetizza perfettamente la natura e le
contraddizioni. Si sta parlando del Premio Nobel, e del perché probabilmente non fu consegnato allo scrittore venezuelano: Romulo Gallego.
Ma lasciamo che a
raccontarlo siano le sue
stesse parole: “La veritá è che tutti gli scrittori di questo
pianeta chiamato Terra vogliono vincere il premio Nobel, inclusi
quelli che non lo dicono, e anche quelli che lo negano.
Specialmente in America Latina, i paesi hanno i propri candidati,
pianificano le proprie campagne pubblicitarie, studiano la propria
strategia. Questo ha penalizzato alcun scirttori che meritavano di
vincerlo. E’ il caso di Romulo Gallegos.La sua opera è grande e
decorosa. Peró il Venezuela è il paese del petrolio, che è come dire è
il paese del denaro, e per questa via si propose di raggiungerlo. Fu
designato un Ambasciatore in Svezia che fissó come massimo obiettivo il
premio Nobel per Gallegos. Si prodigava in inviti a pranzo, pubblicava le
opere degli accademici svedesi in spagnolo, attraverso la propria
tipografia a Stoccolma. Tutto questo è dovuto parere eccessivo per i
suscettibili e risevati accademici. Mai Romulo Gallegos si rese conto del
fatto che la smodata azione dell’Ambasciatore venezuelano fu,
probabilmente, la causa che gli impedì di vincere il titolo letterario che
invece meritava”.
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