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SPECIALE RCTV IN ORDINE CRONOLOGICO LE CRONACHE DI QUEI GIORNI
9 maggio 2007 Le Televisioni comunitarie in festa Rctv chiuderà
Catia tve (Catia è una zona centrale di Caracas)è la prima televisione comunitaria nata in Venezuela, ha compiuto il mese scorso 6 anni, i suoi programmi sono visibili nella zona ovest della città. Ha un gruppo dirigente di estrazione popolare, e festeggia senza mezzi termini la liberazione delle frequenze dell’emittente commerciale Rctv : per CatiaTv il sistema televisivo deve essere ad appannaggio del popolo. Rctv invece è colpevole di aver sponsorizzato il colpo di stato contro Chávez l’11 aprile 2002, trasmettendo cartoni animati mentre dai barrios reclamavano il ritorno del presidente eletto a palazzo Miraflores . Intervistiamo Gabriel Gil, direttore della programmazione Cosa pensa della chiusura di Rctv? Non è una chiusura, bisogna precisarlo, è la non rinnovazione di una concessione. Questa a suo tempo fu concessa senza che venisse consultato il popolo, quindi siamo d’accordo con questa decisione dell'esecutivo. Lo spazio radio-televisivo è limitato, bisogna democratizzarlo, assicurarsi che venga utilizzato per il benessere del popolo Quanti giornalisti ci sono a Catia tv? 30, ma in realtà almeno 200 persone lavorano attivamente, tra comitati di terra, di salute, di acqua. Catia Tv lotta per il bene delle comunità. Pochi se lo ricordano, ma anche voi siete stati chiusi? Sì, prima durante il colpo di stato, quando venivano spente tutte le voci a favore del processo rivoluzionario, poi il 10 luglio 2003. Alfredo Peña, il sindaco, chi ha cacciato dalla nostra sede. Catia tv come si finanzia, con soldi del governo? No, facendo publicità a piccole e medie imprese (NdR: sicuramente ha hanche finanziamenti da parte del governo) Voi date spazio a chi è contro la rivoluzione? Noi diamo spazio alla comunità, ai collettivi organizzati, a chi sta lottando contro la povertà nei barrios, e la maggioranza di questi è a favore della rivoluzione. Ma c’è libertà di critica? Certo, attaccheremmo anche il governo se dovesse adottare misure impopolari C’è anche una minoranza che lotta per il bene del barrio, ma non è a favore della rivoluzione, gli date spazio? Se è di destra no! Senza Rctv il sistema televisivo venezuelano sarà migliore? Senz'altro. 11 maggio 2007 Intervista ad Antonio Pasquali
1) Cosa pensa della chiusura di Rctv?
3) Come le sembra il sistema di mass media
comunitari, è davvero piú democratico? 4) C'è nel sistema televisivo comunitario vera
libertà di critica, anche contro la rivoluzione? 5) Freedom House ha giudicato il Venezuela un paese
senza libertà di stampa, non è esagerato? 19 maggio 2007 BYE BYE Il Tsj e
Nota a margine: Notiziedacaracas.it ritiene che il ritiro della concessione sia pienamente legittimo. Non può però esimersi dal sottolineare come il pluralismo radiotelevisivo, bene profon-damente democratico, esca danneggiato da questa decisione dell'esecutivo.
Rctv non è esempio di virtù repubblicane, ma la sua assenza renderà meno visibili le ragioni di chi si oppone a questo governo.
23 maggio 2007 "Se va la audición, que le vaya bien" Ultima puntata su Rctv di "Radio Rochela" la trasmissione umoristica che da quasi mezzo secolo scatena le risate dei venezuelani. Nell'ultima puntata scende una saracinesca, Radio Rochela, trasmissione cult, chiude. Il sovrano ha deciso. 24 maggio 2007 Appoggio Rctv turandomi
il naso Rctv è tv americana, commerciale, appiattita sulle esigenze degli inserzionisti pubblicitari. Non fa né ha mai fatto servizio pubblico, fa i propri interessi. E’ stata sempre contro Chàvez perchè dall’inzio lo ha percepito come nemico del modello di vita consumista e spendaccione, modello che Rctv rappresenta (hanno fiuto gli imprenditori in questo). Rctv è un grande nemico della rivoluzione, e la rivoluzione a sua volta la detesta. Questo scontro è diventato conflitto aperto durante il colpo di stato dell’11 aprile 2002. Anche se i tribunali non si sono pronunciati, è certo che Rctv ha avuto, assieme ad altre televisioni, un ruolo di primissimo piano nel golpe di stato, ha tentato di abbattere un governo democratico con mezzi extralegali, senza essere un partito politico. Marcel Granier, il presidente, rappresenta una maniera di pensare “neoliberale” che è stata catastrofica per l’America Latina, profondamente anti-cubano, è apertamente di destra. Non avrei voluto mai trovarmi nella condizione di dover difendere Rctv: una televisione che io detesto. Eppure devo difenderne l’esistenza, per diverse ragioni e turandomi il naso. 1) Dovunque, in qualsiasi parte del mondo, nessun sincero democratico può appoggiare un “potente” che annichilisce una voce dissidente. Rctv ha partecipato al golpe, ma le responsabilità doveva individuarle la magistratura, ovunque e anche in Venezuela. La vendetta o la discriminazione politica sono una vigliaccata. 2) Chàvez sta accentrando troppo potere nelle proprie mani? Se questo è vero, l’emergenza per qualsiasi sincero democratico è evitare che il trend continui. 3) Rctv critica il governo. Una critica aspra, diretta, dura, spesso ingiusta, ma che ha il merito di rappresentare l’umore di una parte del paese, quella che non ama il socialismo, e che da domani si sentirà orfana e più sola. Se fossi quella parte giustamente mi sentirei “annichilito”, e un sincero democratico non può accettare l’annichilimento di una parte. 4) Chi ha scelto il nuovo presidente di Tves (la tv che sostituirà Rctv)? Chàvez. Si profila un’altra tv propagandistica. Magari Chàvez vorrebbe creare la BBC, ma i giornalisti al suo servizio mal interpretano la sua volontà, e fanno un prodotto più realista del re. Un sincero democratico non ama la propaganda governativa. 5) Rctv è una tv golpista, ma non è l’unica, anche altre hanno partecipato al golpe, come Televen e Venevisiòn. Dopo hanno attutito il proprio spirito critico, si sono allineate e quindi hanno salva la vita. Un sincero democratico capisce. Detto questo il Venezuela è un paese sovrano, può dare e ritirare la concessione a chi vuole e come vuole, certo è auspicabile che la decisione sia sempre collegiale, discussa, e non strillata in televisione (Stile Chàz). Lascia perplessi che il Parlamento Europeo abbia messo all’odg la discussione di un provvedimento sovrano di un paese non europeo. Si dibatterà oggi e sarà inutile, un’eredità di colonialismo light fuori luogo. La solidarietà deve essere lasciata ai singoli movimenti politici, non alle istituzioni.
Fuori traccia: mi meraviglia come la società civile venezuelana non riesca a capire che il modello di vita americano non sia assolutamente riproducibile su scala universale, nè in un paese tecnologicamente arretrato come il Venezuela. In un periodo storico in cui il deterioramento ambientale è la vera emergenza, bisognerebbe apprezzare il tentativo di Chàvez di propagandare un modello di vita comunitario e poco consumistico. 26 maggio 2007 L'AMBASCIATA RISPONDE
A sinistra il link sul libro bianco di Rctv, a cura del ministero degli Esteri venezuelano
Notiziedacaracas.it ritiene la mancata riconferma della concessione televisiva di Rctv legittima e sovrana. Ritiene offensiva la pronuncia del Parlamento Europeo su un caso che non gli compete. Rctv non è un modello d’eccellenza televisiva. Le sue critiche spesso eccessivamente aggressive e manipolatorie hanno reso un cattivo servizio alla democrazia. E’ giustificato però il timore di chi vede nella sua chiusura (di fatto) un vulnus per il pluralismo e la democrazia. Rctv rappresenta comunque una parte del Venezuela, quella anti-governativa. L’immagine del potere che annichilisce la voce dissidente, per quanto incolta, superficiale e dannosa, desta sempre sospetti. Notiziedacaracas.it considera inoltre che lo spettro radiotelevisivo non guadagnerà nulla se la nuova Tves (che sostituirà Rctv) dovesse ridursi ad una semplice tv di propaganda rivoluzionaria. A voi il giudizio sulla posizione ufficiale del governo, espressa nella lettera che l'ambasciata ci ha inviato: Il governo della repubblica Bolivariana del Venezuela, e la sua missione diplomatica in Italia, tornano a precisare che la decisione sovrana di non rinnovare la concessione al gruppo societario 1BC, proprietario di Radio Caracas Televisiòn, dibattuta ieri al Parlamento Europeo con l’assenza del 92% dei parlamentari, è basata sui principi che reggono la nostra Costituzione, che rispetta e difende gli interessi e i diritti del popolo venezuelano, il principale protagonista e beneficiario di queste iniziative. Anche se la mozione presentata dal partito Popolare Europeo, i liberali e l’estrema destra, che ha spinto al dibattito, ha ottenuto solo 43 voti a favore (5,4%), riflettendo così la poca importanza che si è data al caso Rctv, ci sorprende che questo tema sia arrivato alla sede di questa istituzione. Bisogna sottolineare che i deputati promotori del dibattito sono stati assenti durante la maggior parte della discussione. Il Parlamento ha riconosciuto- come hanno fatto altri organismi internazionali, incluso la Osa- che si tratta di un tema di politica interna venezuelana. La concessione di Rctv non verrà rinnovata perchè lo spettro radioelettrico appartiene ai cittadini, che hanno il diritto ad una informazione trasparente, opportuna e chiara, fondamentale per la crescita e il rafforzamento dei valori morali e etici della nostra nazione. D’altra parte la campagna mediatica che cerca di “delegittimare il Venezuela, il suo presidente liberamente eletto e le sue istituzioni democratiche”- come ha opportunamente segnalato l’eurodeputato della Sinistra unita europea e vicepresidente della commissione delle Libertà civili, Giustizia e Interni, Giusto Catania, nel suo intervento davanti al parlamento Europeo- non ha mai detto che non è la prima volta che non si rinnova in America Latina e nel mondo una concessione a un canale televisivo. Non ha neanche detto che la maggior parte dei mezzi di comunicazione venezuelani sono in mano ai privati (circa l’80%). Nel caso di Rctv, nonostante la reiterata condotta di mancanza di rispetto della Costituzione e delle leggi venezuelane, nonostante il suo disimpegno antidemocratico e sleale verso le istituzioni democratiche del nostro paese, questa tv non verrà chiusa il 27 maggio, semplicemente non gli verrà rinnovata la licenza che permette l’accesso al segnale pubblico. Inoltre potrà continuare a trasmettere dalle sue installazioni , con la stessa apparecchiatura, nel nostro paese e il suo segnale potrà arrivare ad altri paesi dell’America Latina, via cavo, satellite o per internet. I lavoratori hanno i loro diritti garantiti e sono stati invitati ad integrarsi nella nuova televisione di servizio pubblico Tves, un canale pluralista che funzionerà con l’appoggio e la collaborazione di produttori nazionali indipendenti venezuelani, mezzi alternativi e comunitari, produttori internazionali e enti pubblici. La nostra decisione è un atto amministrativo che ancora una volta è stato utilizzato dai poteri economici e politici presenti nel nostro territorio, e anche oltre le nostre frontiere, per cercare di influenzare o manipolare l’immagine del nostro capo di Stato, Hugo Chávez, a detrimento del popolo. ORIGINALE:
27 maggio 2007 Ultime 24 ore per Rctv Ultime 24 ore per Rctv. Il canale, inaugurato l’8 ottobre del 1953 con l’incontro Cuba-Venezela della XIV serie mondiale di baseball amatoriale, a mezzanotte non sarà più fruibile a segnale aperto, ma sul satellite. Rctv, di proprietà dei Phelps, è stata in passato una rinomata tv produttrice di telenovelas, come Topazio, trasmessa anche in Italia. Possiede il record guinnes per la trasmissione umoristica più antica al mondo: Radio Rochela, 49 anni. Ha inoltre trasmesso il primo telegiornale e il primo varietà in Venezuela. In pratica merita un posto d’onore nella storia dello spettacolo locale. Più recentemente si è distinta per aver assunto una posizione aggressiva nei confronti del governo Chàvez, contro cui ha manipolato le informazioni per favorire il golpe dell’11 aprile 2002. Qui di seguito riportiamo due video: 1) Nel periodo natalizio Chàvez annuncia ai militari la non rinnovazione della concessione televisiva. La sua voce è coperta dagli applausi. "Preparate le valigie" grida. 2) La stella delle telenovelas, Norkys Batista, venuta su dai barrios, chiede al presidente di ripensarci. In questi giorni si è distinta per aver difeso Rctv a spada tratta. "Signor Presidente, io vengo dal basso come lei" esordisce nel video.
28 maggio 2007 Rctv si spegne, nasce Tves
La chiusura è uno scossone nella morfolagia dello spettacolo, e nelle abitudini dei venezuelani. Gli chavisti festeggiano, già pregustano la nuova Tves, televisione sociale, comunitaria, indipendente e con tutta probabilità di propaganda rivoluzionaria. Per i moderati chavisti rimane ancora un mistero perché il presidente abbia voluto spegnere una voce dissidente, che non sembrava dargli più di tanto fastidio. Più che le proteste interne, il governo è stato sorpreso dalla quantità di critiche piovutegli addosso da tutti gli angoli del mondo, ha dato così ordini alle sue ambasciate di riunire i giornalisti per spiegare la legittimità della non rinnovazione. Legittima o meno, la vera domanda da farsi è: perchè chiuderla? Una semplice vendetta a distanza di 5 anni, contro una tv in prima fila nello sponsorizzare il golpe di stato, oppure un tributo pagato agli chavisti duri e puri, che il 14 dicembre raccolsero le firme per chiedere la non rinnovazione. Intanto i manifestanti riuniti presso il Conatel, ente che concede i permessi radiotelevisivi, hanno intonato cori anche contro Gustavo Cisneros, il più ricco imprenditore venezuelano che grazie alla chiusura di Rctv potrà, con la propria tv, moltiplicare gli introiti. Un vecchio nemico di Chàvez che poi, alle strette, ha finito per appoggiarlo inaugurando l’unico stile di convivenza possibile: la tolleranza reciproca.
Questa chiusura (di fatto) è assolutamente nuova per il Venezuela e secondo sondaggi attendibili anche poco apprezzata da gran parte della popolazione. Fino ad ora Chàvez ha tollerato l’attitudine critica e manipolatoria dei mezzi d’informazione contrari, opponendogli a sua volta una programmazione, nelle sue tv, propagandistica e chiusa verso la critica antirivoluzionaria. Ora bisogna mettersi in riga, impossibile, invece, in un paese sempre polarizzato, far convivere in una stessa trasmissione governo e opposizione: i pregiudizi reciproci (“golpista!” “fascista!” si offendono l’un l’altro) sono insuperabili. Tves non avrà spazi dedicati alla critica antirivoluzionaria, come sarebbe stato giusto per dare spazio a chi Chàvez non lo ha votato, in cambio ci saranno molto folklore e cultura autoctona. Curiosità sull’intrattenimento. Hanno promesso che non sarà volgare, sarà così? L’ultimo augurio da farsi è che Tves riesca a essere davvero un canale migliore di Rctv. Non è difficile, ma neanche scontato. Intanto il governo spera che il malumore per la morte di Rctv venga cancellato dalla Coppa America, che inizierà per la prima volta in Venezuela tra poche settimane. (Piero Armenti) Nel video le prime immagini di Tves
29 maggio 2007 La nuova Tves ha il volto della rivoluzione ...e la piazza protesta
Proteste per le strade di Caracas: gli studenti delle università pubbliche sono scesi in piazza per rivendicare l’ingiustizia del cierre. La chiusura di Rctv è stata vissuta dall’opposizione come in Italia si vivrebbe l’abbattimento del Colosseo: tristezza, amarezza, rabbia. Il paragone non è affrettato, in un paese che non ha molta memoria storica, Rctv rappresentava comunuque la continuità: 53 anni di lavoro e spettacolo. A far arrabbiare è anche la natura propagandistica del nuovo canale televisivo: troppo fedele al governo.
Tves con lui ha rivelato la propria natura esclusivamente socialista, intuizione confermata dalle interruzioni pubblicitarie: pura propaganda rivoluzionaria.
Gli scontri del giorno dopo non sono avvenuti in piazza Altamira, epicentro storico del malessere antichavista, ma nella popolarissima piazza di Chacaito. Una decisione forse scaramantica: le proteste di Altamira non hanno mai portato fortuna. Di certo non è stata una manifestazione oceanica, come le tante che avvengono in America Latina, però carica di livore contro una scelta vissuta come un attacco alla libertà d’espressione. In Ecuador Correa sembra voler seguire l’esempio venezuelano contro le tv private, avrà inaugurato Chàvez una nuova era dei rapporti tra media e paesi latinoamericani? Avrà forse ragione lui, la sovranità dei paesi latinamericani passa attraverso il recupero della sovranità radioelettrica? A questo si penserà domani, il governo intanto incrocia le dita, c’è Miss Universo. Una vittoria adesso farebbe più che bene.
30 maggio 2007 Continuano i focolai di protesta ...pubblichiamo il video degli scontri
Intanto iniziano a circolare e-mail e sms in cui gli studenti invitano allo sciopero generale contro il governo se dovesse, come minacciato, chiudere per tre giorni Globovisiòn, oramai l’unica televisione palesemente antigovernativa. Sperano di creare dal basso un movimento che travolga il loro tiranno, ma osservano sconsolati che lo sdegno in Venezuela stenta a trasformarsi in massa critica. Ancora una volta il popolo di Chávez lo ha sostenuto nella sua iniziativa più controversa, quella che agli occhi dell’opinione pubblica internazionale appare più autoritaria e illiberale. La candidata venezuelana è arrivata solo terza a Miss Universo, pur essendo favorita: piove sul bagnato. Un video mostra gli scontri di due giorni fa tra polizia e studenti nella piazza di Chacaito. La polizia spara proiettili di gomma a distanza ravvicinata contro i ragazzi in fuga. Le immagini le ha trasmesse Globovisiòn. Notiziedacaracas.it, presente in Piazza Altamira durante la manifestazione di ieri, ha osservato molto (direi troppo) da vicino i proiettili di gomma. Venivano sparati contro studenti inermi a distanza ravvicinata.
Gli studenti hanno rifiutato qualsiasi tutela politica, hanno un progetto autonomo, lottano non solo per protestare contro la chiusura di Rctv, ma anche per cambiare il volto della nuova Teves, affidata a Lil Rodriguez, con un passato di giornalista a Cuba (che non è di certo una scuola di libertà). 31 maggio 2007 Italiani a confronto sul caso RCTV
di
Marisa Bafile Di Attilio Folliero Il caso della televisione venezuelana “RCTV” ha assunto dimensioni mondiali. Ovunque si sta parlando della “chiusura” della Televisione venezuelana “RCTV”. Il motivo per cui se ne parla é dovuto unicamente al fatto che c'é di mezzo il governo di Hugo Chavez. Ogni anno chiudono in tutto il mondo centinaia di televisioni perché le competenti autoritá locali decidono di revocare o non rinnovare la concessione dello spettro radioelettrico per poter trasmettere, evidentemente nell’interesse superiore della collettivitá o per motivi stabiliti dalle leggi locali. Da oltre un anno esiste Telesur, la televisione del Sud America, una delle poche televisioni transnazionali esistenti al mondo, assimilabile a CNN, Aljazira ed Euro News. Ebbene in Venezuela, dove é la sede di questa TV, fino a pochi mesi fa poteva trasmettere solamente via cavo, che é un servizio a pagamento e costosissmo; costa non meno di 50 dollari mensuali per ricevere un pacchetto con certo numero di canali. La mancanza di frequenze libere obbligava lo stato venezuelano, maggiore azionista di questa televisione transnazionale a trasmettere solo via cavo. Il problema é stato parzialemnte risolto per determinate zone del Venezuela, acquistando l’utilizzo delle frequenze assegnate ad altre TV, ed in particolare acquistando l’utilizzo delle frequenze di CMT, una delle principali TV implicate nel Golpe del 2002. Si e’ trattato di un negozio giuridico, mediante il quale si e’ “chiusa” una televisione ed aperta un’altra. Nessuno ha avuto niente da ridire. Lo spettro radiolettrico é un bene pubblico inalienabile in qualsiasi parte del mondo. Lo Stato asegna le frequenze mediante un contratto di concessione, in base al quale per un determinato numero di anni le frequenze sono concesse in uso ad un privato, che puó ovviamente utilizzrle per trasmettere secondo le norme previste. Ossia, anche in prersenza di una concessione, la Tv assegnataria deve comunque sottostare a delle norme, pena la revoca immediata, oltre a possibili sanzioni amministrative e/o penali. In Italia abbiamo assistito negli anni ottanta alla chiusura, sia pure per poche ore, delle televisioni di Berlusconi, da parte di un giudice in quanto in quel determinato momento Berlusconi stava violando le leggi vigenti in materia. Sono situazioni assolutamente normali in qualsiasi paese. Al termine del contratto di concessione, lo Stato puó decidere di rinnovare il contratto di concessione dell’utilizzo delle frequenze allo stesso attore oppure non rinnovare il contratto ed assegnare l’utilizzo di quelle stesse frequenze ad altri o utilizzarle in prima persona. E’ esattamente quanto succede in tutto il mondo con i beni inalienabili, ossia beni di interesse pubblico superiore che non possono essere trasferiti a titolo definitivo ai privati. Lo Stato per opportune ragioni puó decidere che in un determinao momento questi beni possano essere assegnati e sfruttati da privati, riservandosi il diritto di rientrarne in possesso al termee del contratto od in qualsaosi momento, secondo i casi, secondo le leggi. Nessuno si permette di intromettersi nelle decisioni degli Stati sovrani e sarebbe successo lo stesso anche in questo caso. Invece per RCTV si monta un caso di proporzioni mondiali. Quasi ovunque si sta parlando del governo Chavez come di un governo dittatoriale che reprime la liberta di stampa, la libertá di informazione; di un governo che chiude un canale dell’opposizione! Niente di piú falso. Il legittimo governo venezuelano che presiede Hugo Chavez non ha chiuso nessun canale dell’opposizione; non sta chiudendo RCTV. Scaduto il contratto di concessione dell’utilizzo delle frequenze, esattamente alla mezzanotte del 27 maggio 2007, ha deciso in modo legittimo e sovrano di non rinnovarlo con la societá proprietaria del Canale TV “RCTV”. Dietro questa decisione ci sono motivi importanti, di interessi superiori della collettivitá che ha diritto ad un servizio televisivo pubblico, come é in Italia ed in tutti i paesi civili. In Venezuela é evidente lo squilibrio del servizio televisivo, praticamente a favore del settore privato. Anzi quando arriva Hugo Chavez al governo praticamente non esiste un servizio pubblico. L’unica Tv pubblica “Venezolana de Television” (VTV), praticamente invisibile alla maggioranza del popolo venezuelano, era in fase di smantellamento e privatizzazione. Esistevano ed esistono, per contro grandi canali privati a carattere nazionale nelle mani di poche famiglie, tra l’altro imparentate tra di loro ed allo stesso tempo proprietarie degli altri mezzi di diffusione dell’informazione (stampa, radio, Tv via cavo e telefonia). Una concentrazione che in Italia per esempio non sarebbe permessa. Una concentrazione dei mezzi di informazione che é emersa chiaramente durante gli anni di opposizione durussima al governo Chavez, tra il 2001 ed il 2004. (...) Praticamente accertato il ruolo delle televisioni nei vari colpi di stato, risulta difficile da capire come mai queste continuano a trsmettere. Come mai non siano state chiuse? RCTV non solo é complice nell’organizzazione dei colpi di stato, ma si é macchiata anche di altri reati: ha violato sistematicamente la legge che regola le trasmissioni televisive, come trasmettere programmi riservati ad un pubblico adulto in orari adatti a tutto il pubblico. I suoi programmi, a giudizio dello scrivente, che ovviamente non fa testo, sono di una tale bassezza per cui non vale la pena neppure prenderla in considerazione. L’altro giorno in uno dei programmi principali “Video loco”, un programma comico la scenetta da cui secondo gli autori doveva scaturire la risata, era costruita attorno ad un nano. Allo scrivente sembra assurdo che si possa utilizzare una categoria di persone cosí sfortunate, quella dei nani, per costruirci la risata. Certo non per questo si chiude una televisione! E infatti RCTV non é stata chiusa come si dice in giro. Semplicemente é terminato il contratto che aveva stipulato con lo Stato per ottenere la concessione delle frequenze. Infatti RCTV non chiude; semplciemente smette di trasmettere in chiaro e dovrá limitarsi a trasmettere via cavo. RCTV continuerá a trasmettere! Rimane un interreogativo da chiarire. Come detto all’inizio decine, centinai di televisioni perdono le frequenze, ossia lo Stato non rinnova la concessione dell’uso delle frequenze, ma nessuno dice niente. In questo caso invece tutto il mondo ne parla.
1 giugno 2007 Gli studenti non mollano ...oggi vogliono il Parlamento
Tornano gli s
Il parlamento, dove vogliono arrivare, è in Venezuela un organo svuotato due volte, prima dall’opposizione che due anni fa ritirò all’ultimo i propri candidati regalando le poltrone alla coalizione di governo (un Aventino però ancor più maldestro), e poi da Chàvez che gli ha sottratto diverse materie su cui si è attribuito il potere di legiferare per decreto.
2 giugno 2007 Oggi tocca ai rossi ...si prevede un fiume in piena
Oggi tocca alla fiume rosso. Ieri gli studenti hanno cercato di esprimere il proprio malessere per la neonata televisione rivoluzionaria, appiattita sulle esigenze dell’esecutivo, consegnando un documento ai deputati. L’incontro non è avvenuto nel parlamento- non sono arrivati i permessi per marciare fino al centro, secondo le autorità sono stati chiesti troppo tardi- ma è avvenuto nella sede della conferenza episcopale. Per fortuna non ci sono stati feriti. Oggi invece arriva la risposta del Presidente. Chávez sa come mobilitare il suo popolo, un fiume di camicie rosse, il sangue cittadino che sfreccia nelle arterie della città. E’ festa rossa, apoteosi de "los rojos" contro i bianchi, i rivoluzionari rispondono ai controrivoluzionari, in un ennesimo atto della lotta tra i due Venezuela. Rctv ha cercato di inviare il proprio telegiornale su Youtube. Un gesto che vale quanto un grido: “Ancora non è ora dell’ultimo battito”, ma le speranze di un ritorno in vita sono davvero poche. I meccanismi della politica non permettono passi indietro repentini, Rctv dovrà aspettare almeno venti anni, né sembra ci sia spazio per colpi di stato. Tutti sanno che l’alternativa a Chávez è la guerra civile. Quindi? Uno, cento, mille Chávez! E’ questa la sua forza, la sua figura è diventata necessità storica per un paese che senza il suo collante si sfalderebbe in un attimo. Intanto l’opinione pubblica internazionale gli è contro, anche l’amico Lula ha mostrato disappunto per le sie critiche contro il senato brasiliano, che aveva approvato una mozione a favore di Rctv. Il governo venezuelano si aspettava lo scontro interno, ma non l’ unanimità di critiche dall’estero. Rctv è un esempio di cattivo giornalismo, perché lo difendono? Perché non ricordano le responsabilità golpiste? Merito di Marcel Granier, il presidente di 1BC (gruppo che controlla Rctv) che versato lacrime ovunque? In realtà chiudere una televisione, la più vista con quasi il doppio di share sulla seconda, è un gesto difficile da digerire in una società dell’informazione moderna. Più dei giornali, le televisioni penetrano. In questo verbo è contenuta la forza dello strappo operato dall’ex-tenente colonnello, e della reazione degli studenti. Le antenne spuntano in tutti i barrios, anche quelli appena costruiti, quelli più poveri, assemblati con calce e fango. In zone dove la distribuzione dei giornali non c’è, arriva il messaggio televisivo. L’intrattenimento, l’informazione sono gratuiti, non implicano sforzi, si lasciano assorbire, e la gente è felice di farlo. Poi anche il più incolto filtra il messaggio radiotrasmesso attraverso la propria tavola di valori, lo accetta o lo rigetta, ma intanto la tv il suo messaggio lo lancia: questo è il suo potere. Se allora la tv è così importante, si capisce perché Chávez non poteva lasciarla in mano a privati, ha così accettato il rischio della spaccatura pur di riassumere il controllo dello spettro radiotelevisivo. Una scelta dispendiosa, ma necessaria per il bene della rivoluzione?
3 giugno 2007 Né comunista né bolivariano Semplicemente gramsciano Mentre gli emigranti festeggiano il 2 giugno presso il centro Italiano-venezuelano (una costruzione mastodontica che domina le colline di Caracas) , Chávez rende un tributo all’Italia, e lo fa in maniera involontaria. Ancora non si sa come l’ex-tenente colonnello abbia scoperto Gramsci, ma per Chávez la vera rivoluzione è stato leggerlo. Durante il discorso di ieri contro Rctv, in diretta televisiva, non ha potuto fare a meno di nominare decine di volte il filosofo comunista, una lunga analisi appassionata: Chávez non è né bolivariano né comunista, è semplicemente gramsciano. Il sogno di Gramsci, l’egemonia dei subalterni, in Venezuela è diventata realtà. Il blocco storico di potere, formato da Ad e Copei (i due partiti che hanno governato per 40 anni), dalle televisioni, dai loro professori univiersitari, è definitivamente caduto. Quella che Chávez chiama oligarchia (appunto il blocco storico) non è più classe dirigente né dominante. Ad azzerarla è stata la crisi ideologica del neoliberalismo, che in America Latina ha creato in venti anni (dalla crisi del debito messicana dell’82) solo sacche di povertà. Il Neoliberismo è stato incapace di dare risposte ai bisogni collettivi, da qui la frana. La classe dominante ha subito un repentino collasso, ha lasciato un vuoto di potere e ideologico occupato da Chàvez nel ’98. In realtà il presidente venuto dalla pianura venezuelana al tempo della candidatura era stato appoggiato dai "potenti": non usava la cravatta, la giacca e si presentava come un moderato dalle idee nazionaliste. Cosa avrebbe cacciato dal cilindro? Un Peròn, un Mussolini o un Fidel Castro? Nessuno lo sapeva ma la classe dominante in crisi aveva visto in lui l’unica maniera per continuare ad esercitare il proprio dominio: Chávez però si è sottratto al piano favorendo la transizione critica da una egemonia a un’altra. Iniziando lo scontro tra popolo e società civile: da un lato il popolo, quelli che si sono impoveriti negli anni precedenti, una massa amorfa di individualità resa dal processo rivoluzionario massa critica, dunque decisiva e dominante. Dall'altro la società civile, intesa come medici, avvocati, commercialisti, professori universitari, commercianti, che rifiutano il termine popolo, perchè hanno nostalgia delsistema precedente da cui erano alimentati. Il vecchio blocco storico, con i suoi professori, appoggiato dal pensiero “unico” occidentale, non ha mai accettato- per il presidente- di aver perso il potere. Vuole ridiventare classe dominante e dirigente: sa che non c’è modo di assorbire Chàvez perché il processo è irreversibile, dunque sperano di abbatterlo. In realtà la cosiddetta oligarchia non si sta impoverendo, anzi... in Venezuela continua a fare ottimi affari, anche con il governo. Chávez ne ha bisogno perchè gestiscono in molti campi un know how necessario. Allora il Presidente proprio non capisce perchè la questav opposizione non accetti il compromesso: riconoscere il popolo come classe dominante e continuare a fare grandi affari. Io una risposta ce l’ho, alla prossima puntata! Il discorso del Presidente. Bisogna vederlo per capire. Gramsci, Chávez e il suo popolo. Camicie rosse e emozioni da stadio. Uno spettacolo. Gramsci soprattutto nel secondo video.
5 giugno 2007 Rice contro Maduro sul caso Rctv
Acceso batti e ribatti tra il segretario di stato Usa, Condoleezza Rice
ed il ministro degli esteri venezuelano Nicolas Maduro in merito alla
recente
6 giugno 2007 Rsf, troppo duro l'intervento su Chávez
8 giugno 2007 LA DOPPIA INTERVISTA SUL CASO RCTV ...e con questo chiudiamo l'affare Rctv. Abbiamo posto le stesse tre domande ad Attilio Folliero, direttore del sito http://nuke.lapatriagrande.net/, e ad Antonio Pasquali, professore emerito di comunicazione alla UCV. Giudicate voi le risposte
Favorevole o contrario alla decisione di non rinnovare la concessione delle frequenze note come “canal 2” a Rctv? Perché? Tutti sappiamo che qui in Venezuela ed in generale in America Latina anche nel settore delle telecomunicazioni c’è un profondo squilibrio a favore del privato. Quando Chávez arriva al Governo trova un solo canale pubblico nazionale (VTV), in stato di abbandonado e non visibile in tutto il terriorio nazionale. Per l’esatezza, nel 2000 c’era un solo canale pubblico e 19 privati in VHF; due pubblici e 28 privati in UHF. Nel 2006 abbiamo un solo canale pubblico e 20 privati in VHF; 44 privati, 6 pubblici e 28 comunitari in UHF. Il Venezuela sta portando avanti un processo di partecipazione attiva del popolo e si avverte la necessità che il popolo partecipi anche nei mezzi di comunicazione, dato che lo spettro radioelettrico gli appartiene. TVES interviene a colmare questo fabbisogno. Non è stato possibile realizzare prima questa nuova televisione perché le frequenze erano tutte occupate. Le frequenze hanno la caratteristica di essere un bene molto limitato per cui il governo ha dovuto aspettare che scadesse qualche concessione. Questo è successo il 28 maggio scorso, con la scadenza del contratto di concessione di RCTV. Il Governo di Chávez ha agito secondo legge, nell’interesse del popolo e sono pienamente d’accordo. Accennavo all’America Latina: presto assisteremo a qualcosa del genere in Ecuador, dove addirittura non esiste una TV pubblica e Correa sta disperatamente cercando di darne una al popolo ecuadoriano. Come giudica il ruolo di Rctv negli eventi dell’11 aprile 2002? Nel caso ritenga si sia macchiata di colpe gravi, quali misure ritiene fossero da adottare nei suoi confronti? Non solo per quanto riguarda l’11 aprile, ma anche in precedenza, RCTV si era macchiata di reati gravi, tant’è vero che è stata ripetutamente oscurata, sia pure momentaneamente, nel 1976, nel 1980, nel 1981... e Chávez all’epoca non esisteva. Non solo RCTV, ma le principali Tv private nazionali e locali sono state implicate nel colpo di Stato. La mattina del 12 aprile, durante il famoso programma condotto da Napoleon Bravo su Venevision, pensando di essersi liberati del Governo Chávez, confessarono in diretta il loro ruolo, la loro partecipazione attiva nell’organizzazione di quegli eventi delittuosi. Ci sono le immagini. Negli anni successivi è avvenuto qualcosa di pianificato molto in alto. Conoscendo quali sarebbero stati gli sviluppi della politica di Chávez, ossia il cercare di abilitare un secondo canale nazionale per il popolo, cosa che avrebbe comportato il mancato rinnovamento di qualche contratto di concessione e le frequenze più indicate ed indiziate erano proprio quelle di RCTV, le migliori nello spettro radioelettrico, RCTV ha spudoratamente adottato una politica di scontro frontale e disonesto, nel tentativo di farsi chiudere, per poter dire al mondo che Chavez è un dittatore che chiude le voci della dissidenza. Chávez non è caduto nel tranello e ha lasciato che RCTV continuasse a trasmettere fino alla scadenza naturale del contratto (28 maggio 2007). In Italia RCTV (e tante altre TV venezuelane) avrebbero incontrato sicuramente un qualche giudice che le avrebbe oscurate per evidenti violazioni della legge. Negli USA il proprietario ed i giornalisti di una TV che adotta il comportamento di RCTV avrebbero rischiato la sedia elettrica, perchè il reato di istigazione all’omicidio del Presidente è sanzionato precisamente con la pena di morte, da cui il sottoscritto dissente. Sicuramente ci troviamo di fronte ad una televisione che andava chiusa, ma non da Chávez, bensí dal potere giudiziario. Non è stato adottato tale provvedimento semplicemente perché in questo paese vige l’impunità. Ci sono stati colpi di stato, assalto di una Ambasciata, la chiusura (questa sì vera e con la forza) di VTV ed altri reati, tutti gravissimi di cui si conoscono i colpevoli, ma nessuno è finito in galera. Anzi diciamola fino in fondo: il Tribunale Supremo ha sancito che qui non c’è stato nessun colpo di Stato! Nessuno è finito in carcere. Gli unici due incriminati e catturati, Carlos Ortega e Pedro Carmona Estanga sono stati fatti scappare; addirittura Ortega due volte e la seconda volta è stato fatto evadere dal carcere di massima sicurezza! Come ritiene debba essere una Tv di servizio pubblico? Ritiene che TVes garantisca un’informazione plurale, che dia voce anche a chi dissente dal governo? Sgomberiamo il campo da un equivoco: televisione pubblica non significa televisione al servizio del governo di turno, come accade più o meno ovunque, anche in Italia. Per definizione dunque deve essere aperta a tutti. Purtoppo, vediamo – e mi ripeto - che questo non accade spesso, se non in virtù di leggi molto ferree, qual’è il caso della Par Condicio in Italia. La pluralità, però, non può riguardare solo il momento delle elezioni. Stando alla mia esperienza personale venezuelana, penso che in questo paese ci sia piena libertà di opinione. Posso dare tranquillamente la mia testimonianza: ho potuto liberamente dissentire dall’idea di Chávez della possibilità di realizzare il socialismo in un solo paese e questo mi è capitato di dirlo alle telecamere di ANTV, la televisione del Parlamento. Anche dopo simile affermazione, ho contunuato a frequentare i media venezuelani. Per mesi sono stato opinionista in due programmi radio, uno a RNV, la radio nazionale e l’altro a YVKE, la principale radio pubblica di questo paese. Più volte mi è capitato di dissentire. Ad esempio non ero e non sono d’accordo per il premio Nobel a Evo Morales, appoggiato da tutti in Venezuela, per via della partecipazione dei militari del suo paese nei massacri operati dalla forza dell’ONU a Ciudad Soleil in Haiti. Quando Evo Morales arriva al governo, trova che il suo esercito partecipa in questa coalizione, che di fatto si è trasformata in una vera e propria forza di occupazione e di repressione, per cui non avendo adottato – come era da aspettarsi - un provvedimento per il ritiro dei suoi militari, a mio avviso non merita il Premio Nobel della pace. L’ho detto dai microfoni venezuelani e nessuno mi ha mai censurato o impedito di ritornare. TVES credo possa essere una vera televisione pubblica; anche analizzando i nomi di coloro che sono stati chiamati a gestirla, mi sembrano tutte persone oneste e rispettabilissime. Ho piena fiducia in una TVES veramente pubblica e differente dalla precedente, ma solo il tempo potrà confermarlo.
1) Favorevole o contrario alla decisione di non rinnovare la concessione delle frequenze note come “canal 2” a Rctv? Perché? 2) Come giudica il ruolo di Rctv negli eventi dell’11 aprile 2002? Nel caso ritenga si sia macchiata di colpe gravi, quali misure ritiene fossero da adottare nei suoi confronti? L’11 aprile 2002 é successo questo: quattro milioni di venezuelani sono scesi in piazza per cacciare un presidente democraticamente eletto presto convertito in despota, che li insultava e minacciava giorno e notte. Fu un’esplosione di democrazia pura; la gente non sapeva nemmeno chi fosse Carmona, e questa è una verità da ricordare sempre. In cambio, gran parte della stampa e della TV sì lo sapeva, e sapeva che una volta giunti a palazzo avrebbero fatto uscire Carmona dalla manica per fargli decretare uno stato di fatto simile al precedente e di segno contrario; un vero “golpe” della destra. Le gravi colpe di cui si sono macchiati i grandi mezzi non sono però quelle che denuncia il regime, ma derivano dal fatto d’aver fatto abortire un’insurrezione popolare pienamente coronata dal successo, dalla rinuncia del presidente. Dopo la restaurazione di Chávez ad opera delle Forze Armate, l’opposizione si sentì tradita da dentro, e ciò spiega il suo silenzio e le sue assenze dalla scena politica durante questi anni. L’inaccettabilitá della recente chiusura di RCTV ha un solido fondamento giuridico, ben messo in evidenza da Reporters senza Frontiere e dal socialismo francese: dall’aprile 2002 ad aprile 2007 il governo non intraprese, come avrebbe potuto, nessuna azione legale contro nessuno dei mezzi che si schierarono troppo apertamente con l’opposizione; iniziò una politica di acquisti, fusioni, “entente cordiale” come con i Cisneros del Canale 4 (demonizzati da Chávez nel 2002 ancor piú che RCTV), multe e catenaccio pubblicitario. Il Canale 2 non si piegò, Chávez passò ai mezzi forti. Il suo gesto, sprovvisto del minimo supporto legale, diventa quindi prepotenza pura, bavaglio per l’opposizione.
Sarò brevissimo: più assomiglia alla BBC inglese piú garantisce la prestazione di un servizio pubblico; in Francia, Germania, Italia e Paesi Scandinavi ci si avvicina al modello. Una radiotelevisione pubblica deve anzitutto ottemperare ai quattro principi stabiliti nel 1873 dal Consiglio di Stato francese per ogni e qualsiasi servizio pubblico: universalitá (per tutti), continuità (ininterrotto), versatilità (differenziato secondo bisogni specifici), adeguatezza (sempre aggiornato tecnologicamente). Inoltre (e questo è importantissimo): dev’essere rigorosamente non-governativa, sottoposta a un’autoritá indipendente che garantisca la par condicio a tutte le forze politiche presenti, la massima qualità ed il carattere “organico” del servizio stesso; è in effetti inconcepibile che in un Servizio Radiotelevisivo Pubblico possano coabitare stazioni che svolgono questa funzione ed altre, gemelle, dedicate giorno e notte a diffondere il credo ideologico del governante di turno, come sarebbe giustamente il caso di TVes e di ANTV,VIVETV, TELESUR, AVILA TV o VTV.
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