Caracas, 1 luglio 2004

   Marxismo e Chavéz

 

Piero Armenti

Tra le tante interpretazioni possibili della rivoluzione bolivariana venezuelana, spicca anche quella marxista, cioè quella di chi analizza la realtà con in mano i vecchi tomi di Marx ed Engels, e cerca in questi una possibile chiave di interpretazione delle dinamiche rivoluzionarie. Il marxismo intellettuale, nell’unica forma in cui è sopravvissuto dopo aver perso il confronto con la storia, si occupa soprattutto di analizzare le rivoluzione, capirne l’origine materialista, e prevederne il futuro, dialettico.

La vulgata autenticamente marxista della rivoluzione bolivariana  non ha autori di spicco a livello internazionale, ma si perde nei meandri di una infinitá di sette che autoproclamatesi marxiste comunicano la propria teoria, e solitamente la prima preoccupazione da affrontare è proclamare il perché la propria interpretazione sia  piú marxista delle altre. I risultati sono indecifrabili: marxisti con Chavéz e marxisti contro Chavéz (mi riferisco  al partito venezuelano Bandiera Roja, alleata con i conservatori contro Chávez).

Proviamo a sintetizzare peró il pensiero dei marxisti favorevoli al presidente, riferendoci al pensiero di Allan Wood, marxista inglese che pubblica in italiano sul sito marxismo.net.

LA tesi di Wood è semplice ed è sintetizzata da una frase che lui ama citare: Chi si aspetta di vedere una rivoluzione sociale “pura” non vivrà abbastanza da vederla. È una persona che rende omaggio verbale alla rivoluzione, senza comprendere cosa sia una rivoluzione. (Lenin).

La rivoluzione non è, secondo Allan,  un’equazione matematica, segue vie diverse, non è un processo lineare, prevedibile, "puro", nonostante le varianti, però, ha una costante imprescindibile,senza la quale nessuna rivoluzione puó esserci; nasce e si sviluppa partendo da una immensa forza motrice: la vitalitá delle masse.

Sono queste, le masse, che fanno la rivoluzione, e lasciamo  da parte qui le argomentazioni sul ruolo delle avanguardie operaie.

In Venezuela la rivoluzione si é cristallizzata nel lo scontro tra una classe medio-bassa, borghese ma attigua al proletariato, e una medio-alta vicina ai padroni del paese. Utilizziamo le stesse parole di Wood:

In assenza di un partito rivoluzionario marxista di massa, le forze della rivoluzione si sono raccolte attorno a Chavez e al movimento bolivariano. Hugo Chavez è l’uomo nell’occhio del ciclone. A prescindere da ciò che si possa pensare di quest’uomo, egli ha rotto la diga e spalancato le chiuse. Ha osato sfidare affrontare il potere dell’oligarchia e sfidare la potenza dell’imperialismo americano. Neppure i suoi critici e i suoi nemici dichiarati possono negare che egli abbia dato mostra di un enorme coraggio. E con questo esempio coraggioso ha evocato forze gigantesche che per generazioni erano rimaste sopite nelle profondità della società venezuelana. Questo è un fatto di enorme importanza.

Per la prima volta in quasi 200 anni della storia del paese, le masse sentono che il governo è in mano a persone che desiderano difendere i loro interessi. In passato il governo era sempre una forza estranea e contrapposta ad esse. Esse non vogliono vedere il ritorno dei vecchi partiti corrotti. Le masse, i poveri che popolano le baraccopoli, i disoccupati, gli operai, i contadini, gli indios, i neri, si sono scossi dalla loro apatia e si sono levati in piedi. Hanno scoperto un nuovo significato nella vita, un nuovo senso della dignità umana, una nuova speranza. Improvvisamente sono diventati chavisti, anche se non sanno con precisione cosa significhi.

È possibile che le masse abbiano solo le idee più vaghe su ciò che vogliono veramente, ma hanno idee chiarissime su quello che non vogliono. Non vogliono tornare al vecchio ordine, ai vecchi partiti e ai vecchi dirigenti borghesi. Hanno avuto un assaggio di quello che significa essere liberi e non vogliono tornare alla vecchia schiavitù. Con ogni fibra del loro essere bramano un cambiamento decisivo nelle loro condizioni di vita. Questo è per loro il significato del chavismo. E questo grande sogno di cambiare le loro vite è riassunto nella loro mente da un uomo: Hugo Chavez.

Molti sono sorpresi dal fervore - quasi religioso - con il quale le masse considerano il loro presidente. Sarebbero pronte a soffrire fame e povertà, a sacrificare tutti i loro beni, a rischiare la vita (come fecero due anni fa) per lui. Si tratta di una forza tremenda che spiega come Chavez sia stato in grado di sconfiggere tutti i tentativi di rovesciarlo. Il vero segreto dei suoi successi non è nella sua persona, ma nelle masse, ed è la forza delle masse che determina l’intero corso della rivoluzione e costituisce la sua forza motrice fondamentale.

 

Altrettanto interessante è l’analisi marxista delle origini di Chavez e il suo rapporto con la rivoluzione comunista:

IL retroterra sociale da cui proviene Chavez non è borghese, ma piuttosto di ceto medio. Egli si definisce contadino. Tuttavia, da un punto di vista marxista questo non esaurisce la questione. La piccola borghesia non è una classe omogenea. Nei suoi strati superiori, i ricchi avvocati, i dottori, i professori universitari, è vicina alla borghesia e la serve. Nei suoi strati inferiori, il piccolo negoziante, il piccolo contadino, gli strati inferiori dell’intellettualità, è vicina alla classe lavoratrice e può, in certe circostanze, passare dalla parte della rivoluzione socialista.

L’origine di classe dei dirigenti, tuttavia, non è decisiva nel definire la natura di classe di un determinato partito o movimento. Quello che in ultima analisi determina la natura di classe di un movimento politico è il suo programma, la sua politica e le sue basi di classe. Possiamo a grandi linee descrivere il programma e la politica del Movimento bolivariano come quelli della democrazia rivoluzionaria piccolo-borghese. Come tale, esso non va oltre i limiti di una democrazia borghese molto avanzata. La rivoluzione ha intrapreso un ambizioso programma di riforme nell’interesse delle masse, ma non ha a tutt’oggi abolito il capitalismo. Questo costituisce la sua principale debolezza e la più grande minaccia per il suo futuro.

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