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-Caracas, 9 settembre 2004- "...Nel ’99 fu un disastro, la montagna scivolò su se stessa trascinando in un mare di sassi e detriti case, alberi, animali, persone. Da allora la fisionomia della costa cambiò: la terra avanzò..." Arriva l'uragano
Oggi in Venezuela sarebbe potuto arrivare Ivan, un temibile uragano: 4’ grado di potenza, nella scala Saffir-Simpson (che ne prevede 5) con vento di 225 chilometri orari, già capace di terrorizzare le antille olandesi. Avrebbe dovuto raggiungere le coste settentrionali Venezuelane, scatenando la sua potenza , probabilmente, anche sulle colline di Caracas. Per fortuna, al di là di una pioggia intensa e fitta, non è successo assolutamente niente, ed il pericolo è scampato. L’uragano non ha risparmiato lo stato Vargas, però, terra già colpita da una delle più catastrofiche alluvioni nel ‘99, con migliaia di morti e innumerevoli dispersi. Nel ’99 fu un disastro, la montagna scivolò su se stessa trascinando in un mare di sassi e detriti case, alberi, animali, persone. Da allora la fisionomia della costa cambiò: la terra avanzò. Il bilancio, questa volta,è stato lieve, poche imbarcazione affondate, pochi alberi sradicati e alcune case danneggiate. La peggio l’ha avuto il gestore di un chiosco sulla spiaggia, Danny Saavedra, risucchiato dalle onde, restituito alla terraferma quasi senza vita, morto poco dopo in ospedale. L’uragano adesso si sta spostando nell’Occidente del paese, nello Stato Falcon, ma la sua irruenza colpirà solo di striscio le bianche spiagge tropicali, lasciandosi morire nel mare. Il mancato arrivo dell’uragano a Caracas è stato accolto con un sospiro di sollievo. Caracas è formata da colline su cui la povertà, senza alcuna cognizione idro-geologica, ha costruito casette di mattoni rossi, costruzioni “casarecce” incollate tra loro, e appoggiate le une alle altre. Basta che piova un po’ che le stradine si trasformano in ruscelli, e le case divengano terreno per l'acqua piovana. Non di rado qualche casetta crolla, senza che sia scritta neanche una riga sui giornali: ciò che accade spesso, d’altronde, non è notizia. Ma non solo la povertà subisce la violenza dell’acqua dal cielo, anche nei quartieri più ricchi i sistemi di drenaggio “fanno acqua da tutte le parti”, per usare una metafora mai tanto azzeccata, e così le larghe strade di Caracas si rimpiccioliscono, riempite ai bordi da veri e propri fiumiciattoli di fango, e acqua. Camminare diviene un’impresa, e gli schizzi di conducenti frettolosi fanno del marciapiede un autolavaggio gratuito per azzardati camminatori. Ci vorrebbero tre ombrelli, a coprire la tridimensionalità che, ahinoi, ci costituisce. Al di là del tono scherzoso, la realtà idrogeologica di Caracas non promette nulla di buono, quello che è successo in Vargas non è un caso necessariamente isolato; il timore, mai troppo pronunciato, è che qualche collina caraqueña, una di quelle superabitate, possa franare su se stessa, lasciandosi dietro una scia di orrore e sangue. |