8 marzo 2005,Caracas

 

       

LE DUE SINISTRE LATINOAMERICANE

     

Piero Armenti

     Oramai il dibattito sulla sinistra ed il sud-america é all'ordine del giorno per i politologi locali.

    La sinistra sud-americana  si guarda allo specchio, e si interroga: adesso che quasi dappertutto ha il potere non ci sono scuse, bisogna  avviare  la rinascita sud-americana.

  Se lo ripetono da sempre, e la canzone è sempre la stessa: il modello neoliberale in Sud-America ha fallito ampliamente, a propiziarne un suo rifiuto oltre  che il popolo, tanto caro alla iconografia di sinistra,  é stato spesso la classe media e di piccoli imprenditori (come in Brasile), quando dagli anni '80 haniziato a perdere potere economico, lasciando  fette del  proprio mercato locale ai prodotti stranieri, spesso controllati dalle multinazionali.

Cosa stava succedendo?

     Il Sud-America entrava in una spirale negativa, scavalcata dall'Asia rampante, danneggiata probabilmente anche dalle regole del FMI, in ogni caso terra per scorribande delle multinazionali.

   

Il vento di sinistra che aleggia in qui in Sud America é un vento strano, perché mostra due facce spesso opposte, c'è sia l'estrema sinistra, che quella riformista.

 

  Da un lato  il cileno Ricardo Lagos, l'argentino Néstor Kirchner, l'uruguagio Tabaré Vásquez, il Brasiliano Lula.

        Tutti questi, Lula in primis, espressione di una sinistra realista e moderata  

                                              Pur opponendosi al neo-liberalismo cercano di portare avanti una politica cauta, che non faccia fuggire investitori e multinazionali, ma che contemporaneamente dia una risposta alle necessitá sociali di paesi estremamente diseguali .

      Il rifiuto popolare delle multinazionali, e delle regole piovute dall'alto,  é inoltre chiarissimo nella Bolivia attuale.

   Ed é solo l'ultimo di una serie di episodi che da dieci anni mandano chiari segnali ai politici.

 

   Cosa succede in Bolivia:    il presidente Mesa, di destra, ha rassegnato le dimissioni soprattutto per gli scioperi dovuti alle sue parole, e azioni,  troppo concilianti rispetto alle multinazionali: non vuole aumentare le tasse sul petrolio( dal 18% al 50%) perché ha paura degli effetti negativi di una tale decisione ( eppur il referendum popolare é stato chiaro in questo senso)  , né cacciare una multinazionale francese dell'acqua ("dovremmo pagare una indennitá troppo alta").

  Spinti da Evo Morales, lider di sinistra, i boliviani sono scesi in piazza per protestare ( tralaltro la regione di Santa Cruz, piú ricca, chiede maggior autonomia) ed hanno iniziato a scioperare.

   Gli affari boliviani, ultimi nel tempo, sono  sintomatici della ribellione che é avvenuta  contro gli organismi internazionali e  le multinazionali da un po' di tempo a questa parte in tutto il Sud-america (e nel mondo)

   Ma queste ribellioni che in Brasile e in Argentina sono sfociati in una sinistra soft, in Venezuela hanno portato al potere una lider militare, che occhieggia a Fidel Castro, trova nel combattente Bolivar l' unica fonte del suo pensiero politico, e parla apertamente di sostituire con il socialismo il capitalismo selvaggio, oltre che di unire tutto il sud-america.

     Un linguaggio profetico, fatto soprattutto di offese ai traditori, all'opposizione, ai ricchi, agli oligarchi. Un linguaggio che peró il popolo dei ranchos capisce, e che gli garantisce l'appoggio pieno e totale.

   E' una sinistra, la sua, che ha un progetto ambizioso,  trascinare dietro di sé tutto il sud-america, e portarlo ad una unione solidale, sostituire le multinazionali con produzione locale, creare una identità comune laddove le oligarchie locali hanno voluto rinunciare a queste.

     Un progetto che peró potrebbe, dicono dalla sinistra riformista, essere controproducente, scoraggiando gli imprenditori, propiziando fuga di capitali, portando ad un lento decadimento della struttura produttiva, e ad un totale impoverimento del paese.

    Il circolo vizioso che la sinistra soft traccia é ben chiaro: Chavez crea sempre piú poveri, seduce questi, garantendosi il potere a vita. Chávez dal lato suo considera il decadimento economico come colpa dell'oligarchia venezuelana che ha ordito contro di lui, e la sua una rivoluzione democratica. Ma il punto non è arricchirsi, è superare la cultura della povertà più che la povertà.

  

    Resta quindi, quello di Chávez, il piú grande tentativo venezuelano di far uscire dalla in-cultura della povertá metá del suo popolo, attraverso un atteggiamento mai cosí benevolo verso i poveri (che sia solo demagogia?) .

    Partiti affini a quelli di Chavez sono  l PRD de Cuauhtémoc Cárdenas in Messico, el FMLN di Schafick Handal nel Salvador, el FSLN di Daniel Ortega in Nicaragua e il MAS di Evo Morales in Bolivia, ma anche nei partiti dei riformisti (Lula e gli altri) ci sono correnti piú aggressive che mirano ad avere il potere, per un cambio di rotta radicale.

Chi avrá ragione?

Clicca, per tornare  alla pagina iniziale