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LE DUE SINISTRE LATINOAMERICANE
Piero Armenti
Oramai il dibattito sulla sinistra ed il sud-america
é all'ordine del giorno per i politologi locali.
La sinistra sud-americana si guarda allo
specchio, e si interroga: adesso che quasi dappertutto ha il
potere non ci sono scuse, bisogna avviare la rinascita sud-americana.
Se lo ripetono da sempre, e la canzone è sempre la stessa: il modello neoliberale in Sud-America ha fallito ampliamente, a propiziarne un suo rifiuto oltre che il popolo, tanto caro alla
iconografia di sinistra, é stato spesso la classe media e di piccoli
imprenditori (come in Brasile), quando dagli anni '80 haniziato a perdere
potere economico, lasciando fette del proprio mercato locale ai
prodotti stranieri, spesso controllati dalle multinazionali.
Cosa stava succedendo?
Il Sud-America
entrava in una spirale negativa, scavalcata dall'Asia rampante, danneggiata
probabilmente anche dalle regole del FMI, in ogni caso terra per scorribande
delle multinazionali.
Il vento di sinistra che aleggia in qui in Sud America é un vento strano,
perché mostra due facce spesso opposte, c'è sia l'estrema sinistra, che quella riformista.
Da un lato il cileno Ricardo Lagos, l'argentino Néstor
Kirchner, l'uruguagio Tabaré Vásquez, il Brasiliano Lula.
Tutti questi, Lula in primis,
espressione di una sinistra realista e moderata
Pur opponendosi al neo-liberalismo cercano di portare avanti una politica
cauta, che non faccia fuggire investitori e multinazionali, ma che
contemporaneamente dia una risposta alle necessitá sociali di paesi
estremamente diseguali .
Il rifiuto popolare delle multinazionali,
e delle regole piovute dall'alto, é inoltre chiarissimo nella Bolivia
attuale.
Ed é solo l'ultimo di una serie di episodi che da dieci anni mandano
chiari segnali ai politici.
Cosa succede in Bolivia: il presidente
Mesa, di destra, ha rassegnato le dimissioni soprattutto per gli scioperi
dovuti alle sue parole, e azioni, troppo concilianti rispetto alle
multinazionali: non vuole aumentare le tasse sul petrolio( dal 18% al 50%)
perché ha paura degli effetti negativi di una tale decisione ( eppur il
referendum popolare é stato chiaro in questo senso) , né cacciare una multinazionale francese dell'acqua ("dovremmo pagare una
indennitá troppo alta").
Spinti da Evo Morales, lider di sinistra, i boliviani sono scesi
in piazza per protestare ( tralaltro la regione di Santa Cruz, piú ricca, chiede maggior
autonomia) ed hanno iniziato a scioperare.
Gli affari boliviani, ultimi nel tempo, sono sintomatici della ribellione
che é avvenuta contro gli organismi internazionali e le
multinazionali da un po' di tempo a questa parte in tutto il Sud-america (e
nel mondo)
Ma queste ribellioni che in Brasile e in Argentina sono
sfociati in una sinistra soft, in Venezuela hanno portato al potere una
lider militare, che occhieggia a Fidel Castro, trova nel combattente Bolivar
l'
unica fonte del suo pensiero politico, e parla apertamente di sostituire con
il socialismo il capitalismo selvaggio, oltre che di unire tutto il sud-america.
Un linguaggio profetico, fatto soprattutto di
offese ai traditori, all'opposizione, ai ricchi, agli oligarchi. Un
linguaggio che peró il popolo dei ranchos capisce, e che gli garantisce
l'appoggio pieno e totale.
E' una sinistra, la sua, che ha un progetto ambizioso,
trascinare dietro di sé tutto il sud-america, e portarlo ad una unione
solidale, sostituire le multinazionali con produzione locale, creare una
identità comune laddove le oligarchie locali hanno voluto rinunciare a
queste.
Un progetto che peró potrebbe, dicono dalla
sinistra riformista, essere controproducente, scoraggiando gli imprenditori,
propiziando fuga di capitali, portando ad un lento decadimento della
struttura produttiva, e ad un totale impoverimento del paese.
Il circolo vizioso che la sinistra soft traccia é ben chiaro: Chavez crea
sempre piú poveri, seduce questi, garantendosi il potere a vita. Chávez dal
lato suo considera il decadimento economico come colpa dell'oligarchia venezuelana che
ha ordito contro di lui, e la sua una rivoluzione democratica. Ma il punto
non è arricchirsi, è superare la cultura della povertà più che la povertà.
Resta quindi, quello di Chávez, il piú grande tentativo
venezuelano di far uscire dalla in-cultura della povertá metá del suo popolo,
attraverso un atteggiamento mai cosí benevolo verso i poveri (che sia solo
demagogia?) .
Partiti affini a quelli di Chavez sono l PRD de Cuauhtémoc
Cárdenas in Messico, el FMLN di Schafick Handal nel Salvador, el FSLN di
Daniel Ortega in Nicaragua e il MAS di Evo Morales in Bolivia, ma anche nei
partiti dei riformisti (Lula e gli altri) ci sono correnti piú aggressive
che mirano ad avere il potere, per un cambio di rotta radicale.
Chi avrá ragione?
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