Caracas, 8 settembre 2004

   "... Il 5 febbraio Chàvez apparve alla televisione, e senza mezzi termini, dichiarò guerra a coloro che avevano tentato di mettere in ginocchio il venezuela, i golpisti della PDVSA..."

 

   Cambio fisso e stabilità

 

Piero Armenti

 

Dal 5 febbraio 2003, data da cui inizia il controllo cambiario, il valore del dollaro, nel mercato parallelo ed illegale, ha iniziato a divenire un punto di riferimento per ogni buon economista: per studiare lo stato economico del paese, e soprattutto per misurare la tenuta psicologica dei venezuelani,  immediatamente dopo  le difficoltà dovute allo sciopero del dicembre-gennaio 2002.

Il 5 febbraio Chàvez apparve alla televisione, e senza mezzi termini, dichiarò guerra a coloro che avevano tentato di mettere in ginocchio il venezuela, i golpisti della PDVSA, principali responsabili di due mesi di Caracas a secco, senza benzina, senza mobilità.

   Dichiarò Chàvez: “ Le riserve internazionali iniziarono a diminuire in maniera progressiva e tra il 29 novembre 2002 e il 20 gennaio del 2003, le perdite del Banco Centrale del Venezuela,ossia, le riserve del venezuela, videro un passivo di ben 1.382 milioni di dollari. Praticamente in sole tre settimane, un vero e proprio dissanguamento, con una media giornaliera di circa 40 milioni di dollari fuoriusciti. Tutto questo a causa di un golpe petrolifero”. In pratica una fuga di capitali che avrebbe messo in crisi in maniera irreversibile la struttura economica del Venezuela, se non si fosse intervenuti in termini proibitivi. Controllare il cambio significò ammettere il malessere economico del Venezula, ma anche evitare una fuoriscita di riserva tale da mettere in crisi la bilancia di pagamenti.

   Il controllo cambiario inaugurò anche il cambio parallelo, illegale, quello su cui rifocillarsi di dollari, in caso di mancaza dello Stato. E le mancanza, all’inizio, furono tantissime

   Al principio il mercato parallelo raggiunse livelli altissimi. Se il dollaro ufficiale non superava i 2000 bolivares, sul mercato nero raggiunse anche i 3200.

   Se non il doppio, quasi.

   Il motivo del balzo in avanti è molto semplice, la rigidità  con cui inizialmente fu gestita la consegna dei dollari  per le importazioni, da parte del Cadivi (ente che si occupava della consegna, e quindi di maneggiare il denaro contante), lanciò gli imprenditori alla ricerca di dollari facili, anche se costosi.  Questo comportò un aumento dei prezzi dei prodotti importati, perchè tarati non sul dollaro ufficiale, bensì su quello illegale, reale. Inflazione,dunque.

   La situazione, per fortuna,  è migliorata negli ultimi mesi, ed il cambio al nero sembra essersi  stabilizzato intorno ai 2600 bolivares.

     Probabilmente a provocare la discesa del dollaro(da 3200 a 2600), più che la tranquillità politica,  è stata la migliore tenuta economica.

   In primis il più facile accesso alla divisa straniera,attraverso una maggiore flessibilità del Cadivi,  e poi la possibilità di poter utilizzare, per il normale cittadino, con la carta di credito dai 2000 dollari iniziali, fino a 3000 .Questa ultima decisione ha sortito sicuramente un effetto benefico, tranquillizzante, sul mercato, capace di coccolare  i Venezuelani in cerca di dollari per poter viaggiare. A questo vanno aggiunte le entrate petrolifere elevatissime, e l’annuncio da parte del ministro Nòbrega dell’ emissione di buoni in dollari, pagabili in bolivares.

Calma piatta dunque? Stabilità oramai raggiunta. Sembrerebbe di si. Ma attenzione, consiglia il professore Muñoz dell’Università Cattolica Andrès Bello, “l’incertezza rimane e i problemi di fondo persistono, di certo il dollaro non scenderà, al massimo continuerà su questi livelli

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