-Caracas, 8 luglio 2004-

...Gli albanesi eravamo noi”, e molti ancora se la ricordano la diffidenza con cui si era visti, gli occhi bassi per strada, e gli sforzi per riscattarsi, riscattando contemporaneamente il nome di un’intera nazione..."

Italiani in Venezuela (I)

 

      

Piero Armenti

Pochi titoli hanno il dono di sintetizzare, e racchiudere in poche parole, il contenuto di un libro, e contemporaneamente di un' epoca, di un’epopea: lo fa Gian Antonio Stella, brillante giornalista del Corriere della Sera,  nel suo “L’orda, quando gli albanesi eravamo noi”. La storia degli emigrati italiani non è una storia semplice, è una storia  dolorosa, è fatta di distacchi, di famiglie divise, di persone che ce la facevano, ed emergevano, e di altre che rimanevano indietro, a volte tornavano.

Gli albanesi eravamo noi”, e molti ancora se la ricordano la diffidenza con cui si era visti, gli occhi bassi per strada, e gli sforzi per riscattarsi, riscattando contemporaneamente il nome di un’intera nazione; e noi da qui, che nel frattempo, irradiavamo il continente con capolavori cinematografici (dal neorealismo a Fellini

Tra il 1860 ed il 1985 ventinove milioni di italiani sono partiti dall'Italia alla volta,soprattutto, dei Paesi americani. L'Argentina, il Brasile e gli Stati Uniti sono  le "tre Italie fuori Italia" più numerose del mondo. In alcuni Paesi, gli italiani, hanno raggiunto un grado di integrazione tale da rendere difficile la loro individuazione numerica.

L’Italia nel mondo conta circa 60 milioni di persone, una seconda Italia, orgogliosa della propria storia, un'Italia non ufficiale, peró, visto che solo 4 milioni sono iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e di questi 1.120.308 vivono in America latina, 130.113 in Venezuela (dato aggiornato al 2000).

Quella dell’emigrazione in Venezuela è una storia che ha radici lontane. I primi flussi migratori partirono verso la seconda metá dell’ottocento, su incoraggiamento dello stesso governo venezuelano, che erogava consistenti premi agli avventurieri.    

Dopo un blocco dei flussi dal 1859 al 1863, dovuto alla guerra civile venezuelana, l'immigrazione riprese con il governo Guzman Blanco, e i suoi incentivi. La maggioranza degli italiana trovó collocazione nel commercio dei prodotti locali: cacao, caffè, zucchero. A Caracas, la capitale,  riuscirono a trovare fortuna anche con le imprese. E’ il caso della selleria e conceria Boccardo.

L’agricoltura venne tralasciata, . Due le principali motivazioni:  a torto il Venezuela non venne considerato una terra fertile, inoltre molti sognavano di tornare nei paesi di origine, dopo aver fatto fortuna.

La comunitá italiana a quel tempo era veramente piccola, nel 1894 erano solo 3.176, nel 1920 2.084.

Il grande boom inizia dopo la seconda guerra mondiale.

Tra il 1946 al 1960 si recano in Venezuela 236 mila connazionali (fonte: Centro studi emigrazioni di Roma).

Il perché é semplice.

Il Venezuela si trovava in un momento economico positivo , venutosi a creare grazie allo sfruttamento intensivo del petrolio, mentre in Italia ancora doveva iniziare il boom economico.

Per favorire  questi flussi il Venezuela e L’Italia stringono forti rapporti di collaborazione. Lo Stato Italiano favorisce, anche economicamente,  questi espatri, tramite il CIME (.Comitato Intergovernativo per le Migrazioni Europee)

Gran parte di quelli che emigrarono durante il dopoguerra tornarono in Patria (40%), tra quelli che invece restarono molti emersero. Citiamo tra i tanti Giacomo Clericò di origine piemontese. Giunto nel Paese Sud-Americano nel 1947, Clericò diviene dirigente di un'impresa di costruzioni con 1500 dipendenti. Citiamo inoltre l'Ingegnere Benvenuto Barsanti che realizzò il complesso idroelettrico del Guri, e, arrivando a tempi piú attuali Gaetano Basile, direttore del quotidiano “La voce d’Italia”, insignito  recentemente del Premio per gli Italiani nel Mondo, consegnato dalla Fondazione Marzio Tremaglia.

Gli italiani  divennero una colonna portante dell’economia venezuelana e  italiana, che allora stentava e che non riusciva a garantire un futuro in patria ai propri figli. Ma questi stessi figli fuoriusciti,  divennero preziosi: le loro rimesse contribuirono alla crescita economica del paese, e fecero da volano al boom economico. Ma gli italiani nel mondo  furono anche ottimi promotori dei prodotti  italiani e dei costumi italiani; come affermó Francesco Masera in uno studio edito dalla Bnl nel 1955, “gli emigrati italiani conservano e diffondono abitudini di consumo che accrescono la domanda di beni provenienti dalla madre patria”.

Ed è l’esperienza della signora Gina, italovenezuelana di Caracas, a confermarlo: “ quando venimmo ci prendevano in giro, ci dicevano che mangiavamo solo pasta, se vedi ora è diventato un piatto comune per qualsiasi venezuelano”.

E quel  che successe in Venezuela avvenne nel mondo intero: si pensi tra i tanti anche al settore della moda-

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