Caracas,7 giugno 2004

 

          "...Le strade, a distanza di un giorno,  sono di nuovo piene. Più di ieri? come ieri? Qui non importa,  qui la guerra non si fa sul numero dei partecipanti, si fa sulle riprese televisive..."

 

Di nuovo tutti in piazza, per Chávez

 

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-Piero Armenti-

 

La risposta di Chavez non si è fatta attendere, e così il giorno seguente la manifestazione della coordinadora democratica( il 6 giungo, quindi), le strade di Caracas sono tornate a riempirsi dei colori rossi, tipici del Movimento per la Quinta Repubblica.

Le strade, a distanza di un giorno,  sono di nuovo piene. Più di ieri? come ieri? Qui non importa,  qui la guerra non si fa sul numero dei partecipanti, si fa sulle riprese televisive, chiudere l’obiettivo, scegliere l’angolatura, la prospettiva giusta, fino a che non si abbia l’immagine di una strada completamente piena, senza residui di spazio; e che lo sia o non lo sia veramente a nessuno importa, perchè in ogni caso le immagini sarebbero considerate manipolate dal nemico.

E’ guerra mediatica, dura, che si fa senza timori ma, soprattutto, è condotta con il linguaggio di una guerra di religione: Chavèz paragona l’opposizione al diavolo , o meglio si rifà alla leggenda venzuelana di Florentino e del  diavolo, che si sfidarono a colpi di versi, e il diavolo, alla fine, fu sconfitto.

Ma non è la prima volta che il Presidente si lancia in paragoni avventati; a sentire i suoi discorsi, è tutto un richiamo a Cristo, a Simon Bolivar, a battaglie epiche vinte nell’ottocento dal glorioso popolo venezuelano. E’ un linguaggio inusuale per un europeo, ma che sembra vincente qui, dove gran parte della popolazione vive con santi e altarini sparsi per casa.

 Quanto sono vicini gli Stati Uniti, in questo.

La nuova missione lanciata dal palco   si chiama  Florentino,come la leggenda, e consiste nel doppiare al referendum i voti dell’opposizione, e vincere la settima volta consecutiva le elezioni.

Un missione impossibile, secondo gli escualidos(squallidi, così vengono chiamati quelli dell’opposizione),che sono convinti di essere maggioranza da ormai parecchio, troppo tempo. Sarà.  Ma l’occhio di un osservatore straniero rimane dubbioso sui numeri, chi può contare chi?

Adesso, nel bel mezzo di una guerra, non ci sono dati, sondaggi, rilevazioni che possano sembrare minimamente attendibili...dunque non ci resta che ossevare un religioso silenzio, ascoltando, come se fossero una sinfonia, le voci degli uni e degli altri, gli inganni degli uni e degli altri, le ragioni, e i torti, degli uni e degli altri.

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