"...E’ un direttore d’orchestra, e con le proprie mani,con la propria voce, disegna nell’aria il proprio grande, grandissimo Venezuela, e la folla dietro, a seguirlo..." 5 luglio, festa dell'indipendenza
Ieri, 5 luglio, è stata festa nazionale per il Venezuela: si è commemorato l’anniversario della firma dell’atto di indipendenza (nel 2004 siamo al 193esimo) e, contemporaneamente, si è celebrato anche il giorno delle forze armate. . È oramai da diversi anni che questa festa, festa di tutti, considerando che l’epoca coloniale non è rimpianta da nessuno, invece di unire, divide. E cosí, dinanzi all’enorme parata militare organizzata, come ogni anno, a Caracas, non c´é nessun rappresentante dell’opposizione, della cosiddetta “coordinadora democratica”. Nessuno comunque ci fa caso: é scontato, cosí come scontato é il discorso trionfale con cui il presidente arringa e osanna la folla. Chávez, in queste occasioni, dá il meglio di sé, facendo leva sul proprio lato migliore: crea una unitá emotiva tra le proprie parole, i propri gesti, e la folla. E’ un direttore d’orchestra, e con le proprie mani,con la propria voce, disegna nell’aria il proprio grande, grandissimo Venezuela, e la folla dietro, a seguirlo. Il discorso viene trasmesso a reti unificate, neanche questo sorprende: è scontato in un sistema televisivo in cui le reti vengono unificate spesso (la cosiddetta cadena), seguendo ordini del presidente. Chi il presidente proprio non lo sopporta, la televisione puó comunque sempre chiuderla, o andare sulle reti satellitari,: in ogni caso c’è sempre il gioco del tressette, o del rubamazzetto (ma qui si usa il domino). Il discorso è come te lo aspetti, il tono esaltante ed esaltato, i movimenti un po’ impacciati, le argomentazioni le solite; chiede: “a tutti i governi del mondo il rispetto per la sovranità e l’autodeterminazione dei popoli, affinché cessino le guerre imperiali, le invasioni, i soprusi dei potenti contro i poveri”; alla fine assicura che il popolo del Venezuela è disposto a lottare per la propria sovranità. Non è l’unico ad usare la retorica nazionalista-democratica, viene utilizzata anche dall’oratore successivo, Jorge Valero, ambasciatore venezuelano dinanzi all’Organizzazione degli Stati Americani (organizzazione che riunisce tutti i paesi dell'emisfero ad eccezione di Cuba). Il discorso di Valero enfatizza il governo attuale, il piú democratico che il Venezuela abbia mai avuto, ma , soprattutto, esalta la figura eroica del proprio Presidente “che è disposto a dare la propria vita, in difesa della sovranità della nostra patria, e questo deve essere ben chiaro agli interventisti stranieri e ai loro soci locali, il presidente non è solo in questa momento della storia”. Come d’usanza, nel “Paseo los Próceres” inizia la sfilata durante la quale viene inaugurato un nuovo veicolo militare: il “TIUNA”, camionetta sviluppata tecnologicamente dalla Forza Armata Nazionale, che puó trasportare fino a dodici uomini perfettamente equipaggiati. Questo buon risultato, assicurano i suoi fedelissimi, è da annoverare tra sforzi che il Venezuela sta facendo sulla via della indipendenza tecnologica. La sfilata è come tutte le sfilate del genere: iniziano gli aerei, a solcare il cielo dinanzi alla tribuna del Presidente,e si continua con una simulazione della battaglia di Santa Ines, gioiello di strategia militare. Finita la simulazione inizia la sfilata congiunta dei quattro corpi delle forze armate, seguiti dalla replica della spada del liberatore Bolivar,di seguito tutti gli altri fino ad arrivare ai blindati che chiudono il corteo. E’ una gran festa, per alcuni, meno per tanti altri. Clicca, per tornare alla pagina iniziale
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