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-Caracas, 4 giugno
2004-
"...il referendum si fará..."
La democrazia č salva
Ieri, giovedí tre giugno, alle quattro del pomeriggio,il CNE ha comunicato i dati parziali sulla raccolta delle firme: il referendum si fará; le firme “riparate” hanno giá superato di 15.000 quelle necessarie; mancano ancora un 20% di schede da scrutinare, e certamente il dato verrá incrementato e confermato. Tutti cantano vittoria, l’opposizione č convinta di poter finalmente cacciare a pedate il militare ex-golpista Hugo Chavéz, e dichiara di aver giá vinto,troppo presto forse. Il presidente, dal canto suo, parla alla nazione, infarcisce il discorso di retorica indipendentista, impugna la spada del liberatore Bolivar, di cui si declama successore, e ricorda la battaglia di Santa Ines, nel 1859, quando il comandante Ezequiel Zamora lasció arrivare gli avversari fino a Santa Ines, per poi sconfiggerli. La sua parlata č sicura e decisa, il suo sguardo sereno, le sue parole chiare: fino ad ora abbiamo scherzato, adesso inizia la battaglia. Durerá un paio di mesi, fino a metá agosto, quando si avranno le consultazioni. Intanto la tensione č alta, nella pumblea e calda Caracas. Automobili per strada a festeggiare: clacson premuto al massimo, bandiere del Venezuela dal finestrino. Ë il popolo della classe media questo, silenzioso fin quando le cose vanno bene, ma attivo, attivissimo se colpito nella propria dignitá (libertá)di classe produttrice; č il popolo dei centri commerciali, e del cinema americano ,dei pop corn e della cocacola ,č il popolo che in questi anni aveva subito i maggiori danni economici. Sull’altra sponda il popolo di Chavez tace, non si fa sentire, solo una frangia estrema , armata e col volto coperto, provoca disordini nel centro di Caracas; bilancio: un deputato -Rafael Marín- ferito, alcuni camion incendiati, tra i tanti quello della Coca cola e del periodico ”2001”, e spari contro il municipio. In fondo non molto, se si considera che nei due anni precedenti il bilancio si contava in morti. Ma č sola una minoranza a far casino, la gran parte degli chavisti continua la propria vita silenziosa, difficile: č il popolo dei ranchos questo, il popolo del presidente, della lotteria nazionale, della musica ballata per strada, della rumba. Intanto unanimi sono le reazioni internazionali: dall’Europa all’America tutti contenti, la democrazia ha retto, e questa volta non era tanto scontato, in un paese dove un terzo della popolazione č armata. Come un giunco flessibile la democrazia si č piegata fino all’inverosimile, ma non si č spezzata. All’opera adesso i politologi, i sociologi, gli economi, a spiegare questo matto, mattissimo Venezuela dove la bilancia, impazzita, sembra oscillare nevroticamente senza raggiungere mai un punto di equilibrio. Clicca, per tornare alla pagina iniziale
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