-Caracas,30 maggio-

        "...Le sedi di voto sono completamente militarizzate, la tensione è alta dappertutto..."

 

Tre giorni che cambiarono il mondo

 

 

    

Piero Armenti

Oggi si concludono le operazioni di “reparo”, con cui  sono chiamati a convalidare le le firme 1.192.114 venezuelani;  se  almeno 525.118 dovessero convalidarle, il referéndum contro Chavez si terrà l’8 agosto, probabilmente.

      Sono stati tre giorni frenetici, totalmente coperti dalle televisioni e dalle radio:  monitorate costantemente le operazioni di voto, proposte  interviste, servizi, ma soprattutto lanciate accuse: eccoci, così,alla solita rincorsa di voci e controvoci su presunti brogli da ambo le parti.

 

     Ciascuno dei contendenti vuol far passare l’idea che l’altra inquini le cose.

       Gli chavisti insistono sulle pressioni di alcuni imprenditori sui propri dipendenti, per spingerli al voto, e su irregolarità con carte d’identità altrui; gli oppositori, invece,  lamentano vere e proprie persecuzioni amministrative contro chi ha apposto la firma, tali da minare le fondamenta democratiche di una nazione che, dopo quarantanni,  sta conoscendo adesso il proprio momento peggiore.

      Nonostante le insicurezze, la presenza del Centro Carter e di altri osservatori internazionali dovrebbe garantire un, anche minimo, rispetto delle regole.

      Minimo perché gli osservatori internazionali poco possono rispetto ad operazioni comunque complesse, difficilmente controllabili.

 

       Le sedi di voto sono completamente militarizzate, la tensione è alta dappertutto, come lo è da 18 mesi a questa parte, dal fallito colpo di stato dell’11 aprile 2002.

      In tutte le case non si parla d’altro, ma soprattutto, l’impressione,a mio avviso fondata, è che le firme ci siano, ma che il referendum non si farà.

       La sensazione è questa: Chavez non lascerà mai il potere democraticamente, come mai l’ha lasciato nessun militare.

       I segnali  ci sono tutti: le difficoltá nella raccolta delle firme, l’invalidazione di un numero immenso, ingiustificato rispetto alle estreme garanzie con cui sono state raccolte (con l’impronta digitale). Il linguaggio del Presidente, che tende a considerare gli oppositori come antipatriottici e al servizio degli americani, le persecuzioni nei confronti di coloro che hanno firmato, con contratti saltati, minacce sottili.

      Sia ben chiaro, le tensioni sono frutto non del comportamento esclusivo del Presidente, ma anche della pregiudiziale opposizione di quasi tutti i media televisivi ad un governo che tagliava netto con il passato del patto del Punto Fijo (un patto del con cui si alternavano al potere sempre gli stessi partiti, escludendo i comunisti), che rivoluzionava la PDVSA (l’impresa nazionale che si occupa del petrolio), che mal si faceva digerire dalla classe media.