| Caracas, 30
giugno 2004
"...Adesso è l'epoca di Chàvez,e nell’epoca di Chàvez la democrazia ancora non frana, ancora si mantiene in piedi..."
Il giorno del referéndum è vicino, manca solo 1 mese e mezzo, poco per chi aspetta da 6 anni, ma anche tanto se si considerano le polemiche che infiammano ogni giorno i giornali, e i media in generale: polemiche spesso stupide, su minuzie; sembrano montate a posta per dar sfogo alla libertà di odiare, di parlar male, di offendere il proprio (ponete l’accento sull’aggettivo) nemico, libertà che è nell’es freudiano di ciascuno di noi, e che non dovrebbe meravigliare nessun uomo normalmente maturo. Il Venezuela di adesso è odio, soprattutto, tra due fazioni politiche che si affrontano senza esclusioni di colpi, ed usando tutte le armi, democratiche o autoritarie che siano; ma è un odio che non nasce oggi: cresce dagli anni ’80, quando la povertà inizia a spaccare la società civile che fino ad allora, in nome del dio comune chiamato petrolio, e della sua ricchezza, possedeva una coesione sociale da far invidia a democrazie ben più avanzate, come quella italiana, e che si rifletteva, nella politica, nell’ alternaza tra due partiti politici : democratici e conservatori. Adesso è l'epoca di Chàvez,e nell’epoca di Chàvez la democrazia ancora non frana, ancora si mantiene in piedi....puntualizziamo, però: siamo dinanzi ad una democrazia sud-americana, cioè il risultato di un fallimento storico, dell’incapacità di coordinare il vento egualitario della glorosa rivoluzione francese, il diritto che ne scaturì, e la realtà agricola e feudale autoctona.- Torniamo però ad argomenti più semplici. Parlavamo dunque di una democrazia che ancora, nonostante tutto, rimane in piedi nelle sue strutture. Ma ha davanti prospettive non di certo rosee: diciamolo pure, la paura è che si scateni una guerra civile, in un Venezuela in cui un terzo della popolazione possiede un’arma da fuoco. Colpa di Chavèz o dell’opposizione? Non siamo appassionati di King, lo scrittore, e delle sue ottime narrazioni sul bene e sul male, dunque non essiccheremo la nostra analisi nella banalità di un contrasto tra bianco e nero, omettendone le graduazioni. La televisione dell’opposizione mostra uno Chavèz novello Castro, novello Mussolini, novello Fujimori, ma in verità chiunque abbia un po’ “obiettività” riconoscerà che la non democraticità di Chàvez è almeno uguale a quella dei presidenti precedenti: non dimentichiamoci che nell’89 l’esercito sparò sulla folla procurando centinaia di morti, e già quella non era democrazia. Vero è che Chàvez è, alla fine, un incrocio tra diverse qualità politiche e impolitiche ,tra cui soprattutto tempismo ed intemperanza, ed è questo a farlo apparire pericoloso: il mio pensiero corre subito a Berlusconi: stesso linguaggio sempliciotto, stessa veemenza antipartitica, stesso presenzialismo, stessa capacità comunicativa, per il resto è populismo, ma non nel senso negativo che gli attribuiamo noi europei, bensì nel angolazione chiaroscura della realtà sud-americana, dove la “popolazione” rimane la missione ancora perennemente incompiuta. Clicca, per tornare alla pagina iniziale
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