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Caracas, 3 giugno 2004
"...2003...Tutto sembra spaccato in due: Creoli contro bianchi, Est di Caracas contro Ovest,venezuelani autoctoni contro immigrati..."
Sulla povertá (III)
Analizziamo adesso le politiche contro la povertá del Presidente del popolo: Hugo Frías Chavez.
Il ‘99 fu dedicato a smantellare il puntofijismo attraverso una nuova Costituzione, peraltro molto attenta ai diritti delle minoranze indigene. Per combattere la povertà fu fatto poco: mancavano risorse. Gli unici risultati furono ottenuti impegnando i militari nel cosiddetto “Plan Bolivar 2000”, i vari corpi delle forze armate furono chiamati ad interventi di rilevanza sociale, piú che militare. Per esempio: le forze aeree svilupparono un piano di trasporto per chi doveva affrontare un viaggio urgente, la guardia nazionale si occupó di attivitá di polizia lí dove la presenza statale era minima.La stessa guardia nazionale costruí e riparó case di povera gente. Il Plan Bolivar scatenó le ire della opposizione. Furono lanciate tantissime accuse contro la gestione, e soprattutto fu condannata l’elevata corruzione presente tra i militari. Nonostante questo Chavéz cantó vittoria, e diffuse i dati del proprio successo personale: furono riparate scuole, ospedali, cliniche, oltre due milioni di persone ottennero un trattamento medico, oltre due milioni di bambini furono vaccinati. Chiaramente queste politiche furono poca cosa rispetto alle esigenze vere di gran parte della popolazione, che chiedeva soprattutto lavoro e stabilitá economica: ma era un periodo di recessione per il Venezuela,le risorse erano veramente poche. Poche le risorse , ben chiare, peró, le idee del governo: rilanciare l’economia attraverso tre obiettivi .... ridurre l’inflazione, diversificare l’economia, rendersi meno dipendenti dal petrolio. E’ un progetto ambizioso, ma non nuovo, è il progetto di 50 anni di politica democratica venezuelana,croce di tutti i partiti politici, ma soprattutto degli anni '70, dell'epoca dell'abbondanza. Siamo al 2002, sono passati tre anni dal Piano Bolivar, l’economia ancora è in panne. Alle difficoltà giá presenti, si aggiungono quelle della crisi economica internazionale.E' il periodo piú nero per il Venezuela: gran parte del ceto produttivo si scaglia contro la gestione populista presidenziale attraverso uno sciopero che dura 2 mesi,contemporaneamente si ha il sabotaggio dell’industria petrolifera contro il governo ( ricordiamo che un colpo di stato era giá fallito il 12 aprile 2002). Alla oramai fragile economia venezuelana si aggiunge cosí la forte polarizzazione politica: Coordinadora democratica (unione di piú partiti e movimenti della societá civile)contro Chavéz- classe media contro classe povera . Il capitale scappa, l’inflazione e la svalutazione galoppano, molte fabbriche chiudono, aumenta ancora la disoccupazione, tutti stanno peggio. La crisi è innanzitutto economica e sociale, ma si rivela adesso nelle forme di una forte polarizzazione politica, spinta soprattutto dai mezzi di comunicazione, totalmente schierati contro il presidente. Ma se la crisi si rivela adesso, in veritá non nasce adesso: nasce dai lontani anni 80,solo ora,peró, arriva ad un punto di rottura. Tutto sembra spaccato in due: Creoli contro bianchi, Est di Caracas contro Ovest,venezuelani autoctoni contro immigrati.Il clima politico di scissione della societá civile penalizza ancor di piú l’economia, aumentano le paure, aumenta il desiderio di molti di lasciare il paese: i consolati stranieri vengono presi d’assalto, chi puó avere un passaporto straniero, richiamandosi ad una discendeza europea, si mette in fila e attende.File di anni, a volte. L’economia non va, ma Chavez continua il suo programma per risollevare la povertà Clicca, per tornare alla pagina iniziale
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