Caracas, 29 giugno 2004

"... Caracas non è , per quanto povera, la Roma del dopoguerra, ma la New York che sará tra dieci anni, se gli Stati Uniti dovessero perdere la loro potenza economica: piú povertá, piú disuguaglianze sociali e la mano invisibile del mercato a creare disastri..."

 

 

Un pullman verso l'ignoto

 

                                                                                                     

 

 

 ADICORA, Penisola Paraguaná    

 

 

 

 

Piero Armenti

 

                I trasporti su strada possono essere considerati uno dei segnali  per giudicare la tenuta economica di un paese;il loro peggioramento o miglioramento, la regolaritá degli orari , lo stesso  rumore delle ruote , sono minuzie prive di senso, apparentemente, ma ricche di significato per chi sappia cogliere certi segnali deboli.

     Se un paese ha tassisti che sono immigrati è un conto, se a fare i tassisti sono gli ingegneri di quel paese stesso, e lo fanno per arrotondare lo stipendio, è chiaramente diverso. Un economista nord-americano sosteneva, a mó di provocazione, che la presenza di tassisti indiani a New-York lo rassicuarava del buon andamento dell’economia. E per quanto le parole suonassero ciniche, erano un chiaro invito alla riflessione.

Ma passiamo oltre.

I trasporti, oltre a riflettere l’economia di una paese, ne riflettono a volte la cultura. E cosí l’Inghilterra delle ferrovie privatizzate, ed inefficienti, ci rivelano la cultura di fondo di un paese che ha osannato la mano invisibile del mercato fino a cederle qualsiasi aspetto delle vita dell’uomo. Certo, lo puoi  fare fin quando sei una delle economie piú ricche al mondo, ma nelle zone povere, assicurano i politici locali, la mano invisibile del mercato non funziona affatto; e i servizi essenziali?  Languono.

Ma torniamo al Venezuela, e vediamo di analizzarlo attraverso la realtá dei trasporti.

      Iniziamo a dire che il sistema di trasporto su strada è privato, ed arbitrario, nel senso che non è assolutamente regolarizzato, o, se lo è, non è rispettato (praticamente lo stesso.).

Immaginiamoci di dover andare a Maracay, da Caracas.

Si arriva alla stazione centrale di Caracas, e, prima di entrarevi,  i vari concorrenti ti invadono, ti fermano proponendoti- anche prepotentemente- di viaggiare con la loro compagnia: ti offrono tutte le destinazione disponibili, e superare l'invadenza  è troppo spesso un'impresa ardua:  se resisti, peró, arrivi finalmente lí dove gli autobus iniziano la loro corsa.  Non è finita: anche lí i procacciatori di affari iniziano a chiamarti, ad offrirti un'altra volta la propria proposta. 

I prezzi sono quasi sempre gli stessi (da Caracas per Maracay, un’ora e quarantacinque di autobus, 1 euro o 1 euro e cinquanta massimo), ma a cambiare sono le condizioni- la salute- degli autobus, una autentica lotteria.

 Per circa lo stesso prezzo, all’andata mi è capitato di viaggiare in un mezzo scomodissimo, stretto tra due persone, con le gambe accovacciate; un autobus totalmente insicuro, rumorosissimo, allo stremo delle forze. Al ritorno, invece, assistito dalla fortuna, mi è toccato un autobus di lusso, con aria condizionata, le hostess ad assisterti, le tendine che oscuravano il pullman, e addirittura la televisione che, per tutto il viaggio, ha trasmesso un film americano. Nel primo la sicurezza era zero, entrava chiunque, nel secondo  hanno controllato i passeggeri con metal detector,hanno aperto le borse e gli zaini, e addirittura  ripreso tutti con la telecamera. 

Nel primo abbiamo mangiato una untuosissima empanada ( calzone con farina di mais ripieno di prosciutto e mozzarella), lasciando molliche dappertutto, nel secondo mi hanno sequestrato addirittura una barretta di cioccolato. Questo è un primo accenno alle differenze, frutto di una concorrenza selvaggia e della mancanza di regolamentazione.

 Riguardo gli orari, beh, semplicemente non esistono. Si arriva alla stazione, si monta sull’autobus, e si aspetta che parta, facoltá totalmente a discrezione del conducente, ed é uno strazio:  puó aspettare fino a quando il pullman non si riempe; ti assicura che partirá tra dieci minuti, e nel suo linguaggio verosimile significa mezz’ora.

Sulle strade la sicurezza è pari a zero. Per andare a Choronni (stupenda localitá di mare, e di cacao) abbiamo utilizzato un pullman improbabile, con la porta di dietro per tutto il tempo aperta, che correva attraverso viuzze strette nel tentativo di superare un monte, e costeggiando di pochi decimetri precipizi senza barriere protettive. 

Per evitare che la gente si spaventasse troppo, musica ad altissimo volume, a coprire i rumori infernali del motore e delle ruote.

Ovviamente, seduti, ad aspettare che il pullman partisse, una moltitudine di venditori ambulanti ci hanno proposto di tutto, dai platanos fritos (  un frutto piú grande di una banana), a portafogli e borsellini.

Ecco allora concludere con la riflessione di oggi: Caracas non è , per quanto povera, la Roma del dopoguerra, ma la New York che sará tra dieci anni, se gli Stati Uniti dovessero perdere la loro potenza economica: piú povertá, piú disuguaglianze sociali e la mano invisibile del mercato a creare disastri.

Clicca, per tornare  alla pagina iniziale