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a v-Caracas, 27 agosto 2004 -
Opposizione inconcludente L’opposizione, racchiusa nella coordinadora democratica, vive il suo momento peggiore: brancola nel buio, senza bussola. Dopo aver concentrato tutte le proprie forze preelettorali nello spingere avanti una referendum, in seguito fallimentare, si trova a non aver più alcun idea sul futuro che l’attende. Non sa che dire, non sa dove andare, e rischia di rimanere incastrata nell’isola che non c’è del “se e del ma”. Un Olimpo fatto solo di rimpianti, da cui difficile è scendere. Allora. Un primo passo per andare avanti è iniziare a guardare indietro, con cattiveria verso se stessi, innanzitutto. La mancanza non è stata tanto nelll’assenza di un progetto politico comune, che nelle fase referendaria del opzione binaria SI/NO probabilmente non serviva, ma nell’incapacità generale di mantenersi ancorata alla weberiana etica della responsabilità, necessaria per ogni azione politica. L’incapacità di puntare un obiettivo, e organizzarsi per conseguirlo, senza cedimenti emotivi. Aver attaccato il Centro Carter, aver diffidato, nell’ex-post elettorale, degli osservatori internazionali, aver parlato di brogli elettorali elettronici senza uno straccio di prova, aver rinunciato ad essere pungolo razionale di una base di elettori molto emotiva. Tutto questo ha contribuito a creare il “politicamente controproducente”. Eterogenesi dei fini, nella rinnovata etica delle responsabilità. Accenniamo. In primis l’allontanamento delle simpatie dell’opinione pubblica internazionale, confluite su Chàvez, vittorioso soprattutto della sua nuova democraticità : protagònica-partecipativa. Chàvez ha vinto con una maggioranza avallata da osservatori indipendenti, se ne sarebbe dovuto prendere atto, ed andare avanti: l’opinione internazionale non è tollerante verso l’infantilismo politico, e il nanismo etico. In secundis aver contribuito a scoraggiare l’elettorato che, convinto della inutilità delle elezioni, truccate, potrebbe disertare le prossime regionali, condannandosi ad una disfatta totale, ed alla scomparsa dagli spazi democratici locali- In ultimo: denunciare in modo controverso di tutto e di più, a volte sconfessando se stessi, ha portato gran parte dei sostenitori ad all’irritazione contro i propri rappresentanti, il grido quasi epidermico: “ma allora non sapete fare niente”. La verità è che mentre Caracas piangeva la propria sconfitta, e dava sfogo ai più neri presentimenti, fino a dar credito a qualunque stupidaggine, in televisione (e mi riferisco soprattutto ad Alò Ciudadano, trasmissione quasi religiosa in onda su globovision)si vedeva la presunta intellighenzia democratica alternarsi sulla seggiole del quarto potere, non nella funzione razionale di orientare, nel totale scoramento cittadino, l’opinione pubblica disfatta, bensì nella veste del pompiere piromane, che invece dell’acqua, sul fuoco ci butta la benzina. Ecco perchè il futuro nero della democrazia Venezuelana è soprattutto il futuro nero dell’opposizione ana-etica. Le cose più intelligenti sui presunti brogli elettorali le ha detto il criticatissimo rappresentante dell’OEA Gaviria, osservatore internazionale di spicco. Dice lui: non ci sono stati brogli elettorali diretti, ma nella fase pre-elettorale il denaro pubblico è stato usato per una campagna elettorale di parte`, anche questo è un colpo alla democrazia. Forse in un Venezuela abituato allo sperpero elettorale, e alla cinematografia statunitente, lo sperpero non avrebbe fatto presa come l’idea del super-esperto russo, infiltratosi nei computer della CANTV, ma sicuramente avrebbe mostrato un volto maturo dell’opposizione, e invitato tutti a ragionare più serenamente sui fatti, e non sulle pellicole. Clicca, per tornare alla pagina iniziale
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