-Caracas, 26 settembre 2004-

    "...non basta accontentarsi di avere i locali notturni che imitano maldestramente MIAMI, per fingere di stare meglio: si contino le ore di coda a mattino, per capire quanto si é distanti..."

 

Sciopero della metropolitana

Piero Armenti

Molte cose possono mettere in crisi la stabilitá di un governo, soprattutto in sud-america, dove governare é un affare di pochi.

      Difficile peró é immaginarsi che lo sciopero della metropolitana, anche di sole due ore, possa sfinire la popolazione, ed obbligare le alte camere dad intervenire, per contenere gli istinti antisociali di una cittá giá provata da due anni di inferno.

     E cosí, venerdí, i lavoratori della metro, hanno spento le luci  e chiuso le porte: prima una linea, poi un'altra, ed infine tutte.

      Il caos é stato totale, stare per strada un'esperienza unica: Cosa succede? una ribellione, una rivoluzione?

   No semplicemente manca l'elettricitá e  il metro é fermo.

       L'elettricitá non mancava, ma gran parte della gente lo ha scoperto il giorno dopo, quando leggendo i giornali ha sbarrato gli occhi nel sapere che i conducenti sotterranei erano in sciopero, perché non vedevano adeguato lo stipendio da quattro anni, nonostante gli accordi contrattuali.

          Mentire alle sei di venerdí é stato un male, ma  necessario : bisognava evitare che la folla inferocita si scagliasse contro gli scioperanti. E cosí sarebbe stato, perché le strade, giá normalmente caotiche di Caracas, quel venerdí avevano acquistato  i contorni di un film americano, dove l'eruzione di un vulcano blocca una intera cittá-

      Gente riversa nelle strade scappando in ogni dove per prendere qualche piccolo bus, o per fermare un taxi; taxi presi d'assalto, che non accettavano clienti per evitare le code, code chilometriche, automobilisti inferociti a premere sull'accelelatore e sul clacson, senza potersi muovere di un millimetro.

       Insomma in una Caracas caotica il metro é l'unica speranza di non peggiorare una mobilitá giá ampliamente compromessa.

       Caracas é una cittá cosí, molto strana: statunitense , chiusa in una spirale di nevroticitá giornaliea, potenziata dal binomio mancato casa-lavoro. La strana legge di Caracas:  chi abita ad una parte é matematico che vada a lavorare nella parte opposta.

     Mobilitá da urlo, e non basta accontentarsi di avere i locali notturni che imitano maldestramente MIAMI, per fingere di stare meglio: si contino le ore di coda a mattino, per capire quanto si é distanti.

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