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-Caracas, 26 maggio 2004-
"...lì c`è gente impoverita, non povera, le aspirazioni sono quelle
della classe media..." Los Andes, edificio occupato
Foto del palazzo, ai tempi in cui era un "palazzo per bene"
Sono più di sessanta gli edifici invasi a Caracas, strappati con la forza alla proprietà privata, e rivitalizzati da famiglie intere. Generalmente sono edifici abbandonati o comunque non funzionanti, lasciati marcire in un paese che ne avrebbe tremendamente bisogno. Il problema della casa è un problema di civiltà: garantita come diritto inalienabile nella nuova Costituzione Bolivariana Venezuelana (art.82.), rimane lettera morta nella realtà di tutto il Sud-america: i ranchitos, le favelas non sono case, sono la negazione del diritto alla casa, negazione che prende forma, si rivela nitidamente, attraverso la miseria, la mancanza di servizi igienci, la mancanza di spazi vitali.
Siamo andati a visitare uno di questi palazzi occupati, quello de “Los Andes”, in uno dei quartieri piú ricchi, un tempo, di Caracas Ad accoglierci l’attuale
Leader (cosí lo chiamano)
del palazzo: Alberto, subentrato dopo l’omicidio del precedente. Alberto
é socievole, parla volentieri con i giornalisti perchè, dice lui, nella
guerra mediatica i giornalisti giocano un ruolo
fondamentale. Non è andato a scuola, ma studia con interesse le tematiche della
globalizzazione e della povertà. Sta cercando, dice anche con una certa
ingenuità, di capire come dovrebbe essere una nuova società non
capitalista.
Alberto ci accompagna per lo stabile , ce ne spiega la storia, ci mostra le
statistiche da lui stesso redatte sui "suoi" abitanti .
Diciamolo subito: sono tante, tantissime le cose che ci racconta, e tante ci
sorprendono.
Iniziamo dalle statistiche: molti sono i bambini e gli adolescenti ( 101 su
248 fino a diciassette anni, ma se allarghiamo la forbice, fino ai 29
anni, arriviamo a quasi 180).
Ma non sono famiglie con 5 o 6 bambini ciascuna, come ti aspetteresti da una
famiglia povera: in media ogni donna ha 2 bambini,e le madri non sono
molto giovani. Per chi sappia leggere questi segnali il significato è
chiaro: lì c`è gente impoverita, non povera, le aspirazioni sono quelle
della classe media. Dopo aver perso la casa durante l’alluvione del ’99 della Guayra, in tanti hanno cercato di risollevarsi, spesso senza esito, e adesso vivono dove possono, alcuni qui: tra le macerie de “Los Andes” . Entri dentro e ti sembra di stare in una zona di guerra: i muri interni dell’edificio furono abbattuti, proprio per evitare invasioni, ma loro,gli invasori, non curanti, il diritto alla casa se lo sono preso, l’hanno strappato con i denti e pian piano, ripulendo alcune zone dalle macerierie, le hanno rese abitabili. Chiamarle case, o abitazioni, è troppo: ciò che vedi è miseria, bambini che camminano tra cumuli di pietre, assenza di servizi minimi ,assenza di mobili, pareti costituite da semplici lenzuola, tubi mezzi rotti sospesi per aria. L’acqua e
l’elettricità se la sono attaccata da soli, sfruttando la tolleranza
del governo attuale, più sensibile di quelli precedenti, A dire il vero il fenomeno delle invasioni risale a
molto tempo prima, ed è stato sempre abbastanza tollerato.
Di fronte a questo edificio c’è ne è un altro, sempre vuoto, sempre occupato: “Manaure”, o
le tre torri.
Tra i due edifici, non si sa per quali motivi, si è scatenata una piccola
guerra, piccola per modo di dire: sui vetri e sulle pareti spesso vedi i
fori dei proiettili. Alberto crede che a scatenare questa guerra siano
stati i mezzi di comunicazione. Per screditare il movimento prima li hanno
messi gli uni contro lgli altri, poi li hanno dipinti come delinquenti. Altri dicono che sia questione di rivalità tra gruppi,
questioni interne, occultate all’esterno, e di cui c’è una sola
certezza: 8 morti in meno di un anno. Alberto è preoccupato, non vuole che i giornalisti continuino a marchiarli
con luoghi comuni. Non sono delinquenti, sono persone che reclamano un
diritto, umano e costituzionale.
Difficile farlo capire ai caraqueñi: molti, di classe media, sono conviti
che sulle invasioni ci sia qualcuno che ci guadagna, veri e propri
professionisti (Gisella, abitante di un ranchos, ce lo conferma: i
professionisti ci sono) e che l’obiettivo finale degli occupanti sia
costringere il governo a fornire un’abitazione a queste persone, pur di
restituire il palazzo al
legittimo proprietario (che a volte non si sa chi sia, dopo i guai
giudiziari seguiti ai fallimenti di
molte banche a metá degli anni novanta).
Sia quel che sia, rimane la preoccupazione di Alberto: sapere cosa scriveró!
Lo rassicuro: la veritá- Clicca, per tornare alla pagina iniziale
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