Caracas, 26 luglio 2004

     "...Nel Venezuela dei centri commerciali luccicanti, dei residence con piscina, dei petro-dollari, la povertà è in aumento dagli anni ottanta, dopo i fallimenti degli investimenti degli anni settanta, e la caduta delle risorse petrolifere.."

   

      -Corruzione: 1a parte-

Piero Armenti

La corruzione e la povertà.
L’opinione pubblica venezuelana, in linea con il resto del Sud America, ha sempre considerato queste le priorità della politica.
            Ma in Venezuela questo binomio è stato, più che altrove, osmosi, relazione, connessione.


             E’ normale che sia così: il Venezuela povero non lo è, o meglio, non lo sarebbe, se consideriamo l’enormità delle risorse naturali; lo è, invece,  quando di mezzo c’è la povertà vera: quella con due occhi, e una bocca.
            Nel Venezuela dei centri commerciali luccicanti, dei residence con piscina, dei petro-dollari, la povertà è in aumento dagli anni ottanta, dopo i fallimenti degli investimenti degli anni settanta, e la caduta delle risorse petrolifere.

Il presidente dei gloriosi ’70, Pèrez, portò avanti  l’idea di
sembrar el petròleo” ossia seminarlo, affinchè nascesse qualcosa di buono nella terra che diede i natali a Simon Bolivar, e ebbe come presidente uno dei massimi esponenti della letteratura sud-americana: Romulo Gallego.

 Perchè, perchè fallì la politica di Perez?

Come è possibile che con tutto questo petrolio, ci sia tanta povertà?
La domanda, vissuta con ossessione dallo straniero, diventa “un’ auto-accusa” perenne per il venezuelano,  a risposta istantanea: tutta colpa della corruzione.
Il solo averne permesso  la sovranità, per quarant’anni, è  una macchia a vita: non valga nessuna scusante, nessun “vivi nascosto” a sottrazione di colpa.

Ma la politica è andare avanti, innanzitutto.

L’uomo della strada non sarà un fine intellettuale, ma le idee ce l’ha ben chiare, ed una prima cosa la rivela: la percezione della corruzione è altissima.
Ê uno psicodramma che genera sfiducia, e allontana i cittadini dallo Stato, lasciandolo al suo destino feudale. La corruzione è motore, ma anche effetto,  della più generale crisi dello stato di diritto, la mancanza di regole certe, l’idea che i comportamenti più che tra legali ed illegali, vadano distinti tra fattibili  e non fattibili....

Ma andiamo per ordine:

Le elezioni venezuelane del ’98  sono paragonabili a quelle italiane del ’94,dietro c'era un sistema politico democratico corrotto,  di durata qurantennale, che  veniva in toto ripudiato dai venezuelani, considerato, senza ulteriori aggettivi, MARCIO.

Moralmente, ma anche giudiziariamente: simbolo di questa deflagrazione fu la condanna a due anni e quattro mesi del presidente Pèrez, per malversazione.

Una condanna che non sorprese, ma confermò  l'assunto: la corruzione parte dall’alto e irradia tutti.

Ormai era un cancro in metastasi, ogni istituzione ne era in preda

Strano destino quello di Pèrez, socialdemocratico, discepolo di Bentacourt, simbolo e del boom anni settanta,delle riforme sociali,  e contemporaneamente autore della più dura repressione contro la popolazione civile (Caracazo ’89),e della dura svolta neoliberale....ed ora che fine ha fatto? In esilio nella lussuosa Miami a lanciare minacce contro Chàvez.

Proprio contro colui che le elezione le vinse sulla lotta alla corruzione, mostrandosi come il lider più credibile per rinnovare il paese: a promuoverlo fu la sua storia personale, nato povero,vissuto fuori dal sistema politico dominante, diventato un eroe dopo il colpo di stato fallito nel 92.

Insomma da una parte i polticanti occidentali, Statunitensi d’adozione, abili nel politichese, capaci di incastrare con abilità  le parole, dall’altro uno che parla chiaro, dice le cose come stanno, con miseri studi in scienze politiche nel proprio Venezuela.

La battaglia del cambiamento la vinse lui...e contro la corruzione lanciò il suo primo progetto: una nuova Costituzione.

Una nuova Costituzione approvata dal popolo,ossia da un’assemblea costituente: una costituzione del riscatto.

Una Costituzione che riformasse le istituzioni, marce fino al midollo, partendo dagli organi giudiziari.

Il 16 agosto del ’99 fu emanato dall’Assemblea Costituente un decreto di riorganizazione del potere giudiziario, il potere considerato più corrotto.

Partendo da questa fu costituita una Commissione d’Emergenza Giudiziale con un compito specifico ben chiaro: epurare i giudici sospetti.

Non si poteva, difatti, promuovere un vero e proprio cambiamento senza una scossa rivoluzionaria contro gli uomini del vecchio modello.

CONTINUA

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