Caracas, 24 settembre 2004

"...L'unica cosa che rimarrebbe da fare é scrivere all'ingresso  l'iscrizione che Dante trovó entrando nell'inferno.."

DI NUOVO DAL CARCERE

 

Piero Armenti

    

       Il carcere é una vera e propria tragedia, forse peggiore ancora di essere nati miseri, e senza futuro. Quel minimo di speranza che  anche nella miseria rimane , si fa polvere, cenere.

       Annacquano le possibilitá di rialzarsi, perché chi incrocia la prigione, in Venezuela, incrocia l'assurditá della propria esistenza ridotta a carne e sangue, nulla altro, né dignitá, né diritti, ma soprattutto, niente sogni

        Disfatta per qualsiasi pretesa di civiltá, orrore per qualsiasi teorico del diritto, sconfitta  per qualsiasi tentativo di rinascita.  Essere "presos", vuol dire, a volte,morire cosí, come nella tragedia di Lara, decapitato.

     Il carcere di cui abbiamo parlato pochi giorni fa,quello dei trenta morti (che in veritá sono risultati essere sei),  delle decapitazioni, della droga e delle armi, delle uccisioni, dei secondini che sono come carcerati, di persone che entrano ed escono senza permesso, di direttori affogati nelle tangenti, e potremmo continuare per righe, senza riuscire a finire il periodo.

        Abbiamo parlato con la caporedattrice di un  giornale locale, Marisa Bafile, e racconta, nella sua esperienza di volontariato, della propria discesa in uno dei gironi degli inferno di questo paese.

        Bestie in gabbia, maltrattati, e maltrattatori, in una lotta fatta tra gruppi e bande, secondini, carcerati, ospiti, tutti mischiati in un ambiente che giorno dopo giorno va deteriorandosi: nelle strutture, nelle persone, nelle speranze.

       "Ricordo di aver visto delle sbarre che si muovevano, come se brillassero;  l'effetto ottico era veramente strano, e cosí, avvicinandomi, mi sono resa conto che qul brillio non era altro che le mosche attaccate al cibo sulle sbarre. Mi spiegarano che in quella cella punitiva non si porgeva il cibo, lo si lanciava...e cosí le mosche ne approfittavano attaccandosi al ferro sporco."

 

      E cosí, nonostante le riunioni dei direttori delle carceri, nonostante le proteste dei familiari dei carcerati, nonostante l'attenzione che questo governo vorrebbe avere verso gli ultimi, non sembra esserci nessuna via d'uscita, né a "corto plazo" né a "largo plazo".

   Insomma," cadono le braccia", per usare le parole sconsolate di Marisa Bafile.

    L'unica cosa che rimarrebbe da fare é scrivere all'ingresso  l'iscrizione che Dante trovó entrando nell'inferno:

 

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapïenza e ’l primo amore.
Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate"

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