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-Riceve il premio "Gheddafi"
per i diritti umani-
Dopo aver creato scompigli anche in Spagna, dove l’opposizione ha chiesto le
dimissioni del ministro degli esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, per
le sue dichiarazioni su Aznar, accusato di aver appoggiato il colpo di stato
contro Chavez, l’uomo canterino ( quando puó, dovunque sta, Chávez
canta) attraversa il mediterraneo per spostarsi sulle coste libiche, pronto
a lasciarsi sedurre dal semolino cotto con verdura e carne( ma fa piú chic
chiamarlo couscous). Diciamoci pure la verita: la cucina
prelibata, le incantevoli rovine libiche, le moschee fulmineranno lo sguardo
del sovrano bolivariano- č certo - ma non il suo cuore, che sará
rapito dall’altro “fotomodello” della politica internazionale: Gheddafi, il
profeta dell’unitá africata.
Un incontro tra due peccatori, uno del mezzo secolo appena trascorso,
l’altro del mezzo secolo che inizia. L’uno nell’Africa nera, ultimissima in
qualsiasi classifica di benessere, “primissima” in violenze e guerre civili,
l’altro nel sud-america, croce e delizia di usurpatori, generali,
affabulatori, che qui hanno trovato terreno fertile, per scorribande,
disastri e fallimenti
L’uno arriva al potere che č un ragazzino, nel 1969, a soli 28 anni, con un
colpo di stato ed un progetto ambizioso:
Primo
"Elevare la condizione spirituale e materiale del popolo libico",
restaurando rigidamente i dogmi della religone musulmana.
L’altro nel
’69 aveva solo 15 anni, frequentava il liceo scentifico nello
stato di Barinas (il Venezuela č diviso in stati, no regioni), e alla
rivoluzione proprio non ci pensava. A quel tempo il Venezuela aveva una vita
democratica tranquilla, dalla sinistra di Leoni passava alla destra di
Caldera, senza troppo rumore, e sulla scena internazionale nessuno ne sapeva
niente; qualche problema lo creava la guerriglia, ma era un anno caldo per
tutti, quello strano ‘69. Intanto il mondo guardava alla TV lo storico
allunaggio e Nasser, il grande lider egiziano, ispiratore di Gheddafi,
era in piena fase discendente.
Chávez era un ragazzino, e probabilmente non aveva nulla dell’ incantevole
popolano che č adesso, e quando sentiva alla radio di Gheddafi al potere,
probabilmente non sapeva ancora distinguere tra l’importanza di un gran
giocatore di baseball e di un gran lider carismatico.
Non lo sapeva,
ma l’avrebbe imparato ben presto: studi in scienze politiche e carriera
militare, un’accoppiata pericolosa nel sud-america di militari e
condottieri, di golpisti e liberatori, soprattutto questi ultimi sua
continua ispirazione: l’eroe Bolivar, José Marti.
Gheddafi , altra formazione, altri punti di riferimento, altro mondo, col
sud-america non aveva nulla a che fare, la sua propria personale lotta,
antimperialista, nasceva dalle pagine sacre del corano : Uno dei punti di
svolta del governo rivoluzionario libico avvenne con il discorso che
Gheddafi tenne il 15 aprile 1973 a Zuŕra, piccola cittadina costiera della
Tripolitania orientale non distante dal confine con la Tunisia.
Nel giorno
della nascita di Maometto, venne annunciata ad una piazza stracolma di
persone una rivoluzione culturale in nome del Corano, i versetti dettati
dall'arcangelo Gabriele e trasmessi da Maometto (Qur'an in arabo significa
lettura ad alta voce) ai suoi discepoli dopo l'Egira.
Per quanto riguarda il
socialismo islamico, Gheddafi rifiutó l’idea della lotta di classe, perché
lesiva della proprietá privata, protetta invece dal Corano, ma lo Stato
avrebbe goduto di privilegi per poter contribuire attivamente allo sviluppo
del paese.
Anni difficili quelli del ’70 per il mondo, crisi economiche e politiche, ma
non lo furono per il Venezuela: il prezzo elevato del petrolio, che poneva
in crisi mezzo mondo, nel cuore dei tropici significó pioggia di dollari,
rubinetti aperti, investimenti, ricchezza, benessere.
Era un Venezuela da incanto, quella degli anni 70: aveva tutto: sicurezza, clima, denaro. Peccato che non riuscí ad approfittarne per creare una economia solida,
diversificata, non incentrata solo sulle entrate, incerte per natura, del
petrolio. Se ne sarebbero accorti negli anni ’80, e di piú ancora alla fine
degli anni ’80. Il paese inizió la propria discesa e nell’ 89 arrivó il
sanguinoso Caracazo.
I militari spararono sulla folla in lotta contro le
misure del pacchetto neoliberale di Perez. Chávez era ancora trentenne, ma
in quel bagno di sangue forgió il proprio credo: “ lotteró per il popolo”.
Detto- fatto, nel ’92 il colpo di Stato, fallito, ma vinto moralmente. I
venezuelani lo conobbero per la prima volta alla televisione e lui li
sorprese, con la propria sincera ammissione: il colpo di stato č fallio non abbiamo preso Caracas.
E aggiunse:
per ora.
Quel “per ora”
fu come uns velata promessa, un annunncio profetico: torneró.
Se l’ 89 ( col caracazo) fu fondamentale per il Venezuela, l’88 storico per
la Libia Il 21 dicembre 1988 nel cielo sopra la cittadina scozzese di
Lockerbie un Boeing 747 della Pan Am esplodeva in volo, causando la morte di
duecento settanta persone. Il 19 settembre dell'anno seguente stessa sorte
toccava nei cieli del Ciad ad un DC-10 dell'UTA. Principali indiziati furono
subito i servizi segreti libici, impegnati nella loro guerra sotterranea con
gli Stati Uniti.
Seguirono
sette anni di fortissimo isolamento internazionale. Soltanto nella primavera
del 1999, dopo la consegna alla giustizia scozzese dei due indiziati della
strage di Lockerbie grazie alla mediazione di Nelson Mandela, la Libia venne
riammessa a far parte della comunitŕ internazionale.
Pochi mesi prima, nel
dicembre del ‘98, Chávez, invece, arrivava democraticamente al potere,
promettendo la svolta per il Venezuela: una nuova Costituzione, una vera politica
sociale, lotta contro la corruzione. Chávez č un giovane presidente che
pensa non solo di cambiare il Venezuela, ma tutto il Sud-america, e lottare
contro il neo-imperialismo, e lo fa proprio negli anni in cui il lider
libico perde la sua carica propulsiva rivoluzionaria. E’ l’11 settembre
2001, cadono le torri gemelle, e Gheddafi esprime solidarietá agli Stati
Uniti: si va ricucendo lo strappo con l’imperialismo, da questo momento
rapporti tranquilli con tutti i paesi del primo mondo, che a loro volta
ricompensano l’autore del libretto verde: l’embargo alla Libia scompare.
Proprio dopo l’11 settembre, invece, aumentano i problemi per l’indio
venezuelano con gli Stati Uniti. Un colpo di stato l’11 aprile 2002,
appoggiato dagli Stati Uniti, destituisce Chávez, che di slancio torna al
potere, voluto e osannato dal proprio popolo. La storia si
diverte.L’islamico si avvicina agli Stati Uniti; proprio mentre Chávez
inizia la propria lotta contro gli yankees golpisti. Insomma, un
cinquantennio dopo con le stesse motivazioni di sempre: un altro statista,
di un paese povero, a lottare contro l’imperialismo. Parti invertite,
dicevamo, ma non tanto, visto che chi ha avuto una storia anti-statunitense
rimane legato a vita. Anticipiamo con questa frase la notizia del giorno:
Chávez e Gheddafi, due epoche diverse, due sogni diversi, due realtá diverse
si incontrano a Tripoli, Chávez riceve in consegna il premio Gheddafi dei
diritti umani. La motivazione: “per la lotta intrapresa contro la povertá e
la fame”. Si chiude il cerchio: due lider controversi, antiamericani, si
ritrovano attorno alla stessa tavola, assaporando coucous e raccontandosi la
loro vita, chissá se come l’abbiamo raccontata noi.
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