-Caracas 24 novembre 2004-

        

 Chávez da Gheddafi

   -Riceve il premio "Gheddafi" per i diritti umani-

            -Due vite a confronto-

     

Piero Armenti

     Dopo aver creato scompigli anche in Spagna, dove l’opposizione ha chiesto le dimissioni del ministro degli esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, per le sue dichiarazioni su Aznar, accusato di aver appoggiato il colpo di stato contro Chavez,  l’uomo canterino ( quando puó, dovunque sta, Chávez canta) attraversa il mediterraneo per spostarsi sulle coste libiche, pronto a lasciarsi sedurre dal semolino cotto con verdura e carne( ma fa piú chic chiamarlo  couscous). Diciamoci pure la verita:  la cucina prelibata, le incantevoli rovine libiche, le moschee fulmineranno lo sguardo del sovrano bolivariano- č certo - ma non il suo cuore, che sará  rapito dall’altro “fotomodello” della politica internazionale: Gheddafi, il profeta dell’unitá africata.

        Un incontro tra due peccatori, uno del mezzo secolo appena trascorso, l’altro del mezzo secolo che inizia. L’uno nell’Africa nera, ultimissima in qualsiasi classifica di benessere, “primissima” in violenze e guerre civili,  l’altro nel sud-america, croce e delizia di usurpatori, generali, affabulatori, che qui hanno trovato terreno fertile, per scorribande, disastri e fallimenti

           L’uno arriva al potere che č un ragazzino, nel 1969, a soli 28 anni, con un colpo di stato ed un progetto ambizioso: 

Primo  "Elevare la condizione spirituale e materiale del popolo libico", restaurando rigidamente i dogmi della religone musulmana.
Secondo: isolare gli istituti cattolici e liberarsi della presenza degli ecclesiastici.
Terzo: smantellare le basi inglesi e americane per ripulire la societŕ libica "corrotta" dai costumi ocidentali.

L’altro nel ’69 aveva solo 15 anni,  frequentava il liceo scentifico  nello stato di Barinas (il Venezuela č diviso in stati, no regioni), e alla rivoluzione proprio non ci pensava. A quel tempo il Venezuela aveva una vita democratica tranquilla, dalla sinistra di Leoni  passava alla destra di  Caldera, senza troppo rumore, e sulla scena internazionale nessuno ne sapeva niente; qualche problema lo creava la guerriglia, ma era un anno caldo per tutti, quello strano ‘69. Intanto il mondo guardava alla TV lo storico allunaggio e Nasser, il grande lider egiziano, ispiratore di Gheddafi,  era in piena fase discendente.

 

     Chávez era un ragazzino, e probabilmente non aveva nulla dell’ incantevole popolano che č adesso,  e quando sentiva alla radio di Gheddafi al potere, probabilmente non sapeva ancora distinguere tra l’importanza di un gran giocatore di baseball e di un gran lider carismatico.

      Non lo sapeva, ma  l’avrebbe imparato ben presto: studi  in scienze politiche e carriera militare, un’accoppiata pericolosa nel sud-america  di militari e condottieri, di golpisti e liberatori, soprattutto questi ultimi sua continua ispirazione: l’eroe Bolivar,  José Marti.

 

      Gheddafi ,  altra formazione, altri punti di riferimento, altro mondo, col sud-america non aveva nulla a che fare, la sua  propria  personale lotta, antimperialista, nasceva dalle pagine sacre del corano : Uno dei punti di svolta del governo rivoluzionario libico avvenne con il discorso che Gheddafi tenne il 15 aprile 1973 a Zuŕra, piccola cittadina costiera della Tripolitania orientale non distante dal confine con la Tunisia.

        Nel giorno della nascita di Maometto, venne annunciata ad una piazza stracolma di persone una rivoluzione culturale in nome del Corano, i versetti dettati dall'arcangelo Gabriele e trasmessi da Maometto (Qur'an in arabo significa lettura ad alta voce) ai suoi discepoli dopo l'Egira.

     Per quanto riguarda il socialismo islamico, Gheddafi rifiutó l’idea della lotta di classe, perché lesiva della proprietá privata, protetta invece dal Corano, ma lo Stato avrebbe goduto di privilegi per poter contribuire attivamente allo sviluppo del paese.

 

     Anni difficili quelli del ’70 per il mondo, crisi economiche e politiche, ma non lo furono per il Venezuela:  il  prezzo elevato del petrolio, che poneva in crisi mezzo mondo, nel cuore dei tropici significó pioggia di dollari, rubinetti aperti, investimenti, ricchezza, benessere.

        Era un Venezuela da incanto, quella degli anni 70: aveva tutto: sicurezza, clima, denaro.   Peccato che non riuscí ad approfittarne per creare una economia solida, diversificata, non incentrata solo sulle entrate, incerte per natura, del petrolio. Se ne sarebbero accorti negli anni ’80, e di piú ancora alla fine degli anni ’80. Il  paese inizió la propria discesa e nell’ 89 arrivó il sanguinoso  Caracazo.

      I militari spararono sulla folla in lotta contro le misure del pacchetto neoliberale di Perez. Chávez era ancora trentenne, ma in quel bagno di sangue forgió il proprio credo: “ lotteró per il popolo”. Detto- fatto, nel ’92 il colpo di Stato, fallito, ma vinto moralmente. I venezuelani lo conobbero per la prima volta alla televisione e lui li sorprese, con la propria sincera ammissione: il colpo di stato č fallio non abbiamo preso Caracas.

E aggiunse: per ora.

Quel “per ora” fu come uns  velata  promessa, un annunncio profetico:  torneró.

 

    Se l’ 89 ( col caracazo) fu fondamentale per il Venezuela, l’88 storico per la Libia  Il 21 dicembre 1988 nel cielo sopra la cittadina scozzese di Lockerbie un Boeing 747 della Pan Am esplodeva in volo, causando la morte di duecento settanta persone. Il 19 settembre dell'anno seguente stessa sorte toccava nei cieli del Ciad ad un DC-10 dell'UTA. Principali indiziati furono subito i servizi segreti libici, impegnati nella loro guerra sotterranea con gli Stati Uniti.

     Seguirono sette anni di fortissimo isolamento internazionale. Soltanto nella primavera del 1999, dopo la consegna alla giustizia scozzese dei due indiziati della strage di Lockerbie grazie alla mediazione di Nelson Mandela, la Libia venne riammessa a far parte della comunitŕ internazionale.

 

     Pochi mesi prima, nel dicembre del ‘98, Chávez, invece, arrivava democraticamente al potere, promettendo la svolta per il Venezuela: una nuova Costituzione, una vera politica sociale, lotta contro la corruzione. Chávez č un giovane presidente che pensa non solo di cambiare il Venezuela, ma tutto il Sud-america, e lottare contro il neo-imperialismo, e lo fa proprio negli anni in cui  il lider libico perde la sua carica propulsiva rivoluzionaria. E’ l’11 settembre 2001, cadono le torri gemelle, e Gheddafi esprime solidarietá agli Stati Uniti: si va ricucendo lo strappo con l’imperialismo, da questo  momento rapporti tranquilli con tutti i paesi del primo mondo, che a loro volta ricompensano l’autore del libretto verde:  l’embargo alla Libia scompare. Proprio dopo l’11 settembre, invece, aumentano i problemi per l’indio  venezuelano con gli Stati Uniti. Un colpo di stato l’11 aprile 2002, appoggiato dagli Stati Uniti, destituisce Chávez, che di slancio torna  al potere, voluto e osannato dal proprio popolo. La storia si diverte.L’islamico si avvicina agli Stati Uniti; proprio mentre Chávez inizia la propria lotta contro gli yankees golpisti. Insomma, un cinquantennio dopo con le stesse motivazioni di sempre: un altro statista, di un paese povero, a lottare contro l’imperialismo. Parti invertite, dicevamo, ma non tanto, visto che chi ha avuto una storia anti-statunitense rimane legato a vita. Anticipiamo con questa frase la notizia del giorno: Chávez e Gheddafi, due epoche diverse, due sogni diversi, due realtá diverse si incontrano a Tripoli, Chávez riceve in consegna il premio Gheddafi dei diritti umani. La motivazione: “per la lotta intrapresa contro la povertá e la fame”. Si chiude il cerchio: due lider controversi, antiamericani, si ritrovano attorno alla stessa tavola, assaporando coucous e raccontandosi la loro vita, chissá se come l’abbiamo raccontata noi.

 

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