23 novembre 2005

 

CAVENIT, PRESENTATO LO STUDIO SUL SETTORE METALMECCANICO  

 

Caracas- Sono le 8 e mezza del mattino, e uno tra gli immensi saloni dell'Eurobuilding è dedicato agli imprenditori metalmeccanici chiamati a raccolta dalla Cavenit: non solo venezolani ma di tutta l'area andina, caraibica e centroamericana.

Al tavolo principale sono seduti Moises Maionica, presidente uscente della Cavenit, Alfredo Gibbs, presidente dell'Aimm, Giorgio Trevisi, nuovo presidente Cavenit, Marco Matacotta, primo consigliere d'ambasciata, e Piero Armenti, giornalista della “Voce”, autore della ricerca sulla metalmeccanica.

Tra il pubblico numerosi sono i rappresentanti delle camere di commercio di tutta l'area Acca, oltre a molti dei più importanti imprenditori del settore. E' uno degli eventi principali della Cavenit, impegnata da tempo, nell'ambito del progetto partenariato, a promuovere il settore metalmeccanico, decisivo per lo sviluppo industriale del paese.

“Un'iniziativa che avrà un seguito” sottolinea Moisés Maionica che, in apertura, mette in evidenza l'importanza per tutti i paesi dell'area Acca di agire di concerto, perché solo con un mercato ampio “regionale” l'imprenditore può decidere di investire.

Anche Alfredo Gibbs è sulla stessa linea d'onda,”lottatore” impegnato da tempo a sottolineare come quello metalmeccanico sia uno dei settori che più avrebbe bisogno di aiuti ed investimenti da parte dello stato, mentre invece langue.


Il Presidente della Cavenit Moisés Maionica

Marco Matacotta, responsabile commerciale dell'ambasciata italiana, mette invece in risalto come le istituzioni appoggino qualsiasi iniziativa volta a favorire i contatti tra imprenditori delle due sponde dell'oceano.

Tocca al responsabile della ricerca, Piero Armenti, illustrare i risultati ottenuti in questi mesi di lavoro, attraverso dieci lamine che scorrono lentamente sul megaschermo dell'Eurobuilding.

Partendo da questi anni Novanta, inaugurati dalla caduta del muro di Berlino, e chiusi con l'attacco alle torri gemelle, l'autore ha messo in evidenza come alle nuove barriere religiose, che potrebbero incrinare i rapporti internazionali, si opponga una rivoluzione informatica inarrestabile. Il vero valore aggiunto di questo millennio è proprio l'informatica, motore della terza e decisiva rivoluzione industriale: quella dell' informazione con la nascita della “rete” del “network”. Tutto dovrebbe contribuire in futuro ad aumentare la produttività delle imprese, e creare valore aggiunto a beneficio di tutta la società. Dovrebbe, ma non è automatico che accada e difatti le priorità politiche del nuovo secolo saranno due: trovare soluzioni adeguate ai problemi riguardanti l'equilibrio ambientale, e le diseguaglianze, enormi all'interno delle stesse nazioni avanzate. Qui nascono, e si incrementano, quelle che il sociologo Bauman chiama “frontiere interne”. Muri sempre più alti che separano ricchi e poveri. Ma quel che di interessante viene messo a punto nella ricerca è come l'area Acca, e il Venezuela soprattutto, abbia bisogno di macchinari ad alto contenuto tecnologico che possano far fare un salto di qualitá alle produttività delle imprese piccole e medie. l'Italia, non a caso, è uno dei paesi che più di tutti può apportare questa tecnologia, per consolidare una tradizione di collaborazione deccenale. Speriamo che questo accada.

Romina Ialongo, La Voce d'Italia, mercoledì 23 novembre 2005