-Caracas, 24maggio 2004-                                                 

           "...Se in Venezuela la bandiera viene sollevata, ed osannata dai giovani, e soprattutto dai giovani di sinistra, è perché evidentemente qui il percorso di autodeterminazione è ancora in corso..."

   

     La bandiera tanto amata

                         

Piero Armenti

La riflessione di oggi prende spunto da un concerto all’Universitá Centrale di Caracas.

E’ venerdì, 21 maggio, l’auditorium è stracolmo, si alterneranno alcuni  gruppi musicali, in linea di massima di sinistra, alternativi. Tanto per capirci sono quelli che in Italia scandalizzano i benpensanti, oltre che per  il  tripudio di rumori , per i profumi da cui sono circondati.

     Mentre balliamo, corriamo, gridiamo, uno dei cantanti afferra la bandiera venezuelana, sgualcita, e la mostra, la innalza a noi in festa:  è un tripudio, la folla acclama, è pazzia pura, euforia collettiva. Mi guardo attorno e noto che la bandiera è veramente onnipresente, nei colori dei cappelli, nelle magliette, ovunque; qui ha ancora un senso.

Proviamo a trasferirci in Italia.

Immaginiamo che la bandiera italiana sia impugnata da un cantante dinanzi ad una platea di estrema sinistra, o di sinistra; l’esito è scontato, verrebbe chiaramente sommersa di fischi, al massimo ignorata.

 

Perché questa differenza? Perché la stessa bandiera suscita reazioni tanto diverse in platee dallo stesso orientamento politico?

 

 Azzardiamo una interpretazione storica,  andando alla radice del significato che ha la bandiera.

In Italia, come in tutti gli Stati europei,  la bandiera ha raggiunto il suo apice di popolarità  quando si è trattato di lottare per costruire il proprio  Stato-Nazione, quando si è lottato per auto-determinarsi ed emanciparsi  dal controllo straniero (in Italia siamo nell’ottocento): è servita ad animare la lotta, a dare un senso al sangue versato, ed era sangue che scorreva a frotte. Raggiunta l’indipendenza, le macchie di sangue hanno sporcato ancora la bandiera, ma era diventato sangue altrui.

 Tramontato il momento storico della indipendenza ( tramontato assieme ai suoi vessilli) il tricolore rischiava di eclissarsi ; ha ritrovato nuova luce pescando a destra, tramutandosi in  simbolo di aggressione, di campanilismo ottuso, di furia colonialista. In nome della propria supremazia, della propria bandiera, si negava la bandiera altrui, si negava la libertá altrui.

La seconda guerra mondiale, che,  soprattutto in Italia, fu il disastroso e prevedibile esito di un ventennio di osannata euforia Italiota ( bandiera inclusa), cancelló definitivamente il termine patria e popolo: macchió indelebilmente entrambi, oscurando il simbolico drappo.

 

E siamo alla contemporaneità: il boom industriale, la rivoluzione del lavoro, l’accelerazione tecnologia, la globalizzazione: tutto ha contribuito  ad annullare le vecchie aspirazioni della politica, il nuovo terreno di lotta è la libertá non piú di un popolo, ma dell’individuo, anche e proprio dal popolo stesso:  il fenomeno è consequenziale alle nuove possibilitá  di movimento che l’aumento della produttività ha creato; la preoccupazione della politica è allora di aumentare il terreno in cui esercitare questa libertá, e siamo alle premesse della costruzione europea. La bandiera, dopo l’accezione positiva originaria e poi quella negativa fascista, viene definitivamente superata, dimenticata, ridotta a vessillo di testimonianza calcistica, o di recupero tradizionalista . Non è questione di scadimento morale, è solamente il riflesso di un mutamento, che affossa il vecchio per avvicinarci al nuovo.

 

  In definitiva della bandiera non c’é piú bisogno:  terminata  la sua funzione storica, raggiunta la democrazia, ha perso significato dinanzi al nuovo obiettivo : quello di creare una Unione Europea, terra di libertá e democrazia,  che con l’esempio, e senza armi, avrebbe dovuto testimoniare la democrazia al mondo intero.

  Se in Venezuela la bandiera viene sollevata, ed osannata dai giovani, e soprattutto dai giovani di sinistra, è perché evidentemente qui il percorso di autodeterminazione è ancora in corso. Il Venezuela, indipendente prima dell’Italia,  non è percepito dai venezuelani come democratico: squarciato nei suoi equilibri dal colonialismo ispanico prima, , e dalle immigrazioni europee nel dopoguerra ( primo e secondo), ha visto la propria politica essere in preda o a militari ( Peri Imenez), o da oligarchie di potere: da potenti di professione arricchitisi senza aver dato risposte alle tante domande . Ma soprattutto la vicinanza degli Stati Uniti d’America, potenza mondiale sempre attiva nelle interferenze sulla politica locale, e sempre presente con le proprie multinazionali in cerca di profitti, ha lasciato questa terra perennemente in bilico, incapace di autodeterminarsi veramente, per paura di rischiare ritorsioni economiche.

  

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