-Caracas, 22 agosto  2004-

          "...In tutte le città (Maracaibo, Valencia,ecc.) si è registrata una opposizione super-vincente nelle zone ricche (80%), ma perdente in quelle popolari (70% per Chàvez)..."

 

Caracas anti-chavista

 

     Piero Armenti   

Cerchiamo di radiografare la Caracas referendaria, attraverso i risultati ufficiali divulgati dal CNE.

            Chàvez è minoranza nella capitale: il Si vince con il 51,32% di voti, il No si ferma al 48,68%.

            Risultato chiaro, che parla a chi voglia e sappia ascoltare.       

            Analizzandolo più approfonditamente,ci rendiamo conto di come il distretto metropolitano sia diviso in base “ai metri quadri abitati per persona”, per utilizzare un eufemismo.

            Caracas è divisa in 5 municipi: due grandi, per numero di persone che ci vivono, e che copre l’ottanta per cento della popolazione: Libertador, e Sucre, gli altri tre più piccoli: Chacao, Baruta, El Hatillo.

            Ora, come ogni fine osservatore poteva prevedere, ciò che si ci aspettava è esattamente quello che è avvenuto: nei tre municipi più piccoli, e con più metri quadri abitati per persona, dove la maggioranza vive in condizioni “agiate” (in senso venezuelano), Chàvez ha perso con l’80% per cento di voti.

            Nel municipio Libertador invece, più popoloso, e povero, vince con il 56,02% (che su un milione di voti è uno scarto sostanziale).

            Nel municipio Sucre la situazione è più equilibrata, con un leggero svantaggio del Presidente ( 47,14%).

            Questo dato conferma tre cose: innanzitutto che Caracas è per la maggior parte anti-chavista, e lo si percepiva facilmente nelle voci di strada. In secondo luogo che Caracas è in linea (ma con qualche voto anti-chavista in più) con  il dato a livello nazionale, dove i metri quadrati abitati fanno la differenza, ponendosi come spartiacque  tra i poveri e la classe media.

      In tutte le città (Maracaibo, Valencia,ecc.) si è registrata una opposizione super-vincente nelle zone ricche (80%), ma perdente in quelle popolari (70% per Chàvez) e considerando che le zone popolari sono stracolme , si giustifica il dato nazionale che vede lo Chàvismo vincente.

            In terzo luogo dimostra come tra tutte le elezioni venezuelane, per trasparenza, e per coincidenza della percezione popolare col dato reale, queste siano state tra le elezioni più limpide , e che nonostante le accuse poco probabili dell’opposizione, che vanno lentamente scemando, a vincere è stata una conta regolare, avallata da tutte le organizzazioni internazionali ed indipendenti. Se ci sono state irregolarità, è in ciò che ha preceduto il voto: nelle cedulas (carte di identità) che si dice siano state regalate ai colombiani, desiderosi di acquisire posizioni nel mercato delle frontiere con il più valido passaporto venezuelano, nelle iscrizioni al registro elettorale avvenute dopo la data di chiusura, nelle code chilomentriche, ipso facto, antidemocratiche.

                        Insomma irregolarità    gravi, ma diverse

            Tra un mese ci saranno le elezioni locali, il rischio che l’opposizione dovrebbe scongiurare è un astensionismo da depressione elettorale, tale da regalare immeritatamente allo chavismo municipi dove di fatto non è maggioranza. E questo lo dico non tanto per chavismo o antichavismo, semplicemente per amore della democrazia, che funziona se le idee e la volontà del singolo riescono a concretizzarsi in un cranio-un voto.

Clicca, per tornare  alla pagina iniziale