-Caracas, 21 novembre 2004-

     "...Uno strano affetto quello che lega i due presidenti avanguardisti, di una sinistra particolare, controversa, ma vitale..."

    Chávez e Zapatero

 -un amore tutto... a sinistra-

 

               

 Piero Armenti

   Chávez é in Spagna, una visita di tre giorni che si  preannuncia tumultuosa, soprattutto dopo il primo  giorno: i sostenitori, tantissimi, hanno  forzato il cordone di polizia, per poterlo abbracciare.

Uno strano affetto quello che lega i due presidenti avanguardisti, di una sinistra particolare, controversa, ma vitale.

    Il loro é un incontro tra due “cugini”, politicamente parlando.

      Da un lato Hugo Chávez Frias, militare ex-golpista, che non avrá la grazia di uno spagnolo, non danzará  sulle punte della diplomazia internazionale,  ma quando parla del suo paese, e di politica internazionale , puó incollare alla sedia una platea intera, europea e con il cuore che batte, innanzitutto, a sinistra, dopotutto : usa, nel suo spagnolo forgiato nella propria calda terra tropicale,  parole in disuso per la politica europea, capaci peró, come non mai, di aprire uno squarcio nel cuore dei neo- romantici-champagne: popolo, amore, lotta,  anche patria, speranza.

      Un invito a nozze per chi sostiene la sua necessitá, ossia la necessitá di riaffermare il dominio della politica sulla economia, perché lui, l’indio, è il tentativo, maldestro quanto si vorrá  ma reale, di arginare la marea finanziaria e economica che di politica e regole non vuole sentirne parlare.

      Un spina nel fianco del pensiero neoliberale, a rischio di infastidire troppi:  un po’ marxista , un po’ populista, uno  nessuno e centomila.

 

       Dall’altro Zapatero:  viso buono, tranquillo e rilassato, rappresenta l’antieroe per eccellenza, contro ogni primo della classe, contro ogni martire, contro ogni falso eroe.     

    Lui, che in classe probabilmente il compito lo copiava o lo passava senza egoismi, adesso si trova a guidare la Spagna:  il paese del grande balzo in avanti. La nazione piú dinamica, aperta, che il vecchio continente possa vantare.

      Quella Spagna che dall’11 marzo, dalla tragedia,  ha trovato le forze per la svolta, adesso puó permettersi di guardare dall’alto verso il basso gli States, provincialotti e chiusi, incapaci di rinunciare alla pistola sotto il cuscino,.

    La Spagna rinuncia e rilancia.Il maestro ha parlato. E come il maestro Zaratrusta ,dalla cui bocca pendevano i discepoli, il maestro Zapatero ha tracciato il vero cammino della sinistra, quella che dopo Seattle e Porto Allegre non puó fingersi solidale e neliberale contemporaneamente, scelga una via, perdindirindina.

     Zapatero ha parlato e con lei  la Spagna intera: adesso si troverá ad essere la prima grande nazione europea a permettere i matrimoni gay, e le adozioni gay. Un passo in avanti che nessun’altra  sinistra europea avrebbe avuto il coraggio di fare, troppo legata alla propria mentalitá burocratica, poco reattiva ai cambiamenti sociali. Zapatero no, lui, che  rischia addirittura di andare al di lá dei propri sostenitori , è il volto giovane di una terra giovane che non smette, dalla caduta di Franco, di riscoprirsi agile e dinamica, capace di realizzarsi come pungolo di civiltá.

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