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Chávez e Zapatero -un
amore tutto... a sinistra- Chávez
é in Spagna, una visita di tre giorni che si preannuncia tumultuosa,
soprattutto dopo il primo giorno: i sostenitori, tantissimi, hanno forzato il
cordone di polizia, per poterlo abbracciare. Uno
strano affetto quello che lega i due
presidenti avanguardisti, di una sinistra particolare, controversa, ma
vitale.
Il loro é un incontro tra due “cugini”, politicamente parlando.
Da un lato
Hugo
Chávez Frias, militare ex-golpista, che non avrá la grazia di uno
spagnolo, non danzará sulle punte della diplomazia internazionale, ma
quando parla del suo paese, e di politica internazionale , puó incollare alla
sedia una platea intera, europea e con il cuore che batte, innanzitutto, a sinistra,
dopotutto : usa, nel suo spagnolo forgiato nella propria calda terra
tropicale, parole in disuso per
la politica europea, capaci peró, come non mai, di aprire uno squarcio nel
cuore dei neo- romantici-champagne: popolo, amore, lotta, anche patria,
speranza.
Un invito a nozze per chi sostiene
la sua
necessitá,
ossia la necessitá di riaffermare il dominio della politica sulla economia, perché
lui, l’indio, è il tentativo, maldestro quanto si vorrá ma reale, di
arginare la marea finanziaria e economica che di politica e regole non vuole
sentirne parlare.
Un spina nel fianco del pensiero
neoliberale, a rischio di infastidire
troppi: un po’ marxista , un po’ populista, uno
nessuno e centomila.
Dall’altro Zapatero: viso
buono, tranquillo e rilassato, rappresenta l’antieroe per eccellenza, contro
ogni primo della classe, contro ogni martire, contro ogni falso eroe.
Lui,
che in classe probabilmente il
compito lo copiava o lo passava senza egoismi, adesso si trova a guidare la
Spagna:
il paese del
grande balzo in avanti. La nazione piú dinamica, aperta, che il
vecchio continente possa vantare.
Quella Spagna che dall’11
marzo, dalla tragedia, ha trovato le forze per la svolta,
adesso
puó permettersi di
guardare dall’alto
verso il basso gli States, provincialotti e chiusi,
incapaci di rinunciare
alla pistola sotto il cuscino,.
La Spagna rinuncia e rilancia.Il
maestro ha parlato. E come il maestro Zaratrusta ,dalla cui bocca pendevano
i discepoli, il maestro Zapatero ha tracciato il vero cammino della
sinistra, quella che dopo Seattle e Porto Allegre non puó fingersi solidale
e neliberale contemporaneamente, scelga una via, perdindirindina.
Zapatero ha parlato e con lei la
Spagna intera: adesso si troverá ad essere la prima grande nazione europea a
permettere i matrimoni gay, e le adozioni gay. Un passo in avanti che
nessun’altra sinistra europea avrebbe avuto il coraggio di fare, troppo
legata
alla propria mentalitá burocratica, poco reattiva ai cambiamenti sociali. Zapatero no, lui, che rischia
addirittura di andare al di lá dei propri sostenitori
, è il volto giovane di
una terra giovane che non smette, dalla caduta di Franco, di riscoprirsi
agile e dinamica, capace di realizzarsi come pungolo di civiltá.
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