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C
h u
a
o
Il
popolo del Cacao
Chuao é uno dei Paesi piú
antichi del Venezuela.
Lo
sanno bene i migliori chocolatieres francesi, che da sempre qui si
approvvigionano per le loro squisite delizie di cacao ( e siamo in anni di
ciccolatomania, si pensi al film Chocolate, alla fiera di Perugia, al
pullulare di cioccolaterie raffinatissime), ma da poco anche l’ Italia, con
l’azienda Amedei di Pontedera, non ha potuto resistere al fascino di
gettarsi in questo paradiso tropicale, per accarezzarne la sua droga nera (http://www.amedei.it/chuao_it.asp)
No,
Chuao, il regno del cacao, non è cosí.
Chuao è
in una bolla di sapone, in un frammento di cristallo: ha perpetuato nel
tempo quella serenitá che i venezuelani ricordano esistesse negli anni ’50-
’60 anche a Caracas, quando questa metropoli ancora non era esplosa,
ancora non era una cittá "del miedo"
( "della paura"
come tutte le metropoli
sud-americane).
Chuao
ha fermato il tempo, è rimasta
(né ingegneri né architetti: le
mani, la calce, i mattoni) ,
e
all’esterno verniciate di un solo colore, senza tetti rossi, né spioventi (
a volte i tetti sono lastre di ferro o di platica).
Sono
case povere, tirate su a fatica, in cui la modernitá (la modernizzazione) è
penetrata in maniera contraddittoria, attraverso sterei e televisioni, ma
riuscendo a scalfire di poco i ritmi di paese, che girano attorno alla luce
del sole, alla messa della domenica ( la chiesa anche qui è al centro della
piazza), alle feste di paese ( noi abbiamo potuto vedere San Giuseppe, e il
suo santo portato a braccio).
Ma
cosí facendo ha avuto la vista lunga: ha preservato la propria ricchezza e
la propria unicitá ( la televisione rivoluzionaria bolivariana sempre parla
di questa piccola perla).
Vallo a
spiegare poi come è bello camminare in paese a piedi nudi, senza l’asfalto
bollente sotto i piedi .
A Chuao ci puoi arrivare solo
in barca, da Choroni, dopo diversi minuti di peripezie attraverso le onde
alte dei caraibi, costeggiando scogli a picco sul mare, invidiando la
tranquillitá del marinaio che con la birra in mano sorride
al
sole.
L’impressione è che la barca
perennemente stia per ribaltarsi,
ma perennemente rimane su.
Lui lo sa, la
sua vita l’ha vissuta cosí, tra acqua e terra, sotto il sole tropicale, e
con una birra in mano, tu non lo sai, e tremi .
A Chuao le porte delle case
sono aperte, spalancate, quasi un gesto di offesa insopportabile all’idea di
privacy, se non fosse che l’idea di privacy qui non esiste,
non ha diritto di cittadinanza.
le porte sono aperte e basta,
nemmeno ci sono,
né
sono pensabili, le grate in ferro di Caracas, quelle che rendono un semplice
cittadino puro carcerato, in quella prigione all’incontrario che è la
Metropoli, dove chi puó si auto-reclude
in casa.
Niente di niente, le porte sono
aperte e basta, e d’altronde perché spendere energie per aprirle e
chiuderle? Non ha senso.
Dobbiamo
parlare di un’altra particolaritá, il fenomeno dell’ ubiquitá:
essere
contemporaneamente “dentro” e “fuori”.
Spiegamolo meglio con una immagine:
una
vecchietta si trova fuori casa, con una sedia un po’ piú in lá dell’uscio, e
“da fuori” guarda la televisione “dentro”(neanche la sente,
credo).
In un
colpo solo, senza tradire il proprio paese, lo tralascia con lo sguardo, per
concentrarsi sul mondo magico della TV.
Ma
probabilmente è l’idea che esista un “dentro” e “fuori” la
casa che non ha senso, il paese è una grande famiglia
( “ siamo solo tre o
quattro cognomi” dice una ragazzino che ci invita poi a dormire a casa
sua ),
e in una
famiglia, naturaliter, i confini si scolorano,
e scompaiono.
Cosí
come non ha senso parlare della TV come ad uno strumento che ti allontana
dalla vita di
paese.
La TV è
il primo cittadino, Ad Honorem.
Attraversi la strada ,di notte, e passi da una casa in cui tutti sono seduti
sul divano a guardarla (la TV, naturalmente) ad un’altra in cui fanno lo
stesso, ad un’altra in cui fanno
esattamente lo stesso.
La Tv è come un cantastorie
che alle parole aggiunge la magia della luce, delle immagini.
Forse ancor di
piú, non è un’aggiunta, ma spesso una sostituzione, la televisione è accesa
con il
volume basso, non racconta niente ma ti
inonda di luce:
la guardi di traverso, quando
passi da una stanza all’altra.
Ecco
che allora il paese si apre alla Tv, la digerisce, la metabolizza, la ama,
senza che questa sembri minare la socialitá
da piazza e da chiesa,
di piú e forse
: l’alimenta, crea quell’ argomento
ulteriore di cui
parlare, su cui
Incontrarsi/Scontrarsi.
Un ultimo appunto. Chuao è chavista,
qui Chavez è arrivato attraverso una particolare transunstanzazione: Era
un politico, ora è un nuovissimo centro sanitario con un medico ed
infermieri. Questo prima semplicemente non esisteva, si moriva di parto,
anche e a volte.
Adesso è
possibile operarsi gratuitamente, trasportati in elicottero.
E neanche prima questo c’era.
Ma ancor di piú Chávez è in
sintonia con le esigenze di questa gente, che non chiede di arricchirsi,
chiede diritti minimi: salute ed educazione, e
per il resto che escano
dal palcoscenico, questi
politici qui, disastrosi sudamericani ,
lasciando
"loro" fare la
"loro"
vita, bere il loro Ron, avere i propri figli, pescare i propri pesci,
coltivare, e bere, il proprio
cacao
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