-Caracas, 20 settembre 2004

   "...Una domanda che in Europa sarebbe oggetto di dibattito tra colti specialisti, qui diventa sale quotidiano, questione ineludibile, spartiacque tra bene e male..."

Polarizzazione: vero o falso?

Piero Armenti

La polarizzazione della società venezuelana è opera del linguaggio contundente ed aggressivo di Chàvez, o è il portato conclusivo di ventanni di diseguaglianze in crescita?

         La questione è sicuramente cruciale, e non tanto nell’ottica oggettiva degli osservatori stranieri: probabilmente, all’unanimità, tutti concorderebbero nel situare la verità nel mezzo. La questione così lontana dalla politica spicciola delle folle, qui in Venezuela è centrale per i venezuelani stessi, da quelli poveri che abitano casette di mattoni rossi sulle colline, al ricco discendente europeo, che normalmente se ne starebbe a fumare sigari cubani- pur odiando cuba- sulla terrazza di casa.

         Una domanda che in Europa sarebbe oggetto di dibattito tra colti specialisti, qui diventa sale quotidiano, questione ineludibile, spartiacque tra bene e male. Ma avviciniamoci maggiormente

 

        Quel che gran parte dell’opposizione sostiene è che la polarizzazione della società, ossia lo scontro tra ricchi e poveri, sia stato creato dal linguaggio, e dalla politica, di Chàvez, attraverso il suo atteggiamento escludente e persecutorio, e la distribuzione  parziale e del denaro pubblico” , questo quanto afferma Oswaldo Barreto  l’8 settembre 2004 nell’ultimo di una serie di articoli (“el mito de la Venezuela polarizada”-3,5,6,8 settembre)  sul mito della Venezuela polarizzata apparsi su TalCual, periodico di sinistra antichavista. 

        Barreto parte dall'analisi di Margarita Lòpez, per trarne conclusioni opposte. 

            Margarita Lòpez Maya storica venezuelana, in un intervento il 27 agosto, in linea con la vulgata internazionale,e con la posizione filo-chavista, ha analizzato la vittoria referendaria del 15 agosto attraverso la analisi-contrapposizione povero-ricco, mulatto e bianco, maggioranza dell’uno sull’altro: “Siamo una società frammentata in due pezzi, i cui limiti economici, sociali, speciali, culturali e politici si ritraggono in una logica di classe; chi è povero è chavista, perchè con lui tiene la speranza di un cambiamento per lui e per i suoi figli, il discorso ed il progetto boliviano lo includono, gli danno una identità ed una appartenenza dal quale può muoversi in questa selva che è il paese globalizzato dal capitale finanziario transnazionale. Se è della classe alta è antichavista, perchè quì gli prospettano un immaginario occidentale e moderno, fondamentalmente bianco, anglosassone e con il quale si identifica pienamente. I dirigenti della opposizione sono suoi simili, confida che loro gli garantiscano la sua proprietà, e libertà dinanzi alle minacce delle “turbe”.

      Come già accennato la visione della Lòpez viene censurata da Oswaldo Barreto, che pur ammettendo la polarizzazione attuale, sintetizzata bene dalle parole di Mariè Delcas dalle colonne del Le Monde ( i poveri adulano Chàvez, i ricchi lo odiano), dà di questa una sfumatura differente, non leggendola  come portato storico della realtà politica-economica venezuelana, bensì come frutto dell' irruzione politica di un presidente aggressivo, sempre pronto ad accusare ed offendere l’opposizione “escualidos” (squallidi), insuperabile nello spaccare la pacifica società venezuelana

 

 Sostiene Barreto che il Venezuela non ha una vocazione razzistica, o di esclusione. .Rispetto ai “momios” del Cile, e ai “señore blancos” del Colombia non ha neanche una oligarchia con potere e coscienza di classe. “ Siamo noi venezuelani un popolo di meticci simile a quelli degli altri paesi dell’America Latina. Ma su questi tratti comuni risalta un fatto non tanto ovvio, però sufficientemente studiato e verificato dagli studiosi sociali; siamo il paese dell’America Latina dove le specificità dei diversi gruppi etnici sono andate sparendo nella costituizione di un tronco comune. In termini antropologici e sociali: in Venezuela le specifiche differenze culturali e sociali dei gruppi etnici si sono andate sfumando man mano che si è andata formando una cultura comune per la maggioranza delle persone” e conclude “ La gente comune è convinta che sia stato Chàvez a costruire due mondi contrapposti. In primis con discorsi persecutori ed escludenti, e poi con la ripartizione parziale dell’entrate pubbliche”.

Ecco, quindi  l’idea, peraltro maggioriataria in una Caracas  che nel referendum votò con una lieve maggioranza contro Chàvez.

In una Venezuela, fiore all’occhiello del Sud-America, capace di essere democratica quando il resto del continente era in preda a dittature militari, capace di creare un percorso di crescita comune, è piombato il viso indio di un presidente di una parte contro l’altra, che governa in suo nome, e ignora l’esistenza di una minoranza consistente che nelle sue parole stenta a ritrovarsi.

Chi avrà ragione?

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