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Corruzione, 2a parte
Al di là delle iniziative legislative contro la corruzione, sicuramente pregevoli, quel di cui aveva bisogno il Venezuela era una scossa “morale”, un rifiuto netto delle pratiche corruttive, divenute oramai prassi. Nella realtà di tutti i giorni si sovrapponeva , purtroppo, alla normatività una effettività anti-normativa selvaggia, un pugno allo stomaco per qualsiasi buon teorico del diritto che una volta attestata la validità di una norma la vorrebbe seguita, naturaliter. Ma il Venezuela, sotto questo aspetto è come tutto il Sud-America, è come tutte le terre di frontiera, quelle a cavallo tra il mondo avanzato e quello perduto, terre che vivono nell’aspirazione perenne dell’emancipazione, ma ripiombano in crisi economiche e sociali senza uscita. Il nuovo governo, nelle premesse e nei fatti, non sarebbe dovuto essere corrotto, e soprattutto, avrebbe eletto a propria ragione di vita la trasparenza- Fu così, e contemporaneamente non lo fu. Partiamo da un dato oggettivo: l’indice internazionale che misura la trasparenza (Transparency International’s Corruption Perceptions Index) ha registrato un leggero miglioramento in Venezuela( 1998:2,3 – 2003: 2.5), contemporaneamente, però, la crisi economica e politica ha indebolito la tenuta morale del singolo(o cittadino, o pubblico dipendente che sia.), rispingendolo, ipso facto, nella vecchia tenaglia. Dinanzi alla prospettiva di un personale impoverimento,infatti, molti hanno riesumato le diffuse, e redditizie, pratiche di peculato, dell’ abuso di ufficio,dei delitti contro la pubblica amministrazione: fonte di guadagno, di stabilità. E così, all’ombra, si consuma il dualismo dello “spirito” venezuelano: amante del Venezuela, ma irrispettoso dello Stato, impegnato nella lotta contro la corruzione, ma assorbito nel suo mare magnum . La morale del singolo (Agisci come se la massima della tua azione dovesse diventare per mezzo della tua volontà una legge universale), capace di riconoscere nella corruzione un male, viene forzata, dilaniata dai condizionamenti ambientali, che assolvono l’individuo, anestetizzandone la volontà, e l’ autonomia: “così fan tutti”, e ciò basti ad assicurarsi l’indulgenza per se stessi, in primis. E’ una contraddizione vissuta nel proprio intimo, come ossessione, e che nei giovani si trasforma in voglia di andare via, di scappare. Ma andiamo avanti, passiamo ad esempi pratici- Prima della rivoluzione sapevi che per un determinato documento bisognava oleare un po’ gli ingranaggi burocratici con un certa somma; nel bene o nel male avevi davanti a te una pratica discutibile, ma certa, ergo efficace. Per il passaporto un tot, ad esempio. Era una forma di normatività, in fondo, anche se ai margini della legalità. Arriva Chàvez, e con lui la voglia di cambiamento, la voglia di fuoriuscire dal feudalesimo burocratico, la voglia di riacciuffare per la coda una legalità sempre troppo sfuggente. Arriva la scossa morale, tutti vogliono pulizia, gli ingranaggi iniziano a scricchiolare: molti dipendenti non intendono più rischiare la pelle, quelli che lo fanno ovviamente aumentano i prezzi. Alla certezza della pratica illegale dovrebbe sostituirsi la trasparenza dei procedimenti, ma questo in una amministrazione funzionante, a regola d’arte, dove dall’alto verso in basso vengano date le giuste direttive per l’applicazione della legge. In un sistema amministrativo carente sia dal punto di vista informativo, interno, che formativo, riguardo ai dipendenti, le cose si trasformano : la chiarezza della legge si perde nei rivoli dell’interpretazione personale, di grado in grado si crea un mare di disinformazione ed incertezza, che altro non significa se non feudalesimo a discapito del cittadino, a sublimazione della volontà del pubblico ufficiale, capace di stabilire, per l’ambito che gli compete, la propria “normatività”... Che succede allora:una lezione di psicologia civile spicciola! Si avverte che qualcosa è cambiato, ma in meglio o in peggio?E’ più difficile “oleare”, e questo sarebbe positivo, se non fosse che la confusione amministrativa rende la percezione della propria qualità della vita peggiore: si stava meglio quando si stava peggio.....qualcuno comincerà a dire, non c’erano nè code nè maleducazione- Questo è solo una delle contro-indicazioni della rivoluzione di Chàvez. Un minimo pedaggio da pagare nel tentativo di risollevarsi. Ottimi invece alcune iniziative legislative; in primis la riduzione dell’80 % dei fondi segreti che i ministeri, o gli enti statali, gestivano, e che sfuggivano ad una corretta contabilizzazione,in secundis la riduzione dei finanziamenti ai partiti, alla chiesa, e alle associazioni sindacali: oggetto di accaparramento selvaggio. Nonostante questo le accuse di corruzione contro il nuovo governo non sono mancate, anzi....i casi hanno suscitato anche molto rumore. Clicca, per tornare alla pagina iniziale
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