Caracas, 19 luglio 2004 "...vedere “i bianchi” con le macchine più eleganti, nei posti più esclusivi, e contemporaneamente i meticci impegnati nei lavori più umili e poveri, suggerì a gran parte della popolazione povera che i “bianchi” si fossero arricchiti alle loro spalle, e non assieme a loro..."
Venezuela e razzismo
Esiste una questione razziale in Venezuela? Domanda che solleva fuoco, e polvere, in qualsiasi nazione si faccia. E non potrebbe essere altrimenti: per qualsiasi “civilità” che si autoproclami tale, ammetterne solo il dubbio equivale ad affermarne l’assunto, sollevare già la domanda è estirpare al termine “civiltà” il cuore pulsante. Dopo colui che la razza la elevò a sostanza, e centro del mondo, la questione razziale, lì dove pare( o si insinui) che esista, brucia doppiamente, brucia perchè suona come un’accusa, senza possibilità di difesa. Apriamo gli occhi, ed iniziamo a vedere, anzi, iniziamo a dubitare: “Dubito ergo sum, vel quod item est, cogito ergo”.
Il 20 % della popolazione venezuelana è bianca, o europea, un 10% sono africani, il resto (70%) sono meticci. La composizione etnica riflette la storia di una terra coloniale, ma soprattutto la storia di una terra in cui gli spagnoli, primi arrivati nel cinquecento, si unirono (gameticamente) alla popolazione locale, e l’unione , dal punto di vista razziale, fu un ottimo anticorpo contro la nascita delle segregazione e differenzazione per colore della pelle (il meticcio è difatti la unione di indii con europei). L’arrivo degli spagnoli non fu sicuramente una festa per gli autoctoni: erano in cerca soprattutto di “ricchezza” e, nelle loro pretese evangeliche, di imporre la propria cultura. Di certo non fu una festa, ma non portò mai alla “segregazione e questione razziale” che nell’ultimo secolo del millennio ha devastato, ad esempio, gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti, d’altronde, hanno avuto un’altra storia: arrivarono olandesi, inglesi e francesi e con la popolazione autoctona mai vi fu integrazione, nè “mezcla” (di fatti mancano metticci, e i bianchi sono l’80%): i bianchi se ne stettero per conto loro, e il razzismo fu soprattutto contro i neri americani: non erano autoctoni, erano schiavi strappati alle terre dal centro dell’Africa, e barattati in cambio di minerali ( c'é anche la questione razziale ispanica, ma questa é un'altra storia). In definitiva fu razzismo di europei contro africani, in America, più che contro autoctoni (con i quali mancò integrazione, fu genocidio?). La questione razziale americana fu innanzitutto un problema di schiavitù, di chiusura razziale, di mancanza di integrazione. La realtà Venezuelana (di una terra che abolì la schiavitù cinquanta anni prima degli Usa) fu di integrazione con le popolazioni locali, modus vivendi che evitò la nascita di problematiche razziali anche con i neri ex-schiavi, comunque presenti-
Partendo da questa analisi bene si comprende come dal Venezuela le problematiche razziali( di apartheid) degli Stati Uniti siano lontane e incomprensibili, soprattutto nella vita quotidiana: mai hanno visto luce pullman per bianchi e per meticci, nè scuole differenziate per colore della pelle, o luoghi con accesso vietato. Se vediamo come modello di discriminazione gli Stati Uniti, qui discriminazione assolutamente non ci fu. Ma le problematiche razziali, cristallizzate nell’epoca dell’attuale Quinta Repubblica, possono essere di diverso tipo, e risalgono probabilmente alla seconda colonizzazione venezuelana, quella del secondo dopoguerra. Arrivarono italiani, spagnoli e portoghesi in cerca di quelle opportunità di lavoro che nell’Europa disastrata del dopoguerra latitavano. Molti stranieri contribuirono a creare in Venezuela una classe imprenditoriale trainante economicamente, e si trattava chiaramente di bianchi europei. Fin quando la crescita economica riuscì a portare innanzi la percezione di un cammino di miglioramento comune( bianchi, meticci e neri) nessun problema razziale fu sollevato, ma negli anni ottanta, e con la crisi economica, iniziò la disgregazione sociale e, soprattutto, l’aumento delle disuguaglianze sociali. La polarizzazione della società portò anche a vedere, ed interpretare, in maniera differente cose a cui fino a poco tempo prima non si dava peso. In una situazione di pace sociale, e di percezione del proprio, e altrui, arricchimento (miglioramento), vedere qualcuno con la macchina più grande della mia può darmi la speranza che anche io la abbia. Contrariamente in una situazione di povertà, di mancanza di impiego, la percezione si capovolge. E così vedere “i bianchi” con le macchine più eleganti, nei posti più esclusivi, e contemporaneamente i meticci impegnati nei lavori più umili e poveri, suggerì a gran parte della popolazione povera che i “bianchi” si fossero arricchiti alle loro spalle, e non assieme a loro. La questione divenne ancora più evidente con l’arrivo al potere del Presidente Chavèz che, elevatosi a censore dei corrotti, e rappresentante diretto dei senza voce, nei suoi discorsi continuò a consolidare l’idea, peraltro già abbastanza comune, che il Venezuela si trovasse in queste condizioni a causa di coloro che se la erano “mangiata”, ed erano tutta la classe imprenditoriale e politica di origine bianca. |