-Caracas, 19 agosto 2004-

      "..Ed in una terra dove il 23 % della popolazione è sottonutrita (fonte Cepal) la democrazia irrompe con la voce del “mendigo” mortificato, che ascolta in Chàvez la voce del Venezuela..."

    

 Parla Mugica, presidente Smarmatic.

 

 

Piero Armenti

 

Dubbi quasi dissipati? Ancora no.

Dopo tre giorni in cui si è detto di tutto sopra il  fraude, l’ago della bilancia sembra pendere verso la regolarità elettorale.

A dare una scossa importante sono state le dichiarazioni del Presidente  della Smarmatic, Antonio Mugica; in una conferenza stampa conferma quel che aveva anticipato al mattino sui giornali: nessuna frode teconologica è possibile,  e la prova dei 150 seggi scrutinati manualmente  non dovrebbe lasciare dubbi-

 Domani, quindi, tutto risolto?

No, per niente, la Coordinadora democratica ha rifiutato l’invito ad assistere a questa ennesima prova; sostiene Mendoza, governatore di Miranda ed uno dei leader dell’opposizione:  “La situazione è talmente grave che non è possibile raggiungere una soluzione tramite prove affrettate o meccanismi sopra i quali gran parte del paese rimane in dubbio”, gli fa eco il professore di diritto Tulio Alvarez : “ le urne da verificare dovrebbero essere segnalate dall’opposizione”. Intanto, forse in preda ad isteria collettiva,  denunce di presunti brogli piovono da tutte le parti, e non sono di squilibrati: sono  professori, ufficiali pubblici, governatori

Tutti presentano prove di irregolarità più o meno evidenti. Qualcuno, come gli avvocati Alcalà e Chacon, ricorrono al Tribunale Supremo di Giustizia, sperando che abbiano esito le vie legali ordinarie.

Alcuni intellettuali avveduti, come Teodoro Petkoff, direttore del quotidiano TalCual (sinistra intellettuale), sembrano riconoscere la sconfitta. In sostanza Petkoff sostiene  che,pur se i dubbi rimangono, l’opposizione dovrebbe essere più matura. Prima o poi  si dovrà arrivare ad un punto in cui il Si sarà Si, e il No sarà No, senza sospetti residui, e per il bene di tutti.

I piani alti dell'imprenditoria, d'altronde, sono convinti che è meglio un risultato certo, anche se poco chiaro, che una continua instabilità. Lo stesso, probabilmente, pensano gli altri paesi.

La Comunità Internazionale sembra non considerare più il caso Venezuela: archiviato. Anche gli Stati Uniti  riconoscono il trionfo di Chàvez, a condizione che la nuova verifica vada per il meglio.

Terminiamo questo articolo con il persuasivo ed illuminante ragionamento di Antonio Mugica: “ se al Sant’Ignazio ( centro commerciale tra i più lussosi) il Si vince con il 93%, in Catia o Petare, quartieri poveri popolatissimi, il No ha il triplo dei voti che il SI”.

A pensarci bene è così: la democrazia, una cranio-un voto, non si fa con i metri quadri delle case, nè con la sostanza dei portafogli: in democrazia anche il miserabile ha il suo peso. Ed in una terra dove il 23 % della popolazione è sottonutrita (fonte Cepal) la democrazia irrompe con la voce del “mendigo” mortificato, che ascolta in Chàvez la voce del Venezuela. Come non dargli torto: perchè dovrebbe votare una laureato ad Harvard, lui costretto, ad una vita per strada?

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