-Caracas, 18 maggio 2004-

                                                                                                    "....é necessario un intervento che aiuti i figli a non essere come i padri, che fornisca loro gli strumenti culturali, e le opportunità,  indispensabili per vivere dignitosamente...."

 

     Contraddizioni dell’universitá

                         

  Piero Armenti

            Il Venezuela, parte del sud del mondo, è   povero. Le statistiche sono spietate: anche le piú   ottimistiche considerano la povertà almeno al  70% ; una realtà dura, che immelma la maggior   parte del popolo, lo priva di futuro e speranza.

 

      Dinanzi a tanto, la priorità dovrebbe essere   quella di alfabetizzare la nazione e spingere il   piú   possibile  i giovani a progredire nel grado di   istruzione.

            E’ una necessitá che trova fondamento   nel buon senso,  e in ottimi studi demografici ed  economici (Emmanuele Todd, per tutti).

           Riuscire a liberare gli strati sociali poveri    ( e giovani) dall’ignoranza, e quindi dare loro la   possibiltá non di un futuro migliore, ma   semplicemente di un futuro, e di un riscatto   sociale, è l’unico appiglio che c’è per evitare che  la povertá e l’ignoranza continui a trasmettersi  di  padre in figlio, condannando un popolo  intero alla propria sopravvivenza.

           La storia  di tutti i poveri del mondo è, in fondo, sempre la stessa: vivono per lo piú in arie rurali,o nelle periferie delle cittá, nascono in famiglie numerose, non studiano; fin da piccolissimi si abituano ad una vita di stenti, violenta. Crescono spesso incapaci di risollevarsi, si arrangiano alla giornata,  hanno figli prestissimo e ntanti. E cosí la catena continua. Per spezzare la traditio sarebbe necessario un intervento che aiuti i figli a non essere come i padri, che fornisca loro gli strumenti culturali, e le opportunità,  indispensabili per vivere dignitosamente.Ne beneficerebbe, cosí, l’economia, la democrazia, tutti. Cosí dovrebbe essere, anche per il Venezuela. Purtroppo qui, il portato storico, è di una università escludente.

        La contraddizione venezuelana è proprio questa. L’ universitá pubblica é gratuita, in sintonia con le premesse democratiche, ma contemporaneamente a numero chiuso, tale da lasciare fuori dal proprio circolo virtuoso  tantissimi diplomati- allontanati solo per non aver superato uno test preselettivo. Nessuna facoltá è esclusa dalle preselezioni, non c’è possibilitá  cosí di iscriversi ad altro.  Bisogna aspettare l’anno seguente.

            “Purtroppo- come dice il rettore dell’Universitá centrale di “Caracas”- la struttura è limitata,i soldi pochi,  si possono accogliere solo un certo numero di persone”. I soldi, si sa, sono pochi sempre. Ma una cosa bisogna  dirla.

            Ad onor del vero il nuovo governo ha mostrato una certa sensibilità verso le problematiche dell’istruzione, dando vita alle cosiddette “missioni” (Robinson, Sucre…ecc.ecc.),cioè spingendo  chi non ha potuto, a studiare in corsi di studio compatti, appositamente organizzati con l’ausilio anche di volontari; per alcuni di coloro che partecipano è previsto anche un aiuto economico. Certo: il titolo di studio che si consegue è sicuramente di poco valore, i risultati poco incoraggianti, ma  molti iniziano a credere che, dopo anni di politica corrotta, finalmente qualcosa viene fatto.

 

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