-Caracas, 18 settembre 2004-

            "...insomma populismo o non populismo si stava costruendo, ed alimentando, quel rapporto di reciproca fiducia a cui Chàvez, tra crocifissi e canzonette, affida il proprio destino di statista..."

 

                  Missioni

 

 

 

 

 

 

 

 

TRADUZIONE:

GRAZIE PRESIDENTE CHAVEZ -

prima missione Robinson, celebrando l'alfabetizzazione di un milione di patrioti

Piero Armenti

 

Pochi mesi fa spiegammo il senso delle “missioni bolivariane”, lanciate circa un anno fa per risolvere le grandi piaghe del Venezuela, e garantire realmente i diritti universali dell’uomo: salute, educazione, alimentazione,lavoro.

 

 Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, art.25: Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

 

Le missioni, considerate demagogiche dall’opposizione, e prive di efficacia, perchè nate solo dall’esigenza di alimentare il conseso artificialmente, furono affidate non alla burocrazia ministeriale, della cui trasparenza anche Chàvez diffidava, bensì direttamente a persone di nomina governativa,   ad hoc, ed utilizzando i fondi della rinata PDVSA.

Le missioni furono, tra i provvedimenti rivoluzionari, uno dei più controversi, ma anche uno di quelli di maggior successo per l’opinione pubblica dell’altra Venezuela, quella che vive nell’oscurità della propria miseria.  

       Per esempio la Missione “Barrio Adentro”, che al di là della traduzione letteraria, indica un inclusione dei barrios nella realtà cittadina, riuscì a garantire un minimo di assistenza medica in loco, nei barrios, lì dove prima, l’assenza cronica di medici, faceva di qualsiasi minima malattia una catastrofe.

   Insomma populismo o non populismo si stava costruendo, ed alimentando, quel rapporto di reciproca fiducia a cui Chàvez, tra crocifissi e canzonette, affida il proprio destino di statista.

Di ieri però la notizia di una piccola ribellione dei beneficiari della missione.

       Dinanzi all’INCE, istituto incaricato di pagare le mensualità ai partecipanti, si è scatenata un piccola manifestazione di protesta, contro il ritardo nei pagamenti.

    Riferisce l’Universal, giornale di spicco nel panorama venezuelano, che alcuni, stanchi della gestione amministrativa, abbiano organizzato questa manifestazione, nella speranza di poter parlare con i responsabili del progetto, ma di risposta ne hanno avuto solo porte chiuse in faccia e sberleffi.

  Questa la notizia, non convince molti.  Potrebbe  essere, si vocifera, un tentativo, tra i tanti, di screditare il governo, da parte di media parziali, e schierati, che più volte hanno distorto la percezione della realtà per finalità politiche.

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