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Sono le 6 del pomeriggio (17 agosto) quando inizia la seconda conferenza stampa del presidente Carter e di Gaviriria (quest’ultimo rappresentante dell’OEA). I due confermano la propria posizione: nessuna frode, tutto è perfettamente regolare. Dinanzi all’evidenza anche gli Stati Uniti riconoscono l’esito delle elezioni, cauta, ancora, l’Unione Europea. L'opposzione é sconteta, Carter, però, mostrando apertura verso le loro doglianze , ne accoglie le richieste: si riapriranno le urne e si conteggeranno manualmente le schede, non di tutte le urne però, bensì un campione di 150, scelte a sorteggio. Il CNE è d’accordo e le operazioni verranno portate avanti alla presenza di testimoni dell’opposizione. Tutto sembrerebbe risolto, quindi, se non fosse che a dubbi si sommano dubbi, e alcuni ripetono che si dovrebbero fare altre votazioni. Ad aver aumentato le perplessità sono alcune stranezze occorse nella Stato Bolivar: da tre macchine scrutatrici in uno stesso seggio sarebbero usciti tre risultati del si identici: 133 voti,133 voti ,133 voti, una combinazione simprobabile?. Chssà- L’accusa, neanche tanto velata, è che siano stati manipolati i software, fino a inserire un limite oltre il quale tutti i Si si sarebbero trasformati in No. Fantascienza o realtà? I dubbi si insinuano nelle case delle famiglie avanguardiste d’opposizione. Sicuramente di fantascienza si tratta per molte notizie trapelate su teleschermi troppo poco selettivi. Si dice di tutto. Di un fantomatico hacker russo, assoldato dal governo per falsare i risultati, cè chi parla di alcuni universitari scomparsi per aver smascherato il trucco, prove di tutti i tipi compaiono su Globovision, molte però costituiscono un boomerang: sono talmente stupide da spingere la parte più saggia della popolazione a chiedersi:” e queste sono le prove?”. Intanto metà del Venezuela, prove o non prove, grida al “fraude”, sono le nove della sera quando iniziano a suonare le pentole; si ci scaglia contro gli osservatori internazionali, che avrebbero fatto gli interesi del petrolio, più che della democrazia, ci si scaglia anche contro la “Coordinadora democratica, incapace di controllare il procedimento elettorale, e che, troppo frettolosamente, aveva promesso un proprio placet all’esito delle votazioni, se vi fosse stato quello di Carter e Gaviria. Parola rimangiata, ex post. Nel clima di confusione si grida contro tutti e tutto: tutti corrotti, tutti da mandar via, “que se vayan todos”. Nel frattempo il Presidente rivoluzionario mostra saggia apertura: “uniamoci al tavolo con l’opposizione, vi invito a cena”, l’invito viene colto al volo dalla Federcams. Albis Muñoz, presidentessa di Fedecámaras, unione di industriali, dice «chi ha vinto deve rispettare chi ha perso e chi ha perso deve rispettare i risultati. Gli imprenditori vogliono stabilità e un rapporto franco con il governo per rilanciare l'economia”. Posizione saggia, assunta, stranamente, da una delle voci dell’opposizione storicamente più dura con Chàvez, quella industriale, ispiratrice del colpo di stato dell’11 aprile. Per il resto il mare magnum della coordinadora democratica sta mostrando le proprie falle, la propria disunità, accusata dagli stessi sostenitori di essere poco affidabile e credibile: che si stia preparando un lavacro da cui usciranno nuovi leader credibili per la sfida del 2006? Clicca, per tornare alla pagina iniziale
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