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"... Il 15 agosto
Mentre ancora regna l’incertezza sui presunti brogli elettorali, ma solo a livello locale, considerando che la Comunitá Internazionale ha giá accettato i risultati ratificati dagli osservatori internazionali, ripercorriamo a ritroso la giornata delle votazioni: il 15 agosto. Il 15 agosto 2004 rimarrá impresso nella memoria dei Venezuelani come una giornata stoica, ancor prima che storica. Le ore precedenti sono state caratterizzate da inviti ad una risveglio quasi militare: alle 3 del mattino, per accelerare le operazioni di voto. Ed un risveglio militare lo č stato veramente: alle tre della notte in punto una tromba attraversa le strade di Caracas, sobbalzando dal letto i nervosi venezuelani. Si parte: ai blocchi di partenza. Inizia cosí, guardandosi gli occhi spenti allo specchio, la giornata eroica del venezuelano avanguardista: la sveglia digitale per alcuni, la piedata del compagno per altri, pacche sulle spalle ed “andiamo”! Quel che non si dice č che oggi famiglie intere non adranno semplicemente a votare: andranno in guerra, a lottare, ognuno per le sue idee, innanzitutto: lottare per i fatti non ha senso, quando i fatti non superano la soglia della verosimiglianza. Il primo timore č una coda infernale, una coda da far invidia alla fantasia dantesca. I loro padri pagarono la democrazia col sangue, loro ne seguono l’esempio e rilanciano: visi ustionati, svenimenti, sfinimento. Questo č il pericolo per chi semplicemente si reca a votare. Nella Venezuela democratica, le code antidemocratiche sono di 10 ore. Nessun problema: c’č chi si č attrezzato. Panini, bibite, sedie, qualcuno col quattro (chitarra a quattro corde) intona qualche melodia, giusto cosí, per ballarci su. Si ci lamenta, eccome, ma non piú di tanto, č quasi normale in un paese dove le code impegnano un numero altissimo di anni della vita. Anzi, qualcuno ne č entusiasta: piú il cammino verso la liberazione č arduo, piú la liberazione diviene trionfo, sublimazione delle proprie pene a metafisica del riscatto. Ognuno č convinto di vincere in base ai propri personali exit-pool: intervista liturgica al precedente e al susseguente della fila. Tutti sono convinti che tutti bareranno, da un momento all’altro: occhi sbarrati, e che tutto fili... liscio. I militari sono lí, onnipresenti, a garantire l’ordine pubblico, con l’inesperienza tipica dei militari, quando si occupano di mansioni da polizia civile. Posso andare lí? posso andare il bagno? Le loro risposte incerte e contraddittorie. La loro presenza andrebbe rivista, soprattutto per i problemi di conflitto di potere tra il CNE e i militari: “chi comanda chi” nel lungo processo elettorale. Intanto a Petare ( quartiere povero) una ragazza di venti anni muore, uccisa da un colpo accidentale di un giovanotto in mimetica. The show must go on, e cosí continuiamo la nostra cronaca: arriva finalmente il momento del voto: si preme con il dito su uno schermo digitale: si o no…si conferma il voto… e si deposita la ricevuta in un bidone, ma la cosa su cui vale la pena soffermarsi č la liturgica “immersione del dito nell’inchiostro”. Ho riso di gusto quando me ne hanno spiegato il motivo: per evitare che si voti due volte gli si macchia il dito, per riconoscerlo. E cosí, come l’ostia della domenica, che comunque non si vede, il Venezuela del dopo voto č un esercito di mignoli macchiati di blu, simbolo di un’immersione da liturgia laica.
E non c’č modo di opporsi all’atto: se vuoi votare, trasforma
il tuo mignolo in un mignol-puffo,
tertium no datur. Sará lesivo della privacy, sará cancerogeno l’inchiostro blu, sará pericoloso per la salute, sará una imposizione anticostituzionale? Nessuno solleva queste domande: a chi vuoi che importi dinanzi alle elezioni del nuovo secolo, in un paese dove l’autobus cammina con le porte aperte? Clicca, per tornare alla pagina iniziale
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