-Caracas, 16 settembre 2004-

Ambulanti di Caracas

    "...il giorno e la notte simulano il dramma della propria società, di chi vive nell’oscurità della miseria, e cede il passo, sempre e continuamente, a chi la propria vita ce l’ha, e la mantiene intatta..."

    Piero Armenti

 

     Pochi mesi fa parlammo della buhonerìa, il fenomeno degli ambulanti di Caracas, aumentati sensibilmente in questi ultimi anni,come  riflesso di una profonda crisi economica.

          Migliaia di posti di lavoro fissi, quelli con con contratto e cartellino, sono stati bruciati i,  rivitalizzando le strade della collinare Caracas : colme, stracolme di ragazzi, padri, madri (spesso anche loro ragazzi), a vendere qualsiasi cosa, biscotti, ombrelli, il tutto per racimolare quel poco necessario per continuare a vivere.

            Il fenomeno di impoverimento  ha colpito anche molti professionisti, costretti dalle ristrettezze  a dover rinunciare al proprio stile di vita, ma costretti anche, e soprattutto, a rimpiazzare il tempo libero con un secondo lavoro, ad esempio condurre un taxi.

            Il fenomeno era di un capitalismo della prima ora, un capitalismo che compiva i primi passi, fatto di persone che iniziavano con quel poco di capitale che ognuno possedeva, e di tanto tempo libero.

            Però, a distanza di anni dall’inizio del fenomeno, qualcosa è cambiato. Il capitalismo,  tutte le scuole economiche lo  riconoscono, ha una propensione dinamica molto accentuata: qualsiasi sia il punto di partenza, evolve, procede: alcuni si ingrandiscono, altri rimangono indietro.

            E  così chi all’inizio possedeva un panno da stendere sul marciapiede, adesso può permettersi un tavolo grande e solido su cui mostrare la mercanzia, utilizza  un ombrellone per proteggersi dalla pioggia e dal sole, e una carriola a due ruote per spostare il proprio negozio dal magazzino al punto vendita.

            Alcuni, quelli che veramente hanno sfondato, hanno montato delle vere e proprie succursali con impiegati, magari quelli stessi che un tempo non ce l’avevano fatta, ma più spesso  familiari in cerca di una sistemazione.  

            Aumentando il numero dei venditori cresce anche quello di produttori di merce, la concorrenza affina nuove strategie per sedurre i clienti: consegnare la merce a domicilio, o facilitazioni finanziarie.  

         Si sviluppa, di seguito, una industria nazionale, medio piccola, di prodotti finti, e di scarsa qualità, ma costantemente ricercati in un mercato dove l’impoverimento si riflette anche nell’impossibilità di frequentare centri commerciali, a meno di non voler esercitarsi nel masochismo da diminuzione di reddito.

            Comunque, seguendo i rumors, la mercanzia della nuova stagione saranno soprattutto borse e uniformi scolari. Ma prodotti sempreverdi rimangono anche i Cd e Dvd pirati, in pole position i tavolini con un telefono dove fittare telefonate, la vera novità di questo pazzo, pazzissimo Venezuela.

            Cosa ci si può aspettare per il futuro? che accettino carte di credito,  che offrino servizi ambulanti a domicilio,  che creino filiali nel mondo, che facciano concorrenza alla cocacola nell’assicurarsi il primo tabellone luminoso  in piazza Tienamen?

                Al di là delle battute rimane una  realtà  triste: quella di imprenditori della povertà, che vivono nel barrios, e che mai, probabilmente, potranno comprarsi una casa degna di queste quattro lettere. Per sempre nel ramo flessibile, quello in cui nessuna garanzia e prevista, e nessuna malattia concessa.

          Dopotutto sono il riflesso di un Venezuela in cui  il giorno e la notte simulano il dramma della propria società, di chi vive nell’oscurità della miseria, e cede il passo, sempre e continuamente, a chi la propria vita ce l’ha, e la mantiene intatta.

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