Caracas, 16 giugno 2004

     "...Gran parte di queste pratiche trovano unico fondamento nella tradizione, e se pure all’origine avevano una motivazione, sparita questa, rimangono  le pratiche: é tipico delle societá tradizionali, ancestrali..."

 

       Tribù ed infanticidio

 

Piero Armenti

Gli Yanomami sono indigeni che abitano le foreste pluviali amazzoniche, lungo il confine tra il Brasile ed il Venezuela. Sono circa 27.000 e vivono in tribù perfettamente organizzate; hanno origini antichissime, forse risalgono a circa 50.000 anni fa, e la loro esistenza è continuamente minacciata sia dai poteri forti statali che dagli interessi economici

Quel di cui voglio parlare non sono i problemi politici e storici di questa tribù.

Voglio soffermarmi sulla pratica dell’infanticidio, e non per screditare  la fama di una delle tribù più apprezzate, ma nella speranza che l’occhio soggettivo ed emotivo del lettore si discosti dal proprio “sè”, dalla propria morale, dai propri costumi, e si immerga, solo per un momento, in un mondo differente, incredibilmente distante dal nostro, ma che nel proprio piccolo ha una propria giustizia, proprie regole, e una  propria moralità-

Quello dell’infanticidio è forse la pratica più incomprensibile per noi occidentali (ma anche orientali, meridionali e settentrionali, visto che gli indigeni ora sono una minoranza). Ê una crudele forma di controllo delle nascite inammissibile per la nostra morale, ma che dagli yanomami viene attuata con una certa ritualità-

I casi di infanticidio sono vari: innanzi tutto si deve praticare se il neonato è deforme, ed è la stessa madre che provvede alla sua soppressione, ma la stessa sorte, nel caso di parto gemellare, è riservata ad uno dei due neonati:il  più debole. Se i bambini sono ugualmente vitali e di sesso opposto, verrà sagrificata la femmina.

E’ un comportamente che va letto nell’ottica dell’equilibrio naturale della specie, che non si interessa di diritti umani, bensì sagrifica, senza problemi, l’esistenza del singolo per la sopravvivenza della specie.

Le motivazioni che sono alla base di questo gesto sono semplici, fin troppo: l’individuo deforme sarebbe un peso per il gruppo, mentre il secondo gemello non potrebbe essere allattato ed allevato dalla madre, costretta già dopo il parto a lavorare con sulle spalle, legato ad un pezzo di stoffa, il figlio superstite.

 

Ci sono anche altri casi di infanticidio.

L’infanticidio è praticato anche se la madre è impegnata nell’allevamento di un altro bambino che non ha ancora raggiunto l’età di tre anni; oppure  nel caso vi sia un sussegursi di nascite di sole femmine, o perchè il padre sia illegittimo. L’uccisione del bambino nato fuori dal matrimonio da parte della ragazza madre è una triste ed inderogabile legge, ed è l’unico modo per la  donna di salvare la propria faccia dinanzi alla comunità: per l’infanticidio, praticato di solito da sola, nessuno le muoverà delle critiche.

La persecuzione delle femmine neonate appare, inoltre, incomprensibile vista la carenza di donne, e le risse sanguinose che si scatenano per contendersi una compagna.

Gran parte di queste pratiche trovano unico fondamento nella tradizione, e se pure all’origine avevano una motivazione, sparita questa, non spariscono  le pratiche, é tipico delle societá tradizionali, ancestrali.

Ma la tradizione, per quanto diventi a volte immotivata e crudela, fa pare di una ratio indigena che nella tradizione stessa trova  conforto e garanzia per la propria stabilità.

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