-Caracas, 16 agosto 2004-

   "...Sono le quattro del mattino e  il CNE (consiglio nazionale elettorale) dichiara la vittoria dei No, ossia la conferma del presidente..."

 Il giorno dopo

Piero Armenti

Il giorno dopo il clima nella capitale resta teso.

La rabbia degli oppositori si concretizza in una spontanea discesa in piazza, verso le due. Luogo di ritrovo la solita piazza Altamira:  oramai i caraqueñi ci sono abituati, è quasi sempre così, nei momenti cruciali.

Da una parte gli officialisti, stranamente pochi,  a festeggiare l’ennesima vittoria, dall’altra l’opposizione, anch’essi pochi,  a denunciare megafrodi a danno della volontà elettorale- Ma torniamo indietro, alle quattro di mattina, quando inizia questa seconda lunghissima giornata.

Sono le quattro del mattino e  il CNE (consiglio nazionale elettorale) dichiara la vittoria dei No, ossia la conferma del presidente. Chàvez in pochi minuti piomba sul balcone del palazzo Miraflores, sudato, con solita camicia rossa, a ringraziare: in basso a guardarlo i reduci di una giornata elettorale unica, con code ai seggi di 10 ore, e volti rossi arsi al sole.

Inizia così, col botto,  la dura mattinata del 16 di agosto (after-day). Tutti iniziano a mangiare arepas prima del tempo, incollati al televisore (vero protagonista di questi anni pazzi ) a seguire i commenti del trionfo-disfatta. Il tempo passa in fretta.

Arrivano le otto del mattino: Caracas, per strada,  è una città morta.E’ il giorno dopo, le banche non hanno aperto, e il loro esempio è stato seguito da molti commercianti; chi può rimane in casa, attaccato al televisore.Lo fa anche  spaventato dagli ultimi tre anni di politica di piazza, che tra colpo di stato  e scioperi,  ha bombardato le case dei venezuelani con immagini di scontri, di  morti, e di pistole.

La metropolitana, alle 9 di mattina, è vuota, solitamente è impossibile trovare un centimetroquadrato di spazio vitale. Siamo in  una città quasi spettrale, nell'oggi che dura un'eternità.

I giornali sono appena usciti, caldi come focacce; son solo due ore di ritardo, ma questa volta non è inefficienza, quella del giorno prima è stata una giornata faticosa per tutti.

Si cammina per strada, in un silenzio insolito.

Mi giro, mi volto: da un momento all’altro si ci aspetta di tutto, sicuramente è paura immotivata, ma inevitabile quando chiunque incontri ti invita alla prudenza :”chissà che succederà”: rimbomba l’ eco di una cronaca futura.

Il vero problema, alla base di possibili disturbi di piazza,  è che l’opposizione ha denunciato brogli elettorali, disconoscendo i risultati-

Spiegamoci meglio: secondo il comitato Sùmate ( “unisciti”, tradotto in italiano, finanziato con soldi del governo americano, si dice), prestando fede ai dati dei loro exit-pools, Chàvez avrebbe dovuto perdere con il 59,4 %, ed invece? cosa è successo?.

Chi ha manipolato le macchine per il voto? (della Smartmatic, macchine olivetti).

Di fatti sembra nessuno, considerando che autorevolissimi osservatori internazionali ( il Centro Carter del ex-presidente statunitense Carter, nobel per la pace, e il rappresentante Gaviria dell’Unione degli Stati Americani) hanno affermato la assoluta regolarità delle elezioni. Nonostante questo, l’opposizione ripete: c’è stata una frode, i dati comunicati dalle macchine al centro elaborazione dati sono falsati.

Da chi?come? Si chiedono in molti, visto che la parte tecnica di manutenzione è stata curata da tecnici esperti ed indipendenti, e non  da politici e militari.

Ma l’opposizione continua con i suoi dubbi,  e insiste: chiede una prova supplementare attraverso una verifica a campione di alcuni seggi, per vedere se i dati elettronici corrispondono veramente alle schede deposte nell’urna (di fatti dopo il voto  digitato su di uno schermo luminoso, si riceve una ricevuta con il il voto espresso, da depositare in un’urna). Una richiesta accettabile, che però fino ad adesso è stata respinta dal Consiglio Elettorale, più probabilmente per incaponimento che per altro.

Gli antichavisti, però,  non hanno dubbi: il presidente imbroglione l’ha fatta di nuovo grossa. Le loro certezze si basano su semplice intuito elettorale: ma se nella fila eravamo tutti per il si, come ha fatto a vincere il no?

Sia come sia il mondo va avanti.

Il dollaro impenna, il prezzo del petrolio scende (non per amore verso il Presidente, bensì verso la stabilità) e Chàvez riceve gli auguri di mezzo mondo:il presidente argentino, Kirchner, e quello spagnolo, Zapatero, innanzitutto; più cauta l’Unione Europea, la Francia e gli Stati Uniti, questi ultimi oramai abituati alla frenesia di risultati che cambiano ogni quarto d’ora.

In Piazza Francia, Altamira, i media  registrano colpi d’arma da fuoco, con sei feriti e forse un morto.

Col passar del tempo la notizia del morto viene ritrattata ( ma poi riaffermata):  la foto dei tre manifestanti con la pistola puntata vale oro. E così il Venezuela è in prima pagina dovunque. In Italia- come nel resto del mondo. Per un giorno, solo per un giorno, riesce a fare concorrenza all’Iraq.

 Clicca, per tornare  alla pagina iniziale