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15 maggio 2006
INTERVISTA AD ALAN WOODS
IL MARXISTA EUROPEO CHE SPINGE PER UN GIRO A SINISTRA
Più chavista di Chàvez,
considera quella venezuelana un'occasione
storica per metter fine al potere dell' "oligarchia" venezuelana. Ma la
rivoluzione deve andare avanti, "la
maggior parte dei capitalisti non è ancora stata espropriata, i
latifondisti hanno ancora in pugno la maggior parte delle terre".
ESCLUSIVA CONCESSA DA
Alessia Candito
Com’è
iniziata la campagna Hands off Venezuela?
Quando abbiamo lanciato la
campagna eravamo solo un piccolo gruppo, in Gran Bretagna. Fu alla fine
del 2002, all’epoca del sabotaggio petrolifero. Ci siamo resi conto che
la rivoluzione era in pericolo. E per questo ci siamo mobilitati: per
contrastare le aggressioni mediatiche, fisiche, militari e diplomatiche
contro il Venezuela. Eravamo solo un piccolo gruppo, ma adesso siamo
presenti in più di 30 paesi.
Quali sono gli obiettivi che
questa campagna ha raggiunto?
Sono molti e sono
considerevoli. Quando abbiamo iniziato, quasi nessuno in Europa parlava
del Venezuela ed erano in molti a criticare il presidente Chávez per le
sue origini militari. La confusione ed il livello di ignoranza in
proposito erano enormi. Abbiamo dato
il via ad una campagna di informazione molto estesa, spiegando
pazientemente le caratteristiche del processo.
Per fare un esempio, in Gran Bretagna, un paese estremamente importante
sullo scacchiere politico mondiale, ancor di più se si considera
l’atteggiamento pro-imperialista di Tony Blair, abbiamo lavorato molto
nei sindacati, sindacati che sono anche una componente molto importante
del partito laburista. L’anno scorso abbiamo ottenuto che al congresso
del TUC, l’organo superiore del sindacato più grande di tutta la Gran
Bretagna, un sindacato che rappresenta 7 milioni di lavoratori, venisse
votata all’unanimità la mozione presentata da Hands off a favore della
rivoluzione bolivariana e della UNT. È un successo considerevole e
continuiamo a crescere. Basti pensare che la stessa cosa è successa solo
pochi giorni fa con sindacato di categoria che rappresenta più di
330mila lavoratori. Anche in questo caso l’appoggio alla rivoluzione è
stato votato all’unanimità, così come la proposta di associarsi alla
campagna. Lo stesso è successo in Spagna, in Messico, in Italia, in
Germania. A questi esempi potrebbe seguire un largo eccetera. In
Pakistan, ho assistito a un congresso di 1500 giovani sindacalisti
riuniti a Lahore ed anche loro hanno votato non solo a favore del
Venezuela ma anche di Cuba.
Ieri il Presidente Chávez ha
chiesto a tutti di aderire alla campagna Hands off. Cosa significa
questo per voi?
È un riconoscimento ufficiale
del lavoro così intenso che abbiamo fatto negli ultimi quattro anni.
L’appoggio del presidente è molto importante per noi. Ci da più forza
per continuare a lottare, portare avanti questa battaglia, sia a livello
internazionale, sia in Venezuela. La rivoluzione guidata dal Presidente
Chavez ha fatto compiere al paese passi da gigante, ma non è ancora
conclusa.
Molta gente, anche personaggi
importanti della sinistra internazionale, continua a dire che Chávez non
è che un caudillo..
Magari avessimo più caudillos
di questo genere! Comunque quanto dici è vero, nella sinistra c’è ancora
molta confusione. Questi signori si dicono marxisti, parlano molto di
rivoluzione eppure quando se ne trovano una davanti agli occhi, non la
riconoscono. Sono come il primo bianco arrivato in Africa che vede una
giraffa. L’unica cosa che è in grado di dire è “Non ci credo”.
Ed allora qual è la vera
forza del presidente Chávez?
Il popolo, solo ed
esclusivamente il popolo. In ogni momento, l’unica vera forza, il vero
motore della rivoluzione sono state le masse. Si è visto chiaramente
nell’aprile 2002. Per la prima volta nella storia dell’America latina,
un golpe orchestrato dal capitale, dai banchieri, dai capitalisti, da
settori della Chiesa, ed ovviamente dall’Ambasciata statunitense, nel
giro di 48 ore è stato sconfitto dalle masse. Ripeto, la vera ed unica
forza della rivoluzione bolivariana, il vero sostegno, sta nell’appoggio
delle masse. Sono state le masse a sconfiggere per ben tre volte la
controrivoluzione, l’ultima volta nell’agosto
2004, in occasione del referendum revocatorio. Quella vittoria ha
portato il movimento ad uno stadio superiore. Gli strati più avanzati
hanno compreso che sebbene qualche miglioramento ci sia stato le
battaglie fondamentali sono ancora da combattere.
Quali battaglie?
La rivoluzione bolivariana ha
intrapreso una serie di misure per migliorare le condizioni di vita
delle masse. Ha introdotto una costituzione democratica, ha resistito
agli attacchi dell’imperialismo, ha avviato una riforma agraria ed ha
avviato la nazionalizzazione di alcune aziende. Ma non basta. La maggior
parte dei capitalisti non è ancora stata espropriata, i latifondisti
hanno ancora in pugno la maggior parte delle terre.
La rivoluzione venezuelana è
cominciata, ed è meravigliosa. Ha dimostrato a tutto il mondo che le
masse hanno la possibilità, la forza di cambiare la società. Ma non si
può dire che i suoi compiti, le sue potenzialità si siano esaurite. Non
ha ancora attraversato il punto di non ritorno.
Io credo che le opzioni
possibili siano due: o la rivoluzione avanza fino alla trasformazione in
senso socialista della società, oppure, prima o poi, l’iniziativa
passerà alla controrivoluzione.
Fino a quando la terra, la
banca e gran parte dell’industria rimarranno in mano ai privati, non
credo che si possa affermare che la rivoluzione è conclusa.
Per far sì che questa
rivoluzione sia irreversibile, bisogna procedere e mettere in marcia
misure radicali: la nazionalizzazione della terra, della banca e delle
grandi industrie sotto il controllo democratico dei lavoratori.
Qual è l’ostacolo che fa sì
che questi passi non vengano fatti?
Gli imperialisti e
l’oligarchia. Più e più volte hanno tentato di attaccare frontalmente la
rivoluzione e sono stati sconfitti. Ma non bisogna pensare che abbiano
abbandonato la lotta. Semplicemente, hanno iniziato ad utilizzare altri
mezzi: la cospirazione, l’infiltrazione, la corruzione. Hanno comprato
interi settori della burocrazia, incluso alcuni dirigenti sedicenti
bolivariani. Stanno creando una specie di quinta colonna burocratica
all’interno del processo. Questo è il pericolo maggiore per la
rivoluzione.
L’ MVR è sempre stato un
movimento molto eterogeneo e ideologicamente confuso, al vertice non
sono pochi i controrivoluzionari. Oggi, assistiamo al chiaro emergere di
due tendenze al suo interno, tendenze che riflettono pressioni di classe
differenti. L’ala riformista del movimento bolivariano, sta tentando di
distorcere le misure rivoluzionarie che i settori più avanzati del
governo cercano di introdurre, e spingono perché vengano fatte alcune
concessioni alla borghesia.
Ma le masse hanno ben altre
idee. I lavoratori chiedono a gran voce che il processo sia portato fino
in fondo. La classe operaia sta emergendo ora come forza indipendente e
sulla scorta di esperienze come quella della Inveval o della Invepal,
sta giungendo a conclusioni molto avanzate. Fatta eccezione per Chávez
ed alcuni dirigenti, c’è un atteggiamento molto critico nei confronti
della burocrazia e dell’ala pro-capitalista del movimento bolivariano.
A qualsiasi livello assistiamo ad una lotta feroce tra le masse e la
burocrazia, che essenzialmente è una lotta di classe, fra rivoluzione e
controrivoluzione, fra classe lavoratrice e borghesia.
Da dove nasce questa
burocrazia? Come si è formata?
Bisogna tener presente che la
maggior parte dell’apparato statale non è operaio o contadino, ma è
stato ereditato dal vecchio regime. L’apparato della IV Repubblica,
nonostante un cambiamento di facciata, è rimasto praticamente intatto.
La questione dello Stato è
una questione fondamentale. Senza un cambiamento radicale, una
trasformazione, senza lo smantellamento totale del vecchio apparato, che
è necessario sostituire con un’autentica democrazia diretta dei
lavoratori, questa rivoluzione non può trionfare.
C’è chi dice che queste masse
non sono organizzate o lo sono in percentuale minima. Lo stesso
presidente Chávez ha chiesto ai giovani di organizzarsi. Secondo Lei,
che tipo di organizzazione bisognerebbe costruire?
Karl Marx, molto tempo fa, ha
detto che la classe operaia non organizzata è solo materia prima per lo
sfruttamento. Per vincere le nostre battaglie, siano queste uno
sciopero, una vertenza sindacale, un’occupazione di terre o cambiare la
società è necessario essere organizzati. Bisogna rafforzare il movimento
sindacale venezuelano, in particolare
la UNT, che secondo me dovrebbe assumere una posizione piú decisa in
relazione all’ondata di occupazioni di fabbriche. Dovrebbe spingere per
una nazionalizzazione.
Ma al di lá di questo, è
necessaria un’organizzazione politica nazionale. Come marxista, penso
che sia necessario che l’avanguardia della classe operaia, la gioventú,
cosí come i contadini portino avanti una politica di classe. Una
politica di tal genere non può che essere una politica marxista. Quello
che propongo non è necessariamente la formazione di un nuovo partito, di
partiti ce ne sono fin troppi in Venezuela. Come marxisti, abbiamo un
compito che è quello di lottare fianco a fianco con le masse,
condividendo con loro ogni esperienza e spiegando pazientemente e
lavorando giorno e notte per avvicinare l’avanguardia bolivariana alle
idee del marxismo.
Lei si dice marxista, la sua
è un’analisi marxista della rivoluzione venezuelana. Eppure molta gente,
molti intellettuali, da tempo dicono che il marxismo è morto..
Io sono gallese. Quando si
abbassa la marea, lì sulle coste, rimangono centinaia di pesci. Si
dibattono, si agitano ma sono già morti… questi intellettuali sono come
loro. Si agitano, gridano alla morte del marxismo ma tutto ci dice che
non è così. È da 50 anni che si parla di morte del marxismo.. mi
chiedo:<Se il marxismo è morto, perché ne hanno così paura?>
Il marxismo è tutto fuorché
morto. Al contrario oggi è più attuale che mai. Il sistema capitalista è
moribondo e le idee che tanto tempo fa Marx e Engels hanno spiegato nel
Manifesto comunista sono fondamentali per comprendere il mondo
contemporaneo. E sono molto piú attuali di molte delle fantasiose
analisi economiche che vengono proposte oggi.
La gente, in America latina,
come in Europa, in Asia, in tutto il mondo è ormai stanca del
capitalismo e della degenerazione che questo ha portato. Questa gente si
sta organizzando, stanno nascendo movimenti di protesta, di opposizione,
confusi a volte, eppure sempre più radicali.
Come marxisti, appoggiamo
qualsiasi movimento progressista, ma allo stesso tempo dobbiamo cercare
di intervenire e proporre a questa avanguardia un’idea più chiara, più
scientifica, più coerente di come portare a termine i compiti della
rivoluzione. È la grande sfida che abbiamo davanti a noi e noi, come
campagna “Manos fuera de Venezuela stiamo facendo tutto il possibile con
tutte le forze a nostra disposizione
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