|
Ce la faró? "io, nata in un Barrio"
"
Ce la faró ad uscire da questo Barrio: sono stanca, che la mia vita sia miseria, dolore, stenti, pioggia e fughe. In questo spurgo di cittá, in questa fogna, sopra colline rosse, vivo io, e noi, rigetti, gatti, rogna. Viviamo noi, schiavi di altri e di noi stessi, della impossibilitá di uscire fuori, e andare avanti: di esser padri e madri come tanti . Ma io no: voglio rialzarmi, ed arrivare a voi. A voi che state lí, nelle cittá profumate di lavanda, e leggete quotidiani seduti su poltrone bianche. Voglio che i miei figli abbiano le vostre malattie, la vostra depressione, che si suicidino, se mai!!, ma che non muoiano qui, tra i proiettili di strada, le zanzare e i vermi, tra la violenza, gli sputi, gli stupri, i lacci: divorati dalla paura, e l’incoscienza, che spacca la schiena, la forza, e spacca tutto come bottiglie vuote lanciate da balconi. Sono divorata, umiliata, respinta da quelli che una vita ce l’hanno,ed é normale: sono ricchi di caffellatte al mattino, pieni di intenzioni: la mano la tendono per gli spiccioli, e per accompagnare i figli a scuola. Loro, si sa, sono i miei padroni e per questo, un po’ li amo, un po’ li ammiro, un po’ piangono per me.
Sono qui, e non ho parole adatte per dirle queste quattro cose: neanche per pensarle. Qualcuno lo scriva, lo faccia per me, vi prego . E’ vero, neanche per pensarle. Pensare senza parole, come fare? sono necessarie, le parole, per riflettere, capire la rabbia del mondo , degli altri, di noi, ultimi: ma a me, che a scuola non ci andavo, che rimane dalla mia bocca larga? L’ odore acre della benzina, i fischi dei padri di famiglia: agli angoli di strade vendevo merendine, di donne cosí č stanca questa terra . Ma no, non abbiate compassione di me, di questa pioggia stanca. Continuerá questa vita in pochi metri di barracca, tra letti, e roba vecchia, con i miei quattro figli, che non siano lenzuole sporche, o carne da maiale. Clicca, per tornare alla pagina iniziale
|