|
-Caracas, 15 maggio 2004-
"....Seduti a terra, come i tre ragazzi immaginari di Brizzi, guardandoci fissi negli occhi e con a fianco una curvilinea creola, iniziamo a parlare..."
L'amico chavista
Oggi lasciamo il campo della politica , vista attraverso gli occhi dei suoi principali attori( giornali, tv, e politici) e caliamoci nei panni di un normale studente venezuelano, uno di quelli che frequenta il primo anno, che cammina per il campus interessato alla fragranza e alla freschezza delle ragazze venezuelane (bellissime, un pugno al cuore), oltre che alla qualitá degli studi… Il nostro amico si chiama Eduardo Campos, bassino, mulatto, simpatico, socievole. Partecipa attivamente al movimento per la trasformazione universitaria “movimento por la trasformación universitaria”, movimento universitario chavista, del popolo e per il popolo,che agisce per il miglioramento dell’Universitá Centrale di Caracas. Non vuole che lo si chiami chavista, a lui suona male, è come se lo si volesse accusare di estremismo irriflessivo : lui, invece, ragiona . Seduti a terra, come i tre ragazzi immaginari di Brizzi, guardandoci fissi negli occhi e con a fianco una curvilinea creola, iniziamo a parlare. Siamo all’Universitá Centrale di Caracas, è sabato, fa caldo, l’Universitá è strapiena: si tengono le prove interne, quelle per essere ammessi all'Università. Ci troviamo in un Campus immenso, pubblico, con piscine e campi per ogni tipo di sport, dal baseball( qui molto praticato, nella speranza di andare negli States) al tennis, al calcio. E' un' università ovviamente povera, un po’ trascurata, rispetto ai nostri standard: al posto dei prati inglesi l’erba alta, banchi di legno grezzo, sedie fatiscenti, ma è un piccolo gioiello, se invece la rapporti alla povertà di un barrio che sta lì, di fianco, con gente che vive in case costruite sotto un ponte.
. Eduardo mi parla e spiega che l’Universitá è pubblica, le tasse sono bassissime, da non essere un problema per nessuno, il vero problema è che per entrare è necessario o aver avuto ottimi voti durante il liceo, o essere bravi sportivi ( quanta influenza americana in questo), oppure, ultima spiaggia, superare la terribile, selettiva prova interna, interna perchè ogni facoltà ne ha una con delle quote di persone da poter ammettere. Ultima spiaggia, dicevo. Le paure sono le solite: che i posti vengano prenotati da figli di persone che contano, o venduti al migliore offerente. Ed è proprio sulla prova interna che loro, chavisti, concentrano le loro forze di protesta : reclamano il diritto allo studio per tutti, umano, illimitabile. Criticano una prova selettiva fino all’eccesso, chiedono piú posti, più risorse. Quanta distanza dai problemi universitari italiani, eche sono di tasse che aumentano, servizi che scadono, e di troppo blandi limiti d’ingresso: l’esatto opposto. Qui le tasse non si pagano, o sono minime, i professori sono considerati bravi, e i limiti all’ingresso, al contrario, troppo severi.
La nostra conversazione continua ( e continuerá anche il nostro articolo). Parliamo, infine, di politica e, chiaramente, di donne, della profondità di certi visi, della irresistibilità di certi corpi, è vita, in fondo, prima che politica. La mia, la sua.
|