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-Caracas, 15 luglio 2004- "...L’uomo medio torna al centro , e nega allo specialista il diritto d’audizione, perchè anche lo specialista insegue la pagnotta, e come tale è poco credibile..."
La guerra delle immagini
La lotta politica, nella polarizzata società venezuelana, è di una veemenza senza precedenti. Due mesi di sciopero, che hanno compromesso economicamente il Venezuela, un colpo di stato fallito, il linguaggio aggressivo e diretto del presidente, le minacce degli Stati Uniti, il tutto fa da sfondo ad una realtà confusa, condizionata dall’impossibilità di distinguere il vero dal falso, i fatti dalle interpretazioni, la propaganda dai programmi, i dati oggettivi dalla forzature. L’occhio dell’osservatore rimane interdetto,attonito, e costretto, dinanzi al magma di informazioni vere e verosimili, a scegliere basandosi sul proprio intuito; più che ascoltare le parole, c’è da tenere ben aperti gli occhi, osservare, innanzitutto, e poi procedere adagio. In una società nettamente spaccata in due, non può esistere equidistanza, obiettività, qualsiasi cosa si dica subito viene prima qualificata (pro o contro il governo), e poi squalificata per contrasto. O con me o contro di me, tertium no datur. La realtà, quella dei dati oggettivi, è negata a priori, è relegata sullo sfondo del ragionamento, sostituita e divorata dalla percezione. L’uomo medio torna al centro , e nega allo specialista il diritto d’audizione, perchè anche lo specialista insegue la pagnotta, e come tale è poco credibile. La nuova guerra, che civile già lo è per intensità e conseguenze, si gioca non con le armi, ma con la persueasione, e a sparare non sono mitra o cannoni, bensì televisioni, giornali, radio; i proiettili sono le immagini, e le parole, anzi la voce che sputa quelle parole; la dialettica delle parti, insostituibile garanzia democratica, degrada a scontro vile, a meccanica dell’ingiuria, a invocazione di parzialità- E’ guerra d’aggressione, da un lato e dall’altro, vince chi condiziona le emozioni del telespettatore, indirizzandole e imponendo la propria “percezione della realtà”. Le televisioni, di proprietà dell’opposizione, sono l’artiglieria di chi il governo lo vuole morto, e Chàvez risponde attraverso le “cadenas”, imponendo, quasi ogni giorno, alle televisioni di trasmettere a reti unificate i propri discorsi, o notizie affini. Ogni fatto ha una doppia verità: il colpo di stato fu contro il presidente o opera del presidente? i paramilitari colombiani opera degli USA o del governo? ecc.ecc.ecc. Electa una via, non datur recursus ad alteram: chi ha già scelto la parte per cui combattere (quasi tutti), prosegue con vocazione mistica nel proprio appoggio, e non lascia spazi a dubbi, o conversioni. Convertirsi in guerra è un esercizio spettacolare di masochismo, soprattutto per chi abita i piani alti del potere; l’uomo del popolo può permettersi qualsiasi giravolta, vale come nevischio, e le sue parole punture di zanzare, nulla più. Può ma non lo fa: rimane fedele alle proprie idee, per pace interiore, innanzitutto. Il fenomeno più interessante della guerra è la sublimazione dell’uomo, di alcuni uomini: erano artigiani e meccanici, ora sono diplomatici, fini ed arguti. Una vasta schiera di diplomatici, quelli che non aprono la bocca, per poter salire, gratuitamente, alla fine, sul carro del vincitore; specie amara per qualsiasi moralista, specie che guarda alla sopravvivenza, e a coltivare il proprio orticello (Cela est bien dit, répondit Candide, mais il faut cultiver notre jardin). E la verità, in tutto questo, che fine fa? nel secolo che ha eseguito la condanna a morte di dio, la verità ha un solo significato: quello processuale, per il resto annega. Mio nonno diceva : Amicus Plato, sed magis amica veritas. E in tutto questo la pagnotta? La forza delle idee smuove le acque, la forza della pagnotta spacca in due le galassie |