-Caracas, 14 settembre 2004-

...in entrambe regna il caos e l’anarchia. La superpopolazione, la contaminazione, la povertà, la delinquenza, la violenza e la mancanza di un ordinamento urbano, oltre ad altri fattori, portano i suoi abitanti a percepirle come fatalmente apocaliptiche..."

 

Caracas e Ciudad de Mexico

Piero Armenti

Boris Muñoz è un giornalista da “metropoli”, con sette anni  fitti fitti di cronache, da due delle città  più caotiche e pericolose del continente americano.

Caracas y Ciudad de Mexico, entrambe popolosissime, entrambe con immense fasce di povertà, entrambe con immense  frontiere interne (per usare un termine di Zigmunt Bauman), quelle che dividono  ricchi e poveri.

Sostiene Muñoz “in entrambe regna il caos e l’anarchia. La superpopolazione, la contaminazione, la povertà, la delinquenza, la violenza e la mancanza di un ordinamento urbano, oltre ad altri fattori, portano i suoi abitanti a percepirle come fatalmente apocaliptiche”.

Città dall’inferno, verrebbe da dire.

In tutte e due, osserva il nostro giornalista, c’è un momento preciso in cui inizia l’apocalissi urbana “ Per esempio, in città del Messico ci fu la  matanza di Tlatelolco il 2 ottobre del 1968 in piazza delle tre culture, dove morirono più di cinquecento persone. A Caracas, a partire dal 1989, dopo il Caracazo (migliaia di persone scese in piazza contro le misure neoliberali di Perez, migliaia di morti, uccisi dall’esercito)che  tralaltro coincise con la decentralizzazione e creazione di cinque nuovi municipi  dove si svilupparono territori di esclusione e di privelegi molto più accentuati”.

IMMAGINI DAL CARACAZO:

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