-Caracas, 14 maggio 2004-                       

                "....La Costituzione Bolivariana Venezuelana  permette ai cittadini di raccogliere le firme per indire un referendum con cui revocare il mandato...."

 

      Ultime sul referendum

 

Piero Armenti

                                    Il Venezuela, all’ombra della opinione pubblica internazionale, sta vivendo giorni decisivi  per il proprio futuro democratico. Partiamo     dall’inizio. 

          La Costituzione Bolivariana Venezuelana (recentissima, del 2000, ne parleremo in futuro) permette- art.72- ai cittadini di raccogliere le firme per indire un referendum con cui revocare il mandato a chiunque sia eletto dal popolo; deve, peró, necessariamente essere trascorso metá del mandato. 

         Le firme da raccogliere devono essere del 20% del totale nazionale dei votanti, e si vince il successivo  referendum con una  maggioranza di voti favorevoli che sia almeno uguale a quella con qui č stato eletto colui che si vuole revocare. Un po’ complicato, : č ingegneria, in fondo. 

       Ovviamente l’odiato-amato Presidente, trascorso metá del suo tempo, č rimasto vittima di questa “arma democratica”, da lui stesso caldeggiata nella Costituzione approvata dal proprio schieramento. L'opposizione, appena ha potuto, ha iniziato a raccogliere le firme, seguendo le complicate procedure previste dal Consiglio Elettorale Nazionale. 

         Le garanzie sulla veridicitá dell’identitá dei firmatari erano tantissime: oltre a nome e cognome, numero di carta di identitá, e data di nascita era necessario (sbarrate gli occhi!) addirittura imprimere le impronte digitali.

        I promotori, nonostante tutto, per evitare casini, hanno assistito a tutte le operazioni, assicurandosi che tutto procedesse in maniera regolare e esageratamente precisa; controllando, ad esempio, che ogni singola voce non sconfinasse ,anche di una sola lettera, in qualche altra campo.

          Alla fine tanta attenzione non bastó.

 

          Il Consiglio Nazionale Elettorale        ( presieduto da  Carrasquero) ha considerato invalide un numero esorbitante di firme       ( centinaia di migliaia) e su altre ha convocato i firmatari a rifirmare (scusate il gioco di parole). Le motivazioni sono state le piú varie: si contestava addirittura di aver lasciato compilare ad altre persone i campi, apponendo solo alla fine firma ed impronta, cosa regolarissima, a voler esser obiettivi. Ma non nel Venezuela terrorizzata dai brogli elettorali.

         Per garantirsi che i firmatari rifirmassero regolarmente, i promotori del referendum (coordinadora democratica) hanno chiamato come osservatori alcuni organismi statunitensi( tipo il Centro Carter, e l'OEA, ossia organizzazione degli Stati Americani). Non appena peró gli statunitensi hanno affermato che per evitare pressioni, non sarebbero stati ammessi “pentimenti” da parte di chi aveva giá firmato, apriti cielo ( e siamo alla notizia del giorno): Carrasquero e Rodriguez, due dei cinque responsabili della procedura, hanno inneggiato al popolo venezuelano, rifiutando la presenza degli americani durante le operazioni. Sostengono, infatti, che con questa interferenza gli organismi americani abbiano contravvenuto una delle regole: non esprimersi a favore di nessuna posizione, rimanendo semplicemente imparziali osservatori. 

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