-Caracas, 14 luglio 2004

"...Chàvez è presente, insieme agli altri presidente. E’ l’unico rivoluzionario del tavolo, l’unico apertamente anti-americano, l’unico il cui paese ha il segno negativo davanti a crescita...."

 

Politica estera

Piero Armenti

E’ il dodici di luglio, ci troviamo al 15eimo Consiglio Presidenziale  della Comunità Andina (la Comunità Andina è una organizzazione internazionale che comprende i 5 stati delle Ande: Colombia, Venezuela, Perù, Ecuador, Bolivia).

Chàvez è presente, insieme agli altri presidente. E’ l’unico rivoluzionario del tavolo, l’unico apertamente anti-americano, l’unico il cui paese ha il segno negativo davanti a crescita.

I tavoli internazionali sono i suoi  preferiti, perchè sono  quelli dove (dice lui) si definisce il futuro del paese, e quando dice paese intende tutta l’America Latina, sulla scia della Gran Colombia del suo maestro  e mèntore Simon Bolivar-.

La Comunità Andina, nata circa 35 anni fa, aveva, ed ha, come obiettivo l’integrazione politica ed economica dei paesi che ne fanno parte, in parole spicciole la creazione di un mercato comune, un’aria di libero commercio, teso ad accelerare lo sviluppo economico.

Per raggiungere questo obiettivo è necessaria, ovviamente, anche una politica esterna comune, di coordinazione e sintesi.

Chavèz è il primo e più forte  sostenitore dell’integrazione sudamericana.

 Dovunque può, in qualsiasi sede, la politica estera  viene prima di quella interna, e con voce decisa chiama all’unità e all’integrazione, la ballerina danzante (come ai suoi occhi, sulla cartina  appare il proprio continente). Il suo però è un linguaggio schietto, fin troppo,  e chiamando all’unità non risparmia di precisare che questa è contro l’Impero, contro gli Stati Uniti. Definirsi contro è sempre pericoloso; omettesse questa precisazione, con un minimo di mestiere, potrebbe capitanare veramente una riscossa sud-americana. Ma lui, eletto per il parlar chiaro e sincero, questo non lo fa. E le conseguenze le paga per intero.

Proprio questa precisazione antiamericana contribuisce ad isolarlo, a renderlo una sorta di mosca bianca (o nera) che a stento pesa sullo scacchiere internazionale- Come puoi pensare di lottare contro gli Stati Uniti, se contemporaneamente tutto il resto del continente ci fa accordi economici?

Di fatti durante il consiglio Andino è sembrata evidente la distanza tra il Venezuela e tutti gli altri.

Chavèz ha riaffermato la propria contrarietà all’ALCA ( un’area di libero commercio, che dovrebbe comprendere tutta l’America, dal Canada all’Argentina, escludendo Cuba),e    sottolineato  i rischi sociali  di una integrazione prematura con il nord. Prima integrare il sud, e poi contrattare con maggiore forza con gli statunitensi.

Le sue parole sono un vero e proprio tonfo nell’acqua, considerando che la realtà è distante dalle sue parole quanto lo è l'alaska dalla terra del fuoco.

Gli altri membri , infatti, non solo non hanno alcuna intenzione di unire prima il sud, per poi contrattare con  il nord, ma con il nord  hanno, ognuno per fatti suoi, già  iniziato  le trattative: l’obiettivo è  firmare un trattato di libero commercio (TLC) il prima possibile, che addirittura scavalchi la tanto odiata ALCA.

All'Alca, che quanto meno era multilaterale, si sono sostituiti una serie di accordi bilaterale, una vera e propria corsa alla disintegrazione.

     Chavèz ostenta calma su questo punto, e ai giornalisti che girano il coltello nella piaga, risponde: ”non ci arrabbiamo per questo, ognuno è sovrano, e libero di fare quel che vuole”.

            Di fatti le proposte del Venezuela non attraggono, probabilmente, come la pioggia di investimenti che potrebbe venire dagli Stati Uniti...il sex appeal della Coca Cola, si sa, non teme rivali, e le proposte di Chàvez, di una unione energetica chiamata petrosur, e di un canale televisivo unificato sud-americano opposto alle grandi multinazionali dell’informazione, suscita un lieve sorriso sulle labbra dei telespettatori

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