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13 aprile 2007 Quanto sono belle le venezuelane? (3)
Se c’è un simbolo controverso ma estremamente rappresentativo della donna venezuelana è senza dubbio Alicia Machado, la quarta venezuelana a vincere la corona di Miss Universo. Nel 1996 la più ambita tra le competizioni le regala un sogno, lei è solo una ventenne di provincia ma da allora si convertirà nella Marilyn Monroe del paese tropicale, capace di sedurre e scandalizzare i suoi concittadini. Diretta, senza mezza misure, è l’immagine perfetta della donna latinoamericana, passionale, umorale, naturalmente controversa. E’ Donald Trump, organizzatore di Miss Universo, a spingerla involontariamente verso la notorietà. Alicia, con la corona ben salda sulla testa, non rinuncia ad abusare di arepas ed empanadas, aumenta in poco tempo 16 chili. Mani dei capelli per Donald, una donna così grossa dove la porta? Addio donna cannone, con metodi duri la costringe a dimagrire, e non le risparmia inutili insulti, “macchina da mangiare” la deride sui mass media. Le immagini riprendono questa ventenne mortificata mentre fa esercizi davanti al magnate statunitense, le venezuelane solidarizzano: lei è come tutte, vittima del maschilismo latinoamericano che costringe le donne alla perfezione, ma non usa lo stesso metro per gli uomini. Viva il grasso libero, è il grido rivoluzionario che le venezuelane vorrebbero convertire in realtà per liberare centinaia di ragazze dall’ossessione della dieta- Passano quasi 10 anni. Nel 2005 Alicia si concede al peccato, più grandicella, oramai attrice nota di telenovelas, diventa protagonista del Grande Fratello spagnolo. Le sue scene sessuali, figlie di una carnalità tutta caraibica, mortificano il fidanzato, il grande campione di baseball Bob Abreu. Lei è ubriaca, lo spagnolo prescelto entusiasta, e le venezuelane felicissime: sdoganiamo anche il peccato, tante si ritrovano nelle sue debolezze, “siamo donne, oltre le gambe c’è di più”. Quell’oltre ha un senso puramente geografico. La sua fama varca i confini, si trasforma in cantante, sponsor di prodotti per dimagrire e nel 2006 posa nuda per la rivista Playboy messicana, è la prima miss universo ad avere quest’onore. Donald Trump rimane silenzioso, lei ammicca da lontano: La macchina da mangiare è stato il prodotto più fortunato del concorso più sofisticato al mondo. 10 aprile 2007 Quanto sono belle le venezuelane?(2)
tette per tutti Se c’è un argomento su cui le venezuelane hanno le idee chiare è la chirurgia plastica: è benefica. E’ raro all’ombra dei tropici trovare qualcuno che dubiti su un paio di tette da 450 cc: è un regalo pregiato se vuoi colpire la tua ragazza, è in cima ai desideri di adolescenti che si affacciano sul mercato dei sentimenti. Un mercato difficile in cui la competizione femminile si gioca sulla bellezza, o meglio su una certa idea di bellezza non longilinea, ma assolutamente curvilinea. Le tette rifatte non devono sembrare naturali, devono sfidare la forza di gravità, devono mostrarsi per quel che sono: benessere sociale. Come la macchina, l’attico, le tette sono un messaggio innanzitutto: io sono qua! Le mamme invogliano le figlie, si discute sulle dimensioni e la qualità, ma la regola è una, bisogna abbondare. Poco tempo fa il romanzo, poi telenovela, “Senza tette non c’è paradiso” fece arricciare il naso in sia in Europa che in America Latina: al centro della storia ci sono poco più che adolescenti, cercano di sedurre i narcotrafficanti con seni grandi e pastosi, in Europa sembrò grottesca, ma in Venezuela fu motivo di seria riflessione: democratizziamo la chirurgia, fu il grido di battaglia. E così Marìa Eugenia Bellorìn, una politica venezuelana di provincia, caccia dal cilindro un’idea brillante, ma prima di svelarla è utile soffermarsi sull’interpretazione sociale che dà della chirurgia: “Mi ha intristito vedere come due ragazze dedicavano la loro vita a raccogliere i soldi per un paio di seni al silicone- ha sottolineato la donna- Avevo deciso di scrivere un libro sul tema, ho ascoltato centinaia di storie di ragazzine che desiderano entrare nel mondo privilegiato del narcotraffico per questo” . L’idea allora è creare un fondo sociale per permettere anche alle persone umili di aver un bel paio di protesi mammarie. Non fa niente che in casa manca l’acqua, le fognature sono un disastro, i ranchos cadono, Marìa Eugenia ha le idee chiare sulle priorità della vita: tutto si può sopportare, meno che esser piatte. Ovviamente i suoi concittadini hanno reagito nella unica maniera possibile, ridendo.(P.A) 7 aprile 2007 Quanto sono belle le venezuelane? Il mito inizia nel 1955, Susanna Dujim vince Miss Mondo
La questione solletica: quanto è bella la venezuelana? L’identità venezuelana reclama la bellezza femminile come parte di se stessa. Non avendo il Venezuela grandi motivi di orgoglio culturale, né un Garcìa Marquez, né un Jorge Amado, né un Octavio Paz, né un Carlos Fuentes, né un Pablo Neruda, né un Borges, rivendica all’infinito le gesta di Susana Duijm, replicate nel tempo da tante miss universo. Nel 1955 questa umile ragazza di Caracas riuscì a portarsi a casa la corona di Miss Mondo, la prima volta per una latinoamericana, donna considerata in Europa esotica e perennemente dedita all’amore. Susanna è una ragazzina, ha 18 anni e i suoi tratti esotici provocano un certo fremito nella giuria londinese. Non che sia più bella delle altre, ma in lei molti ritrovano un ideale di vita caraibica spensierata, allegra, semplice, basata sul linguaggio poco sofisticato del corpo. La bella selvaggia, così la chiama una rivista glamour francese. La giuria è composta da grandi star dell’epoca. Tutte innamorate di lei: Gloria Swanson ne ammira le lunghe gambe, la svedese Anita Ekberg sgrana gli occhi dinanzi ai suoi capelli, al colore della pelle. La sua storia ha i contorni della favola a lieto fine, fin dall’atterraggio all’ aeroporto di Londra. La cenerentola non trova nessuno ad aspettarla, ha gli occhi lucidi, si sente persa, piange. Un giornalista inglese le si avvicina per offrirle aiuto. Susanna confessa la nobile ragione del suo viaggio, l’uomo non perde l’occasione per farne una regina, la porta al giornale, la fotografa in costume da bagno, le regala la prima pagina. Susanna vince in concorso, proprio io? Ripete ossessivamente tra sè e sè. Una certa insicurezza gliel’hanno trasmessa i suoi concittadini, la vittoria a Miss Venezuela è stata una tragedia per quella parte del paese che profuma di caffellatte al mattino, e l’avrebbe preferita dentro la propria cucina a riscaldare caffè: è una poveraccia, una serva. Una vittoria che provoca un certo scossone nella spina dorsale del paese, che in quel periodo è retto da una sanguinosa dittatura che non lascia spazio alle rivendicazioni di classe: la bellezza si consolida allora come possibile arma di riscatto, vendetta contro matrone grassocce e vecchie, quest’ultime rispondono piccate: “Si cerca domestica che non si creda Susanna”, recitano gli avvisi dell’epoca per smorzare i sogni di grandezza di una generazione di povere ragazze. La sua carriera inizia alla classica fermata dell’autobus. Viene scoperta, finanziata, lanciata. Da allora il Venezuela inizia a prender fiducia, non avrà talenti letterari, ma bellezze sì. Nel 1979 Maritza Sayalero vince per la prima volta Miss Universo, le venezuelane che si sono imposte in concorsi internazionali sono più di 70. Uno che di bellezza ne ha masticata tanta è Osmel Sousa, organizzatore storico di Miss Venezuela, cubano. "È una grande fatica- dice al giornalista di Repubblica delle Donne nel 1999- mi creda, ma le soddisfazioni non mancano mai. La mia scuola non si limita a preparare le ragazze dal punto di vista del portamento o del trucco. Io cerco di far emergere, da ogni futura reginetta di bellezza, quella donna piena di fascino, quella donna sicura di sé che ha dentro". Ma lei crede a quello che si dice, cioè che qui non è poi tanto difficile scovare le miss, perché le venezuelane sono le donne più belle del mondo? (domanda del giornalista) "Beh, a me sono piaciute fin dal primo momento in cui ho messo piede a Caracas. Indubbiamente da queste parti nascono ragazze molto belle, perché sono frutto di una mescolanza di razze e di culture. Molte tra le giovani che sfileranno oggi hanno nonni o bisnonni provenienti dai quattro angoli della terra: italiani, portoghesi, russi, giapponesi, cinesi o addirittura armeni o siriani. E poi spagnoli, naturalmente”. Un altro capolavoro di Osmel è stata Irene Saez, bionda dal profilo imprenditoriale, Miss Universo nel 1981. Sfida Chàvez nelle presidenziali del 1998, il colonnello vince, ma Irene mostra che oltre le gambe c’è di più, c’è quella forza con cui le donne del barrio tirano avanti i propri figli, nonostante i mariti assenti e i pochi soldi. In ordine cronologico l’ultima vincitrice è stata l’ italo-venezuelana Daniela di Giacomo, Miss International l’anno passato, studentessa che ha sfilato sulle eleganti passerelle di Parigi. Il suo però è un profilo di bellezza diverso, niente chirurgia estetica (un vero disastro dei tempi moderni) ma tanta semplicità.(P.A) Giochi, tornei e tante possibilità di vittoria nella poker-room più frequentata del web: entra subito in party poker! |