-Caracas, 12 settembre 2004-

      "...le poche medaglie olimpiche sono frutto più di uno sforzo individuale, che di una pianificazione ed una promozione statale..."

Il Venezuela rilancia lo sport

            

Piero Armenti

Si chiama Misiòn Barrio Adentro Deportiva, la nuova ed ultima missione del governo bolivariano del Venezuela.

Intento  di questo nuovo progetto è promuover lo sport giovanile nei barrios, iniziando proprio dalla capitale, dalle sue colline di casette rosse mattoni e calce (ranchos) dove vive la miseria, e i giovani hanno poche speranze.

 

Ad  aiutare il governo di nuovo il fondamentale appoggio di Cuba, in un oramai consolidato rapporto preferenziale, concretizzatosi nel recente passato nell’invio di migliaia di medici cubani, disposti a lavorare nelle zone più degradate del Venezuela (missione barrio adentro), e capaci di portare il diritto alla salute lì dove la salute e l’integrità fisica apparivano un lontano miraggio.

 

Da Cuba saranno inviati 6200 allenatori, esperti di varie specialità, che risiederanno in Venezuela almeno due anni, fino a quando non compieranno  la propria  seconda missione: formare, tralaltro,  almeno venticinque mila allenatori autoctoni, capaci di forgiare la spina dorsale sportiva venezuelana, in un progetto a lungo raggio.  Di fatti, oltre all’aspetto sociale, senza dubbio prevalente,  ci sarà anche quello competitivo.

Gli allenatori   non avranno tutti gli stessi compiti. Mille e duecento si occuperanno di preparare gli atleti altamente competititivi, cioè di ricercare giovani promesse che diano soddisfazione i giorni delle olimpiadi nel rinascente impero del sol levante. I rimanenti cinquemila rimarranno inchiodati all’ obiettivo più generale, quello sociale, diretto massificare lo sport nei quartieri degradati, anche in funzione di recupero giovanile.

Dopo i medici, quindi, gli allenatori, ed aumenta la presenza  di professionisti  cubani impegnati nell costruzione di questo  Venezuela rivoluzionario: la rivoluzione sociale, la rivoluzione partecipativa, la rivoluzione di Porto Allegre, che,  nonostante i dubbi e le critiche, qualche risultato positivo l’ha portato a casa ( così sembra ad una metà del venezuelani):  ogni comunità povera adesso, oltre al medico cubano (1 ogni 250 abitanti), si troverà ad avere un preparatore atletico esperto anche nella riabilitazione fisica e nella formazione della preparazione di nuovi preparatori atletici. .

Spiega il Viceministro dello Sport, Eduardo Alvarez: “ ogni cubano si incaricaricherà di cinque venezuelani, che in un anno e mezzo otterranno cognizioni in psicologia, ricreazione, allenamento, amministrazione, e metodologia. Con queste abilità gran parte si trasformeranno in coordinatori sportivi nelle proprie comunità”. Una sorta di circolo virtuoso, di gemmazione sportiva

L’iniziativa è già partita da Caracas, con 470 tecnici.

Certamente non si può dire che tutto fili liscio, parecchi problemi sono stati riscontrati soprattutto per quanto riguarda gli alloggi. Fino ad ora si ci arrangia come si può. Alcuni si sistemano in abitazioni costruite per i medici, o in case concesse dal governo, o si vive  con gli stessi giovani con cui si lavora, come dice, per esempio, Josè Salazar, coordinatore sportivo nel quartiere La Vega. Con lui vivono due allenatori delle Antille, e assieme, oltra allo stipendio, fruiscono di buoni pasti, e di un bonus spesa quindicenale regalato dal Comune

Gli stipendi, non elevati,adesso  iniziano ad arrivare puntualmente, dopo  ritardi registrati all’inizio.

Il progetto sembra, in definitiva, aver buon esito. “Certo- confessa Teresa Aguilar responsabile della missione- ci vorrebbero il doppio degli allenatori, e un po’ meno di resistenza da parte di quei governi regionali dell’opposizione, però il progetto va avanti”.

Ci sarà, come corollario alla missione,  la costruzione in ogni regione (che qui si chiamano stati) di alcuni centri sportivi dove i migliori atleti perfezioneranno le proprie abilità godendo dell’appoggio incondizionato del governo. Ognuno di questi centri costerà duecento milioni di bolivares, circa cento mila dollari, ma si spera che i comuni donino i terreni.

L’opposizione venezuelana rimane scettica rispetto all’utilizzo di professionisti cubani, no convinta del rapporto poco trasparente venezuela-cuba, e particolarmente  aggressiva soprattutto rispetto ai medici, che, si dice, tolgano lavoro ai venezuelani, dall’altro lato si ribatte che i medici venezuelani difficilmente si sarebbero avventurati a lavorare nei pericolosi barrios.

Al di là delle polemiche, in un Sud-america così povero a livello sportivo, dove le poche medaglie olimpiche sono frutto più di uno sforzo individuale, che di una pianificazione ed una promozione statale, l’incontro tra la scuola sportiva cubana (una delle migliori a livello internazionale, basti vedere il medagliere olimpico) e i giovani venezuelani dovrebbe far ben sperare per il futuro, con un occhio particolare all’altra punta dell’oriente, e all’appuntamento con Pechino 2008

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