Caracas,11-12 giugno  2004

"...Tra le politiche contro la povertà,   ci sono quella a breve-medio termine chiamate dal governo “missioni

Missioni contro la povertà (1)

          

Piero Armenti

 

Tra le politiche contro la povertà,  più pubblicizzate dal governo attuale, e contemporaneamente più avversate dalla opposizione, ci sono quella a breve-medio termine chiamate dal governo “missioni”.

Nulla di strutturale, organico, ma appunto semplici  missioni, ciascuna con un solo obiettivo da raggiungere, prima di concludersi. Il termine missione ha la sua matrice innanzitutto nel linguaggio religioso, quando le missioni, di evangelizzazione o contro la povertà in generale, richiamavano soprattutto al contenuto di bontà disinteressata dei missionari, lasciando una aureola di santità intorno alle missioni stesse; un termine usato in un’accezione esclusivamente positiva non può che esser visto positivamente da una nazione (o la parte più sofferente di essa) che vive con santi e santini  dappertutto.

Dunque azzeccato il termine, vediamo più da vicino il contenuto di queste missioni.

 

Mission Robinson- educazione primaria

 

Iniziata nell’ottobre del 2003 ( come tutte le altre missioni), prende nome non dal personaggio ormai leggendario di Daniel Defoe, bensì, più semplicemente, dall’insegnante di Simon Bolivar, e non a caso: l’obbiettivo è sconfiggere l’analfabetismo (al 7% contro l’11%dell’America Latina).

Questa missione è stata resa possibile dal contributo cubano, consistente in centinaia di insegnanti esperti nel combattere l’analfabetismo; il metodo utilizzato è un metodo nuovo, che partendo dai numeri, conosciuti solitamente anche dagli analfabeti, arriva fino alle lettere, velocizzando i tempi per un rapido apprendimento della lingua scritta e letta. Il risultato, secondo il governo, è un milione di persone alfabetizzate.Secondo l’opposizione un fiasco: risultati mediocri, spese enormi, e soprattutto tanti soldi regalati al regime dittatoriale cubano.

 

Sempre nell’ottobre del 2003 è iniziata anche la missione Robinson II.

L’obiettivo è far raggiungere il titolo scolastico primario (ossia di far concludere le elementari e medie) a tutti coloro che, sapendo leggere e scrivere, non hanno potuto continuare gli studi. Circa 600.000 persone si sono iscritte, e, secondo il governo, in soli 2 anni, attraverso corsi compattati, riusciranno a concludere il programma di studi che normalmente si fa in sei anni. L’opposizione attacca: è una operazione di indottrinamento in stile cubano (come sono la maggior parte dei professori), ma il governo si difende, mostra i libri che vengono regalati ai partecipanti ed insiste: nessun indottrinamento, semplice educazione scolastica.

 

Mission Ribas

 

Proseguendo nel corso di studi, questa missione (che prende il nome da un eroe dell’indipendenza venezuelana) ha come obiettivo far concludere le scuole superiori a chi, per motivi economici o familiari, non ha potuto continuare, e sono circa 5 milioni, prevede il governo.

Il ministero dell’Energia e dei Minerali, coordinatore del programma, afferma che a novembre si sono iscritti circa 700.000 persone, e di queste 200.000 hanno già inizato (il 17 novembre). L’obiettivo è far concludere gli studi in massimo 2 anni, attraverso metodi innovativi quale l’utilizzo di video, lezioni televisive.

 In 100.000 riceveranno anche una borsa di studio.Una volta terminati gli studi, molti degli studenti verranno incorporati, come lavoratori, nella compagnia  petrolifera di stato, PDVSA , e nella compagnia elettrica CADAFE.

L’opposizione reclama: titolo di studio mediocre, operazioni di fidelizzazione al regime, con promesse  di posti di lavoro, in un paese che già stenta a far trovare lavoro a coloro che si sono già diplomati.

 

Mission Sucre

 

L’obiettivo di questa missione è far terminare gli studi universitari a chi non ha la possibilità per farlo.

Molti, infatti, non possono iscriversi all’università per difficoltà economiche, costretti a lavorare per sopravvivere, o a vivere a stento con i pochi soldi che la famiglia invia. Con questa missione verrebbero dati circa 100 dollari al mese agli studenti bisognosi. La missione è inizata nel novembre del 2003, e sono state consegnate circa 100.000 borse di studio. A dire il vero coloro che  hanno richiesto il beneficio sono molti di più, almeno 400.000, ma è difficile innanzitutto trovare il posto all’università

Il vero problema è proprio questo: l’università è a numero chiuso, così, molti di coloro che hanno diritto  al beneficio economico probabilmente non saranno mai ammessi all’università. L'ex rettore -Giannetto- della UCV (Università Centrale Venezuelana) sostiene, difatti,  che l’iniziativa di Chavèz è demagogica ed inutile...Chavez risponde aprendo altre università:  le cosiddette università bolivariane, università in cui presumibilmente saranno accolti questi nuovi studenti senza diritti.

L’opposizione attacca: le università bolivariane sono università scadenti, il cui titolo di studi è carta straccia, e il cui unico risultato è screditare tutti i titoli universitari.

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