-Caracas, 1 settembre 2004-

...La sua potrebbe essere una pagina che Jorge Luis Borges non ebbe il coraggio di scrivere, nella sua Storia Universale dell’Infamia...

La storia di Linda 

 

Piero Armenti

Oggi raccontiamo la storia di Linda, Linda Loiza.

La sua potrebbe essere una pagina che Jorge Luis Borges non ebbe il coraggio di scrivere, nella sua Storia Universale dell’Infamia”.

Così dal quotidiano Talcual teodoro Petkoff, inizia l' editoriale.

Linda è stata torturata, quasi fino alla morte, drogata a forza, labbra mutilate, un’orecchio deformato, distrutta la sua vagina, infettata con il virus del papilloma.

Un individuo, un uomo,  che amabilmente la sequestrò, le impose l’abiura, alla propria vita, alla propria dignità.

Linda subì undici operazioni chirurgiche per cercare di rimediare al mal subito, una strada lunga, di sofferenza e umiliazione. Un familiare del torturatore ebbe il coraggio di difendere l’operato del novello artigiano dell’infamia sgranando gli occhi e aprendo la bocca :” in fondo era solo una prostituta”.

            No, ancora  non è questa la notizia del giorno: in fondo, bene o male, è una storia come tante. Storia di infamia, appunto, di uomini che oltrepassano la soglia della propria dignità, innanzitutto, e si lanciano nella rincorsa del male perpetuo, quello gratuito e innocente. Storia e patologia di uomini senza parole.

            Non sarebbe bastato questo a catapultare la sua vita fuori dai teleschermi nelle case dei venezuelani. No, per niente: troppo poco.

            La vera notizia è che Linda ha iniziato uno sciopero della fame dinanzi al tribunale,contro il tribunale, -

            Il giudizio del massacratore è stato differito ben 29 volte, attraverso procedimenti oscuri e cavillosi in una Venezuela giudiziaria perennemente in collasso, innanzitutto morale: giudici corrotti, troppo e troppo spesso, carenze strutturali-amministrative, disprezzo della giustizia.

            Il rischio è che a furia di rinvii, il reato cada in prescrizione, e alle torture della giovane venezuelana si accompagnino le autolesionistiche vergate che lo Stato infligge a sè stesso, mutilandosi della nobile funzione giudiziaria, trasformata in amministrazione e prassi della disfatta. 

            Linda ha bucato lo schermo,irrompendo nella quotidianetà dei venezuelani, così:per provare! Affinchè il suo viso stanco, le sue labbra tumefatte, potessero spingere avanti il percorso ad ostacoli dell’ordinaria (in)giustizia.

            Si è rivolta al quarto potere (i  media), chiedendo loro, inginocchiata, con cartello e cappellino, di insistere sul terzo (la giustizia), affinchè non lasciasse che le lacrime continuassero a rigarle il viso.

            E’ così, nella Venezuela della rivoluzione democratica per gli uni, della dittatura per altri, un scintilla, come questa, dovrebbe portare avanti una seria riflessione sul disastro della giustizia.

            Il codice penale, e di procedura, non hanno nulla da invidiare ai codici dei paesi più avanzati. Anzi  ne sono la perfetta, e ben riuscita, copia, con quel misto di sistema accusatorio ed inquisitorio tipico dell’incontro tra  tradizione europea,e tradizione statunitense.

            Ma la realtà dei tribunali, purtroppo,  immiserisce qualsiasi slancio in avanti, perchè è una realtà di giudici legati al filo della politica, troppo spesso corrotti, e di carceri che sembrano uscite dalla penna di Hugò, e dei suoi Miserabili.

            Tutto  nella continua latitanza di diritti, quelli veri non di carta, e nell’assoluto disordine, con detenuti costretti a soprusi, e direttori spesso e volentieri corrotti.

            Bisognerebbe, in verità,  che qualsiasi rivoluzione inziasse a muovere i propri passi soprattutto dal niente, da coloro che sono nessuno, e vivono come miserabili, lì dove la civiltà giura che avanza.

            I tribunali, le carceri, i luoghi dove lo Stato si gioca la propria  fiducia, e il diritto il proprio nome. I tribunali e le carceri nel Venezuela, come nel resto del mondo.

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