Osservatorio Sociale Provincia di Brindisi

Osservatorio Sociale Provincia di Brindisi

Con l’obiettivo di definire politiche sempre più efficaci la provincia di Brindisi ha attivato uno strumento per il monitoraggio della domanda e dell’offerta dei servivi nel territorio della provincia. Rispetto alla domanda è obiettivo specifico dell’osservatorio quello di film porno gratis individuare in modo corretto i bisogni sociali, espressi e latenti, mentre rispetto all’offerta l’obiettivo è quello di individuare ed aggiornare costantemente il sistema di offerta dei servizi e misurare il livello di qualità degli stessi

Il progetto è co-finanziato dal Fondo Sociale Europeo.
Mercal, la missione con cui Chàvez aveva promesso di alimentare il popolo senza estorcergli tutto lo stipendio è in crisi. Già non ha mai brillato per la varietà di porno xxx (ma la pretesa non era questa), adesso però manca quel minimo a cui si era abituati, e la fila si allunga. Manca Pollo lo zucchero, il latte, la mortadella.

I clienti (il popolo) iniziano a reclamare il proprio diritto alla “sicurezza alimentare”, contro i gestori sospettati di distrarre la mercanzia verso il più succulento mercato nero. Lo scarto tra il prezzo stabilito dal governo e quello del mercato ha oramai distorto le dinamiche della distribuzione alimentare, intercettare un prodotto al prezzo regolato e rivenderlo al mercato nero è un’occasione ghiotta per fare qualche soldino in più, mentre l’inflazione il primo mese di gennaio viaggia ad una media annua del 24%.

Mercal è la missione di Chàvez più discussa, più difficile ma anche la più ambiziosa: distribuire nei punti vendita di tutto il paese i prodotti di prima necessità è un lavoro immane. Chi non l’ha amata l’ha accusata di falsare il mercato vendendo sottocosto, di distruggere la produzione interna importando, eppure è riuscita ad entrare nel cuore della gente perché capace di dare risposte ad esigenze minime (è sempre il miracolo dei petrodollari). Ultimamente le cose proprio non vanno, i prodotti scarseggiano, la qualità è peggiorata, le code si infittiscono, i gestori ne approfittano. Difficile dare la colpa all’oligarchia, ai golpisti, perché Mercal è gestito dallo stato e molti prodotti sono importati, la colpa invece è dell’egoismo che nonostante il tentativo di creare un uomo nuovo, ancora anima parecchia gente nelle fila del governo. Quello stesso egoismo che il capitalismo ha accettato e celebrato, dal socialismo chavista viene rifiutato, salvo poi rendersi conto che continua a scorrere sotterraneo nel circolazione sanguigna della gente, della sua gente. “Mercal è ferita a morte perché ha riprodotto al suo interno le pratiche del capitalismo” sottolinea un giornale chavista di Ciudad Guayana.

SOTTO ATTACCO

SOTTO ATTACCO

Appare a tutta pagina su “El Nacional” la pubblicità del governo rivoluzionario sul socialismo. Se ha l’intenzione di convincere ottiene l’opposto: tutto questo rosso in una sola pagina rischia di terrorizzare i lettori “borghesi”.

Cinque sono i motori della rivoluzione: poteri esclusivi a Chàvez, riforma costituzionale socialista, controllo dell’educazione secondo i valori socialisti, ricollocamento in chiave socialista sullo scacchiere internazionale, potere comunali. Fortunatamente non c’è il tema dell’economia. Sarebbe stato troppo.

“Siamo sopresi” scrive l’Ambasciata venezuelana di Roma commentando le parole di Massimo D’Alema, che in un’intervista a Liberazione aveva sparato a zero contro il governo venezuelano. L’Ambasciata, dopo aver sottolineato i forti lacci che legano l’Italia e il Venezuela, invita D’Alema a capire davvero l’America Latina se ha intenzione proporsi come ponte con l’Europa.
Quel che la nota non dice è che l’estrema sorpresa riguarda soprattutto il curriculum del ministro da cui arrivano le critiche: non è un fascista né un conservatore ma un ex- comunista. Quel che invece meraviglia noi è che ad abbandonarsi in infantilismo dialettico sia un politico lucido come D’Alema: per elogiare Lula critica Chàvez, per criticare Chàvez elogia Alan Garcia ( che vuole ristabilire la pena di morte). Lo fa negli stessi termini in cui lo farebbero gli anticubani di Miami . Chàvez populista, che spacca la società, che distribuisce la ricchezza senza produrla.

Una straordinaria escalation terminologica che rischia di rovinare tutto il lavoro diplomatico che l’Italia ha fatto in questi anni per diventare un partner privilegiato del paese tropicale, che a sua volta ha gradito ricambiando a suon di appalti. A cosa serve allora appoggiare all’Onu il Venezuela (unici in Europa), attraverso l’astensione?

Proprio per tentare di attutire l’incidente diplomatico il sottosegretario Di Santo, tra poche settiamane a Caracas, ha risposto all’Ambasciata sottolineando come le parole di D’Alema siano state travisate, soprattutto dal titolo della Voce d’Italia (quotidiano degli italiani in Venezuela) che aveva sintentizzato l’intervista sotto un breve “D’Alema contro Chàvez”.

IL MINISTRO COMUNISTA

IL MINISTRO COMUNISTA

A 29 anni David Velásquez Caraballo è il primo ministro comunista in Venezuela, ma anche il più giovane con appena 29 anni. Concede la sua prima intervista a “El Nacional”, quotidiano borghese, senza presentarsi in giacca e cravatta. Arriva maniche di camicia, ha una vaga somiglianza con il sindaco di Caracas Juan Barreto.

A David tocca il secondo tema più difficile della rivoluzione (dopo le espropriazioni): come ministro della Partecipazione e delle Sviluppo deve disegnare la nuova riforma amministrativa per dar vita al potere comunale, in pratica fondare la democrazia perfetta, in cui la voce del singolo cittadino vale tanto, anche se ultimo e povero. Quando accettò il mandato, quasi per scusarsi col presidente, disse: “Ma io sono troskysta”. Anche io, rispose Chàvez svelando la propria matrice ideologica.

In appendice all’intervista c’è la dichiarazione più interessante. Il giornalista gli chiede cosa succederà con la proprietà privata, capisce il tranello e dà la risposta perfetta: “Espropriazione dell’automobile, dei vestiti, della casa? Non è nei piani. Non si possono toccare, né sono state toccate né si debbono toccare. Quando noi comunisti parliamo di sopprimere la proprietà privata ci riferiamo ai mezzi di produzione. Non ci interessa che tu abbia due case, due automobili, quattro televisori. Non è questo il problema. Perché chi controlla i mezzi di produzione è colui che controlla il modello di società. Le multinazionali sono quelle che definiscono e dettano le norme, attraverso il Banco Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale”.
Grazie alla risposta El Nacional non può titolare come avrebbe voluto : “Esproprieremo le vostre case”, e deve ripiegare su un titolaccio : “ Il socialismo del XXI secolo non è la proposta di Marx”.

Eppure non bastano dichiarazioni come queste a tranquillizzare, Juan Forero sul Whasghinton Post racconta le file davanti ai consolati, Manuel Rodriguez, un quarantaduenne , gli dichiara: “Ci stiamo incamminando verso il totalitarismo, poche garanzie, pochi diritti civili, io voglio essere pronto per lasciare il paese”

P.S Juan Forero è uno dei migliori corrispondenti in America Latina, ha lavorato per il Nyt ora per il Wasghinton Post. Vive a Bogotà, è un combattente, durante le elezioni in Venezuela, incurante della pericolosità della città, va a cercare nel cuore della notte un’arepera . Aveva un certo languorino.

Molti emigrati italiani

Molti emigrati italiani

Molti emigrati italiani, non potendo avere una pensione, hanno investito in immobili per garantirsi una piccola rendita nella vecchiaia. Se hanno paura è giustificato, senza quello non potrebbero più vivere. Ma il governo ha sempre garantito: nessuna casa verrà toccata

Di tanto in tanto circola la voce di presunte espropriazioni a cittadini italiani, spagnoli e portoghesi (da dichiarare nemici della patria), di elettricisti cubani che girano nelle casa per controllarne la metratura, e poi applicare una fantomatica legge degli Immobili che proibisce di avere saloni troppo grandi e stanze disabitate. Generalmente vengono riconosciute come stupidaggini e prese poco sul serio, riflettono però le paure della classe media venezuelana . La proprietà della casa, assieme all’educazione, sono i temi più delicati perché colpiscono in pieno le fondamenta della famiglia, quest’ultima si basa sulla condivisione di uno spazio chiuso verso l’esterno, e la possibilità di tramandare i valori alla propria progenie . Parliamo però della casa.

Non c’è alcun piano di espropriazione da parte di Chàvez che pur riconosce l’esistenza di una emergenza abitativa. Tre sono gli obiettivi del governo: il primo la decongestionare Caracas per sviluppare il sud del paese, quasi disabitato, e le periferie della metropoli. In questo senso vanno interpretate le nuove ferrovie costruite dalle multinazionali italiane che guardano verso il Brasile. Il secondo prevede la sostituzione dei ranchos con case dignitose (a spese eal governo), fare in modo che il barrio acquisti vivibilità e riscatti la angustia della povertà. Questo progetto ha molte lacune: i tetti delle nuove costruzioni spesso continuano ad essere di plastica e le finestre inesistenti, in pratica le infiltrazioni d’acqua rischiano di compromettere la stabilità. Ed infine l’attribuzione dei titoli di proprietà , primo passo per far si che chi abita uno spazio, per quanto angustio, se ne prenda cura cosciente di vantare diritti economici che può tramandare con sicurezza ai propri figli. A questi tre vanno aggiunti i finanziamenti all’edilizia.

Ma le paure di chi teme per la proprietà delle proprie case sono giustificate per due motivi, e accentuate da un terzo.

1)      Tanti venezuelani sono senza casa, spesso manca anche quel rancho che  rappresenta il minimo necessario per essere rispettati in quanto “vicini”. A queste condizioni chi possiede più case è giustificato nei suoi timori:  un governo che considera prioritario lottare contro le ingiustizie potrebbe, in un momento di crisi, dar voce allo sfogo dei senza tetto prendendosela contro chi ha accumulato troppo (spesso in maniera illecita), difficile però pensare che si costringeranno i proprietari a cedere un salone troppo ampio, una misura ridicola che creerebbe inutili problemi di convivenza cittadina.

2)      In un momento di revisione delle regole capitalistiche, ovunque considerate “naturali” ma non in Venezuela, si possono rompere tanti tabù, come quello che la casa, bene essenziale come l’acqua, debba essere attribuita secondo le regole del mercato, e non secondo le necessità. Il mercato degli immobili può essere spietato, vedere persone possederne decine, ed altre impegnare uno stipendio intero per una stanza. I prezzi di un’abitazione spesso triplicano il salario minimo e anche i professionisti hanno serie difficoltà a trovare una sistemazione adeguata (esperienza personale).

3)      La paura è giustificata perché molti, soprattutto emigrati italiani, non potendo beneficiare di una pensione dignitosa né di una moneta forte, hanno pensato negli anni di investire i propri risparmi in immobili. Una maniera per garantirsi un reddito anche nella fase “passiva” della propria vita. Espropriali equivale a togliere la pensione a tantissimi piccoli imprenditori, che non si sono arricchiti smisuratamente, ma hanno cercato di colmare da sé la lacuna pensionistica.

P.S: Anche l’occupazione di edifici disabitati contribuisce ad alimentare la paura, ma in questo caso il fenomeno è internazionale: edifici disabitati vengon occupati ovunque.